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giovedì, 30 aprile 2009
dantedieci. stai finendo di preparare un audio per un filmato. un taglia e cuci banale, italiano e inglese. ti hanno telefonato. lo temevi, è successo. lavorerai anche domani, a montare. telefoni alla principessa, anche lei è indietro. è quasi sollevata. addio tre giorni all'isola d'elba. esci a fumare. in giardino c'é una luce strana che dalla vetrata orientata ad est non avevi notato. sollevi lo sguardo tra i pini. sprazzi di cielo azzurro tra le nubi. e le nubi. sono rosse. ti giri verso ovest. un tramonto imponente, da finale di un film con john wayne. mancano i titoli di coda, il resto è lì, suggestivo, eccitante. te lo godi fino al buio, spengi la cicca e rientri. passare una giornata di merda per aspettare dieci minuti come questi. meritava.
questa persona è bella, quella è stronza, l'altra è così così. il potere del giudizio. sentirsi arbitri, condannare o assolvere a seconda dei gusti, della morale, dell'umore. uno, non sai quanto è innato il tuo sentire verso l'altrui persona. due, a che serve tutto 'sto potere se poi la vita ti allontana dagli assolti e ti costringe vicino ai condannati? non basta giudicare, bisogna avere il coraggio di scegliere.
perché lamentarsi dei candidati alle prossime elezioni? in fondo l'onestà è un optional, e in giro si vedono molti modelli base. come se non rubare fosse un lusso.
stamani lavori a dantedieci. esci a fumare in giardino. il vento e la pioggia di ieri hanno fatto cadere un tappeto di aghi di pino. il sole asciuga un po', ma non scalda, l'aria è pungente, quasi invernale. ci saranno tre giorni di festa. avresti voglia di mare. è in forse l'isola d'elba con fratello cognata nipoti e altra gente, con lo scooter. una casa sul mare, isolata, di un suo amico. da una parte ti piace, dall'altra vorresti pulire il giardino, stare a casa con la principessa, rivedere gli amici che tornano dal mar rosso. intanto cerchi di portarti un po' avanti col lavoro, poi si vedrà. in fondo, sei o non sei il re del dubbio?
mercoledì, 29 aprile 2009
potrebbe andar peggio, potrebbe non smettere più di piovere.
in certe situazioni non sai se sei forte o fragile. tipo con le donne. sicuramente, o sei troppo forte o troppo fragile. ché la giusta dose è un concetto lontano.
troppo da fare, troppo da correre, troppo tutto. manca il tempo rubato, quello buono che ti ci chiudi dentro e ci stai bene. il tempo tuo, minuti inutili e intoccabili, preziosi e vuoti. ecco, manca il vuoto. quel nulla che da un senso al troppo.
martedì, 28 aprile 2009
piove leggero, fine. come i pensieri, che non ti accorgi e rimani bagnato.
lunedì, 27 aprile 2009
i sogni son desideri, diceva una canzone. le tue son voglie, a volte bizze.
la realtà è semplice: in questo paese di geometri e ragionieri non c'è posto né per il bello né per il giusto.
il simbolo della fragilità non è il vetro, ma la pelle.
sabato, 25 aprile 2009
combattimenti, morti, stragi, eroismi e vergogne. alcuni hanno vinto, altri hanno perso. quel giorno era di chi aveva vinto. oggi il venticinque aprile è la festa di tutti. allora vuol dire che non lo è più di nessuno.
venerdì, 24 aprile 2009
stasera sarai solo. forse scriverai su malaparata, è tanto che non lo fai. non sarà un raccontino, o forse sì. è il bello di improvvisare, a volte riesce altre no. e penserai a lei. una cena tra amiche, oggi a pranzo era tutto un telefonare, scrivere messaggini, prendere appuntamenti, sorridere. tu la guardavi, curioso. le femmine fanno sempre due o tre cose insieme, a volte ci riescono anche. beate loro. adesso aspetti una telefonata. arriverà come sempre, lei in ascensore mentre esce trafelata dall'ufficio. la sentirai cercare le chiavi in borsa mentre cerca di infilarsi il soprabito e apre la porta per uscire. le femmine fanno sempre due o tre cose insieme. questo l'hai già detto.
tramontana, pulisce l'aria. diottrie nuove per guardarsi meglio intorno.
