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martedì, 30 settembre 2008
un mac di solito va bene, sempre. non sa fare molte cose, ma quelle quattro le fa giuste. il problema è quando decide di non farne una. non saprai mai il perché.
l'ex socio e la ex socia. stanno discutendo di numeri, formati, definizioni di un lavoro da consegnare. uno parla swahili, l'altra risponde in gaelico. tu, da bravo ex, te ne stai in disparte. cambiano i ruoli, le situazioni non ancora.
la voglio cercare, riguardare bene, imprimermela di nuovo nella mente. la ricordo bene, ma sarà come il richiamo di un vaccino. una foto della principessa. stavamo insieme da poco, durante quell'anno e mezzo prima di sposarci. sì, era ll'autunno del settantanove credo. si andava spesso al mare con la brigitte, l'erre quattro bordeaux che avevo comperato usata. io e lei, in quella casetta che aveva mio padre sulle colline del livornese. si stava alla finestra a goderci il tramonto sulla gorgona e si mettevano le legna nella stufa per scaldarsi dall'umidità fredda delle case disabitate. per arrivarci non c'era la superstrada, si facevano scorciatoie anche sterrate, tra i boschi dell'entroterra pisano. una volta ci fermammo un una valle dove la strada costeggiava un fiumiciattolo coperto da boschi alti. c'era uno spiazzo, una radura d'erba verde, morbida. scendemmo, avevo la nikon effe emme. ci si mise a sedere sul muschio umido. lei a gambe incrociate, jeans e maglione paricollo verde, di quelli rustici, massicci e morbidi. eravamo l'uno di fronte all'altra. inquadro, lei allarga le braccia, inclina la testa e sorride. clic. una delle più belle foto della principessa. una ragazzina appena maggiorenne, con un sorriso che fermava i treni, un gesto dolce, accogliente, pieno di roba buona. lei non è cambiata molto da allora, io sì. ogni tanto si va ancora al mare a quella casa che ormai usa solo mio fratello con la famiglia. la nikon l'ho ancora, ne ho comprate altre tre. quel maglione non so, forse è nascosto in un armadio in cantina oppure in soffitta. la foto so dov'è. una delle cinquemila diapositive che abbiamo, la più importante per me, la più bella. forse la scansiono e ne farò una stampa da incorniciare per vedermela con comodo quando voglio. forse no, mi basterà rivederla. un piccolo richiamo, come certi vaccini.
il giramento di coglioni è un virus che si trasmette per via aerea.
lunedì, 29 settembre 2008
ieri dopo il funerale. casa piena di donne. c'era anche quella a cui è morto il fratello. è stato bellino guardarle. si toccavano in continuazione tra loro. sorridevano, parlavano e si carezzavano le guance, le spalle. gelato, tè verde e chiacchiericcio. risate e parlottii continui, in giardino. le osservavi da posizione defilata, un po' fuori dal cerchio, in silenzio. le guardavi curioso, quasi invidioso. poi sono andate a cena fuori, tutte. hai declinato l'invito. era il momento giusto per stare solo a casa a pensare. e poi non è giusto interrompere una roba che non ti appartiene. una roba di donne. tra maschi non succede. non succede mai.
a volte sei molto contento di non aver più soci. molto.
domenica, 28 settembre 2008
aveva quarant'anni, sei figli e faceva il poliziotto. faceva indagini sui reati sessuali. malalai kakar è stata uccisa a kandahar dai talebani. perché una donna non può. non può uscire di casa, togliersi il chador e inquisire i maschi che stuprano, torturano, uccidono. devi andare a un funerale. di un uomo di cinquant'anni con due figli piccini. non si dovrebbe morire quando si hanno figli piccini. per contratto. specie se sei madre. nessuno dovrebbe toccare una madre, mai, neppure un cancro, figuriamoci una pallottola. ora devi andare. quel padre ti aspetta. fagli onore, consola la famiglia, stai vicino alla sorella. lo farai anche per malalai, per il suo esempio, per quello che è stata. una donna poliziotto che perseguiva i crimini contro le donne in un posto dove le donne non esistono. una donna col viso scoperto, che rideva.
