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martedì, 30 giugno 2009
manca il latte. ci piace il latte intero, da quando si facevano le vacanze in irlanda o in scozia e si usciva dai drugstores di campagna con la bottiglia di vetro piena di quella crema biamca, gustosa, saporita che dopo poco che camminavi, agitandola un po', formava sul collo un tappo sottile di burro giallo. c'è chi non lo digerisce, ma la mattina è benzina per partire, proteine buone da spendere appena alzati. insomma, manca il latte e lei tornerà alle nove. allora passo alla coop. ciao, quanto tempo che non ci si vede, che ci fai? son venuto a comprare il gelato a sconto. e come stai? bene, tra un po' vado al mare. dove? a pianosa. come fai ad andarci? niente, solo che ci sono nato, quasi sessant'anni fa. era il mille novecento trenta, la crisi del ventinove aveva fatto chiudere le ceramiche, così mio padre da retta a suo nonno e si arruola nelle guardie carcerarie. pianosa, siamo nati tutti e sei lì, ci siamo stati trentatré anni. e oggi posso tornarci. perché ci sono nato. grazie alla grande crisi. io lo guardavo e pensavo a pianosa, l'isola proibita. quella che ci andava solo il mio vecchio amico fotografo di marina di campo, a fare le foto con la rollei ai detenuti. io già invidiavo che ci andava uno a far foto segnaletiche agli ergastolani, e scopro che il mio amico c'è nato. lo guardo, lo invidio, lo saluto perplesso. beato lui, tutte le crisi non vengono per nuocere. lui da quella del ventinove ci ha ricavato un privilegio che gli invidio. domani mattina il mio latte avrà un retrogusto yogurt, ma sarò contento per lui.
è vero, per godersi la pace, qualche volta, bisogna avere il coraggio di perdere la guerra.
il mare è bello anche di lunedì.
domenica, 28 giugno 2009
tutto quello che puoi permetterti, c'é qualcuno che te lo concede.
sabato, 27 giugno 2009
guardare la pioggia. è differente da veder piovere.
via di piandaccoli e via san vito. nella toponomastica toscana non dicono niente. son due stradine vecchie, strette, malamente asfaltate, che congiungono l'arno con un fiumiciattolo, attraversando le retrovie dei colli che dividono firenze dal valdarno inferiore. il sabato è diventato quasi un rito per te. risalire il fiumiciattolo, fermarsi ad una vecchia pescaia mezza rotta, fumarsi la prima sigaretta del giorno davanti all'acqua che scorre calma. poi risalire sullo scooter e, con la visiera alzata, affrontare le prime rampe della prima stradina. è stretta, sconnessa, il brecciolino lasciato dall'acqua a volte fa ondeggiare la ruota davanti. attraversi boschi fitti, di pini torti, mezzi rotti, e ti riempi dell'odor di resina che si sprigiona col caldo. poi un pianoro, una fattoria, campi e vigne pettinate. dopo la fattoria un viale di olivi, stretti addosso alla stradina, densi di olive già piccole. finisce piandaccoli, alle porte di un paesino medievale, arroccato in cima ad un colle. dopo poco sulla sinistra trovi via san vito, altra stradina stretta, se trovi un'auto ti devi fermare. i campi finiscono di nuovo, inizia un altro bosco, ancora più fitto. gli odori son diversi, siamo orientati a nord, senti i funghi, l'umidità, il fresco è differente. devi stare attento, i pini sollevano l'asfalto, lo scooter sobbalza sopra le radici, si inpunta nelle buche. la strada scende ripida, verso l'arno, tornanti secchi, un paio di case di contadino, di quelle vere, sbrecciate dal tempo, con i contenitori azzurri dell'acqua nell'orto, i pomodori che crescono sulle canne, incominciando a cambiare colore. ultimi tornanti, sei sulla strada di casa. una corsa e torni a dantedieci. entri in casa, addosso gli odori di posti veri, onesti. hai fatto sì e no venti chilometri, ci hai messo un'ora. e ora ripensi a quelle due stradine dove spesso il sabato lasci una scia di letame, quello che si accumula dentro durante la settimana. oggi no, eri leggero, eri l mare, ma quelle due stradine ti son garbate lo stesso. per far contento un contadino, fagli veder terra.
