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venerdì, 31 ottobre 2008
il tempo. a volte vola, poi par che si fermi. non è ancora sabato? quanto manca?
mediamente le donne non sono poi così intelligenti. basta guardare con chi si sposano.
giovedì, 30 ottobre 2008
senti parlare alla tivù, leggi sui giornali. tutti dicono che la gente è incazzata perché non ha futuro. non hanno capito nulla. il grosso casino è che la gente non ha il presente.
il vero problema è che il tempo passa e nessuno te lo dice.
essere sé stessi, quindi onestamente stronzi, oppure non esserlo ed accondiscendere falsamente? la prima, sempre. chi non apprezza una stronzata non può starti vicino. infatti sono in pochissimi.
pensi agli studenti. in fondo è davvero scuola anche stamani. imparare a far valere i diritti. senza scordarsi dei doveri. le lezioni in piazza ne sono un esempio bellissimo. niente mura a separare scuola e società, imparare e vivere la vita diventano una roba sola, senza diaframmi schizofrenici. annullare le distanze. un po' li invidi. qualche ricordo del ministro misasi, dei decreti delegati, niente più. adesso parli col nipote grande, coi figli degli amici, e ti piglia una gran tenerezza. guardi questi ragazzi imberbi, queste adolescenti irrequiete e ti fidi. forza, il mondo è vostro, prendetevelo. sicuramente non riuscirete mai a ridurlo nello stato in cui ve lo stiamo lasciando.
lavorare a dantedieci. fuori tuoni e vento e pioggia. qui, in cantina, nulla. in pace. e attenzione e alle cose che fai. nel silenzio assoluto. ora che ci pensi, è un po' come essere sepolti. bene, nessuno ti disturba.
mercoledì, 29 ottobre 2008
se pensate che l'istruzione sia costosa, provate con l'ignoranza.
(derek bok, harvard university)
in questo paese l'hanno preso in parola.
il disimpegno. smontare tutto. strutture, futuro, relazioni, impegni, traguardi. tutto è smontabile, per far spazio ai pensieri, o al vuoto. il vuoto però, a volte, procura vertigine. anche i pensieri.
contiene più sorprese una donna sola di tutti gli ovini kinder del pianeta.
casi strani della vita. ieri sera parlavo di sardegna con gli amici di carte. la scusa era il menù, crugusciois di ricotta alla campidanese e seadas. parlavo di mio zio, della multa che presi a quella curva con davanti la chiesetta romanico pisana sulla strada tra olbia e alghero. la presi forte, eravamo in ritardo per il suo funerale. presi una bella multa, ma arrivammo in tempo con mio fratello per salutarlo come era giusto che fosse. finisco il discorso e suona il telefonino. non conosco il numero, neanche la voce, forse l'accento. era mio cugino da alghero. dopo vent'anni. ci invita lì, in primavera, una rimpatriata tra cugini, più siamo meglio è, una sorpresa alla zia vecchia ma arzilla. non lo so. non l'ho capita. un misto. piacere, sorpresa, imbarazzo, dolore anche. come una riunione di reduci sopravvissuti ad una guerra. siamo lì per far festa a chi c'è o per contare chi manca? sì, vent'anni a volte sono una guerra.
martedì, 28 ottobre 2008
son giornate così a volte, un po' inutili, difficili da passare. primo pomeriggio nel pisano. cielo basso, uniforme, nero. pioggia battente, a raffiche intense. superstrada allagata. alle tre sembrava notte, ma andando a ovest c'era luce, luce diffusa, un daylight che non capisci da dove viene ma tutto è chiaro, illuminato senza ombre. più in là di pontedera ci sono quattro torri eoliche. cento metri di tubi chiari a strisce arancio che si stagliano nel cielo nero con le pale che girano eleganti. sul fondo i contrafforti del monte serra con delle chiazze di sole, un cuscino di velluto verde cangiante, dal chiaro dei campi allo scuro delle foreste in alto. clic. lo hai fatto con gli occhi. poi sei passato dal vecchio ufficio. solite cose, l'ex socio in affanno e assente, la ex socia concentrata sul monitor nel suo angolo. poi altre due cosette quasi inutili poi a casa. ci son giornate così a volte. basta un clic e qualcosa cambia.
ci son persone così pudiche, timide, vergognose che preferiscono aprir bocca per fare un rutto piuttosto che farlo per dirti cosa pensano veramente.