dantedieci. la principessa è a letto a leggere "vita" della marzucco. scendi, accendi lo stereo e metti giovanni allevi. colazione con caffellatte e un cannolo. dalle vetrate entrano tagli di luce sottolineati dal pulviscolo. andrai in giardino, sigaretta e poi si vede. stasera un funerale, tanto per rimanere con i piedi per terra. guardi fuori. il basilico nei vasi va colto, per farci il pesto. adesso basta, anche i tasti del piccì danno fastidio alla musica. va bene così.
venerdì, 26 settembre 2008
e dire che l'avevo chiuso per due mesi. il blog dico. chiuso per paura. di essere scoperto. scoperto di che? forse scoperto nel senso di nudo. già, io ignudo non farei una bella figura. neanche vestito, se è per questo. di altre nudità c'è da vergognarsi. è che ciascuno si inventa regole morali oppure paletti comportamentali o anche giochi mentali o che so io. e poi ci vive intorno a tutta 'sta roba qui, sennò che senso ha farsi le leggi ad personam se non le rispetti? sto deviando, come sempre. sì, l'avevo chiuso e poi l'ho riaperto. perché non si può vivere con le paure. uno fa una cosa e ne accetta le conseguenze, anche se lo spaventano un po'. una di queste è vedere che la gente ti legge. più gente ti legge più aumentano i rischi. poi però aumentano anche le lusinghe. non parlo dei commenti, pochi e gentili, parlo dei visitatori. per due mesi quel numerino è stato quasi fermo, dormiva, e io con lui, rilassato e rassicurato dall'essere praticamente solo qui dentro, intoccabile. poi, dopo che il blog è tornato pubblico, ha ricominciato a girare. non so se gira forte o piano, non me ne intendo e non faccio mai paragoni. sono antisportivo, odio le competizioni e quando sono obbligato arrivo ultimo per scelta. ma quel numerino gira, va avanti e ora leggo cento diecimila. e mi vien da ringraziare. lo dico un po' spaventato, ma lo dico. anche questa è una regola che mi son dato. un'altra forma di educazione fai da te, un po' stupida, e anche inutile. come quasi tutto quello che passa per la testa, del resto. grazie a tutti.
giovedì, 25 settembre 2008
c'è gente che non tocca. nel senso fisico dico. sta sulle sue. mica il culo o altre intimità del genere. no,, ecco, uno ti piglia a braccetto, oppure ti tocca il gomito, l'altra ti da una pacca su una spalla, robe così. sì, chiamiamoli contatti manuali. segnali di pelle dico io, che ti vengono senza pensarci. a volte, per cercar di rafforzare un discorso. ci sta bene che pigli uno per le spalle e lo guardi negli occhi. è un altro ragionare, concentrato. gli chiedi attenzione. oppure quella che mentre ti siede accanto tu la fai ridere e lei ti da una manata su una coscia. succede, non è sesso estremo, è differente, ma delle volte ci vuole. sì, penso sarebbe meglio, sarebbe più ricco scambiarsi, qualsiasi cosa ci si stia scambiando. son gesti istintivi a volte, ti vengono d'impulso. ma devi starci attento. non tutti li pigliano bene. ad alcuni non piace. toccare, esser toccati, non è un codice educativo standard, è una roba personale, o ce l'hai oppure no. puoi far del bene o del male, puoi anche far danni, dar fastidio o che so io. quando vedi il disagio ti ritrai, cambi mosse anche tu. d'istinto non ti fidi, non ti garba quel limite, quella regola che non ti appartiene. ti adegui dispiaciuto. quei contatti lievi ma significativi, impercettibili ma comunicanti. loro ne fanno a meno. pace. si toccheranno da soli, a casa.
certe giornate sono come stare in vasca. hai voglia a far l'onda, non sarai mai al mare.