venerdì, 26 giugno 2009
non ci sono momenti perfetti, solo momenti che ti sembrano perfetti. tipo ieri l'altro sera. amilcare fa una buona frittura, fragrante, asciutta, saporita. è proprio sul mare, anzi, l'erosione degli ultimi anni ha messo i primi tavolini, quelli esterni, proprio dove l'acqua lambisce le pietre su cui poggia la piccola terrazza. accanto c'é una baracchina in legno, tinta di celeste, un po' mangiata dalla salsedine. è l'ultimo ricordo di quando c'erano i pescatori che si costruivano queste palafitte alte, fatte con poche assi e tinte con la stessa vernice delle barche. sono le otto e mezzo, ci accomodiamo. io sono rivolto a sud, ho davanti il golfo di follonica fino a punta ala, al largo si intravede montecristo. la principessa guarda verso nord, fino a piombino, con l'isola d'elba che si staglia netta sul mare, i suoi monti massicci, decisi. ceniamo tranquilli, contenti, basta esser lì, in vacanza, rilassati, insieme. mangiamo, io totani e gamberi, lei paranza, io patate fritte lei insalata. dalla massa scura dell'elba, forse dal golfo di porto azzurro, si vede un tre alberi che avanza verso sud. senza vele, forse non prende il vento da nord che tira deciso, glielo para l'elba, oppure non hanno voglia. lo faccio notare alla principessa. si guarda estasiati, forse si pensa tutti e due al caicco turco dell'anno scorso. poi ci si scorda, si parla di poco, si ride di nulla. il sole scende dalla parte di piombino, illumina una fumata bianca, l'ultima colata delle acciaierie, poi scompare dietro le nubi. l'acqua si fa scura, l'elba è un profilo alto. beviamo il caffè, mi volto. i tre alberi spuntano appena dietro la linea dell'orizzonte, direzione sud. vanno in sardegna. la guardo. posa la tazzina. un sorriso bianco dentro un volto abbronzato, disteso. e penso. non ci sono momenti perfetti, ma a questo non vorrei aggiungere altro.
sul mare si sta meglio. anche per tre soli giorni. anche se il sole è un po' velato. anche se ti fa male la schiena. anche se hai scordato a casa la maschera e i sacchi a pelo. tre giorni sul mare valgono comunque. perché il mare è il mare.
lunedì, 22 giugno 2009
piove, pioverà e continuerà a piovere. tu andrai tre giorni al mare con la principessa. perché l'ottimismo è il sale della vita, l'idiozia il pepe.
qui non vota quasi più nessuno, in iran hanno votato tre milioni di persone in più degli aventi diritto. la democrazia è strana a volte.
ultimo giorno. impegni, contrattempi, scadenze. poi, domani, mare. non sai come, non sai dove. e va bene così.
sabato, 20 giugno 2009
la parità dei sessi può esistere, ma non nella coppia. il sentimento è una forma di dipendenza, in alcuni casi di schiavitù. quindi, l'amore non è democratico.
venerdì, 19 giugno 2009
giornata incasinata, ma è finita alle sei e mezzo. alle sette eri in moto. cercare stradine nuove. svoltare al primio bivio, a prescindere. una volta a destra, quella dopo a sinistra. perdersi in cima alle colline, col sole che scoppia di rosso il mondo e il vento che pettina il grano. attraversare boschi rumorosi e paesini silenziosi, godendosi l'aria che cambia con l'ora. adesso sei a casa, aspetti lei. niente ansia però, l'hai persa dietro una curva.
lunedì al mare. tre giorni, forse quattro. niente elba, poco tempo. dove c'é posto, si vedrà domani, quando c'é certezza. che di doman non v'é certezza, diceva lorenzo de' medici, ma se aspetti sì, dico io. forse con lo scooter, se si trova una camera nel posto giusto. che basta di dormirci, vicino al mare, per mettersi maglietta, brache e giabatte e sei già in acqua. poi uno torna e si rituffa nella merda, ma intanto ieri era lì, a nuotare nel blu. e di ieri la certezza c'é, sarebbe daccordo anche il medici di cui sopra. anche se poi svanisce nella memoria, come l'abbronzatura in ufficio.
