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venerdì, 30 gennaio 2009
nelle relazioni sei come coi quattrini. non è avarizia, hai poco da dare.
quando ti fa male un dente vorresti tagliarti la testa. non è una cattiva idea, risolveresti anche quel problemino con il cervello.
cose che partono per non tornare più, altre che tornano dopo un po', robe nuove che arrivano. è la vita. ti piace che tra i binari arrugginiti della tua stazione ci cresca l'erba.
giovedì, 29 gennaio 2009
ci son giornate inutili, da buttar via, come oggi. passate in macchina, in fila, in ritardo, tutti "in" che ti mettono "out". tempo buttato, passato in città dentro una scatola di ferro odiosa, a pensare e fare cose insensate. poi dicono salviamo l'auto. salviamoci dall'auto finché siamo in tempo, sarebbe meglio. giornate così vorresti davvero buttarle via. poi capita un semaforo. tra le due file di mostri rombanti cammina uno. cammina, forse è troppo. arranca. è messo male, piedi rigidi, ginocchia rigide. cammina come chaplin, se non fosse per la lentezza e rigidità degli arti inferiori. dondola il busto in maniera evidente, destra sinistra destra. intorno i mostri sgassano fumanti, lui avanza piano. ha un bicchiere di carta in mano, anche quello oscilla forte, illuminato dai fari, destra sinistra destra. lo tiene stretto. nessun finestrino si abbassa, nessuna mano che porga qualcosa. tu ti slacci la cintura di sicurezza, ti sollevi un po', estrai il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni. forza amico mio, sennò non ce la fai a raggiungermi, arriverà il verde e dovrò partire tra i clacson di questo mondo stupido. lui va piano. guardi il portamonete. è pieno. togli una monetina per il prossimo parchimetro. è buio, nella penombra dell'incrocio ti sembra di vedere pezzi da uno, forse uno da due, poi altri più piccoli. arriva il verde. le due file di lamiera partono sincrone, sollevando vapori di benzina. lo raggiungi, è fermo. finestrino aperto, colpo di freno e gli scarichi la manata metallica nel bicchiere. sente il peso e ti sorride. qualcuno lontano suona dietro di te. acceleri e chiudi il vetro. adesso sei a casa. ci ripensi. ci son giornate inutili, come oggi. giornate da buttar via. ma c'è stato quel sorriso, oggi la tieni.
non sono le idee a rendere interessante una persona, ma la capacità di metterle in pratica. ecco perché tu sei fuori dal gioco.
mercoledì, 28 gennaio 2009
la nostalgia può essere un dolore bellissimo.
scrivere è inventare con le parole, dipingere è inventare con i colori, scolpire è inventare con le forme, fare architettura è inventare con gli spazi, fare musica è inventare con dei suoni, fotografare è inventare con la luce. l'arte è invenzione, ricerca di nuovi modi di sentire, di percepire il mondo e il rapporto con noi che lo viviamo. dare e prendere, permeabilità sensoriale, percezione estetica che modifica in profondità. tentare altre possibilità di esistere. per questo cerchi il bello. ed eviti gli specchi.
martedì, 27 gennaio 2009
se penso che c'é gente che paga anche dei soldi per avere più canali televisivi, mi sento avvilire.
i maschi confondono le cose, le femmine glielo concedono. spesso il giocattolo "coppia" si rompe così.
oggi è la giornata della memoria. bisognerebbe ricordarsene anche domani.
ho incontrato una conoscente architetta. aveva una nuvola di capelli cotonati in testa. forse le piace massimiliano fuksas.
ieri sera telefona la principessa. vado al cine, a cena siamo in quattro. bene. prepari la cena, arrivano tutte insieme, alle otto e mezza. una è la sua cara amica di sempre, quella complicata. l'altra una fiorentina, mai vista, ti sembra complicata anche lei. esuberante, quasi logorroica, in quel modo tipico dei timidi. ogni due frasi mette un segno, un pianeta, un ascendente. finisce le frasi con un discorso suo, un detto, una specie di motto che segnala che sta pensando a voce alta, sta traendo le sue conclusioni sull'argomento. le piace la casa, ma forse lo fa per gentilezza. durante la cena loro tre scherzano, parlano. intervieni poco, cerchi di non farti notare. ti garba osservare tre donne che cenano insieme, le dinamiche, le strutture che si creano tra tre tipi differenti di femmina. sono quasi coetanee. una cosa ti infastidisce. le due single riconoscono alla principessa la fortuna di avere un uomo accanto. non ti conoscono, potresti essere un mostro, eppure per loro la principessa è fortunata. roba da pensarci su.