e giri con lo scooter. usi quello perché la tua auto è rubata e ritrovata, un limbo nel quale le cose si perdono, son tue ma non puoi usarle, con gli amici che pigliano in giro dicendo pazienza, forse il magistrato ha un matrimonio domenica. e allora giri nel freddo della mattina e pigli stradine secondarie, che quelle principali son piene di auto e camion che puzzano. già, girare col naso fuori è differente, l'aria è lì, ti batte addosso con quel che c'è. e mentre vai vedi le vigne coi carrelli già pieni, pronti per la cantina, e dietro boschi che cambiano colore, come la moda, solo che tutti gli anni i vestiti di stagione son sempre gli stessi, e comunque belli, anche senza svendite. e senti i fagiani che urlano, disperati. dopo l'apertura della caccia farebbero meglio a tacere, sono gli ultimi. ma son polli vestiti a festa, che vuoi pretendere da un pollo? e intanto vai, stradine strette dove il tramontano striscia veloce e duro, ti sposta le traiettorie, ti batte addosso a colpi duri. e mentre guidi lo scooter con fatica pensi. pensi a lei, al mondo che ancora vorresti vedere, ai viaggi, ai sogni e a oggi. c'è anche lui, quell'oggi fatto di cose, appuntamenti, gesti, patole, orari, scadenze. ce l'hai messa tutta per perderti nella vita, per renderti ignaro, ignorante anche. non serve. la vita è ancora una roba complicata, e molto. ecco, sei arrivato, primo impegno di oggi. smetti pure quel sorriso idiota. non ti servirà.
“Esiste l’ignoto, la sacralità.
L’ignoto è infinitamente più sofisticato di Dio”
ettore sottsass jr.
coscienza, dovere, onestà, senso civico. tutta roba buona, bella, rassicurante, in apparenza. in realtà è roba che ti fotte.
che fai di bello? aspetto.
mercoledì, 24 settembre 2008
giornate belle. freddine ma belle. c'é luce buona, tagliata, crea ombre nette. i colori saltano, in certi posti sono ancora vivi. colori di campi, di boschi, colori buoni. capita uno scorcio, una fuga di colline, un muro vecchio visto di sguincio e ti sembra di vedere un quadro di giovanni fattori o telemaco signorini. poi ti giri. capannoni e condomini a perdita d'occhio. i macchiaioli non li ricorda più nessuno, ma son rimaste delle macchie.
c'é gente al mondo che, pur di combattere la noia, è disposta anche a lavorare.
cari babbo e mamma grazie che mi avete insegnato a leggere.
martedì, 23 settembre 2008
fin da ragazzo hai sempre fatto la tua strada. senza sapere quale fosse. la si potrebbe definire una vita a zonzo.
se pensi alla tua donna non sei in grado di pensare ad altre. ma non è rigore morale come potrebbe sembrare. la tua è semplice incapacità al multitasking.
lunedì, 22 settembre 2008
sappiamo quasi sempre gestire la tristezza. la nostra. l'altrui ci lascia attoniti.
a sognar di peccare si fa peccato? se ti è piaciuto sì.
ti hanno dato del pervertito. scherzavano forse. ma lo sei? no, apparentemente no. ti piacerebbe esserlo? questa è una bella domanda. chi non lo è nel suo profondo almeno un po'? il limite tra quel che sei e quel che potresti essere è un diaframma sottile, un velo. ecco, sì, stendiamo un velo. pietoso anche.
è morta una sorella di tuo padre. la penultima. erano in sei, prima i tre maschi, poi le femmine. ne è rimasta una. tra un po' la tua sarà l'ultima generazione. sarai il paravento, come dici tu. già, dove batte l'aria fredda dela morte. conclusioni? nessuna. succede a tutti prima o poi.
domenica, 21 settembre 2008
casa, tempo freddo e grigio, plaid divano e paolo conte che suona psiche. va bene così.
sabato, 20 settembre 2008
fine settimana fatto di poche cose. la fine di una mostra di ceramiche ieri, l'inaugurazione di un'altra oggi. non hai voglia di incontrar gente, né bella né brutta. alle mostre ti tocca, specie se non puoi farne a meno. poi ci sarebbe il compeanno del nipotino nordiho. la principessa è già là. no, meglio tornare a casa. tre manifestazioni di massa in due giorni son troppe.
venerdì, 19 settembre 2008
dantedieci, piove. appuntamenti fuori. hai ancora la vecchia discovery. ti meravigli di come tua cognata sia riuscita a tritare un carro armato in poco più di un anno. la tua auto è ancora dai carabinieri. indagini dicono, ed è giusto così. in fondo ti piace far le cose con calma, col tempo che ci vuole. se ti riuscisse di farle anche bene qualche volta. sarebbe troppo.
