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mercoledì, 30 settembre 2009
o per meglio dire, i sogni svaniscono e le voglie si assopiscono. rimangono le bizze.
in certi momenti della vita le cose vanno veloci. anche troppo per la tua misura. l'età aumenta e la voglia scema.
martedì, 29 settembre 2009
l'opposizione di questo paese mi ricorda la pubblicità di certe lotterie. gli piace perdere facile.
siamo destinati al peggio. il dubbio è politicamente perdente, la sicurezza vince su tutto.
lunedì, 28 settembre 2009
non c'é da meravigliarsi che tu preferisca la solitudine, vista la quantità di stupidaggine che ti circonda. basta guardarsi in giro. o allo specchio.
a volte non ne hai più voglia, poi passa.
litigare con la moglie e memorizzare i numeri sul telefonino hanno molto in comune. quando hai imparato la sequenza dei tasti, tutto diventa facile. peccato che non duri, devi cambiare modello ogni due anni. di telefonino.
venerdì, 25 settembre 2009
le parole hanno un senso quando glielo dai. il consumismo per esempio. io non capisco perché noi siamo i consumatori delle merci, quando sono loro a consumare noi. sarebbe meglio chiamarci consumati.
giovedì, 24 settembre 2009
adori gli stronzi, perché ti permettono di gareggiare liberamente con loro. non c'é stronzo peggiore di chi si pente di esserlo. quindi, quando ne trovi uno peggio di te, parte l'indulto e stai meglio. insomma, ti piace vincere facile, ecco.
mercoledì, 23 settembre 2009
una donna ti avvicini un po', due donne ti fermi, tre donne tieni le distanze, quattro donne scappi. sei fatto così.
ieri cine, dopo molto tempo. videocracy. in un'ora e mezza ti hanno fatto vedere tutto quello che sei riuscito ad evitare in vent'anni di telecomando selvaggio. e hai anche pagato il biglietto.
martedì, 22 settembre 2009
tutte le volte che passi guardi giù. speri di vedere qualcosa che si muove. niente. è piovuto, ma non abbastanza, il tuo fiume è ancora in secca. è come se mancasse qualcosa. se uno è nato su un fiume, non può farne a meno. come il mare, quando l'hai davanti stai bene.
lunedì, 21 settembre 2009
in questo momento un gruppo di vecchi politici, uomini ricchi, quasi tutti del nord, i cui figli e nipoti sono al sicuro in qualche società o ministero, stanno seppellendo sei uomini. sei giovani meridionali che, forse per la mancanza cronica di lavoro a casa loro, hanno trovato nell'esercito l'unica maniera di vivere dignitosamente, metter su famiglia, tirar su dei figli. sei ragazzi morti per bisogno, sepolti da un governo di vecchi pieni di soldi. il prossimo governo lo vorrei composto esclusivamente da donne. madri. del sud.
te la cavicchi allo scritto ma fai sempre più schifo all'orale. anche nel sesso.
sabato, 19 settembre 2009
passi che non si voglia più sedurre, il fatto grave è non voler più esser sedotti.
venerdì, 18 settembre 2009
ora che mi viene in mente, teresa sarti, la presidente di emergency, è stata per anni a kabul, girava, lavorava al suo ospedale, aveva una casa, ci viveva insieme al marito, gino strada. un'italiana, disarmata, che vive in un posto di guerra e nessuno che le spara o la bombarda. povera donna, è morta di cancro a casa sua, a milano. son cose che fanno pensare.
e mentre torni da una cena lontana parte una musica nella notte che ti dici senti bella, questa non me la ricordo. e l'arpeggio di chitarra ti rapisce, ripetitivo e ardito, mentre una voce roca canta una melodia antica ma a te nuova. e guardi fuori, nell'aria fresca che entra dal finestrino aperto, e alzi il volume di quella chitarra serpente che ti avviluppa e ti accendi una sigaretta perché ora ci vuole. e guardi il cielo e vedi le stelle e allora apri il tettino al vento e guardi in su quel cielo nero pieno di ammicchi. è tardi, l'orologio sul cruscotto dice le due, e il termometro dice venti gradi. e allora pensi notte perfetta, stelle e aria buona, sigaretta e musica. mentre il fumo rotea nell'aria che entra e la cenere lancia faville nel vento pensi al giorno passato a correre, cercare e non trovare, decidere e non fare e ti dici che una notte così aggiusta tutto. una notte solitaria, un viaggio di manco un'ora, e si guarisce dalle ferite di un giorno sbagliato. torni a casa e ti senti in pace, pulito. ti metti a letto e pensi a domani. altro sudicio da smaltire, il gioco ricomincia. averne di notti così.
