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giovedì, 31 luglio 2008
cenare all'aperto, aspettando che verso le dieci e mezzo arrivi l'aria fresca dalle forre del bosco poste a nord. e lei, immancabilmente, arriva a carezzarti la pelle, nel silenzio e nel buio. è come rifare pace col tempo afoso, sbagliato, sconclusionato che è appena passato. è farsi venire la voglia di andare a letto con una buona ragione. è un buon motivo di chiudere un giorno, insomma.
il problema quando uno vuol aiutare la moglie è contentarla. non parlo del sesso, lì si è rassegnata. neppure della gestione domestica, dove bofonchia ma si accontenta. no, è sulla consulenza professionale che non cavo un ragno dal buco. eppure mi considero un buon professionista. è incontentabile, insaziabile, insopportabile direi. il peggior cliente che abbia mai avuto. eppure per lei lavoro gratis. forse è proprio questo.
mercoledì, 30 luglio 2008
dantedieci, il fresco, la penombra, il silenzio. ecco.
sei uno così contento di sé stesso che il primo vaffanculo te lo dai da solo la mattina in bagno davanti allo specchio.
sono rimasti ancora duemila cinquecento commenti da cancellare. un lavoro immane. ormai ci sei, devi ballare.
non credo che a questo punto io sia quello che avrei voluto essere. forse no, neanche lontanamente. non credo altresì di sapere se oggi io sono quello che non avrei voluto esser mai.
da solo in ufficio. oggi è tornato il nipotone dal mare, l'ho preso alla stazione e l'ho portato a casa. pranzo con lui la principessa e mio fratello. è un piacere vederlo, gigantesco e goffo, biondo e peloso, che fa le domande con quel vocione dissonante rispetto alla faccia da ragazzino piena di bollicini. non lo da a vedere, ma io lo so, è nella terra di mezzo, dove non sei più bimbo e non sei ancora uomo. è lì che ci si perde, o ci si trova. stasera cena in giardino, noi quattro con tamarindo. mi godrò la seconda rata di quel quasi uomo.
luglio si è ricordato come si fa ad esser luglio. caldo abissino, ma lo reggi bene. a parte la scia di sudore che ti lasci dietro. così impari ad esser venti chili sovrappeso.
martedì, 29 luglio 2008
ieri cena in campagna dall'amica di tuo padre, con fratello, cugino e un paio di vecchi ceramisti. una collina alta, in mezzo ad altre colline, verso firenze. la principessa al compleanno di una nipote, lontana. tornato alle due, lei dormiva diagonale nel letto. ti sei accomodato nell'angolo. era il caffè preso tardi, i pensieri correvano. ogni tanto allungavi una mano, per sentirla mugolare nel sonno. così fino alle tre e mezzo, poi hai dormito.
lunedì, 28 luglio 2008
la giornata ieri è poi finita in piscina a casa bensa, a togliersi la polvere del chianti. il fattore sta male, è in cura, non ha forze. era sdraiato in poltrona, quasi immobile. vedere quell'omaccione esausto stringe il cuore. poi, ad un certo punto, gli si illuminano gli occhi, tente il collo, alza il braccio e indica il cielo. un falco lodolaio, un piccolo rapace che caccia uccellini in volo, con delle acrobazie incredibili. era in caccia appunto, e alternava accelerazioni repentine verso le rondini alte a periodi di attesa. già, come si fa ad attendere in cielo mentre voli? si fa lo "spirito santo". solo pochi piccoli rapaci ci riescono, e richiede un gran dispendio di energie. bisogna essere al massimo due, trecento grammi per farlo. è una cosa bellissima a vedersi, l'uccello allarga le ali e le chiude sotto di sé, come a riunire l'aria tra le prooprie gambe, e lo fa con una frequenza molto alta, tanto che il risultato, visto da lontano, lo fa sembrare in croce. ecco, anche il modo che ha il fattore di chiamarlo quel volo, "spirito santo", è proprio un bel modo.