me lo ricordo. primo lavoro, operaio. otto ore non sono troppe, se non fai i turni. a me era andata bene. la mia macchina lavorava otto ore al giorno. accanto alla mia c'erano forni, impianti macinanti e altre macchine che non si fermavano mai. ventiquattr'ore. sette giorni su sette. non so come, per coprire tutto 'sto tempo ci volevano cinque uomini. i tre turni e i due di sturno, dicevano così.immagino per il sabato e la domenica. tre per otto ventiquattro. tutte le settimane ruotavano il turno, così succedeva che a uno gli capitavano due turni lo stesso giorno. passava dall'uno all'altro, sedici ore in una botta. ci ripenso. ho avuto culo, mai fatti i turni. ho ancora un amico che lavora lì. son trent'anni che fa i turni. suo figlio fa l'università, adesso hanno una bella casetta e sua moglie lavora e guadagna bene. guadagna il doppio di lui, in ufficio, nell'aria condizionata, nel pulito. ma lui continua a fare i turni. così capita di vederlo alzarsi durante una cena, si piglia la sua borsina con la colazione e va a lavorare ai forni fusori. roba a mille gradi, che d'estate ringrazi il cielo che ci stai la notte. una vita così, dettata da una macchina che vuole te sempre, senza sosta, fino a che ce la fai, fino a che vai in pensione. sì, sono stato fortunato. ecco, ora penso a quelli di alitalia. e mi viene da sorridere.
giovedì, 18 settembre 2008
la prima cosa che faccio quando andrò a riprendere la macchina, controllerò che ci sia ancora l'ombrello rosso.
i carabinieri hanno ritrovato la tua auto. come dice tuo fratello, nella vita ci vuole anche un po' di culo.
serialità, omologazione, massa. parole che fanno paura. vedevi un dvd di alessi, un'intervista a sottsass. ne parlava chiaramente. lui sì che ha guardato, e girato, e colto il bello per sintetizzarlo in forme assolute. parlava di designers e industrial design. una conferma a quel che pensi. abitare casermoni, scatolette opprimenti incastonate l'una nell'altra, piene di accessori inutili, anonimi, senza valore. non puoi crescere così. c'é violenza in ciò che ti circonda, nelle mura troppo vicine, nelle finestre cieche. si vive senza la coscienza di farlo. mangi distratto, mentre guardi la tivù. non è mangiare. finisci e non ricordi cosa hai fatto. ti sei perso un pezzo di vita. sei stato quaranta minuti a tavola e non hai vissuto. l'ambiente, gli oggetti che usi, tutto dovrebbe avere un significato, dirti che ci sei, che sei tu, che le cose che fai riflettono la tua esistenza, il tuo essere lì in quel momento. ogni momento è vita, e dovrebbe esserlo. peccato non ricordarselo sempre. peccato davvero.
mercoledì, 17 settembre 2008
essere di nuovo a dantedieci, al buio, nel silenzio. anche oggi. le giornate si ripetono. anche tu ti ripeti. siamo tutti ripetenti.
voler bene a qualcuno è come infilarsi le dita nel naso. ti ritrovi sporco, appiccicoso e soddisfatto. entrambe le attività sortiscono il loro massimo effetto quando vengono espletate da soli.
bello sognare, svegliarsi e non ricordarsi niente. tu fai così quasi sempre. quel quasi stanotte ti ha fregato.
e poi ti senti vibrare nel taschino. rispondi e senti una voce. una voce che cammina veloce per la strada, che va e viene. una voce che dice di cose, commissioni, robe da fare. ci vediamo oggi. ciao principessa. chiudi il telefono e ti rimane un sorriso. una smorfia dolce sulla faccia. non va via. speri non vada via.
martedì, 16 settembre 2008
una cosa mi mancherà di questo posto. il nonnino che abita di fronte e che tutte le sere scende in strada per far due chiacchiere con le signore sue vicine. una voce stridula, da cartone animato, da vecchietto western, che avrebbe fatto gola a sergio leone. riesce a produrre una quantità di bestemmie, un intercalare di eresie, una volumetria di moccoli intarsiati tra le parole del suo vociare nervoso, che quasi fanno perdere il filo del discorso a lui che parla e a chi ascolta. ecco, lui mi mancherà. quasi quasi lo registro.
