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sabato, 29 novembre 2008
ti fa sempre effetto vedere gente arrabbiata, agitata, nevrotica. già, diventi nervoso anche tu. o meglio, senti il disagio, la violenza nell'aria, quella vibrazione aggressiva che fa indurire i muscoli, stira i lineamenti, blocca la fluidità dei movimenti. è una reazione animale. quando senti una voce che si alza improvvisa, delle parole irate, acide, saresti capace di tutto. saresti. per fortuna la tua pigrizia non la vince nessuno.
venerdì, 28 novembre 2008
le giornate hanno quella lunghezza lì, non c'è niente da fare. il problema sono gli incapaci. in un giorno uno può succedere, è previsto, lo consideri. un incapace ti fa perder tempo, ma non tanto. è se ne capitano due che succedono i casini. specie se uno dei due sei tu.
il venerdì non è giornata.
giovedì, 27 novembre 2008
l'imbarazzo e l'ineguatezza che ti accompagnano perenni possono sembrare ingombranti a prima vista, ma una volta fatta l'abitudine sono una compagnia rassicurante. se sei sempre il solito stronzo allora non sei peggiorato. la stabilità è comunque confortante.
c'è più morale in una pagina di giovannino guareschi, vecchio scrittore di destra, che in tutti i parlamenti dal dopoguerra ad oggi. anche quando c'era qualcuno di sinistra. anzi, senza scomodare guareschi, basterebbe john belushi. vincerebbe comunque facile.
ecco, sì, pensandoci bene, anche tu avresti voluto portarti a casa certe cose dal vecchio ufficio. una di queste era la socia. ma non avresti saputo dove metterla.
a pranzo dai suoceri. la pazzia è forse la vera forza fondante dell'animo umano. altrimenti non si spiegherebbero le ultime elezioni.
lavori su mac. hai un powerbook di qualche anno. ci fai testi, grafica, posta, blog, archivio, fotoritocco, tutto. non fai bene niente ma ci fai tutto. però poi rallenta, rallenta, rallenta. non sai perché. poi ti accorgi che a forza di lavorarci e lavorarci hai inavvertitamente attivato più di mille fonts, forse quasi duemila. su un vecchio mac portatile. spenti i fonts è tornato pimpante, vispo, veloce come nuovo. darsi del bischero a cinquantuno anni suonati è sempre un bell'esercizio.
inutile esser gelosi. certi sentimenti sono omnicomprensivi. ce n'é per tutti.
buffo. anche qui, nella cantina di dantedieci, ho una foto di mio padre. esattamente quella. un altro poster, senza la dedica alla socia, senza le scritte della mostra, solo la foto. me la regalò chi la scattò a suo tempo. solo che ora non l'ho di fronte, che mi guarda in faccia e guarda le spalle alla socia. quello è ancora dietro la socia, nel vecchio ufficio. questo l'ho dietro, che guarda le spalle a me. ogni tanto mi giro e guardo quella grande foto incorniciata avvolta in un cellophane. e mi sento bene.
mercoledì, 26 novembre 2008
ogni tanto è bellino sentire una voce che ti piace. anche via mail.
quando vedo in mezzo a tutti questi balordi attaccati alle sedie uno che dimostra un minimo di integrità, di coerenza, in quel preciso istante, mentre lo vedo, mi vien voglia di abbracciarlo, di stringergli la mano, di dichiarargli la mia stima. ecco, oggi vorrei mangiare una pizza con renato soru. domani non lo so.
hai cambiato abitudini. un modo diverso di muoverti, di gestire il lavoro, di comunicare. non ti trovi male. hai perso cose trovandone altre. in fondo, è il sogno di tutti. cambiare il fuori senza spostare di una virgola il dentro. tomasi di lampedusa la sapeva lunga.
martedì, 25 novembre 2008
enzo biagi non era solo un bravo giornalista, era anche una brava persona. il suo premio erano i lettori, i telespettatori, la gente che apprezzava lui e il lavoro che faceva. dei premi ne faceva a meno da vivo, figuratevi da morto. ecco, ora sapete dove dovete mettere l'ambrogino d'oro.
scrivere è come far la cacca. ci vuole il tempo e la carta, sennò non viene bene.