mozart è un tappeto morbido. una guida rossa dove camminare a piedi nudi. senti il caldo sotto e poggi sicuro e veloce. la guida curva e tu non sai dove va, ma la segui per il gusto di quel passo lieve e piacevole. la meta non è più molto importante.
le donne. tutto facile all'inizio, tutto bello. il bello col tempo continua, il facile no. le robe si ingarbugliano, i discorsi si fanno difficili, pieni di trabocchetti che poi devi spiegare sennò si incazzano. prima erano solo sensibili, poi diventano suscettibili, irascibili, a volte intrattabili. ecco, è lì che devi aver pazienza. tu non lo capisci, ma loro, da qualche parte, hanno ragione. credo.
lunedì, 27 ottobre 2008
l'armonia e l'impotenza. contrasto agrodolce, anzi di più. il bello intorno è l'incapacità di rappresentarlo. senso unico dei sensi, un pozzo senza fondo che non rende nulla. come annaffiar la sabbia. serve solo a sporcarsi.
non hai voglia di leggere, e neanche di scrivere. non hai neppure voglia di reagire al torpore meschino che ti piglia. dai, sforzati, di che hai voglia ora? una bignè alla cioccolata, non sarà un programma quinquennale ma è già qualcosa.
ti piace star solo, è acclarato. forse c'é una spiegazione. chi accumula molti debiti evita i creditori.
hai un sacco di problemi. con gli amici, coi parenti, con la donna, con te stesso. cosa intendi fare? venite avanti, uno alla volta prego.
i tuoi amici democratici sono entusiasti, appagati, pieni di nuove speranze. sabato a roma hanno marciato, fischiato, urlato, cantato. li invidiavi un po'. in fondo non ti sarebbe dispiaciuta una bella esperienza di condivisione. poi però, quando per almeno un'ora si son messi a discutere sui numeri della manifestazione, ti son piaciuti meno. se per star bene bisogna per forza esser tanti, se per essere rassicurati ci si deve sentire maggioranza o quasi, allora c'é qualcosa di sbagliato. un'idea può esser giusta anche se contenuta da una sola testa. la forza delle idee deve essere migliore della forza dei bisogni. ma forse sbagli tu. sei confuso. sì, forse è giusto. aver dei dubbi in tanti è meglio. boh.
sabato, 25 ottobre 2008
certe parole non ti piacciono neppure scritte.
venerdì, 24 ottobre 2008
leggo adesso che a catania c'è un nuovo multi pluri milionario. almeno lui non li ha rubati.
qualsiasi lavoro è creativo, se non lo fai per soldi.
giovedì, 23 ottobre 2008
stamani in bagno ti sei pesato. sempre novantotto. poi sei passato davanti allo specchio. non sei propriamente grasso, sei uno normale con una gran pancia. venti chili in eccesso concentrati tutti lì. poi mentre andavi a vestirti ti è venuto un sorriso. hai anche tu la tartaruga sul ventre, solo che lei si è girata dalla parte sbagliata.
aspettative. giri in giro e vedi un gran batter d'occhi e un tender d'orecchi, come ad aspettare accadimenti atti a meravigliarci e farci dire porca, che vita bella è questa. poi vedi gli stessi occhi, bassi, vuoti, e orecchie che ciondolano, deserte e inutili. poi ci pensi. lo sbaglio è lì. occhi impegnati altrove quando la meraviglia è lì dietro, in testa. orecchi tesi a cercare una musica lontana ma sordi all'armonia del pensare. cercar fuori quando tutto è dentro.
a volte le dimensioni dello spazio intorno si restringono. succede quando gli occhi focalizzano solo il momentaneo, il quotidiano, l'impellente, ignorando l'intorno, l'orizzonte, il tempo avanti. programmi brevi che non considerano l'altrove, l'ignoto, il fantastico anche. ti ritrovi a boccheggiare, ti manca l'aria. poi però basta una strada un po' fuori mano, due colline, un boschetto e tutto va a posto. cose difficili da spiegare.
mercoledì, 22 ottobre 2008
la lucidità fredda con cui affronti certe cose anche gravi, certi momenti difficili, è compensata dall'imbarazzo che mostri quando si verificano situazioni anche lievi, su cose futili ma a te ostiche. il risultato è che tu in realtà non riesci a ridere come tutti, ma quel che è peggio, non sei capace di piangere. questo fa di te una persona distante, distaccata, distratta e spesso insofferente. e dopo questo bel vestitino andiamo a far cena.