educazione d'occhi. già, imparare a guardare, a capire, a cogliere. tu non l'hai mai saputo fare. insensibilità ottica, maleducazione al percepire, impermeabilità estetica che ti senti dentro come un sordo intontito dal rimbombo cupo della musica che altri godono. per questo fai foto brutte. già, cerchi, ma non è il cercare, è il trovare. come quando andavi a funghi e il tuo amico riempiva i panieri mentre tu li pestavi senza vederli. il bello lo si coglie da fermi e in movimento, il bello ti batte addosso così, come una folata di vento. tu il bello non lo vedi mai. al massimo, lo ricordi.
il fatto che da ieri anche luz non sia più la tua socia non ti dispiace più di tanto. se lei vorrà la terrai come amica.
guerra al clandestino, al diverso, al rom, al vucumprà, all'obesità, alle malattie moderne, alla forfora, agli acari. ci fanno odiare l'inutile sognando una perfezione mediocre, inquinata, mafiosa, multinazionale, atomica, omologata e sterile. gli venisse un frignolo al culo.
c'è gente che sa cosa farà tra un mese, che ha programmi quinquennali, una vita gettata in una direzione chiara e precisa. sono cinquantuno anni che navighi a vista, senza rotta e senza meta. in fondo non ti sei mai trovato male. nessun obiettivo da raggiungere, nessun obiettivo mancato. che poi la meta è la stessa per tutti.
lunedì, 15 settembre 2008
i tempi più gravi son fatti anche di momenti lievi.
non ti dispiace perdere. ti spiace che non sia tu a deciderlo.
che poi però a uno gli scappa un sorriso. robe da fare, quasi tutte brutte, e gente da vedere, anche questa per niente bella. e pensa. pensa a playa de l'este, un posto fatto di sabbia bianca e mare azzurro, con le palme che ciondolano sulla spiaggia e la risacca del caribe che si muove lenta a bagnare i piedi dei bambini cubani che giocano. giocano e basta, ignudi, senza pensieri strani, gli occhi concentrati sul loro mondo, senza altro pensiero che ridere, del niente che hanno e che è già molto. pezzettini di carne scura, si muovono sulla sabbia e nell'acqua inseguendo quei sorrisi bianchissimi. vorresti essere come loro, non lo sarai mai. saranno solo rircordi, da sorriderci sopra. fatteli bastare.
son due giorni che bestemmi tra te e te. il fatto che ti girino i coglioni è per certi versi confortante. ecco, ora sì che sei normale.
domenica, 14 settembre 2008
domenica. come passa il tempo. speravi fosse sabato.
sabato, 13 settembre 2008
dantedieci. piove. l'arie è fresca, c'è una luce soffusa, morbida. jan garbarek sta suonando il suo sassofono, leggero. la pioggia ha tinto di rosso ruggine il tappeto degli aghi di pino che copre il giardino, un colore intenso, pieno, piacevole. la principessa si è messa in testa di fare la marcia per la giustizia. per la terza volta in tre anni. qualche chilometro di bandiere e striscioni e gente buffa e strana che parte da agliana e va a quarrata. tu avresti voglia di stare a casa con jan garbarek che si struscia tra i pensieri. ci andrai e ti spezzerai la schiena. prenderai l'acqua, patirai la fatica ma sarai là. per la giustizia e per lei. più per lei.
venerdì, 12 settembre 2008
nella macchina c'era anche quell'ombrello rosso che ti piaceva tanto. che dispiacere.
giornate difficili queste. piene di contraddizioni, e contrappassi. e anche tempi fermi densi di pensieri complicati e ragionamenti senza fine. ma tutto ha una fine. anche questi giorni difficili.
giovedì, 11 settembre 2008
ti hanno rubato svariate centinaia di euro, non hai più la macchina, sei con lo scooter. il tempo volge al brutto, minaccia pioggia. un appuntamento in serata e uno domani pomeriggio, nel pisano. te ne frega nulla? no. o gran bel carattere o poco cervello. o la somma delle due cose. anche una sottrazione andrebbe bene. forse di sottrazioni oggi ce n'è state abbastanza.
l'esperimento del buco nero a ginevra è riuscito perfettamente. le uniche cose che sono sparite stanotte sono i soldi che avevamo a dantedieci e la mia auto. i carabinieri però escludono che sia stato uno scienziato.
