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lunedì, 30 giugno 2008
è un cane che si morde la coda. ogni donna sa che un uomo con dei sensi di colpa si indebolisce, diventa gestibile. allora cerca di procurargliene, anche di fittizi. l'uomo sente lo stimolo, il dolore, la sofferenza ma resiste. non può darla vinta alla donna, lui è uomo. allora lei si incazza. a lui dispiace, se ne pente, gli vengono i sensi di colpa, quelli veri però. la donna lo sa, ma non può approfittarne, altrimenti scopre il giochino iniziale da cui è partito tutto. un cane che si morde la coda, appunto. un cane femmina.
la politica e il codazzo di giornalisti che la seguono. sembrano inquilini di un condominio che, mentre il palazzo va a fuoco, cercano di nascondere la cenere sotto lo zerbino dell'ingresso.
sabato è venuto a dantedieci l'architetto, quello che ha scritto il libro su ricci. ha portato un collega fotografo, giovanissimo, siciliano anche lui. saranno stati anche siciliani, ma star fuori a far foto alla casa alle tre e mezzo li ha sciolti. mi ha chiesto se potevano fotografare gli interni. è buffo, si perita, forse ha preso molti divieti nelle altre case. io gli ho parlato sinceramente, dicendogli che non me ne frega nulla della privacy, che lui doveva fare tutto quello che riteneva necessario al suo lavoro, che io ero già contento di abitarci e i suoi studi non mi riguardavano, se non per il gusto che ci accomunava. ha sorriso. poi, mentre si beveva acqua fresca, gli ho spiegato perché mi piaceva abitarci, che effetto faceva starci da noi o con gli amici, il rapporto col fuori, il fatto che attraverso il giardino ci si vedesse tra i vari ambienti della casa, il che fa diventare il giardino parte integrante della casa, almeno nei percorsi ottici. mi guardavano meravigliati, come se stessi confermando loro quello che avevano studiato sui libri. se ne sono andati via, accaldati ma soddisfatti, spero. è stato bellino.
pioggia. ieri giornata passata a casa bensa dagli amici. bagni in piscina, relax e cibo buono. nel pomeriggio il cielo si oscura e inizia ad arrivare una pioggia forte, battente, ventosa. ci si rifugia sotto la nuova pergola che affianca la casa. è il temporale di san pietro e paolo, lo chiamano così. il ventinove giugno da qualche parte piove sempre. ieri è toccato a noi. il temporale continua, tutti entrano dentro, hanno freddo, io no. sento il vento che gira intorno alla casa, l'acqua polverizzata che arriva in mulinelli. poi l'aria cambia, raffredda, è pungente. arriva la grandine. i brividi mi scorrono addosso, sono con gli slip da bagno. dopo giorni di afa, umidità, sudore, i brividi. mi accomodo bene in una poltroncina sotto il loggiato, aspiro forte l'aria elettrica, carica di ozono e freddissima. mi accendo una sigaretta e godo.
venerdì, 27 giugno 2008
pubblico e privato. i problemi uniscono, le soluzioni dividono.
privato e pubblico. ciascuno ha i suoi problemi, poi vieni a sapere che su per giù son gli stessi di tutti.
a volte ti piglia. un misto di rassegnazione e delusione. come trovarsi in un posto che non capisci. il problema è che in questo posto ci sei nato. non puoi sentirti straniero a casa tua. eppure è così. ecco una solitudine sbagliata, quando non capisci la gente e viceversa. si divertono in maniera triste per te, cercano soluzioni dove tu vedi problemi, hanno priorità inverse alle tue. ecco, in questo caso la solitudine è un fastidio. comunque sia, a tutto si fa l'abitudine.
serata bellina. in quattro, io la principessa l'architetto che studia su leo ricci e l'esperta di ceramica. lui mi aveva mostrato curiosità sulla ceramica, gli avevo detto che c'era la festa al mio paese e che se veniva a cena con noi gli avrei fatto conoscere la persona giusta. cena sul fiume, al fresco. lui è giovane, giovanissimo, ma pacato, determinato, curioso. lei è eclettica, informatissima, la migliore fonte di informazioni che potessi offrire. mi son sentito sollevato, io che con la ceramica ho giusto una parentela. poi, andando per mostre, ho visto l'interesse. tirava fuori il telefonino e fotografava molto. lo abbiamo riempito di informazioni e poi, tornati a casa, anche di cataloghi. mi ha lasciato una pubblicazione curiosa che raccoglie certi suoi articoli, e una bottiglia di nero d'avola, un vino della sua terra. domani verrà a dantedieci col fotografo per fare le foto alla casa, ne riparleremo un po' a bocce ferme. un pensiero comunque mi gira in testa. esser giovani ha comunque dei vantaggi.