lunedì, 26 gennaio 2009
il vero stupido è colui che si ritiene più furbo di quello che ha davanti, e che lo sta fottendo, per il semplice fatto che lui sa che l'altro lo sta fottendo, pur non facendo nulla per evitarlo. non so se mi spiego.
non manca la voce. manca la voglia di parlare. anche i pensieri, quando ci sono, non fanno rumore. è il tempo del silenzio.
sabato, 24 gennaio 2009
perché la vita col tempo si accumula e diventa un groppo duro dentro. allora qualcosa si ammorbidisce, diventa liquido. ed esce dagli occhi. da vecchi succede.
venerdì, 23 gennaio 2009
ieri a milano c'era il sole e faceva caldo. la prossima volta lascia a casa il parka, portati la crema solare e vai all'idroscalo.
ci son cose che dovremmo farci insegnare di nuovo dai bambini. un esempio: abbiamo dimenticato ad aver paura. o meglio, abbiamo perso il controllo, il limite, sforiamo nel panico, nel terrore, nella paranoia. la paura, se saputa gestire, come fanno i bambini, mantiene vivi e può anche essere bella.
avere una bella donna vicina è a volte imbarazzante. altre no.
giovedì, 22 gennaio 2009
le città sono mediamente brutte. milano non fa eccezione. ma c'era la triennale.
mercoledì, 21 gennaio 2009
non è la quantità o la qualità delle persone che conosci. è il bene che ti vogliono.
bello arrivare a sera sapendo di aver fatto molte cose. ancor di più arrivare a sera e non averle fatte.
e quel silenzioso dimostrargli affetto, guardandolo col capo basso e la faccia sorridente e strofinandogli la spalla con quel movimento rapido, impacciato e timido, che trasmetteva quella cosa che hai dentro quando sei contento.
ciò che gli altri ti riconoscono, onestà, fedeltà, buona volontà, tu sai essere solo pigrizia. esser cattivi è fatica.
martedì, 20 gennaio 2009
il piacere di pensare a qualcuno riempie qualunque solitudine. sembra la scusa di un timido ma funziona.
lunedì, 19 gennaio 2009
certe cose rimangono impresse. non le scordi più. sabato c'è stata una festa a sorpresa. gli amici di tuo fratello erano tutti lì, a casa di tuo padre. tutti meno uno, che era con lui nel bosco a far legna. una scusa per tenerlo lontano, poi la telefonata di tua cognata, la scusa della luce che non c'é, lui che rientra trafelato bestemmiando e accusandola di chi sa quali nefandezze elettriche, la luce che torna e la musica che attacca. una musica irlandese, bella, una ballata lenta, suggestiva, nostalgica. la musica che lui ama di più, suonata in soggiorno dal gruppo che lui ama di più. lui non si rende conto, pensa allo stereo, poi si gira. tu spunti dalla cucina, stai riprendendo con la telecamerina. la musica è dolcissima, struggente. lui guarda in soggiorno e apre le braccia. è stupefatto, esterrefatto, sopraffatto dall'emozione. si mette lì, in mezzo, li guarda suonare e piange. piange come un bambino di cinquant'anni. dalle altre stanze sbucano tutti gli altri, applaudono, ma piano. non si può interrompere quella musica, quella meraviglia, quell'omaccione che piange, quei centoventi chili che singhiozzano di sorpresa e di felicità. poi, alla fine del pezzo, abbracci, auguri, la poesia scritta dal suo amico boscaiolo, i saluti coi musicisti. erano vent'anni che lui diceva che gli sarebbe piaciuto invitarli a casa, mangiarci insieme, parlarci. sabato è successo, è successo tutto. è successo che per quattro ore ci ha parlato, li ha ascoltati suonare, ha riso e pianto, e non smetteva di stupirsi, allargare le braccia, asciugarsi gli occhi. c'é stata molta musica sabato sera in quella casa. musica suonata dal vivo, e cantata, e ballata anche. lui no, che è peggio di te, e anche tu no, che facevi le riprese e nel monitor ti godevi la musica e tuo fratello e le lacrime che erano anche tue. sì, hai pianto, e parecchio. di piacere per lui. poi, alla fine, verso mezzanotte, come nella tradizione irlandese, si chiude il cerchio. emozionati e contenti anche loro, gli hanno suonato di nuovo la sua preferita. oggettivamente, una musica davvero bellissima. mentre il violino attaccava la melodia, tuo fratello ha fatto un nome. l'ha dedicata a uno degli amici che dal ventisei dicembre non c'é più. l'arpa ha seguito il violino, e poi la chitarra col secondo violino. ha chiuso gli occhi, si è messo le mani sulla faccia. tu imperterrito, riprendevi tutto. ma la mano tremava, forse anche le riprese son venute tremanti. le lacrime cadevano sul viewfinder della telecamera. ma la telecamera era una scusa, per tirartene fuori, evitare l'emozione forte che ti ha comunque travolto. poche volte nella vita hai visto tristezza e amicizia e felicità e emozione e voglia di stare insieme e di dimostrarsi affetto e chi sa cosa altro in una sola serata. sabato è successo. e non lo scordi più.