il chianti è un altro mondo. domenica passata con lo scooter per stradine e paesini sconosciuti. quella zona è la toscana come doveva essere. borghi e chiese recuperati, restaurati ma non forzati, rileccati, esasperati fino a renderli falsi, imbroglioni, improbabili ad un occhio minimamente smaliziato. le cose sono solo state rimesse al loro posto, come erano un tempo, oppure come le lo avrebbe fatto uno del tempo. già, il lavoro lì fu fatto (bene) dagli inglesi una trentina di anni fa, forse di più. allora non esisteva il turismo mordi e fuggi, l'agriturismo modello disneyland, coi falsi cascinali arredati di falsa arte povera che oggi spuntano ormai anche intorno alle zone industriali. il problema è alla radice. l'onestà dell'intervento, che serve a riadattare il recupero alle esigenze di oggi, ma senza stravolgere il significato profondo della costruzione. così profondo che a volte è ignorato, ma che va comunque rispettato da chi ci mette le mani. forse gli inglesi non lo capivano il chianti di allora, ma lo amavano, più di quanto i toscani di oggi amino la loro terra.
tu conosci molte donne complicate, e sostanzialmente le apprezzi tutte.
tu conosci poche donne esplicite, e quelle poche ti stanno cordialmente sui coglioni.
giornata in scooter nel chianti con gli amici. ci son pezzi di toscana dove neanche i politici sono riusciti a scaricare la loro merda ideologica.
sabato, 26 luglio 2008
piangere perché pensi a lei. capita.
venerdì, 25 luglio 2008
ieri sera cena all'aperto in campagna con la cognatina e il nordiho, stasera pizza napoletana nel pisano con due amici tornati dalla sardegna, lunedì sera cena in collina dalla giovane amica di tuo padre con amici, parenti e artisti vari. stai vivendo decisamente al di sopra dei tuoi meriti.
il post su malaparata, il raccontino del venerdì. è venuta fuori una storia vecchia, lunga, forse anche noiosa. ma ne avevo voglia, e ora sto meglio.
ho già eliminato cinquecento commenti. ne rimangono tremila. non sento più niente, lo faccio e basta.
oggi c'é da lavorare, e parecchio, e male anche.
giovedì, 24 luglio 2008
sto continuando a togliere i commenti. son tanti, più di tremila cinquecento. ho trovato un modo indolore di cancellarli. dieci alla volta, senza leggere, senza guardare chi è, senza pietà per nessuno, tanto meno per me. forse sto sbagliando, ma ormai ho cominciato, non mi fermerò fino alla fine. devo sentirmi solo, completamente solo. devi arrivare sul fondo, per darti la spinta in su. a mezz'acqua affoghi e basta.
sto cancellando tutti i commenti, anche quelli vecchi. per sentirmi più solo in questa casa. lavoro immane oltre che doloroso, a volte. ma aiuta, almeno credo. tutto ciò che fa male, educa.
solo una lunga, attenta e cosciente respirazione ti farà sentire l'aria che entra ed esce, te la farà valutare, capire, conoscere. la sentirai fresca e buona, piuttosto che stantia e viziata, profumata o puzzolente. con l'allenamento riuscirai a vederla, valutarne trasparenza e densità, umidità o secchezza. respirerai come prima, esattamente come prima, ma ne avrai coscienza, che è una prima forma di conoscenza, non certo di controllo. così la vita, la puoi subire inerte o porci attenzione. non cambierà nulla in quel che ti succede, se non il tuo sapere le cose che ti succedono.
in principio era il caos. ecco, tu sei rimasto lì.
mercoledì, 23 luglio 2008
ecco, ci stai pensando ora. al fatto di essere orfani. come diceva un tuo cugino, è caduto il paravento, adesso l'aria ti batte addosso, sei il capostipite. già, l'ultima generazione, il reduce che ha visto andar via chi l'ha preceduto. nel tuo caso c'é anche un altro particolare, non hai figli. sei solo, sia guardandoti in giù che in su. la tua storia finisce con te. la tua fissazione di una vita senza tracce. eppure ti da gran conforto sapere che i tuoi, prima di andarsene, te ne hanno lasciate molte addosso.
sta piovendo e tu sei con lo scooter, ma la cosa non ti dispiace affatto, anzi.
mai abituarsi al brutto, mai. nessun minuto è sprecato, nel contestare le scelte sbagliate del vivere d'oggi. questa attività è tanto meritoria soprattutto se supportata da una attenta ricerca del bello, qualunque esso sia, in qualsiasi disciplina. architettura, arte, musica, il bello esiste, l'estetica è educativa, penetra nella mente permeabile e la forma con equilibrio e saggezza. altrettanto fa il brutto, creando mostruosità urbane e sofferenze del vivere. l'italia è diventata brutta dando valore ai soldi. infatti, la lira è fuori corso, caravaggio brunelleschi e michelangelo no. nessuno si domanda che valuta avevano ascoltando bach.