giovedì, 26 giugno 2008
la gente va veloce per la sua strada. gli parli e non sentono. in fondo anche tu fai la tua strada. il problema sono gli incroci. dovrebbero essere piazze dove le strade confluiscono e la gente si ferma un po', chiacchiera, si scambia opinioni su quella o l'altra cosa. no, crocicchi secchi senza semaforo, dove sfreccia la gente senza voltarsi, senza guardare. è chiaro che poi succedono gli incidenti.
sto cercando di salvare in un file di word il blog. impresa immane. meglio se lo faccio, poi è capace che cancello tutto e smetto e me ne pento. potrei pentirmi anche di aver salvato tutto. l'importante è pentirsene, comunque.
mi arrivano e-mail che mi chiedono della chiusura de lacasadilapo. non molte invero, ma accorate e gentili. io rispondo, fermo ma possibilista. sì, voglio capire onestamente se il gioco vale la candela, se serve esser letti o no, se è più importante lo stimolo/lusinga del blog pubblico insieme al rischio del riconoscimento da parte di qualcuno oppure la paura di perdere l'anonimato e il trovarsi soli in un blog privato, senza alcun riferimento, anche solo l'idea di un ipotetico lettore. non lo so, ancora non lo so.
molte cose da fare, come sempre. il problema è gestire il cervello. lui svicola, prende strade sue, si distrae e si allontana dal percorso quotidiano. forse è una malattia. una cosa è certa, è congenita, visto che la prima cosa che dissero a mia madre è "bambino intelligente ma tanto distratto". il caldo non aiuta. ieri sera in paese si affogava, solo sul tardi è arrivata la "brescia" dal fiume, come la chiamano qui, e la pelle ha reagito con ondate di brividi piacevoli. le donne si sono messe il golfino, ma loro si sa, hanno sempre freddo. è stato un peccato andare a letto. ma è stato anche bello ritrovarsi da soli, a pensare al buio. la solitudine, perché la consideri così tanto?
mercoledì, 25 giugno 2008
stasera e domani a cena al paese, per la festa. spero in una serata tranquilla e allegra con gli amici oggi e in una piacevole scoperta di architetti ed esperti d'arte e di ceramica domani. forse meglio stasera, ma non è detto. trovare nuove grandi anime da scrutare, rubare, sapere è raro che accada, ma quando succede è molto stimolante.
la musica no, quella va bene sempre.
ieri sera con la principessa si parlava della litigata dell'altra notte. lei si domandava come fosse finita, separazione, denunce o robe così. io invece mi chiedevo cosa sta succedendo. la gente apre attività, guida, si sposa e fa figli senza rendersene conto. ecco, sì, manca la coscienza di sé, la percezione di un progetto, il senso del dovere, dell'impegno che un progetto richiede. è tutto facile oggi, aprire una partita iva senza le minime basi di economia aziendale, oppure metter su famiglia e procreare senza comprendere veramente quello che comporta. e anche in auto, parcheggi in doppia fila, acrobazie nel traffico, imprudenze che vanno ben oltre il limite della sicurezza. la mia impressione è che oggi la gente guida la vita senza patente, incurante delle regole, mietendo vittime con una leggerezza inaudita. ma forse sbaglio io che son troppo vecchio.
tre cose fatte e mille da fare. e il caldo non aiuta. comunque sia, periodo apparentemente piatto ma fertile, oppure viceversa, non saprei. sul blog ho smesso la formattazione e non metto la firma. ne perde l'estetica, sembra un blocco per appunti, ma chi se ne frega, uno solo in casa sua gira ignudo e si gratta il culo.
se non hai intelligenza abbi almeno spirito.
martedì, 24 giugno 2008
perché sei sempre pessimista, diffidente, cinico, disilluso? un bastian contrario della forza di mille cavalli, come il peggior toscano, sempre a sputar sentenze verso l'altrui fare, senza mai guardarti addosso. almeno gli altri fanno. e poi, da che ti viene tutto 'sto veleno? da un'idea che hai dentro, una speranza, un desiderio. bene, tirala fuori questa roba, e falla vedere. anche un cecchino è orgoglioso del suo fucile.
