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lunedì, 30 novembre 2009
a volte passa un giorno e la cosa migliore che hai fatto è un errore.
hai sempre più spesso bisogno di silenzio. e solitudine. la principessa è differente, ne soffre un po'. tu sei un lago, o uno stagno, meglio. lei un vulcano. quando entrate in contatto con le vostre differenze, a volte i vapori accecano entrambi.
sabato, 28 novembre 2009
in questo paese l'opposizione sta alla maggioranza come lo shampoo sta all'alopecia.
venerdì, 27 novembre 2009
è che un frantoio è un mondo a parte. intanto l'odore. entri e ti piglia alla gola. l'oliva quando la rompi, la macini, la scaldi, non urla perché non può, ma manda nell'aria dei segnali odorosi forti, disperati direi. ecco, quello del frantoio è un odore disperato. che insieme al rumore di pompe, aspiratori, macine, presse, centrifughe e separatori, ti da subito una sensazione di malessere, di disagio, di imbarazzo quasi. esci, l'aria della notte è fredda, buona, fumi una sigaretta da solo, rientri. rumore, odore, gente intorno vestita male. già, i contadini vestono male. di solito non li vedi, loro non frequentano i tuoi posti, loro sono nei campi a lavorare. ora li vedi, sono intorno a te, scarpe motose, pantaloni di fustagno, sforzati alle ginocchia, giubbotti pesanti dai colori indefiniti. berretti di stoffa, di quelli pubblicitari, con le scritte sbiadite. ogni tanto li smuovono, con le mani torte e rugose, come a grattarsi la testa. sembrano fantasmi del passato, ma sarebbe sbagliato pensarlo. sono testimoni di un mondo che non lo vedi ma c'é, forte e duro, radicato nella terra che guardi dalla macchina con l'occhio svogliato. ora sono lì, davanti a te, avvolti nell'aria calda e rumorosa, un po' lattiginosa del frantoio. vedi un paio di sorrisi sdentati, una pacca sulla spalla, li segui mentre vanno a mangiare. dove c'è un frantoio c'è un camino, un fuoco acceso, gratelle piatti e posate. ciascuno porta che ha, grandi ruote di pane, e spalla salata di quel maiale che la mi' moglie la riconosceva da i' passo, e rigatino e formaggi. e olio, di quello bono, appena franto, che i' mio gli è i' meglio di' mondo. allora li vedi che si versano il vino, e alzano il bicchiere prima di bere. non è un brindisi, ma un cenno modesto, un saluto timido, un augurio di salute a chi beve con te. il vino va giù nelle gole asciugate dalla tramontana e dalle sigarette senza filtro. un contadino beve molto ma non fa nulla. il vino lo spendi nei campi, il vino va via nelle braccia, nella fatica, nel gesto ripetuto mille volte al giorno. e mangiano, col coltello e il pezzo di pane in mano. seduti, ma pronti, quasi a vergognarsi di quel momento di riposo rubato al lavoro. masticano lenti, in silenzio. è un gesto religioso mangiare, non lo fai leggendo o guardando la tivù, è una liturgia ritmata dai movimenti, dalla mascella, dai bocconi portati alla bocca col coltello. il fiasco si piega sui bicchieri per un altro giro di vino, la bevuta si ripete in silenzio, con gli occhi bassi. ritmi differenti dai tuoi, non ritmi tardi, ma perfetti. chi lavora da solo lo sa, cerca di far bene, anzi, sempre meglio. per questo sta attento al gesto. un millimetro di sbaglio nella zappa vuol dire lavorar la metà, o faticare il doppio. ecco perché uno ci pensa mentre fa. li osservi vicino al camino, ti offrono il vino, ringrazi, sei astemio. ti guardano male, uno se non beve vino non esiste. non sei di loro, infatti ti dimenticano. adesso sorridono, parlano. uno si accende la cicca col tizzo del fuoco, si gira e soffia in aria la soddisfazione del momento. nel frantoio si fuma, la legge della città non esiste, perché è posto loro. un mondo a parte, appunto, dove tu sei ospite. ne uscirai al mattino presto, col tuo olio, e tornerai nel tuo mondo. fino all'anno prossimo.