oggi il governo ha rivelato apertamente le sue intenzioni. speriamo faccia altrettanto l'opposizione. o quel che ne resta.
non sopporti le persone stupide, ti ricordano di te.
e poi le donne. le donne che le guardi e loro si muovono inconsapevoli di te. si muovono e ti piace che lo facciano ignare, così puoi stare attento al gesto, alla postura, allo sguardo che ti fa sentire bene. le donne che ti parlano e tu non capisci perché sei attento ad altro, al senso degli occhi, al movimento della bocca, non certo al suono. già, ti distrai dal contenuto, innamorato della scatola. forse vorresti sentire altro, forse ti basta vedere. forse la parola in quel momento non è importante per te, cerchi l'essenza, il nocciolo, il succo, l'anima. sai che è lì, e vorresti trovarla, goderne in silenzio. forse è meglio così, intuirla senza toccarla. si può essere innamorati delle donne in generale e amarne una in particolare, e a volte non basta una vita per farlo bene.
martedì, 21 ottobre 2008
basta poco per sentirsi a posto. uno scanner che finalmente funziona (che si fotta steve jobs), una scamerita di maiale di ieri da scaldare e mangiarsela con del pane a cassetta e olive nere, la parete in legno del tinello costruita cinquant'anni fà che ti dice che sei vecchio ma ancora buono per sentirti vivo. chi sa se fai bella figura come quella superficie lucida e calda. no, non può essere. tu quel calore lo hai perso da tempo. della lucidità meglio non parlare.
dantedieci con la pioggia. le pietre vecchie, i grandi pini, la siepe, l'edera. queste cose bagnate acquistano un sapore che non si può scrivere.
la pioggia di solito intristisce la gente. piove e tu sei contento. questo non ti rende speciale, solo strano. e tra strano e stronzo il tratto è breve.
lunedì, 20 ottobre 2008
il valore di una persona è data dalla nostalgia che provi per lei. evidentemente di molti sai farne a meno facilmente, di alcuni proprio no.
in questi giorni non si parla d'altro. fallimenti e successi. come se tutto si riducesse ad un fatto di quattrini. ben altri fallimenti esistono, e successi, che contano più di una manciata di soldi. la vittoria può essere racchiusa in una domanda, la sconfitta in una risposta.
venezia è sempre meravigliosa, peccato sia sommersa dai turisti. dovrebbero mettere le barriere per loro, più che per l'acqua alta. un enorme galleggiante che blocca navi, treni, aerei che portano ogni giorno in quei pochi chilometri quadrati migliaia di tonnellate di carne umana e macchine fotografiche digitali. non vorrei essere un veneziano. meglio un povero libero che un ricco in galera.
mio padre tornò dal giappone, ci portò due piccole radio di plastica, una viola per me e una gialla per mio fratello. avevano solo l'aemme non andavano ancora le radio in effeemme. sì, era il settanta, c'era l'expo a osaka. i ricordi sono tutti in bianco e nero, poi ti concentri e spunta il colore.
venerdì, 17 ottobre 2008
per forza non fai i quattrini, lavori poco e pensi gratis. non ti lamentare, c'é chi lavora gratis e pensa poco.
la musica è un cuscino gonfiabile per sollevare le idee e farle stare comode.
gli orientali dicono che ciascuno di noi ha un tot di aria da respirare. finita quella, finito tutto. tu respiri piano, mai il fiatone, nessuno sport. in compenso quella poca aria rimasta te la fumi come un turco.
fine settimana a venezia con la principessa e gli amici. voglio fare mille foto. tutte a lei.
giovedì, 16 ottobre 2008
e le buone idee le dimentichi subito.
il tempo passato bene non lo ricordi mai. in compenso ti vengono in mente tutti i guai di una vita.
ti piace lavorare a dantedieci. ti piace la postazione che ti sei organizzato in cantina. ti piace anche quel leggero odor d'umidità, che a starci e a riscaldarla andrà via. bellino ogni tanto salir su per farsi un caffè, uscire in giardino a fumare e guardare le foglie del susino selvatico che cadono. ma soprattutto ti piace il silenzio. pensare in silenzio e in solitudine è una cosa impagabile. per ora.
il fatto che con l'età uno rinunci a posizioni di attacco non lo esime dal doversi difendere. ergo, la pace unilaterale non serve a nulla, serve solo a pigliar fiato.