è venerdì, e ho detto tutto.
giovedì, 18 giugno 2009
il sassolino nella scarpa della principessa. era un macigno. due giorni per spostarlo. domani strada libera. sperando che lei ci corra contenta.
la carne è debole. nel tuo caso, anche troppa.
alti e bassi. o meglio bassi e medi. ti guardi allo specchio e vedi una vita sbagliata. poi ti giri intorno, e va bene così.
se non la smetti di sognare la notte, è perfettamente inutile che tu faccia il santo di giorno.
mercoledì, 17 giugno 2009
ci son giornate che partono così. col sole e due cose da fare, giusto per farle. allora pigli lo scooter e pensi che sarà un buon giorno. po succede che la vedi. piange, le cose non le vanno, non ce la fa. e allora il giorno ti cambia sotto i piedi, e ti metti a disposizione. la vedi già che cambia, ma cambia anche il tuo tempo, che si restringe. però trovi il modo di regalarle un libro, e rubarle un sorriso. guardi fuori, minaccia pioggia. speri di arrivare a casa tardi, bagnato fradicio e stanco. e vederla sorridere di nuovo.
martedì, 16 giugno 2009
i giorni all'elba con lo scooter si stanno allontanando pericolosamente. gli impegni slittano, si spostano, sembra abbiano vita propria. infatti, più vita hanno loro, meno ne hai tu.
caldo, strade chiuse, semafori impazziti, gente che ti guarda male dal finestrino chiuso, clacson che urlano. insomma, un qualsiasi normalissimo martedì.
lunedì, 15 giugno 2009
dantedieci mentre il sole si abbassa diventa azzurra. il silenzio dell'ora di cena si diffonde, insieme alle ombre. hai mangiato due cose, da solo. adesso aspetti che torni dal mare. speri che sia stata una giornata buona per lei, con la madre una sorella e la nipotina piccola. sai che ne aveva bisogno, ma ora aspetti. perché non serve un bel posto, se non lo condividi. non serve la solitudine, se non la racconti a qualcuno.
più il sabato e la domenica sono piacevoli e rilassanti più il lunedì è fetido e stressante. ecco spiegato oggi.
domenica, 14 giugno 2009
e la musica, a calafatare le falle dei pensieri.
venerdì, 12 giugno 2009
la vita è di chi la sogna, non di chi la ruba.
pomeriggio in scooter. due appuntamenti un po' distanti. hai fatto solo stradine secondarie. viaggiare con la visiera aperta, a rischio di insetti, è godibile. il vento negli occhi impedisce la velocità, rinfresca la faccia e aumenta la percezione. i tuoi luoghi sono ancora degni. angoli di toscana rurale, dove i campi che coprono le colline sono come coperte colorate di verde e giallo, e i boschi nei canaloni mandano un fresco che rincuora la pelle. paesini arroccati, dimenticati, un po' cadenti ma onesti, veri, sinceri. case del popolo col trattore parcheggiato davanti, la botte per dare il rame attaccata dietro, tutta colorata di celeste. c'è ancora vita vera su questo pianeta.
coloro che si appellavano con tanto accanimento alla libertà hanno dimenticato di dirci che parlavano di quella di fare come come gli pare. del parlamento, dello stato e di noi tutti.
mattinata a dantedieci. fogli da mettere a posto, poi dovresti disegnare la copertina di un divudì. dovresti, perché idee zero. troppo bello fuori, col vento morbido che spenge il caldo. prenderai lo scooter nel pomeriggio, per quel paio di impegni tipici del venerdì. e ti sembrerà di essere in vacanza.