l'unico antidoto per sopravvivere alle troppe cose da fare è far finta di non avere un cazzo da fare. se ci credono gli altri puoi crederci anche tu.
lunedì, 24 novembre 2008
oggi giro in centro. manca un mese al natale, ma non ce n'è traccia. unico segno quelli che mettono le lampadine attraverso alle strade, intralciando il traffico e rompendo i coglioni alla gente. anzi, guardando le facce in giro, le bocche serrate, strinte, silenziose, gli occhi fissi, attoniti, quasi impauriti, pare che nell'aria, più che il solito scampanellio natalizio, si stia diffondendo un certo odor di merda. boh, saranno le renne.
impunità e perdono. stesso risultato che scaturisce da due procedure opposte, antitetiche. il secondo è la massima espressione di giustizia verso colui che sbaglia, la prima è la forma più forte di ingiustizia verso un paese giusto. poi però uno se lo domanda. dov'è il paese giusto?
il freddo e l'acqua fanno diventare tutti scemi. o forse lo eravamo già da prima.
ieri giornata bellissima. freddo cane, ma il camino è rimasto sempre acceso. pranzo a dantedieci con degli amici, che poi sono andati via presto. anche la principessa è andata da sua madre. sei rimasto solo, a mettere a posto, ciondolare per casa, uscire in giardino a fumare. ne avevi voglia. star fuori a tremare con la sigaretta in bocca e poi rientrare, mettere un legno in più nel fuoco e stemperarti, carne e pensieri. se solo la schiena non avesse fatto i soliti capricci. stamani ti hanno svegliato i tuoni. acqua e vento, e buio, e grigio. giusto, c'è da lavorare, meglio un aiutino meteorologico ad aumentare il fetore quotidiano. devi fare una cosa per uno stronzo. sai già che la farai male. questo aumenterà il malumore. tranquillo. arriverà stasera, il buio, la pace, di nuovo il camino acceso.
sabato, 22 novembre 2008
sabato a casa. tagliata un po' di legna, messo a posto le cose in giro, mangiato due cazzate, acceso il camino. giornate così, passate in due, in silenzio, oppure due chiacchiere un sorriso e un bacio. avercene.
venerdì, 21 novembre 2008
le giornate di merda non hanno mai un segno di riconoscimento iniziale, basterebbe quello a farti rimanere a letto. si svelano a te lentamente, come uno spettacolo pirotecnico che ti lascia senza fiato. tu almeno il fiato l'hai conservato. per i moccoli.
meglio una fregatura da un uomo o da una donna? ci stai pensando da stamani. ne ha prese di tutti i tipi, e fanno comunque male. ma da un uomo te l'aspetti, da un donna meno. ecco, sì. le donne peggiori son quelle che si comportano come un uomo. e gli uomini? loro nel dare fregature sono avanti anni luce.
alcuni sciocchi riescono ad annoiarsi quando hanno troppo da fare. tu sei tra quelli.
giovedì, 20 novembre 2008
stai fumando un po' più di prima. bravo, vuol dire che ti stai organizzando meglio.
ci son mille modi di lavorare. i valori in campo son tre, almeno i principali. te, quel che fai, i soldi che guadagni. c'è chi pensa solo ai soldi, e di solito son quelli che guadagnano di più. alcuni ai soldi ci pensano in esclusiva, senza curarsi di quel che si fa, come lo si fa, o anche se chi lo fa lo faccia veramente oppure no. quelli fanno i milioni. poi c'è chi pensa a sé, alla carriera, a vendersi lui, prima di quel che fa. è già un piccolo passo avanti, ci tiene a quello che lo rappresenta, sa che il prodotto è il suo biglietto da visita, ci sta almeno un po' attento. anche questi guadagnano bene, ma già non diventano ricchi. poi c'è chi sta davvero attento al prodotto delle sue mani, del suo ingegno, del cervello che ha, senza curarsi di sé o dei soldi che ci ricava. sa di essere uno strumento, il fine vero è il risultato del suo lavoro, che deve essere comunque ben fatto, senza risparmiare sul tempo o sull'impegno personale. ecco, quelli lì, oggi, muoiono di fame. piglia i contadini, che non possono fare altrimenti. dimenticarti di te e del tuo tempo è il solo modo di ricavare qualcosa dalla terra, e se poi grandina o vien la gelata è stato comunque inutile. oppure gli artigiani quelli veri, quelli che sanno fare, che ci mettono attenzione. oggi queste persone valenti non valgono niente, fanno la fame. eppure, nonostante tutto, tu vorresti essere come loro.