mercoledì, 15 ottobre 2008
datemi una certezza e vi solleverò il mondo. ma siccome non ne ho, il mondo resta lì dov'è e non rompetemi tanto le palle.
no, non mi piace. non mi piace quando la gente dice ci vuol sacrificio. non ci credo, non ci vuole sacrificio a stare insieme a qualcuno. è come dire vado al cinema per patire. se patisci stai a casa. ecco, uno può dire mi piace patire, che è tanta roba, ma almeno gli piace e tutto si spiega. secondo me stare insieme soggiace a queste minime regole. non esiste il sacrificio, la rinuncia non deve far parte del gioco. può essere che ci siano anche queste cose qui, ma in trascurabile minoranza, roba che uno dice dai, ne vale comunque la pena. non esiste la coppia perfetta, come non esiste l'amicizia perfetta, e neanche da soli si è perfetti, figuriamoci in due. però certe cose devono rimanere minime. niente sforzi, sopportazioni, sacrifici. credo che coppia, famiglia, amicizia non siano scelte obbligate ma la massima espressione della libertà individuale, all'interno delle quali uno o è sé stesso oppure fa finta, cioè è un altro. e ad esser finto che ci guadagni? nulla. tanto vale far festa, star soli, non darsi noia. io un paio di volte ho fatto così, e mi sa che a qualcuno è costato caro. oltre che a me.
te a casa tua ci stai davvero bene.
tornare tardi dalla serata a carte e trovarla in tinello a far le sue cose. una vestaglia rosa, un tubone massiccio, sovrastato da una gran capanna di capelli neri. sentirla un po' triste, dubbiosa ma sveglia, ricettiva. farsi due coccole, scambiarsi le cose del giorno, rassicurarsi un po'. salire e mettersi a letto, continuando quel modo di parlarsi, toccarsi, avvicinarsi buono, rilassato. non è un modo di risolvere i problemi, ma serve a farli andare a letto anche loro, da un'altra parte. serve a rimanere in due, soli, in quel letto. e addormentarsi sorridendo.
quando una cosa finisce è perché ne comincia un'altra.
martedì, 14 ottobre 2008
ora l'opposizione ha una nuova televisione. niente tipo tivù vera, una roba da internet, una cosa per pochi intimi. hanno anche un canale sul satellite. forse è quello di rete quattro.
sabato e domenica gita a venezia. la biennale, il ponte di santiago calatrava e chi sa cosa altro. io la principessa e pochi amici. pochi, spero.
in un sentimento non c'é logica, manca il senso, spesso non è neppure conveniente. proprio per questo è bello.
perché uno/a scrive? perché pensa. e perché pensa? semplice, perché ha il tempo di farlo, e non ha niente di meglio da fare. quindi chi scrive è uno/a che ha il tempo ma gli manca il modo di occuparlo.
lunedì, 13 ottobre 2008
a sentirsi incompleti son bravi tutti. è il vuoto perfetto che è difficile da ottenere. a te non manca molto, ma non ci riuscirai. la perfezione non è di questo mondo, figuriamoci del tuo.
se fai un programma c'è sempre qualcuno a cambiartelo. così niente domenica livornese con lo scooter, ma giornata pisana. niente superstrada ma la vecchia statale sessantasette. se questo qualcuno che ti cambia i propositi e ti inputtanisce le speranze mattutine è la principessa, tocca subire in silenzio. il casco e la velocità aiutano in questo. attraversare tutte le cittadine del valdarno inferiore, brutte che sembra di essere in bulgaria negli anni sessanta. la superstrada ha abbandonato a sé stessi molti centri abitati che hanno perso vita, funzioni, motivo d'esistere e son caduti in uno stato di prostrazione decadente, di abbandono sudicio e spesso anche immorale, oltre che antiestetico. in compenso la strada è piena di ricordi, di quando si andava al mare da piccini. la madonnina dopo montopoli dove tua madre si faceva il segno della croce. oppure quel fabbricato strano prima dell'incrocio sull'arnaccio. una facciata in mattoni, stranamente decorata. da piccino ti faceva paura, ora ti piace. se invecchi ti affezioni anche ai relitti del tempo tuo. arrivati a marina di pisa hai capito. era il posto di mare della principessa da piccina. cercava la casa che avevano, il posto dove faceva il bagno e ha imparato a nuotare, la piscina dove quasi annegava. anche lì, a sentir lei, è quasi tutto come prima, solo più vecchio. l'albergo a bocca d'arno, con i muri screpolati e gli infissi in legno mangiati dalla salsedine, circondato da distese di ghiaia protette da dighe di massi. niente di più lontano dal concetto di ridente località balneare di oggi, niente di più vicino alla modesta voglia provinciale di mare degli anni sessanta. e poi le bilance che pescano i grognolini sull'arno, e il ristorantino di fiume con vista su san rossore, una grossa baracca in legno pieno di vecchietti pisani che mangiano seri e d'odor di fritto di paranza. la gelateria che piaceva alla principessa non c'è più, ma è stato l'unico appuntamento mancato della giornata. tornati in superstrada, ci avete messo un quarto del tempo dell'andata. è stato come rientrare dagli anni dell'infanzia. avevate una cena con gli amici, ma lei ha preferito rimanere a casa, forse a covarsi i ricordi. meglio così, anche per te. ti piace stare a casa con lei, ieri sera guardavi quella faccia che aveva fatto il pieno di storie vecchie, di famiglia, di sole e mare e giochi di bambini. anche se all'inizio avevi pensato ad una giornata diversa. non ti piace se qualcuno ti cambia il programma, poi succede e ci rimani bene.