in tivù ti dicono che c'é la crisi mondiale, dieci secondi dopo ti fanno vedere delle auto che costano un'ira di dio, poi c'é un gioco dove regalano i milioni e dopo ti raccontano dei barboni morti di freddo. ma come si fa a credere ad un elettrodomestico che ti parla così? anzi, meglio, come abbiamo fatto ad arrivare a credere ad un elettrodomestico?
i sentimenti sono malattie, e tu in fondo vorresti una vita asettica. il problema è che non ci sono medicine.
i contrattempi del venerdì hanno traslocato nella nuova settimana. niente di meglio che cominciare con qualcosa di familiare.
domenica, 18 gennaio 2009
festa a sorpresa da tuo fratello. serata bellissima. non l'hai mai visto così felice. niente di più bello di venti amici che ti regalano un sogno. tu e lui non avete ballato, ma c'era da farlo.
sabato, 17 gennaio 2009
un moccolo non serve a nulla, ma fa stare meglio.
dantedieci, giornata un po' grigia. lloyd cole and the commotions suona roba facile, la principessa fa la mousse al cioccolato per la festa di stasera, il camino scoppietta tranquillo. intanto di là bombardano.
venerdì, 16 gennaio 2009
gli errori non fanno poi così male, se li cerchi volutamente.
il venerdì è san contrattempo. il piano bi non basta più. a volte non basta l'alfabeto. oggi è una di quelle.
giovedì, 15 gennaio 2009
a molti uomini una moglie non basta, ad altri invece avanza. tu cerchi di stare nel mezzo.
è da stamani che hai voglia di kebab. un bel rotolo pieno di carne bollente e cipolla e salsa piccante, da addentare famelico e masticare di gusto. forse è il dente nuovo, o forse no. altro che torte salate.
mercoledì, 14 gennaio 2009
un confine pericoloso, quello tra la nostalgia e il rimpianto. da una parte le cose come erano, dall'altra come avrebbero potuto essere. facile oltrepassare la linea.
strano, succede che le cose che ti vengono meglio sono quelle delle quali non hai il completo controllo. come dire che lavora meglio il caso di te.
il bello della pioggia è che rende tutto più nostalgico, onirico, struggente. anche il semplice lavarsi i denti con la luce morbida e diffusa acquista un fascino particolare, da vecchio film. ma forse sei tu che hai bisogno di cose così.
martedì, 13 gennaio 2009
parafrasando la campagna pubblicitaria degli atei, la notizia buona è che dio non esiste, quella cattiva che se ci fosse stato avrebbe fatto comodo.
lavorare a casa. lavorare, far finta. far qualcosa, mettere un po' a posto. da stamani il camino è acceso. mastica la legna con una lentezza rassicurante. giornata di vento forte, a folate. tramontana sì, ma sporca, rabbiosa, voglia di girare a scirocco o libeccio forse, infatti non fa freddo. arrivano le nubi, pioverà. meglio, aumenta il piacere di star qui.
ti accorgi solo ora che in un post puoi disegnare con flash, inserire tabelle, grafici e chi sa cosa altro. per te già è difficile trovare delle semplici parole. hai abbandonato la fatica delle maiuscole. un dito solo usato a scrivere, il resto di te che cerca. concentrarsi sul suono dei pensieri che si trasformano in frasi. che vuol dire distrarsi dal resto. nella vita fai uguale.
lunedì, 12 gennaio 2009
ti vergogni del dente che manca. appuntamento dal dentista oggi alle cinque. riavrai un sorriso minimamente decente solo mercoledì pomeriggio. questo significa due giorni a casa, senza uscire. rimanderai gli impegni e ti renderai utile con internet e il telefono. farai finta di essere malato. è umiliante. pigliala bene, due giorni a dantedieci col camino acceso. per tagliar la legna non servono i denti tuoi, bastano quelli della motosega.
fino a mercoledì sera niente dente nuovo. tre giorni di windows. bugs compresi.