sei andato a letto alle dieci e mezzo. sogni strani, stranissimi. qualche particolare lo ricordi ancora. con molto piacere.
mercoledì, 19 novembre 2008
in su e in giù per la superstrada. dantedieci oggi è stata lontana. appena un pranzo fugace, tanto per scottarsi la lingua con la roba che brucia e via, verso nuove avventure. avventure. rimediare ai ritardi altrui, cercando di difendere i propri, sovrapporre i tuoi sbagli a quelli di altri, sperando che due meno facciano un più. lo chiamano lavoro. domani andrà meglio.
hai provato a scrivere il silenzio, ma non ti è venuto bene. "non hai vinto, ritenta". come nei boeri.
è che ogni tanto tocca lavorare. ma pensi, eccome se pensi. per fortuna poi scordi tutto.
martedì, 18 novembre 2008
stasera carte, ma non ne hai quasi voglia. contentati, in curdistan giocano a domino con le dita di quelli saltati sulle mine.
tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. a volte basta anche una pozzanghera a bloccare tutto.
altra cosa che non capisci. farsi i cazzi propri è un dovere, farsi quelli degli altri è un piacere. questo conferma una cosa sola. la gente non è contenta di sé, di casa sua, della sua vita. la gente non si basta più. e ancor peggio, non sa cosa vuole, pur volendolo.
le femmine saranno anche strane, ma son belle, quindi vanno sopportate.
lunedì, 17 novembre 2008
non è vero che i vecchi non hanno bisogno. solo che non lo danno a vedere.
ci sono delle musiche che ti fanno sentire giovane, alla moda, giusto per quel che sei. di solito sono musiche sbagliate, direi false musiche. poi ci sono musiche oneste, vere, e giovani davvero, che ti fanno rimpiangere di non essere più giovane te. ani di franco è così.
stasera tramonto da film americano. comincia il freddo pungente. se senti pungere meglio, vuol dire che sei vivo.
noi maschi siamo troppo semplici, troppo. le femmine invece son sempre molto complicate, decisamente. insomma, mai che ci si trovi.
sacro e profano. stanotte hai sognato la socia. onestamente non c'era nulla di sacro.
sarà stato un mese fa. esco da casa per comperare le sigarette al bar vicino. mi ferma un signore. lì per lì non ricordo nulla. mi accenna a mio padre, tanto tempo fa. sì, ricordo, lavorava con lui, o almeno nella stessa fabbrica, so che abita nei dintorni di dantedieci. mi accenna a una foto. lo guardo interrogativo. me ne promette una copia, io lo ringrazio. ieri sera, tornando dal mercatino, vedo qualcosa nella cassetta delle lettere. apro. la ristampa di una foto vecchia, sgualcita, in bianco e nero. siamo intorno agli anni cinquanta o poco più, un gruppo di persone è intorno a lui che, seduto davanti a uno di quei cosi girevoli, frullino mi par che si chiamasse, sta dipingendo un vaso. lo guardo bene. era giovane, capelli quasi neri, come non glieli ho visti mai. la spolverina bianca, la portava sempre, col taschino pieno di matite e biro che poi perdevano e macchiavano tutto. cerco di riconoscere qualcuno. mi par di vedere solo un mio cugino giovanissimo. sto ripensando a quel signore che mi fermò tempo fa. sì, credo che gli volesse bene. e me lo ha voluto dimostrare. senza esagerare con amore e dolore, ma credo che sentimento e dispiacere a volte stiano bene insieme.
ieri mercatino delle pulci al paese. la principessa e il nipote omonimo erano lì, col banchino pieno di gormiti dragonball e cianfrusaglie di casa. tu hai fatto il facchinaggio e la logistica. te li sei goduti entrambi, compatibilmente al mal di schiena. incasso scarso, ma una giornata della principessa con un suo nipote non ha prezzo.
domenica, 16 novembre 2008
e le chiocce invecchiano. gallina vecchia fa buon brodo, si dice. ecco, "brodo" è i termine giusto.
hai il senso di famiglia di una chioccia. solo che poi i pulcini crescono.
sabato, 15 novembre 2008
giusto. gli uomini non son tutti maiali. alcuni son dei capponi. mediamente comunque, gli uomini son polli, semplici polli. comunque sia, sempre di animali da cortile si tratta.
venerdì, 14 novembre 2008
a casa a quest'ora. ci sarebbe un raccontino da scrivere. si vedrà.
al mondo c'è bella gente. a volte basta una voce a ricordartelo.