dici di voler bene, sai di voler bene, sei sicuro di voler bene. ma non sai come si fa. i sentimenti non si dichiarano, si praticano.
sabato, 11 ottobre 2008
sei sempre a cercare un segno. qualcosa di bello, che abbia un significato, una morale, un insegnamento da tirar fuori e portarselo a casa. questo lo fai con la gente o con la musica, nell'architettura o nell'arte. come se tutto questo cercare ti migliorasse. no, ti scordi tutto e rimani lo stesso di prima. evidentemente c'é un altro motivo. non hai trovato un modo migliore di passare il tuo tempo.
oggi sembrava ancora estate. domani gita al mare, con lo scooter. sarebbe bellino farci il bagno. che so, un tuffo a castiglioncello o a calafuria, e poi un cacciucco a livorno, in un ristorantino di quelli nelle vie strette dove senti il vento che arriva dal mare. e poi una passeggiata alla terrazza mascagni, sul lungomare dove le ville liberty si fanno mangiare dalla salsedine. roba così, ecco.
hai comprato un piccolo hard disk per metterci la musica. hai molti ciddì e molti dischi, ma il fatto che itunes ti dica che la musica che ti piace può durare ininterrottamente per trentasette giorni ti conforta. i vecchi vogliono tutto e subito.
venerdì, 10 ottobre 2008
dieci impegni, otto rimandati, di cui due alla settimana prossima, tre cambi di orario e cinque sospesi a divinis. oggi è san contrattempo, martire dell'orologio.
il nostro ministro dell'economia: "o va via l'emendamento salva manager o vado via io". io la trovo la scelta più difficile di tutta la legislatura.
giovedì, 09 ottobre 2008
sii paziente. te lo dice anche splinder. forse, a forza di scriverci, un po' ti conosce anche lui.
ogni tanto si sente il bisogno di baciare qualcuno. succede sempre quando questo qualcuno non c'è.
nelle borse mondiali sono andati in fumo migliaia di miliardi di dollari. erano cibo, vestiti, manufatti o roba che serve? no, era carta. solo carta? solo carta. allora com'è possibile che il mondo vada a puttane per una storia di carta? non ci credo. è tutto finto. i ricchi sono tali perché hanno i debiti con le banche. ricchi finti. e le banche? hanno prestato ai finti ricchi soldi che non avevano. erano finte anche loro. e ora il nostro stato dice che garantirà tutta 'sta finzione fatta di ricchi di carta finanziati coi soldi dei monopoli dalle banche di cartone. ma se non ha i soldi per pagare gli insegnanti nelle scuole e la benzina dei carabinieri? vuoi vedere che è finto anche lo stato? mi sembra di tornare al mio paese nel dopoguerra. mio padre mi raccontava che non c'erano soldi, allora per metter su una fabbrica si firmavano montagne di cambiali. carta appunto, che però faceva nascere le fabbriche che producevano e poi arrivavano i soldi veri e le cambiali venivano strappate e tutti erano contenti. ora no, i prodotti non contano, non bastano più a compensare il mercato di carta che si è creato. con mille dollari di roba fatta in fabbrica si garantiscono milioni di azioni, obbligazioni, futures e cazzate così. pezzi di carta, moneta elettronica che non serve a nessuno. meglio così. spero che falliscano, chiudano, si trovino nella merda. l'economia non può dipendere dalla finanza. deve essere il contrario. per fare il mais ci vogliono braccia e sementi e terra, se speri che nasca in borsa, se ari i campi con le cedole azionarie muori di fame. sì, lo spero. se muore il mondo finto, rimarrà quello vero. quello dove è più importante fare davvero che avere per finta. mi piacerebbe tornare ai tempi di quando era giovane mio padre. fame, cambiali e tanta voglia di fare. e il mondo della carta? alberi risparmiati. quella che serve davvero è in bagno.