mercoledì, 10 settembre 2008
stasera carte. chiederai al tuo amico chiarimenti sul famoso esperimento del buco nero, del big bang, della particella di dio o di come cazzo si chiama quell'aggeggio che è costato sei miliardi di euro e ci dovrebbe far capire qualcosa sull'origine della materia, dell'universo e forse anche dei foruncoli. lui in quell'esperimento ci ha progettato dei magneti, delle grandi ruote di trenta metri e roba così. ci ha passato anche dei giorni a montarla 'sta roba, dentro pozzi e gallerie gigantesche. lo sai già cosa ti dirà, col suo sorriso a presa di culo. i veri rischi saranno a metà ottobre, quando i test finiranno e inizierà l'esperimento. in realtà a te non te ne frega nulla. è una vita che cerchi di non lasciar tracce, se qualche migliaio di scienziati ti dessero una mano a cancellarle, tutto di guadagnato.
mangiare, fottere, pisciare. attività collaterali. anche respirare o pensare oppure scrivere sono accessori. inutili orpelli alla vera essenza. essere, quella è la vera attuazione dell'io. eccomi, ci sono, non so il perché ma esisto. ora, senza passato o futuro. essere è la forma più violenta di affermazione dell'individuo. una sola altra attività la supera, essendo strettamente collegata alla prima. impedire di essere, uccidere.
certe cose non sono difficili da superare, è aspettare che avvengano che spossa.
martedì, 09 settembre 2008
certi momenti non sai se il peggio sia già passato o abbia ancora da venire.
la cosa divertente di certe situazioni è che non c'è niente da ridere.
il bellino di certi momenti è far finta di nulla mentre gli altri si aspettano qualcosa da te. sai che gli altri ti pigliano per fesso, e in un certo modo sai di esserlo. le conferme sono tutto nella vita.
la quantità di cose da fare è inversamente proporzionale alla voglia di farle. sempre.
lunedì, 08 settembre 2008
è una maledizione. pare che il massimo dell'accostamento per le camicie di lino grezzo sia il sugo di pomodoro. rassegnati, vuoi fare il classico ma sei casual, al limite dello psichedelico.
il mondo così com'è non ti piace gran che, ma poi ti viene in mente una faccia, un posto, una parola. le cose vanno già meglio.
domenica al mare coi nipoti ed un loro amico. da mattina a sera sulla spiaggia a pigliar vento e onde e nuvole e qualche accenno di pioggia anche. ti sei goduto lei che guardava i tre vitelli che giocavano nella risacca riempiendosi di risate sabbia e schiuma. al ritorno pizza nel pisano, ne hanno spolverata quasi due metri. a tarda sera li avete riconsegnati, salati sabbiati satolli e stanchi, ai rispettivi genitori. doccia e letto, verso mezzanotte. la principessa aveva un sorriso rilassato, strano, bello. era contenta. tu con lei.
sabato, 06 settembre 2008
caldo soffocante. in casa si sta bene. cena con gli amici. forse alla festa del piddì in paese. puoi avere preclusioni politiche, non certo gastronomiche.
venerdì, 05 settembre 2008
pomeriggio passato a dantedieci. il mac non comanda lo scanner. moccoli. la stampante funziona ma ha gli inchiostri vecchi. moccoli. la principessa a cena fuori. moccoli. non uscirai da casa fino a domani. grazie.
in fondo sei un bravo attore. sei in grado di fare molte parti, recitare a tema, sai anche improvvisare. sì, lo sai fare quasi sempre. tranne quando serve.
compito di oggi, stare a casa nel pomeriggio, attaccare il mac nella postazione, installarci la tua vecchia stampante e il tuo vecchio scanner. ricerca drivers su internet, fare tutti i test. tanta roba per un venerdì pomeriggio. troppa, se continui così.
mi ci ha fatto pensare, ecco. e ho deciso una cosa. la paranoia dell'anonimato è come la paranoia del voler diventare famosi. solo che è più rispettabile. se non voglio farti sapere chi sono ringraziami, ti ho evitato delle grosse rotture di coglioni. al giorno d'oggi l'unica vera qualità di una persona è rendersi evitabile.
leggendo douglas.
la certezza di una brutta figura è sempre meglio della paura di una brutta figura. l'inadeguatezza che ti accompagna perenne nei momenti complicati è una corazza formidabile.
giovedì, 04 settembre 2008
in questo paese, mentre il governo si sbilancia in tutte le direzioni, l'opposizione preferisce la politica dei piccoli passi. si ipotizza una manifestazione di protesta in autunno. il percorso di quest'ultima avrà uno sviluppo complessivo di due metri e sessantaquattro centimentri. adoro un certo tipo di minimalismo politico.