si racconta sempre quello che siamo riusciti a fare. mai che qualcuno parlasse di ciò che non ha fatto. dei fallimenti. che detto così suona male. delle possibilità rimandate, ecco.
giovedì, 26 novembre 2009
ti alzi come tutti i mercoledì, fai le cose come un qualsiasi mercoledì, ti vengono quasi meglio che nella media dei mercoledì, arrivi a pranzo e ti dicono che è giovedì, allora sei fregato. nessuno dovrebbe distruggere una sana convinzione, ancorché sbagliata. è sugli errori fatti in buonafede che si basa una vita tranquilla.
giornate buone, giornate meno buone. non è importante, purché continuino.
mercoledì, 25 novembre 2009
e adesso fa buio. ma no come d'estate, che il giorno finisce col sole, no, ora la luce va e tu resti. devi fare ancora, e lavorare, e appuntamenti e cose così, ma al buio. che sotto una lampada è tutto differente, sei concentrato ma non vedi il fuori, ti manca il mondo, non senti l'aria. insomma, è inverno. tocca aspettar gennaio, e sperare di trovare un posto per una settimana in un posto d'estate mentre qui fa ancora inverno.
il massimo del cattivo gusto non è avere un nano nel giardino, è averlo a capo del governo. e non sto parlando della statura fisica, ma di quella morale.
timidezza, riservatezza, scontrosità, asocialità. molti scambiano questi difetti tra loro, ma tra l'uno e l'altro c'é un mare di differenza. solo nel tuo caso convivono tutti, stratificati da anni di maleducazione e amalgamati da una buona dose di egoismo. tipo millefoglie, ma meno dolce.
martedì, 24 novembre 2009
montare uno spot può essere noioso. oggi no. ergo, si può fare ottima cucina con pessimi ingredienti. e viceversa, suppongo.
girare uno spot può essere divertente. oggi no.
lunedì, 23 novembre 2009
un'idea, anche la più pura, inizia a corrompersi nel momento che la esprimi.
certe persone non sanno il bene che vuoi loro. meglio così.
venerdì, 20 novembre 2009
e poi succede che il venerdì sera un meschino torna a casa in superstrada. la sua direzione è est. apre il finestrino, la macchina dice diciotto gradi, la musica dice rilassati, il cervello dice che devi far due cose a casa ma con comodo, c'è tempo. vede le colline davanti a sè che pigliano un tono rossiccio, caldo. è il tramonto pensa. si accende una sigaretta e da un'occhiata allo specchietto esterno sinistro, quello col finestrino abassato. gli specchi polarizzano. è una roba omplicata, ma il risultato è un cielo più saturo, colori più densi, insomma, un effetto ottico. nello specchietto sembra un cinema. un tramonto da piangere, dei rossi accesi mischiati al celeste intenso come panna e cioccolata nel bicchiere del gelato. musica in macchina, cinema nello specchietto retrovisore e relax nel cervello. la settimana è finita così. ora il meschino è a casa che ci ripensa. clic.
giornata intera di produzione. saltata. il cliente non era pronto. bello, vogliono fare comunicazione esterna e non la fanno all'interno. così ti trovi a casa, a fare un premontaggio col mac. e a questo punto non ci stai neanche male. sei l'uomo del piano bi. e poi è venerdì, che speravi.
giovedì, 19 novembre 2009
ecco spiegato il fatto della siccità e del mio fiume in secca. oggi il governo ha privatizzato l'acqua. non poteva piovere gratis.
se certe donne sapessero cosa sono capaci di fare con un sorriso. ma forse lo sanno.