giovedì, 17 settembre 2009
sei ragazzi che saltano per aria. vanno in pezzi, muoiono. altri in terra, feriti, sanguinano e urlano. e la chiamano pace.
ieri sera riunione. per un cortometraggio che voglio fare. gli altri non sapevano quasi nulla, salvo l'argomento. due operatori un ceramista e un appassionato d'arte con il quale ho organizzato tutto. dovevo essere convincente, appassionante, entusiasmante. tutti dovranno lavorare gratis, sperando che venga un buon lavoro, che dia lustro a chi lo realizza, e soddisfazione personale. il bello è che non ho molte idee. so che sarà una specie di diario, di racconto, un crescendo di informazione e preparazione che culminerà una notte, quando un artista e degli artigiani si incontreranno intorno ad un fuoco, cuocendo un pezzo di ceramica. sarà un mix di arte e bestemmie, salsicce e senso estetico, storie di fornace e aspettative. mani e cervelli differenti che si troveranno intorno a quel forno all'aperto fatto da pannelli apribili, dove all'interno nel fuoco c'è un pezzo di terra impastato con acqua che cuoce a più di mille gradi. già, una storia di terra, acqua, fuoco e aria. e gente differente che si trova insieme una notte per far fiorire un'opera d'arte. sarà un boccio incandescente che sorgerà rosso nel buio. si fredderà piano, dopo l'emozione eruttiva che seguirà l'apertura del forno. e la mattina dopo comincerà una nuova vita, bella ma stabile, fredda, immobile, come un pezzo compiuto. il racconto si fermerà lì, dopo la nascita. idea, progetto, prove, fino alla notte del parto. vorrei fare un racconto bello, in alta definizione. e inutile.
mercoledì, 16 settembre 2009
pensandoci, quando una donna è stronza somiglia ad un uomo. e viceversa.
sembra che ieri sera canale cinque con una fiction abbia battuto rai uno con vespa e il premier che regalavano case. forse recitavano meglio.
martedì, 15 settembre 2009
ci faranno credere che cristo è morto di sonno, e porteranno la sindone come prova.
stasera in tivù comincia il grande fratello. quello vero.
lunedì, 14 settembre 2009
invecchiare è come crescere, solo che nessuno ti insegna più la rinuncia. tocca impararla da soli.
bello quando ci si vede e si sorride. e si tace, ché le parole non servono. basta quel timido allargare di labbra, appena accennato, e ci si intende. un cenno del viso, un abbassar d'occhi e dir qualcosa sarebbe troppo. gente che in silenzio dice, e a te basta. pensi a lei, e stai bene.
ascoltando friends dei gentle giant
venerdì, 11 settembre 2009
c'é gente che si augura che i sogni si realizzino. tu speri che questo non succeda mai. come lasciarsi ancora delle possibilità.
giovedì, 10 settembre 2009
non ci sono buoni poeti, buoni architetti, buoni scrittori, buoni pittori o buoni fotografi. ci sono solo persone che sanno trasmettere, altre no. comunicare, anche con il lavoro che fai. tutto qui.
ieri stavo leggendo il discorso del presidente americano agli studenti che ricominciano la scuola negli stati uniti. e m'è toccato far dei paragoni. così, mentre andavo a giocare a carte, pensavo al mio paese. e me lo vedevo piccino, meschino, ripiegato su sé stesso, egoista, spaventato. da una parte la vera capacità di comunicare, trasmettere sogni, far intuire possibilità, amalgamare gli intenti e riunirli in uno sforzo di miglioramento alto, pieno di buoni propositi, valori comuni, aspirazioni. dall'altra un nugolo di mosche parassite, intente a infastidirsi tra loro, malate di protagonismo, terrorizzate dall'ipotesi di perdere i loro privilegi. e pensavo, mentre salivo le colline in moto, a "a farewell to beat", un film su fernanda pivano che ho scaricato di recente. perché si era innamorata della letteratura americana da hemingway in poi? perché c'era voglia di libertà,, di sperimentazione, di ricerca di altre possibilità di vivere, comunicare, scrivere. perché in certi posti c'é il coraggio. quel coraggio che da noi non abita più.