c'è blogger e blogger. tu non sei nessuno, ma per te qualcuno è qualcuno. e a quel qualcuno lì ci tieni. non so se mi spiego.
mercoledì, 08 ottobre 2008
in questi tempi incerti e pericolosi, tornare a casa la sera ti sembra già un buon risultato.
 lo hanno chiamato pianoforte. non poteva essere altrimenti. cento tasti o giù di lì, ma c'é tutto. specie se lo sai usare. e lui lo sa. forse si sente vecchio, vecchissimo. forse non ha più voglia di scrivere roba grande come ha sempre fatto. ma ha ancora voglia di musica, di piani e di forti. son lontani i tempi di miles davis o dell'album doppio dal vivo con chick corea. quello con la foto dentro la copertina dei due pianoforti sul palcoscenico. due gran concerto messi incastrati, che si completavano in un corpo solo, come se le due code lunghissime fossero nate dall'idea dell'ebanista di farli nascere così, uniti. era grande musica quella, gli spigoli di herbie smussati dall'anima latina di chick, e il romanticismo di chick inacidito, elettrizzato dalle punture corrosive di herbie. gran bel disco, due pianisti eccezionali che si rincorrono per due ore. un album doppio storico. oggi lui ha sessantotto anni, si può divertire, così reinterpreta le canzoni di quelli di adesso, e lo fa con loro. così senti cristina aguilera, oppure sting, carlos santana, angilique kidjo, john meyer e tanti altri che cantano e suonano la musica come vuole lui. e lui la vuole grande e leggera come il suono del suo pianoforte. infatti il disco si chiama possibilità, che vuol dire mai precludersi nulla, tutto è possibile, migliorabile, interpretabile diversamente. perché la musica è una roba liquida, trasparente, da vederci attraverso e fartici emozionare. così lui suona quello strumento davanti al quale si sedette per la prima volta da bambino, più di sessant'anni fa. e a te batte il cuore, a volte piano, altre forte. pianoforte, appunto.
ascoltando possibilities di herbie hancock
hai un modo di ricordarti delle persone tutto tuo. gente lontana, o che non c'é più, o che oggi potrebbe anche odiarti. tu te le tieni dentro, a volte ci parli, poi ti immagini le risposte, le facce, gli atteggiamenti. esercizio non sempre costruttivo. come se l'orso si ricordasse degli agnelli che ha mangiato.
martedì, 07 ottobre 2008
si dice di non aver mai abbastanza tempo. non è vero, se ne trova sempre per pensare. e questa è una fregatura.
la politica oggi è così. dei vecchi che ti parlano di futuro, sorridendo dalle loro protesi. che tristezza.
unicredit nella bufera. profumo, roba piacevole al chiuso, ma volatile quando tira vento.
datemi una parola. una parola corta, un paio di sillabe. una di quelle parole che te le tieni per certi momenti, da spendere con parsimonia, da usare con cautela sennò si sciupa. da lanciare perentoria, assoluta, per far succedere le cose. da urlare sui mari dove tutto è cominciato e tutto finirà, nelle foreste brulle, dove si abbattono bellissimi alberi vivi per costruire brutti mobili morti, oppure nelle savane dove siamo nati e un giorno moriremo. una parola da parlare ai bambini che piangono per farli smettere e vederli ridere con le fossette sulle guance fatte di pane liscio, buono. vorrei una parola che la sussurri nelle orecchie delle donne e poi vederle sorridere, ché una donna che sorride è la cosa più bella del mondo, e tu la guardi ed è quasi come se ci facessi l'amore, perché quel sorriso glielo hai regalato te e ora lei lo sta regalando a te. ma io non la so una parola così, se ci fosse la comprerei, darei tutto per averla in tasca quando serve. sì, mi basterebbe una parola.