è strano il tuo comportamento con certe persone. minore è l'influenza che hai su di loro e più ti ci affezioni. come un gusto sottile, doloroso ma piacevole. il gusto dell'impotenza. forse è un alibi. coltivare la sabbia non da frutti ma affatica meno.
e poi il venerdì sei distratto. una settimana di scorie che si accumula in fondo, in più ieri non c'eri e oggi ci sono un paio di problemi nuovi. lo chiamano lavoro, ti danno i soldi per farlo, è normale. dicevo della distrazione, sì, uno non lo vede subito, ma poi legge cento ventimila. e gli tremano i polsi. poi dice no, dai, è normale. in fondo sono cinque anni e tre mesi che ci scrivi. cinque anni? ma uno lo sa cosa sono cinque anni? in questi cinque anni ti è nata e morta intorno un sacco di gente, ti saranno caduti almeno due o tre denti, hai preso una decina di chili, e poi sei invecchiato cinque anni. già, non fa una piega. però non è quasi passato giorno che tu non abbia scritto qualcosa. un'abitudine, un vizio, un modo nuovo di pensare alle cose che ti sei appiccicato addosso. splinder ti dice che ci hai scritto tremila seicento cinquantadue volte. una bambina che fosse nata il dieci febbraio del duemila quattro oggi sarebbe cresciuta. saprebbe quasi scrivere. solo tu non sei cresciuto. sullo scrivere, meglio sorvolare. grazie a tutti.
tornato da milano. i viaggi cambiano sempre qualcosa. nella migliore delle ipotesi, cambiano gli occhi del viaggiatore.
mercoledì, 22 aprile 2009
dopo i cinquant'anni stancarsi non è solo più facile, è anche più eccitante.
martedì, 21 aprile 2009
tu hai processi mentali tuoi. anche sul lavoro. chi non ti segue lo perdi. non aspetti nessuno. vai avanti a testa bassa appena vedi una direzione buona, fidandoti più dei sensi che della ragione. riesci a partire con la fase esecutiva col barlume di un'idea. vallo a spiegare agli altri che lavorano con te, se ci riesci. è chiaro che poi non sei capace di lavorare in squadra. tu non sei un team, anche se pesi come un team.
hai una bella stampante di qualche anno fa. una accapi in atre, c'é scritto "professional series". solo che col mac non le piace lavorare. lo sente differente, non si fida. stampa un po', poi si ferma. sembra chiederti qualcosa, non sai cosa. riprovi, niente. smadonni, niente. lei sembra ignorare le tue mosse. allora la ignori anche tu. così, fischiettando, stacchi il cavo uessebi, come per attaccarci l'altra, quella più vecchia. lo riattacchi d'improvviso e lei riparte veloce, le pagine escono, il lavoro è finito. allora capisci. hai una stampante femmina. una gran bella stampante. ora prendi i fogli, sorridendo.
domani giornata di riprese in esterni, mattina e sera. domani l'altro a milano, forse. non c'é tempo per i pensieri. meglio così.
andare al bar per far colazione e incontrare un vecchio amico di tuo padre. ti riconosce, si ricorda di te, tuo fratello. ti dice la maddalena, i' tu' babbo incazzato, ma i' porcheddu era bono. quel sorriso uguale, bruciato dal sole e dal mare. alla sua età non fa più il sub ma la barca è lì, pronta, davanti a casa sua in sardegna. tu lo guardi, devi andar via. ottantasette anni, ti stringe la mano fermo, sorridente, amichevole, come se i trentasei anni da quei fatti non fossero passati. esci contento. ciao chiocciolina, sei un brav'uomo, sai di mare.
lunedì, 20 aprile 2009
perché nessuno riesce ad accettare il valore di un buon passato senza pretendere di portarlo in banca per finanziarsi un futuro migliore. la vita non prevede il salvo buon fine.
questa eterna gioventù. senza passato né futuro. solo un presente frenetico, fantastico, virtuale. non vogliamo ricordi, troppo concreti, troppo veri, rattristano perché segnali del tempo, tempo che passa, orologi da tener lontani. pieni di oggetti personali, esclusivi, così esclusivi che li hanno tutti. perché l'esclusività è virtuale e comune, l'individuo è reale ma solo. e allora questa solitudine ci fa paura. siamo parte della tribù, ma tanto, tanto differenti. eternamente giovani e accessoriati viviamo il momento come l'eternità, scappando dal tempo. poi, però, il tempo raggiunge tutti, e ci presenta il conto. io quel giorno lì voglio esser vecchio, vecchio da tanto, solo ma pronto alla bisogna, stanco di tanti ricordi che mi hanno fatto compagnia, ma contento di loro.
soldi per l'alitalia, per le banche, per il ponte, per il terremoto. ma dove erano tutti 'sti soldi? semplice, basta avere carta e inchiostro. si telefona alla zecca e si stampano. come i titoli tossici, parmalat cirio eccetera. e a noi tocca guadagnarli, pensa te.