mercoledì, 09 settembre 2009
ieri sera a siena. concerto della corale dove c'é la biondina figlia di amici. si teneva dentro il palazzo del comune, in piazza del campo. siena è semplicemente magnifica. abbiamo mangiato una pizza a dei tavolini fuori godendoci lo spettacolo di quei palazzi. mi immaginavo questa città nel cinquecento, gente a piedi, carri, cavalli. poi siamo entrati. la sala del mappamondo è bellissima, tutta affrescata, grandi finestre, un soffitto a cassettone in legno e pavimenti in cotto consunto. dopo la prima parte del concerto sono uscito a fumare. rientrando, mentre salivo le scale, sentivo quelle venti voci che mi accoglievano, mi attiravano. rientrare in quel salone potente accolto dalla musica di pierre attaignant, un momento magico. e oggi la pago. sonno, incazzature, contrattempi. succede così a volte.
un tempo, con un mio amico, si andava in giro con una escort, e mia madre non aveva niente da dire. guidava lui. bei tempi.
martedì, 08 settembre 2009
cirio, parmalat, alitalia, telecom, enel, eni, acquedotti. la differenza tra il nostro paese e un regime comunista è semplice. quest'ultimo nazionalizza le ricchezze, da noi si nazionalizzano le miserie.
quando ti fai un programma e tutto funziona, hai una reazione inaspettata. smetti di fidarti di te stesso.
lunedì, 07 settembre 2009
e poi il sabato. dormire fin quando ci va, vestirsi e partire. l'aria è fresca, buona, lo scirocco è un po' girato. arrivare in pineta alle undici, sentire il mare che rompe lontano mentre ti avvicini. e poi vederlo. è grosso, le onde rompono fin sotto ai pini, hanno mangiato la spiaggia. il bagno è nella risacca, come i bambini, e come i bambini ridiamo degli schizzi. e poi il sole, su un terrazzo naturale da dove si vedono arrivare i treni di onde. e poi la fame, l'idea, si va al vecchio bagno bar ristorante, qualche chilometro a sud. ci andavo nel sessantasei, con babbo mamma e fratello, bambino grasso che stava sempre nell'acqua e mangiava le fritture di totani. avevo nove anni, per i seguenti sei quella sarebbe stata la mia estate. rifare la stradina, dove quasi niente è cambiato, rivedere il bagno, il bar. il ristorante è pieno, niente da fare. ce ne stiamo andando e dalla cucina esce luciano. non so come, mi riconosce. era un ragazzo l'ultima volta che ci siamo visti, come me. eppure mi guarda. sei te? sì, sono io. aspetta, per te un posto c'é. adesso manda avanti lui la baracca, il ristorante è un posto chic, con la carta dei caffè che pare l'elenco del telefono. lui sorride, chiede cosa volete mangiare. fai te luciano, mi fido di te. il cibo è ottimo, raffinato, le posate d'argento, ti sparecchiano e riapparecchiano ad ogni portata, ma luciano è lì, col sorriso cecinese di quello che la sa lunga. ti ricordi, ti ricordi. ogni tanto si mette a sedere con noi e parla. gli dico che a nord la spiaggia è sparita, che loro sono fortunati ad avercela ancora tutta. aspetta il nuovo porto dice lui, noi pescatori gli s'era detto, ma loro hanno studiato tutto. fa la faccia rassegnata, vestito da maître di sala coi capelli impomatati. il caffè lo vorrei normale, fuori sulla terrazza. lui sorride. mi godo la principessa e il mare, che intanto si calma. i ricordi affiorano, il barborcino dei signori veronesi a cui io e luciano facevamo gli spregi, sua cugina, con un incisivo torto ma di una bellezza mozzafiato, della quale ero segretamente innamorato ma che non mi filava. fumo e guardo il mare, annegato nei pensieri. la principessa mi guarda sorridente. poi il rientro a casa, una doccia veloce e poi a cena a firenze con gli amici. pesce, tanto per cambiare, in un ristorante famoso e costoso. era buono, ma aveva un altro sapore.