«Noi eseguiamo ordini figliolo. Eseguiamo gli ordini altrimenti della gente muore. È tutto qui, semplice..»
jack nicholson interpretando il colonnello nathan jessep in "codice d'onore" di rob reiner.
ma queste cose succedono solo nei film americani, a bolzaneto e alla scuola diaz è andata differente.
giovedì, 13 novembre 2008
ti piace certa gente che taglia. sì, fa male. ma non te ne accorgi subito. è dopo che ti guardi e vedi le lacerazioni. certe ferite fanno male anche dopo anni. ma forse è come le amputazioni. non fa male la ferita. il vero dolore è il pezzo che manca.
ergo, inutile cercare la perfezione, farai comunque un porcaio.
le preoccupazioni riempiono la vita, e rendono inutile il minimalismo mentale.
una vita vuota produce comunque preoccupazioni.
il minimalismo mentale produce una vita vuota.
ho capito. suitcase fusion è un grazioso e potente programma per la gestione dei fonts su mac. così potente che ha ridotto il mio vecchio powerbook ad un elegante fermaporte, utile quando tira vento, bello a vedersi ma incapace di elaborare una divisione a due cifre entro la giornata. urge un rimedio.
i piccì son mediamente veloci, può essere che a volte rallentino un po', diciamo che hanno sei marce. un mac ne conosce due, la standard e la modalità parcheggio. il mio sembra sapere che sta lavorando in un garage.
è una formula che non capisco. più cose hai da fare, più velocemente cerchi di farle, meno riesci a farne. ci dev'essere un trucco.
mercoledì, 12 novembre 2008
stai frequentando alcuni cretini. una cosa ti ha colpito in particolare, il vero cretino non vuol riconoscere di esserlo, nonostante l'evidenza gli dimostri il contrario. questo è già confortante.
ricordi. a volte ti vengono mentre fai qualcosa, e allora comandano loro, e te rischi di sbagliare quel che fai. una decina d'anni fa, forse anche quindici, forse di più, ho servito a lungo un grosso cliente, gli facevo gli spot televisivi, me li pagavano poco, poi li mandavano anche su fininvest e rai, con mia grande vergogna e soddisfazione insieme. il boss era un simpatico orco, e io dovevo proteggere le modelle dai suoi assalti ormonali e dalle sue richieste indicibili, ma questa è un’altra storia. quando andavo a trovarlo nel suo stabilimento, poco prima di prato, dietro ad un supermercato di mobili mi pare, uscendo da capalle mi imbattevo, dopo una curva a sinistra, in uno stabilimento strano, fatto da grosse sezioni verticali in cemento armato che si alzavano oblique dentro ai due piani di grandi finestre che davano sulla strada. ero curioso, quella costruzione bassa e larga, sviluppata in orizzontale, con una strana torre rivestita in pietra sulla destra, mi diceva che lavorare lì doveva esser bello, c'era luce naturale e spazi stimolanti, insomma, una roba bella e stimolante agli occhi e al cuore. al tempo sembrava quasi abbandonato, le finestre erano coperte di carta un po’ strappata e i vetri erano sporchissimi. ci passavo spesso e, paragonandolo alla fabbrica dove andavo, una megastruttura super moderna che sfornava migliaia di materassi al giorno, mi sembrava un posto umano, familiare, una roba a misura d'uomo insomma. pensavo sarebbe stato bello lavorare lì dentro. ci si può innamorare di una fabbrica? a me è successo. poi il cliente ha smesso di fare televisione, o peggio, la fa con i miei vecchi spot, e non ci sono più andato tanto spesso. ma mi è rimasta negli occhi questa fabbrica, e la curiosità di conoscere la storia. dopo aver comprato la casa che abito, cerco dei libri su Leo ricci, cerco su internet, insomma, mi interesso a questo idealista che faceva cose a misura d'uomo. la casa che abito mi ricordava quella fabbrica, del sapore che aveva, della luce, della struttura, della bellezza, e cerco. l'aveva fatta lui. nazareno goti, un industriale tessile, gli chiese di disegnare la sua nuova filatura. negli anni cinquanta, all'incirca mentre faceva dantedieci, disegnò questa costruzione affascinante, provocatrice e bellissima, che forse ora è tutta cambiata e non la si riconosce più. i siti che ne parlano sono questo e questo. ecco, me lo volevo ricordare, e ora che l'ho fatto mi rimetto a fare quel che devo, cercando di farlo meglio.