fine settimana passato da solo. uniche frequentazioni la principessa e due amici. perfetto.
il sorriso di qualcuno che ti guarda, dura un attimo. benzina per un secolo.
domenica, 19 aprile 2009
quando chiude un blog non ti piace. o meglio, quando ne chiude uno che vale. già, il valore. leggere è un valore. ce ne potrebbero essere a migliaia, di blogs di valore. e altre migliaia, milioni, che potrebbero chiudere e sarebbe anche meglio. almeno per te. poi però ne chiude uno che conosci. lo conosci da poco, ma lo apprezzi. uno senza dirlo, così, per rispetto. ché se è chiuso ci saranno delle ragioni buone, che non sai ma buone. eppure ti spiace. egoismo, certo. ti garbava leggerlo, era un punto di vista, nel senso letterale. era un paio d'occhi nuovi, differenti dai tuoi, che guardano le stesse cose ma poi le raccontano diverso. occhi vecchi, o giovani, non importa. tu lo senti il bisogno di occhi nuovi, che ti insegnino a guardare le cose come a te non riuscirà mai. e mischiarli questi occhi, questi sguardi. oggi ho bisogno di stanchezza, disillusione, distacco vecchio, poi però ci metto una spruzzata di entusiamo misto a voglie e incazzature. un cocktail visionario che lo bevi e stai bene. un contrasto di sapori, alcuni li riconosci, altri li senti estranei, esotici, ma bevi e ti disseti leggendo. ecco, oggi ti manca un ingrediente. e ti dispiace.
dantedieci, piove, solo. musica, poche cose da fare, nessuna voglia di uscire. metterai una musica di quelle che non piacciono alla principessa, vuoterai la lavastoviglie, farai il sugo di pomodoro come piace a te. e aspetterai che torni. come sempre.
sabato, 18 aprile 2009
il fatto che i nostri ministri si riuniscano nel consiglio di gabinetto non li autorizza a produrre leggi di merda.
venerdì, 17 aprile 2009
tutti a chiedersi se è giusto questo, è etico quest'altro, ciascuno col suo dio bello comodo che gli dà ragione da dietro, che annuisce compiaciuto al suo protetto. tu non hai etica né ragione, non hai giustizia né certezze. tanti dubbi e nessun dio. forse il tuo era distratto, troppo impegnato a far saltare i bambini sulle mine.
giovedì, 16 aprile 2009
le donne hanno un mondo. un mondo suo che te non c'entri, al massimo lo sbirci da lontano. ti giri, la vita ti piglia e ti porta via, ti scordi tutto. poi però ti affiora un ricordo, un sorriso, uno sguardo, un gesto. robe piccine, di nessuna importanza. e senti dentro una riconoscenza vecchia, uno stupore nuovo. il gioco ricomincia, bello come sempre.
certe persone non è importante toccarsi, e neanche parlarci. certe persone basta vederle, a volte. e saperle, sempre.
tu non sei stupido. mettiamola così, sei diversamente intelligente.
mercoledì, 15 aprile 2009
avevi ragione. sole caldo e velato. l'ideale per una giornata in giro con lo scooter. peccato che il mare sia a settanta chilometri. ricordarselo, nella prossima vita. prima di tutto nascere sull'isola di giannutri, poi si vede.
tempo grigio, minaccia di pioggia. nel dubbio, meglio prendere lo scooter.
martedì, 14 aprile 2009
mediamente, le cose per cui ci incazziamo di più, son quelle che ci interessano meno.
la gente ti cuce addosso vestiti precisi, aderenti. il problema è che col tempo si ingrassa.
bello aver bisogno di qualcuno. brutto tacerlo.
qualsiasi cosa regali un uomo ad una donna, gliel'aveva rubata prima. sta solo restituendo in minima parte ciò di cui si è appropriato in precedenza, patteggiando quanto è da rifondere, che sarà sempre trascurabile rispetto all'intera refurtiva. una specie di condono tra sessi. questo la donna lo sa, ma non pretende di più. non è poi così male tenersi in casa un pentito castrato dai sensi di colpa.
domenica, 12 aprile 2009
abano terme è brutta come follonica, solo che qui hanno speso di più.
venerdì, 10 aprile 2009
in questo mondo dove tutto deve essere strabiliante, emozionante, stupefacente come in un film, la vera ambizione è passare qualche minuto di normalità. il tempo della solitudine è normale, e tu ci stai bene dentro.
sudare può essere piacevole, salutare, gratificante. anche senza la sauna, il calidarium, il bagno turco e tutte le altre stronzate.