sto ascoltando "the low spark of high heeled boys" dei traffic. devo farci un post su malaparata. ricordarselo.
martedì, 22 luglio 2008
momento strano. non sembra neanche quasi agosto. non senti l'odor di ferie che di solito ti eccita. forse quest'anno sono ancora lontane, e poi son corte. no, ci deve essere dell'altro. forse manca il caldo, la necessità. o forse manchi te.
nessuno scrive più sui blogs che ti piacciono. come se fossero andati in vacanza. forse l'estate porta via dalle abitudini, tira in fuori, all'aria aperta. o forse è stanchezza, che piglia ciclica appena il sole si fa sentire. eppure è un'estate morbida, mite. beh, invece tu scrivi ancora, ma hai chiuso i battenti. scrivi al buio. ecco, sì, scrivere al buio, senza la luce di qualcuno che legge. è l'immagine giusta. come minimo scriverai storto.
stanotte vento. vento strano, forte, a folate tese e frequenti. ieri sera a letto a mezzanotte, come sempre. la principessa si addormenta subito, io tardo un po', ma è tutto normale, o quasi. già prima il cielo mandava rumori strani, come di aerei alti, ma il sonno li ha cancellati. verso le quattro e mezzo il rumore del vento. apro gli occhi e vedo le tende fuori di finestra, orizzontali nell'aria. mi affaccio ed è bellissimo, intenso, forte. faccio il giro della casa e chiudo tutto, torno a letto ma mi addormento con difficoltà. stamani, come sempre, colazione fuori, davanti alla cucina. è tutto un letto di aghi di pino. guardo gli altri giardini, il terrazzo, la veranda, il solarium, la rampa del garage. aghi di pino, a miliardi, dappertutto. mavaffanculo.
lunedì, 21 luglio 2008
sarebbe bello andare a letto presto e svegliarsi presto. come i contadini. o come i vecchi. mettiamola così, come i vecchi contadini.
il bello di fare l'amore la sera è la mattina dopo.
domenica, 20 luglio 2008
ho sognato la socia. sogno amichevole e innocente. quasi.
sabato, 19 luglio 2008
non c'é terremoto, alluvione, cataclisma che tenga. la cosa peggiore che può succederti di sabato mattina, quando vuoi dormire è sentire il telefono, sollevare la cornetta e sentire il fischio del fax. per quattro volte.
venerdì, 18 luglio 2008
e padri e madri e bagni al mare e l'isola del giglio con l'asino che ti svegliava a campese e i faraglioni alla finestra e il carrettino di legno coi cuscinetti grossi per fare la scesina veloce che mamma sennò brontola che ci son le macchine e l'odore del grano umido di notte con la paura del buio e la biondina col vasino della cacca che ti guarda seria dal basso e la multa in sardegna che sennò non si arriva ad alghero al funerale dello zio e la cinquecento celestina dal dentista con gli amici e le vacanze con la nonna al forte dei marmi e gli schiaffoni presi con l'anello di ametiste che faceva un male bestia ma era amore, amore perduto, svanito nei ricordi. tanti ricordi, tanti. a volte è dolce lappare la merda.
certi momenti ti senti roba dentro che non esce. come a voler urlare un silenzio più grande di te. ma son momenti, poi passano.
serata di carte ieri. volevi mangiar fuori, ma alle donne faceva freddo. ti manca mangiar fuori, sentire l'aria del mondo dopo una giornata in ufficio, macchina e altri luoghi chiusi. comunque avete giocato all'aperto in veranda, meglio di nulla. la piacevole sorpresa è stata trovarci il nipote grande, che era venuto a trovare il suo amico, il figlio della padrona di casa. buffo vederli insieme, due ragazzini biondi, pelosi e giganteschi che confabulano e sorridono e giocano col computer e si parlano col loro gergo complice e infantile. infatti guardavi più loro delle carte. infatti hai perso in maniera ignobile. poi, quando la brezza della notte si è fatta pungente, hai riaccompagnato il nipote a casa. buffo, te e lui a parlare in macchina. parlava da uomo, col vocione, ma anche gli argomenti, le considerazioni erano adulte. bravo, capacità di adattamento all'interlocutore. o forse è grande davvero. siete arrivati a casa. buonanotte zio, stammi bene nipote. ti sei acceso una sigaretta, hai messo su la musica e ti sei avviato lungo la stradina che scende da casa di tuo padre. saranno stati i sigur ros, dolorosi e struggenti, sarà stata la voce buffa di quel quattordicenne che si avvia verso il metro e novanta, o forse passare da lì, dove sei cresciuto, e poi vedere il posto dove tuo padre è stato investito. ti sei trovato ad asciugarti le gote copiosamente irrorate dagli occhi, mentre tornavi a casa nella notte. sarà stato il fumo. sicuramente.