tornare a casa tardi e trovarla sveglia. e innamorata. bellino.
mercoledì, 03 settembre 2008
strana testa la tua, grossa e vuota, sempre in balìa dei venti del momento. una centrifuga accesa, dove i panni si affacciano all'oblò un attimo e poi spariscono nel vortice veloce. come ieri sera dopo cena. in casa tranquilli. tutto aperto a far cambiare l'aria col fresco della notte. la principessa quasi salta dalla sedia. ti giri e vedi un gatto. è grosso, rosso, un bel maschio soriano. entra tranquillo dalla vetrata di cucina, passa al tinello dove si struscia alle sedie. è tranquillo, calmo. la principessa lo piglia in braccio per rimetterlo fuori. lui si lascia prendere, docile. poi però rientra. ti scappa da ridere. assomiglia al gatto rosso che avevate a casa bensa. solo che lui era rustico, non entrava in casa. ne eri contento, hai preso da tua madre. bestie e cristiani insieme sì, ma vite separate. cani e gatti in giardino, sempre, in casa mai. e ora questo gattone color del fuoco che annusa il tappeto e ti strofina la coda alle gambe. guardi lui e guardi lei. ora anche lei sorride, lo lascia fare. uscite dalla cucina, lui dietro. lei legge, lui si sdraia ai suoi piedi. è giovane, giocherellone. dopo un po' inizi a chiuder casa. si va a letto. tenerlo fuori è un'impresa. ci riesci. stasera sarai a carte, la principessa altrove. che farà il gatto? mentre ieri salivi le scale ripensavi alla regola di tua madre. bestie e cristiani. ieri sera ti sarebbe piaciuto infrangerla.
ho sentito occhi di ghiaccio per la serata di carte, mi ha proposto di cenare alla festa del partito democratico a firenze. ho declinato l'invito. ci è rimasta male. ho deciso di evitare i luoghi di culto che non abbiano un evidente valore storico o architettonico. se stasera ci vediamo, sicuramente non vorrà giocare con me.
bibò. un suonino strano. ti si è scaricata la batteria del telefonino. anche tu avresti bisogno di un po' di corrente, solo che te ne stai zitto. eppure una qualche forma di allarme farebbe comodo anche a te.
martedì, 02 settembre 2008
strana forma di civiltà quella che per motivi di ordine pubblico impedisce (giustamente) a chiunque di rendersi irriconoscibile agli organi preposti con veli, chador o simili e poi permette ogni domenica a migliaia di teppisti scortati da poliziotti di metter su fazzoletti passamontagna e caschi per far scempio di cose pubbliche e private e mettere a rischio l'incolumità altrui. forse anche il calcio, come la religione, è una fede e in quanto tale giustifica nefandezze altrimenti intollerabili.
il bello dei sogni é che non c'é il telecomando.
la lusinga dello scrivere è immensamente superiore a quella dell'esser letti, ma di molto inferiore al leggere vedendo confermate certe tue aspettative.
ci vestiamo di civiltà e perbenismo, ci eleggiamo paladini di libertà e uguaglianza, ci scandalizziamo di certe culture maschiliste che velano la donna. basterebbe considerare il fatto che in tutto il nostro immenso e civilissimo vocabolario non esiste un equivalente maschile al termine puttana. ipocriti.
lunedì, 01 settembre 2008
ci stai ripensando, e ci credi davvero. i cambiamenti fanno più bene da vecchi che da giovani.
il bello di avere certi amici originali non è il fatto che siano originali, ma quello che non sappiano di esserlo. tra ignari è più facile volersi bene.
dopo tre giorni di malesseri e fastidi la principessa oggi sta meglio. e tu ne godi.
forse questa è l'ultima settimana che lavorerai in questo ufficio, con questa gente. in fondo non ti dispiace. sei l'uomo del piano bi. hai già una specie di office momentaneo, allestito nei sottosuoli di dantedieci. telefono, scanner, stampante, archivi eccetera, tutto ridotto al minimo. sei così abituato a semplificare le cose che il quasi nulla non ti sgomenta affatto. oppure sei convinto che ormai il posto più operoso per le tue mani siano le tasche dei pantaloni.
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