mercoledì, 18 novembre 2009
non sopporto il ritardo. è rubare tempo a qualcun altro. si dovrebbero mettere penali sul ritardo, un euro al minuto o simili, così si capirebbe l'importanza della puntualità e la pena dell'aspettare. e poi non è vero che il ritardo è un'imprecisione. il ritardo è un errore costante. un orologio impreciso non lo puoi aggiustare uno che va lento sì. l'imprecisione prevede un'approssimazione, un errore, che possono essere negativi o positivi. il ritardo è un errore costantemente negativo sulla variabile tempo. non conosco nessuno che arrivi in anticipo, tranne me. ma se arrivo in anticipo il tempo da lì all'appuntamento ce lo metto di mia volontà, l'eventuale ritardo altrui è un furto nei miei confronti. devo comunque dire che da quando non ho più soci perdo molto meno tempo ad aspettare gli altri. la maggior parte lo spendo ad aspettare me stesso.
strano comportamento il tuo. non sempre, ma spesso ti succede. inizi una cosa senza finirla. specie le cose che ti piacciono, oppure con certe persone che ti stanno simpatiche. sei lì, abbozzi il gesto e poi nulla. come fosse un test. provi a farla, ti riesce, basta. sembra tu sia gratificato dal semplice tentativo. oppure annoiato, o demotivato, o che so io. lo senti, sei comunque insoddisfatto, ma ti fermi. succede spesso, specie quando scri….
oggi è quasi vacanza. quasi.
martedì, 17 novembre 2009
tornato a casa. silenzio. devi andare alla serata delle carte. non ne hai voglia. ti garberebbe rimanere qui, aspettarla, preparare qualcosa, prenderla in giro, vederla sorridere. senti il riscaldamento che parte. i termosifoni scricchiolano con l'acqua calda. le hai chiesto di raggiungerti, non sai se lo farà. non sai cosa preferire, saperla a dantedieci che si rilassa o averla con te ma condividersi con gli altri. farà lei, e sarà giusto così. in fondo, ciascuno decide da solo come chiudere il giorno. lo farete insieme, stanotte, comunque.
stanno privatizzando l'acqua. non resta che vender care le pisciate che gli restituiamo.
a roma c'é un cretino che gira sotto scorta. è vecchio, si tinge i capelli e crede di essere un colonnello. ma non è italiano.
seconda metà di novembre. caldo tropicale, precipitazioni azzerate, uccellini che cinguettano e amoreggiano su piante rigogliose, in piena espansione vegetativa. poi, improvvisamente, verranno i monsoni di dicembre, poi il ghiaccio polare a gennaio e le nevicate di febbraio. intanto il mio fiume non esiste più. ci faranno un parcheggio.
lunedì, 16 novembre 2009
mentre lavori metti a posto i filmini nel coso multimediale. sei arrivato a quello di zanzibar. palme, e oceano, e terra scura e grassa, e banani, e bambini, e ciabatte, e caldo, e coralli, e pesci, e sorrisi, e tempo che scorre lento. ferma tutto. così non è lavorare.
lavorare a casa. mattinata grigia, robe complicate, quasi non ti riescono. quasi. poi finisci il progetto, lo spedisci. ti rimangono cose semplici. nel giardino di là dal vetro spunta il sole. ti viene fame, prendi un pezzo di pizza di ieri sera e lo addenti. guardi fuori, nell'erba sta saltellando la merla. finirai la pizza e poi uscirai a fumare e a prenderti un po' di sole. ma solo quando è andata via la merla. forse non te ne rendi conto, ma è tempo che vale.
non capisci la parola pronto soccorso. arrivare alle dieci di sera, tre medici, cinquanta interventi. uscire alle cinque e passa di mattina, tu la principessa e un ragazzo di colore che aveva avuto la cacaiola. lo avete accompagnato a casa sua, con la scusa che era di strada. avete allungato il percorso di cinquanta chilometri, tanto la notte era persa. una colazione ad un bar insieme a ragazzine nottambule e a letto. e lo chiamano pronto soccorso. togliete almeno il pronto, se non volete chiamarlo day hospital.
venerdì, 13 novembre 2009
gli occhi. attenti, seri, fissi di quella concentrazione femmina, assoluta, col vuoto intorno. e le sopracciglia, ferme, precise, tagliate che paion scolpite nel marmo. a volte uno sguardo di donna rasenta la perfezione. altre la supera. quando succede ti innamori.
oggi non è giornata. oggi è venerdì.
giovedì, 12 novembre 2009
nessuno vuol più pagare i propri errori. non sanno che si perdono.