domenica, 11 gennaio 2009
nel frattempo hai perso un altro dente. pezzi di te che se ne vanno, come i ricordi. entrambi servono a masticare la vita.
sabato, 10 gennaio 2009
hai i calli alle mani. certe medaglie non le vuole più nessuno. e ora bagno caldo, gerry mulligan e astor piazzolla. tango nuevo.
oggi è il giorno della motosega, che dopo una settimana di psicoseghe, è quello che ci vuole. ovvero, un po' di pratica annulla tutta la teoria del mondo.
venerdì, 09 gennaio 2009
tutte le volte che infrangi la regola della tua timidezza, un secondo dopo ti senti nudo, disarmato, sguarnito. eppure a volte è necessario, o almeno lo senti così. non puoi fare a meno di esternare, come qualcosa che ti scoppia dentro improvviso, impellente, liberatorio. salvo ritirarsi scontroso un secondo dopo, vergognandoti dentro. dovresti usare più il cervello. al tuo potresti cominciare intanto a togliere il cellophane.
il sentimento è l'unica forma di dipendenza accettabile.
giovedì, 08 gennaio 2009
essere impossibilitati ad ottenere qualcosa, oppure rifiutarla tu. il risultato è lo stesso, ma c'è un mare in mezzo.
ikebana mentale, ovvero come riempirsi la testa con un solo pensiero.
ci son posti freddi, inerti. nessun segnale, una gabbia di faraday dei sentimenti. poi, basta un sorriso. il posto rimane lì, ghiaccio, ma tu te ne vai accaldato.
mercoledì, 07 gennaio 2009
certa gente. quando ce l'hai d'intorno, che la vedi, la senti, ti sembra che la controlli, allora è tutto tranquillo, va bene così. poi succede che tu fai altro, oppure loro sono altrove. passa il tempo e non l'hai più davanti. quando c'era era normale, rapporti zero, oppure il minimo. adesso no, manco quelli. ecco, quel poco, quasi nulla, ma regolare, continuo, abituale, lascia un vuoto. una roba più grande di come te l'immaginavi, anche. che fare? quel che hai sempre fatto, farci l'abitudine. ma non ti piace.
peccato. a gaza ieri le scuole non festeggiavano la befana.
hai comperato un cappotto e una cerata nautica. onestamente speri di usare più la seconda.
duemilanove iniziato di corsa. aspettiamo il duemiladieci.
martedì, 06 gennaio 2009
trent'anni con la principessa. traguardi no, ma tappe sì.
lunedì, 05 gennaio 2009
ieri sera in tivù c'era una trasmissione su un politico condannato e latitante. dicevano che era uno statista, un eroe in esilio. di questo passo qualcuno andrà in chiesa a pregare cristo e sulla croce ci troverà barabba.
ci stai pensando. nella vita lo scorrere del tempo ti fa perdere per strada un sacco di roba. in fondo non ti dispiace. è una semplificazione delle cose. e comunque una visione nostalgica migliora i ricordi.
hai deciso, ti comprerai un cappotto. il solo pensarlo ti ha ridotto ad uno straccio. lo hai scelto su internet ,così potrai stare in negozio solo cinque minuti. e vaffanculo allo shopping.
freddo pungente, aria di vetro, vento a tratti che leva la pelle. l'inverno è così. in questo momento a playa de l'este, a quaranta chilometri da la habana, ci sono dei bambini che pigliano la rincorsa dalla spiaggia bianchissima e si buttano nell'acqua del caribe, trasparente e luminosa. sembra di veder gli schizzi, sentir le risate. già, siamo noi quelli fortunati.
domenica, 04 gennaio 2009
a certa gente ti garbarebbe telefonargli. solo per sentirne la voce, nient'altro.
sabato, 03 gennaio 2009
sei un tipo molto distratto. in vita tua hai perso un sacco di tempo e non ricordi dove.
venerdì, 02 gennaio 2009
la vita cambia, piglia altri giri, ti trovi in posti differenti, con gente nuova. molti dei vecchi li perdi, tanti non lasciano nulla. qualcuno no. una piccola ferita. farà un po' sangue, poi seccherà e infine cadrà la crosta. ma rimarrà il segno.
giovedì, 01 gennaio 2009
molti ti apprezzano perché non sei cattivo. non sanno quanto sia inutile essere considerato per qualcosa che non sei.
certe belle donne, come forse anche gli uomini belli, sono persone molto complicate. sono spesso insoddisfatte, esigenti, restie al sorriso, difficili alla confidenza. una delle ragioni di questo potrebbe essere che sono abituate a non doversi accontentare.
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