il bello di lavorare a casa è che se tra lavorare e tagliare l'erba scegli l'erba, nessuno ti controlla.
il primo aprile te l'hanno organizzato in ritardo. tre giorni ad abano terme. portati un libro, meglio due.
giovedì, 09 aprile 2009
niente di meglio che far contento qualcuno con un regalo indovinato. se poi quel qualcuno è la tua donna, moltiplicalo per due o anche di più. in questi tempi di soddisfazioni magre, tocca contentarsi. io parlo per lei.
mercoledì, 08 aprile 2009
l'arma più pericolosa non è il sesso, ma la fantasia. quella non spara mai a salve.
con l'andar del tempo e l'osservazione di chi ti sta intorno sei arrivato a una conclusione. l'amicizia è il bene più prezioso, e va coltivata senza risparmiarsi. l'amicizia supera l'amore parentale, e lo supporta, specie alla morte dei genitori. anche i figli, dalla pubertà in poi, si allontanano e tendono a star da soli, arrivando spesso ad un distacco sentimentale. conosco molti che, orfani con figli grandi, hanno solo pochi amici, e solo di questi ormai godono la compagnia. ecco il perché dell'importanza dell'amicizia, coltivata a lungo e profondamente. anche marito e moglie, senza una base d'amicizia vera e solida, non godranno a pieno della vita di coppia. direi che l'amicizia è la parentela più stretta che c'é, perché è volontaria.
è buona usanza, prima di coricarsi, portarsi a letto due buone parole, un sorriso e almeno una cosa del giorno che meriti d'essere ricordata. questa saggia abitudine concilia il sonno e aiuta nella digestione.
martedì, 07 aprile 2009
certe persone ci sono in silenzio, e se ci parli succede sottovoce. bello pensarle.
dice che nel nostro paese non c'é la tortura. poi guardo in tivù i giornalisti che intervistano i sopravvissuti al terremoto. a volte un microfono fa più male di un coltello.
ieri sera due persone a dantedieci. due persone intelligenti, due campioni di cervello. e di memoria. a raccontarti una storia. qualcosa che tu vorresti scrivere. già, stavolta non vuoi partire dalla fantasia, ma dalla realtà. una roba bellina e complicata, fatta di gente normale che poi succede che gli tocca fare cose non proprio normali, e alla fine anche quella gente non è più normale, è cambiata, cresciuta, migliorata. sì, ti garberebbe raccontarla questa storia, però hai bisogno di date, fatti, persone che non sai, non conosci, non frequenti. e allora bisogna partire senza parlare, ascoltando in silenzio. un registratorino digitale, un taccuino e tanta curiosità. perché poi questa storia si allarga e si approfondisce, come un laghetto che da lontano pare una pozza ma poi l'hai davanti e ti rendi conto che nuotarci è fatica, se vuoi attraversarlo devi allenarti, prenderci confidenza, saperlo riva per riva. però poi vedi il colore dell'acqua, i riflessi, le sfumature e quella profondità, quello spazio nuovo ti affascinano. verrà il momento delle grandi bracciate, quelle belle fatte senza sforzo, godendosi il gesto e il posto. ma non ora, ora devi calcolare il tragitto, scegliere la rotta, dosare le forze. nessun lago è troppo grande, se lo conosci bene, se diventa il tuo lago. così le storie.
lunedì, 06 aprile 2009
chiunque in un giorno faccia cento cose e ne azzecca novantotto, verrà crocifisso per due cazzate.
forse il pianeta aveva un prurito, proprio dalle nostre parti. stanotte si è grattato l'aquila.
ieri giornata passata da una cugina sui monti per andare a pistoia. lei è cattolica ma cucina da dio. in quei posti avevi il mulino, tanto tempo fa. versanti ripidi, olivete scoscese che guardano sud ovest, verso il mare. una orografia forte, caratteriale, nella quale ti riconosci, ti senti a casa. poi, dopo pranzo, dieci minuti d'auto e vi siete trovati nella palude, su un argine che taglia l'acqua costellata di alberi e canneti. centinaia di folaghe con quel richiamo buffo che sembra carnevale e tante, tante garzette, aironi bianchi elegantissimi, che cacciavano rane. una passeggiata nel silenzio, unica presenza umana qualche casale lontano, di sfondo. e poi il temporale che si avvicina, i tuoni sordi, alti, la luce che cambia e l'acqua che scende a gocce grosse. la palude che cambia colore, con la superficie che diventa scura, tempestata dalle gocce. poi di nuovo a casa, alla finestra, a veder la valle che si nascondeva dietro gli scrosci mentre faceva scuro. bella domenica, in pochi, quasi da soli.