lunedì, 06 ottobre 2008
ne sei convinto. per quanto uno si senta sveglio, vigile, arguto anche, trova sempre qualcuno più sveglio di lui. tanto valeva dormire.
ecco, io, se avessi trent'anni e fossi precario o disoccupato, accendessi la tivù e mi sentissi dire dal mio presidente del consiglio, un ultrasettantenne plurimiliardario, che bisogna aiutare le banche in crisi, ecco, io mi incupirei un po'. a maggior ragione se l'avessi votato.
domenica, 05 ottobre 2008
ci son giorni che ti guardi intorno e pensi di non meritarti quel che vedi. ti senti circondato da roba migliore di te. non saprai mai se questa è una semplice impressione oppure realtà. fortunato due volte.
giornata perfettamente grigia. da ieri ti fa male la schiena, e hai una discreta infiammazione alle gengive che ti fa un po' girare i coglioni. ieri sera poteva andar peggio, il che dimostra che sei uno stronzo prevenuto. l'unico risultato è che hai litigato con lei. stronzaggine doppia. ecco, visto che l'hai capito, cerca di rimediare. che so, roba tipo un buongiorno.
sabato, 04 ottobre 2008
cena a dantedieci. in undici. tutti amici, tranne uno. quindi, serata di merda.
certe donne ci sono. ci sono per tutti. amici, parenti, animali. sempre disponibili, non dicono mai di no. si danno anima e corpo a chi chiede loro qualcosa, un po' di tempo, due parole o che so io. forse è l'istinto materno, innato anche in chi di figli non ne ha. si ritrovano poi a non aver tempo per sé, o per certe cose loro, anche importanti. tu ne hai sposata una di queste donne qui. dovresti sentirti trascurato a volte, oppure geloso. invece no. anzi, ne sei orgoglioso. forse ammiri negli altri quello che non sarai mai.
venerdì, 03 ottobre 2008
pomeriggio a dantedieci. da stamani tira un vento maestoso, a folate forti, con scrosci di pioggia violenti e sprazzi di sole. una giornata magnifica. le giornate son tutte belle, siamo noi che ce le guastiamo, a volte.
ciao pi, quanto tempo che non ci si vedeva. come stai? davvero? una bambina? e quanti anni ha? bello, bravo pi, ora sì che mi garbi. sì, lo so, le donne fanno confondere, ma insomma, una donna piccina è più facile. ah, te dicevi quella grande. beh, senti, una che è riuscita a far famiglia con te deve essere per forza in gamba. vorrei chiederti se ti sei separato, ma è meglio di no, che tanto mi immagino tutto. sì, lo so. bei tempi quando te facevi il rappresentante di roba per parrucchieri e io iniziavo a fare il pubblicitario. si era giovani, ci si divertiva. ti ricordi i giri per l'europa con la testanera? quell'albergo a darmstadt, la città coperta di neve, un freddo cane e noi nella piscina riscaldata che non avevamo i costumi e si stava in mutande a guardare il reno quasi ghiacciato dalle finestre. anche le modelle avevano mutande e reggiseno, e a noi ragazzi di provincia ci sembrava di essere su marte. grandi alberghi belle donne e via. io ero già sposato, tu no. ci si guardava meravigliati del fatto che per divertirsi ci pagassero anche. eri uno sciupafemmine. alto, magro, atletico, pelle olivastra. avevi capelli nerissimi, un viso affilato, il naso aquilino e un sorriso assassino, di quelli che fanno morire le femmine. ti invidiavo il mento, con quella fossetta in mezzo che secondo me era la chiave per entrare nelle camere delle modelle. io no, io ero grasso brutto e molto sposato. e te mi pigliavi per il culo. due pischelli, mezzo secolo in due a caccia di vita. differenti ma amici. e poi la crociera in spagna, col parrucchiere che soffriva il mal di mare e noi che gli si dava la vodka per rimanere soli con le ragazze. ah, no, lì tu no c'eri, è vero. però a parigi sì. ecco, lì fu davvero strano, e buffo, e anche indicativo di noi due. me lo ricordo perfettamente, dopo lo spettacolo dei parrucchieri. si era al trocadéro, in quel ristorante. mangiavamo ostriche e aragoste messe su vassoi pieni di ghiaccio. voi bevevate champagne, io la perrier. davanti a noi due modelle, una canadese bionda con gli occhi azzurri, un angelo, e una di capo verde, una statua color della notte fonda, con due occhi verdi