giovedì, 11 giugno 2009
non lo sai, ma hai un modo tuo di farle, certe cose. sì, ti piace farle. non sai come chiamarli, ma forse si chiamano piacerini. son gesti piccini, che ti garba fare ogni tanto, per mettere qualcuno a suo agio. sono niente, piccoli trucchi, mosse minime, impercettibili. meglio se il soggetto delle tue cure non se ne accorge. te lo guardi di nascosto, soddisfatto, oppure fai finta di nulla, percependo solo il gusto tutto tuo di immaginarti quel piacere trovato chi sa come. un piacerino riuscito è qualcosa di percepito diversamente da due persone, una cosciente e vigile, l'altra ignara e sorpresa. ma forse è un palliativo, il tuo modo goffo di riparare ad errori più grandi, di liberarti facilmente da un senso di colpa. se così fosse, pace. un piacerino fatto alla persona giusta ti raddrizza la giornata.
a volte è come giocare il gioco più bello del mondo. ti diverti solo perché nessuno ti dice che hai già perso.
l'aspettativa è come certi organi maschili. con l'andar degli anni si abbassa.
lavorare con gli ex soci sapendo che non sono più tuoi soci, son soddisfazioni.
mercoledì, 10 giugno 2009
se uno è sempre in macchina è difficile. rilassarsi dico, e pensare, fantasticare, montarsi e smontarsi tutti quei giochini mentali fatti di posti e facce e discorsi e storie che a volte abitano un cervello inutilizzato da un po' di tempo. invece no, il cervello serve a guidare, andare da certa gente, parlarci, lavorare, fare progetti, discuterli e poi organizzarli e metterli in pratica e cose così. e allora fai l'unica cosa che ti puoi permettere. apri il tettino. hai sempre voluto auto col tettino. in moto hai il casco, non senti molto, ma in auto col tettino aperto ci sono i rumori. anche gli odori, e i colori, che li vedi dal vivo, senza l'interpretazione di un cristallo o peggio, il filtro di una scatola di lamiera chiusa intorno a te. il cielo, le nubi, il vento, li vedi e li senti in diretta, ti picchiano addosso, sul capo. il vento è bello quando passi vicino ad un albero, allora la percezione acustica è netta, come se un milione di foglie ti salutassero in un secondo. è un secondo liberatorio, catartico, denso. e poi senti un uccellino, oppure un fagiano, se sei vicino al bosco. insomma, tra un appuntamento e un progetto, un lavoro e l'altro ci sono a volte dei chilometri vuoti, che a te piace riempire con quel che capita. e allora succedono anche momenti così, quando uno è in macchina.
nessuno smette di fare errori. il trucco è farne sempre di nuovi.
niente da dire, certe persone ti mancano.
martedì, 09 giugno 2009
trasferimenti files, applicazioni, identità. come se l'identità fosse uno spazio su un disco. il tuo nuovo mac è pronto. mai manca una cosa. ti senti spaesato, fragile, insicuro. il vecchio desktop. ce lo hai messo, il mare con la scritta. come sul vecchio mac. ecco, ora ci stai comodo. a casa.
giorni di lavoro accavallato, denso, confuso anche. manca il tempo. di scrivere, che non è un problema. di pensare, ed è peggio. o meglio. c'é sempre un dritto e un rovescio. come le monete. la tua vita oggi invece è una banconota. ma è arrotolata, come per pippare. non la spendi neanche.
lunedì, 08 giugno 2009
da qualche giorno hai un nuovo mac. è velocissimo, bellissimo, modernissimo. una mattonella sottile, tutta alluminio e vetro, piena di tecnologia nuova, memorie al fulmicotone, modi sofisticati di lavorare. però, al momento, preferisci finire certe cose sul vecchio titanium. è un po' graffiato, anche sudicio. ha sette anni, non è proprio sveglio, processore lento, poca ram, poco tutto. poi lo guardi e ti sembra più bello di quello nuovo. la nostalgia è una brutta bestia.
allora, ricapitoliamo. a strasburgo mandiamo un terzo tra fascisti e monarchici (visto che il pidielle ha un re), un decimo di razzisti, un quarto di illusi e il resto democristani.
poteva andare peggio. poteva piovere anche oggi.
venerdì, 05 giugno 2009
per i social network ci vogliono tempo e cervello, a te mancano il primo e il secondo. e poi che ci fa un asociale misogino un po' stronzo e pure vecchio in un posto pieno di sorrisi e gioventù?