giovedì, 17 luglio 2008
pranzo con la principessa, in un barrino. stasera non ci vediamo, io carte lei a teatro. era triste. sguardo serio, sorrideva solo se la guardavo. mi sono impegnato a guardarla sempre, non farla distrarre col lavoro, i problemi, il tempo. anche facendo scemate, ma credo di esserci riuscito. meglio sentirsi stupido che incapace.
non è importante scrivere. tu non lo fai praticamente più. l'importante è pensare. è quello il motore che muove. senza radici che attingono le foglie non esistono, figuriamoci i fiori.
mercoledì, 16 luglio 2008
il problema è la fiducia. c'é un paio di persome nelle quali la riponi totalmente, peccato che nessuna delle due sia tu.
ieri sera cena aziendale della principessa. non ci volevi andare, trenta persone, perlopiù antipatiche, e per giunta che ti corrispondono con pari moneta. ma c'era lei, e ci teneva ad averti accanto. e poi il nipotino, che è una meraviglia d'ometto serio e silenzioso. non lo sapevi, a un certo punto tira fuori dei fogli. ti guarda, deve fare il discorso. gli dici che ti vergogni, vai fuori a fumare. senti gli apprezzamenti, le risate, l'applauso finale. rientri e lei ti guarda, emozionata. ti spiace non esserci stato, ma è più forte di te. stamani, su tua richiesta, ti spedisce il testo. ecco, ora puoi anche piangere.
martedì, 15 luglio 2008
poi c'é la morte. è sempre una sorpresa la morte. non te l'aspetti mai, non è prevista, è una roba fuori dal gioco. già, si gioca senza considerarla, mosche stupide che volano senza vedere il vetro. poi senti il colpo e le vedi a terra, le zampette all'aria. toc, è arrivata. toc, eccola, ritorna. uno alla volta il vetro imbroglione piglia tutti. eppure è sempre stato lì, ad aspettarci.
non so com'è, la socia oggi è bellissima. forse è pettinata, forse ha i capelli un po' a paggetto, di un colore leggermente più scuro, che forse è il suo. o forse è da stamani che lavora seria e se ne sta sempre zitta. sì, deve esser quello. giusto, gli angeli li dipingono muti.
luglio è il mese dei contrattempi. la gente è già in ferie ma, a differenza di agosto, ancora non lo sa.
lunedì, 14 luglio 2008
il difficile è collegare la parola al gesto. perché le parole non stanno feme. paiono immobili, piantate sulle sillabe, ma hanno una loro dinamica, una ritmica che le fa uscire di corsa, insieme, veloci oppure lente, cadenzate, ponderate. le frasi poi risultano come sequenze mosse, dinamiche, montate in maniera ossessiva oppure album di vecchie foto, scatti fatti in posa, per gustarsi il particolare. le parole hanno una ritmica quasi sconosciuta. come sempre, è la vita che fa la musica.
no, non si può. non puoi raccontar tutto quel che succede. specie dentro. c'è la cronaca, il fatti spicci, accadimenti e conseguenze. quello può esser facile dirlo, metterlo in parole. poi c'é il dentro, il vuoto che non ti basta mai, che si allarga fino a risucchiarti, che non lo vedi tutto ma sai già che non ti basta. ecco, vedi? certe cose non contengono niente, figuriamoci le parole.
domenica, 13 luglio 2008
dantedieci. piove, come desideravo. anche troppo. un'infiltrazione da una vetrata alta sta gocciolando in soggiorno. le case vecchie fanno così, basterà stuccare l'infisso. mi spiace per la principessa. un problema a lavoro l'ha fatta scappare. adesso son qui, da solo. il secchio che suona ritmico accanto mi tiene compagnia. tornerà, mangeremo insieme, sarà un buon giorno.
venerdì, 11 luglio 2008
sole velato. spero che piova. mi metto due giorni al fresco a dantedieci e godo.