che facevano morire a guardarli. e si continuava a meravigliarci di come si potesse esser lì, io e te, due coglioni fiorentini, nella ville lumiere a mangiare sofisticato con queste creature celestiali. tu parlavi solo italiano e io ero timido, così finì che io ti facevo da interprete, e fu divertente, anche perché non avrei mai avuto il coraggio di far conversazione con quelle due dee, invece tu mi spronasti, mi sbloccasti, e fu davvero bellino. poi voi andaste a ballare e io tornai nell'albergo lì vicino. la mattina mi raccontasti la notte più bella della tua vita, con la biondissima canadese, e mi dicesti che la ragazza di capo verde, quella torre d'ebano con gli smeraldi in cima, mi aspettò piangendo fino alle tre al piano bar dell'albergo, convinta che sarei arrivato. dormii bene quella notte, e tu me la facesti pagare. quando la principessa venne a prendermi al treno, tu la prendesti a braccetto e le dicesti "scusami un attimo, ma ti devo raccontare quanto l'è bischero i' tu' marito" e le spifferasti tutto. voi ridevate, in quella stazione, e io, come sempre, non sapevo che fare. sei sempre stato un playboy, mentre io ero un fagotto d'uomo, goffo impacciato e pieno di dubbi. ma ci siamo divertiti, rispettati e ci siamo anche voluti bene. sì, dai, teniamoci in contatto. ma va bene anche così, vedersi per sbaglio, ogni tanto, e farsi festa. ciao pi.
dedicato a pi, amico antico, morto ieri di infarto mentre pranzava con la figlia.
giovedì, 02 ottobre 2008
le cose che non capisci. son belle quelle cose lì. come l'ignoto, l'infinito, l'imponderabile. il fascino del non sapere, dell'ignorare. son cose che ti obbligano a immaginare, a fare sforzi per intuire qualcosa che non vedi, non tocchi, non sai. poi, per i pigri, c'é dio a darti tutte le spiegazioni. già, è fatica farsi domande, meglio comprarsi risposte già fatte.
ci son tre tipi di cose, quelle che hai, quelle che potresti avere e quelle che non avrai mai. la discriminante tra le prime e le seconde è mastercard, tra le seconde e le terze anche.
la figlia del premier nel cidia di mediobanca. entrerà anche lei nella storica sede di piazzetta enrico cuccia. qualche anno fa si chiamava piazzetta filodrammatici. io la definirei preveggenza toponomastica.
il telefonino. finisci i soldi e lo ricarichi. finisci le batterie e le ricarichi. e se finisci gli argomenti?
ti dicono saggio, ma non sanno. saggio è colui a cui non riescono neppure le cazzate.
le donne che invecchiano di più sono quelle che si rifiutano di riconoscerlo. ché già invecchiare è fatica, se poi ci combatti anche contro è peggio.
serata bellina. incontro un amico nel pomeriggio. so che la principessa ha preparato le seppie in inzimino, gli dico se vengono a cena da noi. deve sentire moglie e figlia. mi chiama, dice va bene. chiamo la principessa, è felice dell'idea ma devo comperare il pane. andare all'ipercoop per il pane è come andare a cuba per i sigari, un suicidio logistico. ottima cena, la bambina ci parla della sua scuola e dei professori, gli altri si scandalizzano, io no, ma non so il perché. forse se fossi laureato e guadagnassi mille e cento euro farei peggio. a un certo punto sulla finestra appare il gatto rosso. è gigantesco, un leone. tutti si spaventano, io apro e lo faccio entrare. la bambina si mette a giocare con lui, è contenta. bambini e animali, niente di meglio. la serata finisce, sorrisi e appuntamenti. si va a letto. si è addormentata tenendomi per mano. perché scrivi tutto questo? sei convinto che un giorno ti farà comodo. chi non ha memoria abbia un blog.
mercoledì, 01 ottobre 2008
abbiamo un presidente del consiglio ottimista. quando uno è riuscito a venderti cristina d'avena, per lui il resto è un gioco.
a volte ci vuole poco. anche una pisciata fatta con calma mentre ti gratti il capo può dar soddisfazione. sarà l'età.
l'automobile è dal mio carrozziere. un po' rotta fuori e dentro, un po' sporca fuori e dentro. l'ombrello rosso è lì, in bauliera, al suo posto. certe cose son sempre di conforto.
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