venerdì pomeriggio, libero presto. torni a casa verso le sei e mezzo, c'è un gran vento di libeccio. prendi lo scooter, fai un giro. stradine, come sempre, a cercare pezzi di mondo che ti somigliano. dopo un po', come un appuntamento, ti trovi sul vecchio fiume. è tutto in secca, desolato, arido. le grandi pietre tonde, coperte di fango bianco, guardano desolate la pozza d'acqua sotto la pescaia, dove grossi pesci cercano ossigeno vicino alla superficie. prendi il telefono, un messaggio. luz ti fa vedere la scogliera di calafuria sotto le onde di libeccio. fai una foto della desolazione che hai davanti, le rispondi. riguardi la foto della socia. dovresti dire ex socia, ma ti viene così. certi soci non muoiono mai, pensi. sorridi, le hai risposto che domani saresti stato al mare anche tu, ma non lo sai. a sera lanci la proposta, la principessa ci sta. sarà un buon sabato.
venerdì, 04 settembre 2009
caffè senza caffeina, sigarette leggerissime, acqua povera di sodio, birra analcolica, cibi senza grassi. si vorrebbe vivere una vita anestetizzata, senza malattie, senza dolore. sarebbe come andare in guerra e pretendere che il nemico spari a salve. perché la vita è davvero una guerra, e la guerra la vince chi non ha più paura di perderla.
è che lavorare è complicato. i contrattempi sono la regola, certi errori capitano, sono quasi inevitabili. le difficoltà aumentano quando insorge un fattore che non controlli, la voglia. basta che un cliente non abbia voglia, oppure un collega o un tecnico, e tutto diventa quasi impossibile. giornate che slittano, progetti che ti sgusciano tra le mani come anguille, trasformandosi in trappole dove il tuo tempo si ferma inesorabile. non serve incazzarsi. tu di solito ti metti a guardare fuori, sperando che piova.
giovedì, 03 settembre 2009
è chiaro che siamo nella merda. i nostri politici stanno alla politica come un palleggio sta all'intero campionato.
che uno non se lo ricorda quasi più, il mare. ma il mare è bello, specie a riva che diventa verde e vedi la sabbia e gli scogli che si muovono lì sotto, davanti a te. e poi ti tuffi e senti i filetti d'acqua che ti scorrono sulla schiena, freddi. apri gli occhi e sei in un banco di pesci, piccoli e calmi, che ti girano intorno a migliaia, ignorandoti. ecco, sì, in acqua ti senti ignorato. bella sensazione, specie ora che tutti ti cercano.
mercoledì, 02 settembre 2009
sì, uomini e donne litigano differente. come se i primi giocassero e le seconde facessero sul serio. forse è una necessità. un uomo è capace di forza, violenza, è potenzialmente un omicida. una donna no, la sua violenza la può liberare tutta, non sarà mai un atto di guerra. ecco, un uomo è capace di far guerra, una donna no. allora l'uomo ha dentro un freno inibitore, un filtro alla sua aggressività che la smussa, la alleggerisce, la codifica, fino a spengerla. non a caso le donne assassine sono una minoranza. forse chi da la vita ha molte remore a toglierla.
quando litigano due uomini non succede quasi niente, se litigano due donne può succedere di tutto.
martedì, 01 settembre 2009
oggi due capi di stato, un colonnello e un cavaliere, litigavano sul colore del fumo degli aeroplanini con i quali giocano nel giorno che festeggia il fatto che da quarant'anni il colonnello ha abolito le elezioni nel suo paese. nello stesso giorno moriva teresa sarti, presidentessa di emergency e moglie di gino strada, una donna che ha ridato la possibilità di vivere a più di un milione di mutilati e feriti di guerra nel mondo. e lo ha fatto in silenzio. non posso fare a meno di notare la differenza.
ieri erano ventotto anni di matrimonio. certe cose puoi farle durare anche molto. basta che le adoperi con parsimonia.
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