all'inizio ci si innamora per bisogno, poi, lentamente ci si trasforma, amare diventa una scelta ponderata, cosciente. ecco, è la volontà che gli da un valore estremo, assoluto. è forse la massima espressione di libertà che un individuo possa avere. affidarsi all'altro. un atto di fede, laicamente parlando.
la libertà a volte è un concetto astratto, siamo tutti burattini. qualora poi tu riuscissi a recuperare i tuoi fili, non sai quale tirare.
giovedì, 10 luglio 2008
uno convinto di essere furbo di per sè non è un fastidio. basterebbe che non passasse la metà della sua vita a fartelo presente.
la voglia di cambiare. tutti ce l'hanno, in pochi la coltivano, quasi nessuno la considera. io e la principessa invece no. per motivi diversi, ma lei la sente, io pure. lei per troppa pressione, io per l'opposto forse. e poi non abbiamo figli, ma non è questo. è l'insoddisfazione che hanno tutti ma la sopiscono nel quotidiano. non a caso abbiamo un matrimonio pieno di alti e bassi. la voglia di mettersi in discussione, provare una vita diversa, un modo diverso di essere. siamo gente piena di sogni moribondi, ma non morti. niente di praticabile, ma utile al quotidiano, un carburante per l'anima. poi però, come oggi, si parla di cambiare. lei mi diceva di smettere, andare, fare. le ho risposto che sarei stato con lei in questa rivoluzione, ma sarei arrivato in fondo solo se anche lei, come me, fosse stata cosciente del fatto che tutte le rivoluzioni, grandi o piccole, sono destinate a perdere. non c'è posto al mondo, o modo di vivere, o anche solo di pensare, che non sia già stato calpestato, e vinto, e schiacciato dalla cattiveria. quest'ultima frase l'ho omessa, ma credo che la principessa abbia capito. le ho sorriso, e lei a me.
non c'è niente da fare, anche nella serata più fresca, morbida, rilassante, il cervello è altrove, non sai neppure dove. sentimenti contrastanti, disagevoli a volte, ti impediscono di goderti qualsiasi normalità. è evidentemente un problema tuo.
mercoledì, 09 luglio 2008
l'imbarazzo. quello che ti porti addosso. che ti fa respirare piano, quasi niente. a volte lo scordi, ti fa credere il mondo senza te, come se tu fossi trasparente, esterno, altro a ciò che ti circonda. basta un attimo, ti senti, percepisci la tua presenza, l'ingombro, lo spazio che occupi, ottundi, come un abusivo alla tua stessa vita. e l'imbarazzo torna.
lo stato si sente offeso dai cittadini che manifestano. quando un ministro della repubblica insieme a molti suoi senatori diceva che si puliva il culo col tricolore, dove era lo stato?
il buffo della vita è che ci si offende per delle stronzate e poi si passa sopra a questioni di principio molto importanti, basilari direi. un po' come buttarsi senza paracadute e preoccuparsi delle ginocchiere. ma forse è il momento.
martedì, 08 luglio 2008
la principessa è sempre più bella, io sempre più brutto. ecco perché noi si campa meno. siamo una razza inferiore, ce lo meritiamo.
la democrazia non è la legge del più ragionevole, del più saggio, del più intelligente. è solo quella del più numeroso. quindi, la democrazia è la legge del più forte.
vento. un marino teso, forte, pulsante, sembra vivo. raffresca l'aria, o almeno così pare. il caldo ha comunque lasciato i suoi segni nella gente. qualcuno è già in vacanza, gli altri si muovono lenti, anche sul lavoro rimandano decisioni, hanno un atteggiamento lasco, assente. aspettano le ferie, galleggiano nello spazio libero di questo tempo attendista. tornerà la calura, smorzerà gli animi già provati, l'aria si fermerà intorno a noi.
lunedì, 07 luglio 2008
casa bensa, dantedieci, e ora anche qui. io sto bene da me. o almeno sto meno male. l'ultima proposizione, oltre a non rendere l'idea è un accrocco linguistico orribile.