a volte pensi di saper fare bene il tuo mestiere, altre no. ma che mestiere fai esattamente? non lo sai. metti le parole nei prodotti, nei marchi, nelle aziende. ecco, sì, mettere dentro parole. e quelli che ti comprano le parole, o che le ascoltano, a volte ti dicono bravo. in fondo ti garba il tuo lavoro. se solo tu lo capissi anche, sarebbe più semplice. e forse anche più remunerativo. vero, chi sa vendere gli altri non necessariamente sa vendere se stesso.
martedì, 11 novembre 2008
la differenza tra rompersi i coglioni da soli e farseli rompere dagli altri è che almeno nel primo caso hai il controllo del giochino.
gli uomini son tutti maiali. ma si sa, del maiale non si butta via nulla.
bisogna stare attenti con l'amicizia, la fratellanza o robe simili. mai regalarli a vanvera. i ceffoni più belli di solito si pigliano da chi ci sta abbastanza vicino.
tutto grigio. bisognava stare a letto. sì, rimanerci. e sentire il caldo del sonno che sprigiona dall'altro. e parlarsi piano, pianissimo. ad occhi chiusi. sfiorarsi le palpebre con le labbra. sentirsi respirare. sentirsi, mentre fuori è grigio.
lunedì, 10 novembre 2008
chi in questo paese riveste una posizione istituzionale, rappresentativa, simbolicamente importante ancorché elettiva, prima di invocare il rispetto degli altri per la carica che ricopre dovrebbe egli stesso avere la massima considerazione non tanto di sé stesso come persona, ma del posto affidatogli, delle funzioni che esercita, del popolo che in quel momento rappresenta. chiunque si vesta da politico e fa il buffone, offende i politici e i buffoni.
certa gente non sa che farci della tua attenzione, quindi non prestargliela. e comunque non te la restituirebbero mai.
ciò che terrorizza veramente la gente è sentirsi inutile. eppure è una certezza per ciascuno di noi. come la morte. bene, questo stato di cose lo si cauterizza con forme più o meno dolorose di convincimenti, dal religioso al familiare, dall'amichevole al professionale. nessuno che ammetta con calma e ragionevolezza che il mondo potrebbe andare avanti anche senza di lui. quindi, l'unico modo di vivere, o sopravvivere, è darsi uno scopo, un obiettivo, fino a rendersi necessari. mi pare un modo triste, specie se visto in prospettiva.
domenica, 09 novembre 2008
ieri sera cena di pesce in un buon ristorante con due amici, oggi pranzo a dantedieci con la principessa la sorellina il cognato nordiho e il loro cucciolo. datemi giornate così e divento buono anch'io.
sabato, 08 novembre 2008
la gente fa l'amore quando è innamorata di qualcuno e fa sesso quando è innamorata di se stessa. e tu che fai? non lo sai. bisognerebbe provare.
venerdì, 07 novembre 2008
da un calcolo approssimativo hai concluso che stai fumando poco più di in pacchetto di sigarette al giorno. se ne deduce che non hai abbastanza tempo per fumare quanto vorresti.
in auto stai ascoltando la discografia dei beatles. a quei tempi la stereofonia voleva dire noi suoniamo di qua, voi di là. così ti ritrovi a sorridere spesso, anche da solo ai semafori. non è bello, specie per chi attraversa la strada e ti vede.
non rinasco, ma se rinasco voglio essere bello, ricco e stupido. ché solo stupido non mi basta.
la letteratura, il cinema, il teatro. raccontare è la ricerca di altre possibilità di esistere.