il bello della gente è che fa le cose che meno ti aspetti. il brutto della gente, invece, idem.
è morto claudio capone, la voce più bella che l'italia abbia mai avuto. una volta lo usai in uno spot, grande soddisfazione per un pubblicitario di provincia come me. quando pensavo voce maschia, adulta, pacata ma affermativa pensavo a capone. anni fa insegnai ad un amico speaker a impostare la voce come la sua. non era uguale, ma il mio amico cominciò a lavorare meglio e di più. la voce di capone, la sognavo mentre scrivevo i testi delle pubblicità. e ora è morto. mi dispiace. anche perché aveva cinque anni più di me.
ieri sera cena fuori, davanti alla cucina, poi lettura al fresco, io e la principessa. dalle finestre dei vicini arriva un urlìo forte, una piazzata in famiglia, la principessa si spaventa. ha paura che si picchino. le urla salgono, rumori di roba sbattuta. poi qualcuno esce urlando, la litigata si trasferisce in strada, parolacce, toni acuti, aggressivi. io non intendo un piffero, come sempre, la principessa mi dice che da quel che si capisce lei ha scoperto una tresca con una puttana o roba simile. annuisco. lui va via in auto, lei gli urla dietro, poi scende il silenzio. sento battere il cuore. guardo la principessa. legge tranquilla. ci penso, mai alzata manco la voce, o quasi. forse è per questo che stiamo ancora insieme. riabbasso gli occhi sul libro, ma il cuore batte ancora.
alcuni mi scrivono. mi dispiace che lo facciano, e ne son contento anche. contrasti, come sempre. in fondo li capisco. mi incazzerei molto se chiudesse qualche blog dei miei adorati. random, falupa, lala e molti altri sono una compagnia intelligente, sensibile, originale. pezzi di vita da innestare nella tua, per rinnovare la linfa, sentirsi meglio, diversi. quando chiuse liberacomelaria ci rimasi male. poi immaginai stesse meglio, e forse era così. comunque per ora rispondo a tutti, che non sono molti, e rimango fermo dell'idea che è bene così, anche se mi dispiace per loro. poi vediamo.
lunedì, 23 giugno 2008
sabato e domenica quasi separati. sabato lei a lavoro, io a tagliare erba e ripulire il giardino, domenica lei a lavare tende e pulire vetri io a poltrire, con sua estrema incazzatura. prima di picchiarmi mi ha spedito a cena da un amico per la partita. son tornato che dormiva. oggi pranzo dai suoceri. badante nuova, ucraina, gioviale, energica, intelligente. un paio di frasi, due sguardi, niente di più. la crisi è rientrata. la principessa è molto più intelligente di quanto non dia a vedere. mentre l'istinto la fa reagire con violenza, poi il cervello (e il cuore) la consiglia altrimenti. questa intelligenza non deve farti rilassare, anzi. una donna in gamba non solo si aspetta che la si rispetti, ma che la si meriti.
che effetto fa star soli in un posto che non esiste? non lo so, devo ancora farmi l'idea. che ora son qui da me, che nessuno mi legge. adesso però voglio fare subito qualcosa. copiare l'intero blog, in un file. non so come, ma devo farlo. penso ad un file di testo, anche senza foto. una roba ad uso personale. un archivio insomma. i vecchi metton via tutto, senza sapere che farsene.
questa casa è chiusa per volontà di chi la abita. non è detto che rimanga chiusa, come non è detto che riapra. anzi, non è detto che rimanga.
venerdì, 20 giugno 2008
altro segnale. due più due fa quattro. ieri sera carte, compleanno del matto. il matto ci racconta. a un certo punto, con la naturalezza che lo contraddistingue, a una mia domanda risponde era scritto sul tuo sito. un secondo di vertigine. caldo. il tuo sito. la padrona di casa mi guarda. hai un sito? mi giro e la guardo. sì, ho un blog, ma nessuno lo deve sapere. incidente chiuso, ma hanno letto il mio disagio. due più due fa quattro. dopo l'architetto del mese scorso ora il matto, e chi sa chi altro. come se si fosse rotto il giochino. un giochino dove due più due fa sempre due. il giochino di vivere e scrivere. chi legge non sa chi sono e chi mi conosce non sa che scrivo. due più due deve fare due. massima libertà nello scrivere, minimo imbarazzo nella vita di tutti i giorni. due più due fa due. adesso fa già tre. devo pensarci. voglio arrivare a quattro o spegnere il giochino?