solo in ufficio. ho davanti il poster di mio padre. lo guardo. da lui ho preso giusto la fronte, e un po' il naso. anche le sopracciglia. solo che le mie sono un mix di nero e bianco. lui no, era tutto bianco, anche i baffi, i capelli. dopo l'ultima lettera che ho scritto a certi parenti un cugino mi ha risposto che da lui non ho certo ereditato l'arte del pennello, ma l'ho trasformata in quella della penna. il cugino non lo sa, ma mi ha fatto il più bel complimento che potessi ricevere. farti sapere che chi hai amato e non c'è più abita ancora in te e sta contribuendo a farti migliore, almeno in qualcosa. riguardo il poster, una vena mi si ingrossa. quella dell'orgoglio.
le scatole non hanno nome. tutte uguali, senza etichetta. ne apri una, pensando sia quella dei ricordi. invece no, hai aperto il dolore. cerchi di chiuderla, ma ormai è tardi. è uscito qualcosa, ti piglia e ti atterra. una vita a mettere ordine, a cercare un modo, a catalogare emozioni e poi ti ritrovi un sacco di scatole senza nome, identiche, piene di non sai cosa. ma forse non è importante scriverci il nome fuori, o colorarle differente. l'importante è un mucchio di scatole, un mucchio grosso. quel mucchio sei te.
sabato, 05 luglio 2008
la giustizia nel singolo è innata, assoluta, incorruttibile direi. è quando diventa pubblica che si media, si accontenta, si corrompe.
mercoledì, 02 luglio 2008
stasera mare. due giorni. principessa, amici, nipote e bagni. due giorni per staccare. spero di avere buoni pensieri. migliori di adesso, almeno.
martedì, 01 luglio 2008
deve essere l'età. sì, è sicuramente quella. quando inizia la discesa ti rilassi un po', allenti la stretta sul manubrio, togli i piedi dai pedali e stiracchi le gambe. lo sforzo è finito, il duro è passato, quel che potevi fare l'hai fatto, non devi dimostrar più nulla a nessuno. non è tirare i freni, è usar la bici differente, zigzagare, pennellare le curve senza voler strafare. guardarsi intorno, godersi il panorama, percepire il vento in faccia o cose così. non significa fermarsi, hai voglia di chilometri, di strade e di incontri, ma è differente. ora non stai più attento alla posizione, alla tecnica, all'efficienza. pedali ancora, ma senza sforzo, quasi senza convinzione. sai che ciclista sei ormai, non puoi più battere nessun record, non sarai più campione, al massimo un buon gregario per qualcuno più giovane di te. hai ancora voglia di qualche volata, ma non per vincerla, solo per provare che hai ancora gambe buone. e a cinquant'anni passati non ti spiace neanche sentirti un ciclista della domenica. solo cadere ti romperebbe parecchio i coglioni.
certi giorni anche un vaffanculo pare una benedizione.
il bello di questo tempo è la notte. leyla, in arabo. chi è stato nel deserto sa cosa vuol dire leyla. un nome di donna molto diffuso, ma è soprattutto il momento della bellezza, delle stelle, del fresco, del silenzio, della solitudine. la notte ci sarebbe da non dormire mai. stare fuori, sentire l'aria e gli uccellini, pensare ai cazzi tuoi fumando nel fresco, ascoltando i pensieri che vengon su nel silenzio. no, non è necessario il deserto, la notte è bella anche qui. come dicono laggiù, leyla saida, buona notte.
domenica sera grande discussione col mio amico. gli amici servono a questo. il tema era il solito. i paesi cambiano, per lui migliorano, per me peggiorano. lo capisco, lui è geometra, gli pare bello il mondo col cemento armato. io dicevo invece che siamo tutti pazzi, i paesini li chiamiamo città, gli amministratori si inventano piani urbanistici faraonici, grandi piazze inutili, grandi strade veloci, viali, circonvallazioni, li riempiono di palazzi tristi e giganteschi da riempire di gente che vivendo lì sarà gente triste. lui mi contrastava, ribatteva, ma intanto abita a casa bensa, una vecchia colonica restaurata a duecento metri di altitudine, isolata dal mondo. geometra sì, scemo no.
l'impressione è di galleggiare in una tazza di latte. l'aria è bianca dal caldo, l'umidità è forte. la gente in giro è stanca, anche i blogs rallentano, i post latitano, il caldo leva la voglia. forse tutti si pensa meno, anche. il cervello è un muscolo, col caldo si accascia anche lui. tu no, anzi, col caldo ti vengono in mente il doppio di cose. almeno adesso è così. solo che vengono su caotiche, mischiate, tipo frana. deve essere la conformazione del cranio. tu hai la testa grossa, è chiaro che dentro si è formata una memoria tipo discarica.
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