fumare fa male. come mangiare, parlare, lavorare, respirare, vivere.
venerdì, 03 aprile 2009
sulla pagina principale di splinder c'é una pubblicità di una medaglia miracolosa. è venuto il momento di cambiare piattaforma.
non sai il perché, ma stai inciampando in una serie di separazioni, divorzi e seconde nozze da parte di amici e parenti. sembra quasi che intorno a te la gente si diverta a giocare alla mobilità familiare. fare e disfare è tutto lavorare, si diceva un tempo. come se tra i quaranta e i cinquanta passasse una folata di vento giovanile, ormonale, che scompiglia i capelli e le famiglie. proprio ieri un quasi sessantenne e una cinquantenne amici tuoi hanno convolato per la seconda volta, in compagnia di figli ormai adulti e testimoni ormai vecchi. ci mancava la festa di addio al celibato, hanno avuto il buon gusto di evitarla. tu, come sempre, ti sei mantenuto distante da queste manifestazioni. ormai non ti invitano neanche più. e fanno bene.
ah, da ieri hai un dente in meno. un molare, nascosto in fondo. non era bello, ma ti faceva comodo. così, per ricordarsene.
giovedì, 02 aprile 2009
una vita in capsule. questo siamo oggi. una pillola ora, una cialda dopo, ci alimentiamo così. basta guardare la comunicazione. telefonate brevi, disattente, mentre guidi o fai altro, oppure una scorsa veloce ai giornali su internet quando hai un minuto. poi la sera a casa, un tiggì, un filmino se capita e poi a letto. poche chiacchierate vere, le discussioni di una volta. come se non fossimo coinvolti. come il caffè, appunto. pigli una capsula, pigi un bottone e te lo bevi. una volta i nostri nonni pigliavano i chicchi freschi e li mettevano sul fuoco dentro un tamburo di ferro coi buchi. giravano, annusavano e sapevano quando era tostato giusto. sopra il camino c'era un macinino di legno col manico di ferro nero, consumato dall'uso. contavano i chicchi preziosi e giravano il manico fino al suono vuoto. rovesciavano il cassetto nella macchinetta annerita e la mettevano sul fuoco. poi se lo bevevano insieme, in quelle che qui si chiamavano le "veglie". voleva dire che la sera ci si riuniva sull'aia o in casa di un amico a parlare scherzare e ridere, oppure a discutere di politica e litigare, ma guardandosi in faccia, sera dopo sera, fino a capirsi. senza telefonini, internet, tivù, senza fretta. forse nel caffè siamo migliorati, abbiamo più scelta, più opzioni, ma forse ci piace meno. ché qualcosa di guadagnato, sudato, fatto e ottenuto con attenzione e dedizione, con tempo e sudore, anche se poi non ha un sapore eccelso, però te lo gusti differente, lo assapori con quel piacere che infilando una cialda e pigiando un bottone non proverai mai. così la vita. ecco perché a volte sa di merda.
mi dicono che sono saggio prudente ed equilibrato. equilibrio un cazzo, è una vita che casco.
appena spunta un po' di sole l'erba tira fuori il vestito della festa.
certe cose non ti piacciono. piglia il tempo, dovrebbe esser primavera e invece no. ti manca il sole a scaldar la pelle e il dentro. e non sei il solo. anche le margherite in giardino, spuntano ma rimangono lì, un po' chiuse, incerte. che fare? pigliare le cose sul serio o rimanere così, a mezz'aria? così la vita. uno non è contento di quel che fa o di come lo fa, ma non sa come farlo altrimenti. gli tocca farlo come sa. e allora? non c'è soluzione. o forse il trucco è cercarsi spazi dentro, coi pensieri. immaginarsi una primavera interna, piena di suoni e colori e odori, che chiudendo gli occhi ti pare di esserci. e scaldarsi con quei pochi sorrisi che ti capitano, con due parole lette distrattamente, una frase inciampata ma buona. sperando che venga un po' di sole, e così sia.
certa gente non lo fa vedere, ma piange.
mercoledì, 01 aprile 2009
la merda intorno travolge tutto e tutti, dove ti giri vedi egoismi, bassezze, rovina e distruzione. hai la schiena a pezzi, la mente in briciole e le funzioni vitali di una euforbia. però sorridi. è evidente, sei stupido.
odi gli ormeggi e le bitte, non ti piacciono le ancore e poi ti trovi con la voglia di buttare la cima al primo gommone che passa. la risposta è semplice, non sei ancora padrone della barca.
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