giovedì, 06 novembre 2008
ci son facce che scaldano addosso anche solo a pensarle. facce oneste, belle, amiche, che quando sorridono o parlano ti senti bene, al caldo, al sicuro. altre ti passano accanto e senti il gelo, la brina che si forma, il ghiaccio che scricchiola. è un periodo freddo questo.
il tuo nipote grande si è rotto una gamba, oggi l'hai accompagnato tu. a parte la situazione tra te e lui, sempre buffa e stimolante, ti riempie d'orgoglio se ti dicono che ti somiglia, poi ci pensi e ti dici che non gli hanno fatto un complimento. le scuole non cambiano, mandrie di ragazzi esuberanti che sciamano e professori che nuotano, galleggiano, a volte affogano in quel mare di carne giovane. a dieci metri dal suo liceo c'é la tua vecchia scuola. l'istituto tecnico industriale, un grosso prefabbricato brutto e cadente, pieno di scritte come allora. uscendo sei stato tentato. entrarci, cercare la tua aula al secondo piano, risentirne l'odore di merende e gioventù. era tardi. meglio così.
non è novembre. la luce, il cielo, le piante e gli animali. tutto nega la stagione. che sia diventata bugiarda anche la natura?
mercoledì, 05 novembre 2008
pensare e scrivere. poi, ogni tanto, il cervello finisce l'inchiostro.
spesso l'umore non dipende dagli accadimenti, e nemmeno dal tempo. deve essere roba dentro che esce a caso, come le estrazioni del lotto. solo che è un pezzetto che non fai manco un ambo.
la carne è debole. specie dopo i cinquanta.
ora loro ce l'hanno nero fuori, noi nero dentro.
martedì, 04 novembre 2008
la vita da adulti è sbagliata in partenza. le responsabilità non sono pesi, ma premi. se ci pensi bene, l'ultima volta che hai sorriso è perché ti sei comportato come un bambino. non solo non è niente di male, ma dovresti farlo più spesso.
il fatto che qualcuno dia ragione ad un altro non vuol dire che quest'ultimo ce l'abbia veramente. questo avviene spesso per una forma di esaurimento delle volontà di controbattere l'altrui posizione che io chiamerei tregua unilaterale permanente. una situazione che si può notare frequentemente nelle coppie di lunga frequentazione. il comportamento non ha un sesso prevalente, ma viene adottato sia dai maschi che dalle femmine. non è assimilabile a nessuna forma di rassegnazione o assoggettamento volontario, ma somiglia di più ad un torneo di scacchi, dove il giocatore capisce che soverchiare l'avversario da quella posizione sfavorevole sarebbe un inutile dispendio di forze e preferisce buttare giù il re, dar vinta la partita e conservare le energie per quella successiva. il bello è che nella coppia, a differenza di un torneo di scacchi, le partite non finiscono mai, quindi, nessuno vince mai veramente. ergo, tra maschi e femmine certe tattiche non servono a niente, quindi tanto vale litigare.
a volte pensi di avere una buona idea. poi, per fortuna, guarisci.
in certi momenti il vuoto è una condizione dolorosa ma necessaria.
lunedì, 03 novembre 2008
arte. forse è parente di artigianato, artificio, artificiale o che so io. roba del fare, fare con le mani, con fatica, forzando la natura, modificando le cose. poi senti un notturno di chopin o una sinfonia di mozart e tutto è facile, semplice, logico direi, come respirare. naturale, appunto. l'arte è bella quando non la noti.
la precisione con la quale a volte arriva la merda fa pensare che i cecchini migliori non usino pallottole.
certe volte il gap dell'età si fa sentire. quelle volte lì sei saggio.
fino a che la gente non capirà che i problemi economici sono problemi morali, e che o li si affronta a livello mondiale o non li si risolve, staremo sempre a sguazzare nella solita tinozza d'acqua marcia, convinti di nuotare per le olimpiadi.
il blog è come la moda. un modo di vergognarti di come eri tempo fa. e visto che tu sostanzialmente non cambi mai, puoi anche imbarazzarti dell'attualità.
domenica, 02 novembre 2008
al nostro primo ministro non piace molto essere il primo ministro. lui preferirebbe essere l'ultimo.
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