la cosa peggiore che può succedere quando non hai il tempo, è aspettare.
le cose ti riescono meglio quando le fai in surplass, senza pensarci, senza volergli bene. basta un minimo d'impegno, d'attenzione, di concentrazione e lo sbaglio è in agguato, la cazzata esplode maligna. da tutto questo che insegnamento ne trai? nulla, lascia perdere.
mercoledì, 11 novembre 2009
la ricchezza. la ostentiamo. economica o culturale che sia. già, nessuno si sente povero, o ignorante. cerchiamo tutti di dimostrare molto con quel poco che abbiamo. macchine prese a rate, orologi che fingono di essere famosi, vestiti che imitano le grandi firme, vacanze corte ma nei posti che contano. così il nostro essere, che si contenta di apparire. altrettanto quando citiamo autori, frasi celebri, concetti raffinati e prestati, correnti filosofiche. mettiamo in mostra il meglio di noi, convincendoci che quel poco ci rappresenta, che quella poca cartapesta che si para tra noi e gli altri sia sufficiente a proteggerci dal giudizio severo. alfine, soddisfatti, ci sentiamo sazi, colti, intelligenti, bastanti di quella cultura falsa, di quella ricchezza apparente. finché non si guasta il rolex patacca che portiamo, e l'orologiaio ci scruta perplessi. la cultura, quella vera, non si guasta mai. e non basta mai. parola di ignorante.
denutrizione da desiderio. facce affamate, bocche aperte, fameliche. voglia di azzannare la vita. finché si ha denti. e tu? ti contenti del tuo biascicare lento. da vecchio.
martedì, 10 novembre 2009
sei a casa. silenzio, lavoro, poche telefonate. pensieri vari, mediamente buoni. tempo che scorre lento, ora suona mezzogiorno. averne.
lunedì, 09 novembre 2009
tutti siamo stati giovani, rivoluzionari. poi siamo cresciuti, normali. nessuno è stato libero.
vent'anni fa cadeva un muro. uno dei tanti, ma era un simbolo. oggi la gente fa festa, ignara. dei muri nuovi che nascono ancora. muri religiosi, razzisti, discriminatori. viviamo in questi vicoli stretti, circondati da mattoni che ci separano da islamici, africani, cinesi, magrebini, omosessuali, comunisti, anarchici, giovani, donne. muri di pensieri ben più alti del cemento. fino a che non cadrà questa babele morale di egoismo, ignoranza, paura indotta, non ci sarà nulla da festeggiare. l'unico confine difficile da attraversare è dentro di noi.
stai pensando alla felicità. a volte ti par che sia lì, a disposizione, un minuto dopo ti sembra di non sapere neppure come sia fatta. felicità come l'oro della vita. in fondo siamo tutti cercatori, che scavano dando delle gran picconate, nella speranza di trovare la vena grande, il filone giusto, quello che ci fa diventare ricchi. una vita passata a spezzarsi la schiena col piccone, piegati sul setaccio e poi? poche pagliuzze, quando va bene una pepita, ma piccola, niente di più. ma forse il bello è scavare, e finisce lì.
venerdì, 06 novembre 2009
mattinata persa ad aspettare il tecnico della lavatrice a dantedieci. hai fatto qualche telefonata, rimesso a posto i file di lavoro sul mac e i film nel coso multimediale. nell'attesa ti sei visto "le monde du silence", un documentario del cinquantasei, di louis malle e jacques-yves cousteau. averne di mattinate così.
giovedì, 05 novembre 2009
giornata densa, tre presentazioni di campagne, tre approvazioni, tre clienti contenti. niente di meglio che tornare a casa spossato facendo stradine di campagna a cinquanta all'ora, con i finestrini aperti e i greenday a palla. robe così, da ragazzi, ecco.