l'altra sera a letto. mentre tu eri a chiacchierare con gli amici noi donne siamo andate a piedi fino a casa bensa. niente da dire, è il più bel posto del mondo. allora vendiamo dantedieci e si sente se ci rivendono casa bensa. ci stai? no, la prossima volta che si cambia casa ne prendiamo una piccola, col giardino ma molto piccola. sul mare. ti sei addormentato tranquillo. hai accanto una donna che, a parte il marito, sa quel che vuole.
ci son giorni che partono sbagliati. dai la colpa al piede che scende dal letto, ma non è così. le cose succedono, lo fanno di accavallarsi in ordine inverso, e tocca smonticare l'ultima per trovare la prima. di solito un giorno sbagliato lo vedi dal caffellatte. ti va attraverso. si parte male, subito. e poi avanti, a rimediare errori, incapace di dipanare il bandolo di un groviglio che ti si attorciglia tra le mani. e avanti così, tutto il giorno, sperando in un sorriso, una parola, qualcosa che funzioni. poi guardi il calendario, è venerdì. deve essere così, lo fa sempre. una forma di dazio per arrivare vivi al sabato.
giovedì, 04 giugno 2009
vuoi ritingere l'esterno di dantedieci. queste pietre vecchie meritano un restauro, e anche il bianco è un ricordo. arrivano i primi preventivi. un'ira di dio. anzi no, lui non c'entra. non paga neanche l'ici.
più le persone sono stronze più gli vuoi bene. forse ti piace circondarti di tuoi simili.
certi silenzi sono magie. altri, solo maleducazione.
mercoledì, 03 giugno 2009
l'onestà è una medaglia che ti devono attaccare gli altri. se te la metti da solo è una patacca.
quattro giorni di festa. niente di più sbagliato. intanto lunedì hai lavorato. niente ponte per chi non sa organizzarsi. e poi sabato si è inclinata la libreria. sovraccarico di cultura. ora hai alleggerito il lato pericolante dai tomi grandi, libri d'arte eccetera, poi toglierai tutto e un mobiliere accigliato verrà a ristabilire l'equilibrio instabile della tua passione. quattro giorni di pioggia, quasi. poi, forse, è finita l'acqua. sabato pomeriggio tregua, ma la principessa lavorava. giro in scooter. centocinquanta chilometri da solo per le stradine di campagna, attraversando paesini di collina, piccini e aggrappati ai versanti ripidi. ogni tanto trovavi un angolino ombroso, fresco, sotto un grande faggio, oppure una piazzola panoramica. ti fermavi a fumare tranquillo, a pensare. poi la grande collina è finita in un padule dove le garzette bianche faticavano controvento. hai girato un po' tra quei canali, cercando ancora stradine. poi, sul tardi, sei tornato a casa. nel casco odori d'estate precoce e umida, di ginestre e funghi. poi, cena di pesce con gli amici in un ristorante shic, un po' troppo. ogni tanto chiudevi gli occhi e sentivi il vento del montalbano nella visiera aperta.
con una donna è mediamente difficile capirsi. i momenti migliori sono quelli silenziosi.
non si va a letto alle tre. a cinquantadue anni suonati certe cose non si fanno.
martedì, 02 giugno 2009
combattere, uccidere, suicidarsi. sciocchezze. la cosa più bella che si fa per amore é aspettare.
lunedì, 01 giugno 2009
il lavoro si accumula e tu non sei capace di guidare la ruspa. vorrà dire che quando sarà un bel mucchio ci farai sopra il surf.
la dittatura permette ad un infame di governare un paese. una certa democrazia fa sì che gli infami siano molti di più.
hai deciso. se non troverai qualcuno che ti convince davvero, quest'anno voterai scheda bianca. oppure meglio, sceglierai un simbolo di minoranza, di quelli che non li vota nessuno. quelli che oggi chiamano voti inutili. così, tanto per rinforzare un'idea estinta, destinata a morire sotto i colpi della maggioranza. un aiuto alla biodiversità intellettuale, intesa come pensiero debole. mentre tutti votano delle certezze, tu hai bisogno di sentirti rappresentato da un dubbio. sei arrogante anche tu, ma con la condizionale.
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