non sai perché lo fai, è più forte di te. abitudini, vizi, piccole regole del vivere che ciascuno si costruisce intorno alla giornata per rappresentarsi, rassicurarsi, sentirsi sé stesso. ecco, sì, riconoscersi, come davanti ad uno specchio che ti racconta come sei. così tu nel blog. entri solo, lasci una frase, un ricordo, un pensiero ed esci. poi ti scordi, vivi la giornata, applichi le tue regole. poi torni e riporti le regole anche qui dentro. come nello specchio, ti riconosci. solo che qui l'immagine rimane anche quando non ci sei. persone che entrano, guardano, leggono. gente come te, di poche parole, pochi commenti. un blog raccontato piano, visitato in silenzio. poche regole, sempre quelle, idee ancora meno, e ancora più immobili. sì, lo specchio funziona, non l'hai capito ma resiste, va avanti con te. certo, l'immagine non cambia. al massimo invecchia, silenziosa. ora leggi che l'hanno guardata in centotrentamila. e non sai che pensare. sei imbarazzato, confuso, perplesso. già, vengono, guardano, leggono, tacciono. non li conosci ma ci sono. normalmente li ignori, ma oggi no. ripeti un rito di quelli che ti sei costruito addosso appena apristi il blog, una regola che ti rappresenta e ti rassicura. oggi entri, sei davanti allo specchio. prendi un pennarello e prima di uscire ci scrivi una frase breve. grazie a tutti.
hai avuto fortuna, hai accanto una donna a cui piace tacere e sorridere. due doti impagabili. e rare.
oggi sei partito sotto un arcobaleno. buon segno. forse arrivi a stasera.
mercoledì, 04 novembre 2009
ciascuno di noi ha molti segreti. almeno dieci, va'. son quelle cose di te che non le dici a nessuno, e se ci pensi e le scrivi forse sono anche più di dieci. ecco, la fiducia, l'amicizia eccetera. son discorsi, teorie. di solito a ciascun amico, di quelli veri, di quei dieci ipotetici, gli puoi concedere un paio di segreti, non di più. diciamo che se hai dieci amici, e son tanti, tra tutti sanno circa la metà dei tuoi segreti. se sei bravo quei dieci li conosceranno quasi tutti, ma bisogna che tu sia davvero a tuo agio con loro. ma non esiste che qualcuno sappia tutto di te. no, questo è praticamente impossibile. pensaci, puoi dirlo? quello lì sa tutto di me, anche le cose più intime, più sconce, più abbiette. non succederà mai. ecco, ora puoi parlare di fiducia, di amicizia, di compassione. con più cautela però.
ti considerano antipatico. hanno ragione. ti dicono insofferente. giusto. ti chiamano rompicoglioni. vero. la maggior parte della vita è sfruttarsi. e sopportarsi. nei ritagli di tempo ci si vuole bene.
martedì, 03 novembre 2009
dopo una giornata in sala di posa, tra ciack giusti e sbagliati, che poi succede come i figlioli e ti affezioni a quelli sbagliati, ecco, dopo una giornata così, uscire, montare in superstrada e trovarsi una luna bella tonda davanti , una di quelle lune di tramontana, limpida che ti sembra di poterla toccare, una luna con la elle maiuscola, mentre nel ciddì arriva un blues di quelli con la bi maiuscola e allora tra occhi e orecchi va in corto tutto e i pensieri che poco prima erano duri e concentrati si sciolgono e vanno dappertutto come una boccetta aperta di profumo e mentre torni a casa pensi che niente è veramente finito perché niente finisce ma cambia, come te adesso. non sai che vuol dire, ma ti scappa un sorriso, mente guardi la luna.
il bello del lavoro è che ti fa passare l'eventuale voglia di lavorare che avevi.
due spot difficili da girare, lei a milano. tensione, eccitazione ma anche distacco verso le cose da fare, insofferenza verso chi ti circonda. finirà stasera, quando tutto sarà fatto. sarai a giocare a carte e lei ti chiamerà. andrai a prenderla alla stazione e ti sentirai bene. intanto l'aspetti.
lunedì, 02 novembre 2009
governatori che vanno a trans, primi ministri che si sollazzano con escort e diciottenni, insomma, non abbiamo dei gran politici. e questo paese? si adegua. va a puttana.
domenica, 01 novembre 2009
"non ho mai smesso di fumare, né di sperare"
alda merini
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