giovedì, 19 giugno 2008
uno squillo, una voce e il giorno cambia. roba così.

il gap tecnologico in italia. ci sto pensando.molti italiani adoperano il computer, la maggior parte però lo usa per obbligo, ignorandone le regole basilari. così succede che lui si incazza, si blocca, fa le bizze, perde i dati. il meschino lo guarda ignaro e, ben lungi dall'assumersene una minima colpa, nel migliore dei casi stacca la spina. in italia molti lavorano col computer, la maggioranza ci lavora contro.

il distacco non è mai difficile. riavvicinarsi, quello è duro.

solo in ufficio, musica e un'idea. il raccontino del venerdì. oggi no, non puoi. oggi devi lavorare, devi fare il bravo e risolvere i problemi, tuoi e altrui. e non crearne di nuovi, che è la parte difficile. tienila a mente, quell'idea, la scriverai domani, come sempre. come sempre pare una frase noiosa, ma è un bel modo di dire.

mercoledì, 18 giugno 2008
accendo la tivù, leggo i giornali, vado su internet e tutti che mi dicono troppi albanesi, troppi romeni, troppi africani. allora com'è che con tutti 'sti stranieri in giro io non capisco più gli italiani?

a cinquant'anni si sbaglia come a venti, trenta o quaranta. solo che non fa più tanto male.

in fondo fare finta non è un male. c'è di peggio. non fare. tu lo sai.

martedì, 17 giugno 2008
la fine di un giorno. la fine di un giorno non la ricordi mai. è un computer che si chiude, una tracolla sulla spalla, un passo svelto. gesti veloci, abituali, ripetuti nel tempo. la stanchezza nel vedere intorno un giorno che va a letto, col sole basso mentre torni a casa, che ti picchia sulle spalle come a dire ciao, ci si vede domani. già, mai voltarsi indietro quando finisce un giorno. potresti ricordartene.


ci son giorni come oggi che non piove ma non c'é neanche il sole. giorni che c'hai un sacco da fare e voglia zero. giorni che sei qui ma la testa è là. giorni che scrivere è un lusso e tu sei povero di pensieri. giorni così, come oggi appunto. tanto i giorni passano.

molte donne cercano disperatamente uno stile. a volte lo trovano, ma non è detto che serva. lo stile è una cosa di fuori, la classe è dentro. la classe non la trovi, ce l'hai. la classe non è una roba borghese come lo stile, è un modo di essere tuo, un sorriso, un modo di muovere la testa, oppure gli occhi. è una gestualità tua, inconfondibile, anche mentre fai la marmellata o interri i geranei. uno da lontano confonde lo stile con la classe, ma da vicino, a conoscersi, è come un vaglio che separa la pula volatile dal grano solido che rimane. la pula va negli occhi, acceca. è il grano che da sapore alla vita e fa innamorare.

lunedì, 16 giugno 2008
lore ipsum dolor sit amet. tutti i falsi testi dei bozzetti pubblicitari sono in latino. è una rassicurazione per il cliente. chi gli sta davanti è uno che ha studiato.

l'esercito nelle città. ora anche a napoli sapranno come vanno veramente le cose a kandahar.

per agosto sta maturando la vacanza in turchia. tu volevi il mare, e sei riuscito a infilarci una settimana in caicco tra le isole. come sindacalista non sei male. i figli dei tuoi amici ringraziano.

sabato, 14 giugno 2008
piove. ogni popolo ha il governo, il tempo e la nazionale che si merita.
venerdì, 13 giugno 2008
continua a piovere. non ti dispiace. non sei ancora pronto per il caldo.

giovedì, 12 giugno 2008
ieri cena col fratello a casa di mio padre. il nipote grande ha il patentino, si fa la barba e diventa rosso se gli parlo di ragazze. il piccolo fa ancora il cucciolo ma è un cinghialetto esuberante e ingombrante. mio fratello mi informa sulla triennale di milano. ha già una copia del catalogo, la mia la spediranno a giorni. la sfoglio. è un batticuore continuo. dentro ci sono anche i nostri due pezzi. ma non è quello. è l'insieme. almeno venti pezzi erano mobili, lampade, poltrone o elettrodomestici di casa mia. poi leggo i nomi. zanuso, archizoom, gio ponti, vico magistretti, artemide, poltronova, olivetti. mi sembra di sfogliare domus, una rivista che arrivava a casa tutti i mesi e che poi leggevo anch'io, ragazzino curioso. era come se in quella casa fossi tornato indietro di trentacinque anni. intorno a me i nipoti facevano casino, la famiglia rumoreggiava, ma io ero altrove, ragazzino, con un babbo brizzolato e scorbutico e una mamma giovane e sorridente, a leggere domus sul parquet del soggiorno. per cinque minuti non ho sentito nulla. poi ho chiuso il tomo. i rumori sono tornati. mi sono guardato intorno. tutto cambiato. va bene così. devo andarci alla triennale. a cercare casa mia di quando ero ragazzo.

piove come dio la manda, e siccome ne manda troppa lo bestemmi. ma lo fai in silenzio per non disturbare la musica, allora non vale. cerchi di lavorare. cerchi. sembra facile. un sacco di ricordi, chilometri cubi di facce e storie che ti pigiano oltre, ti spostano fuori, sotto l'acqua che viene giù, mentre i moccoli salgono insieme ai pensieri. bell'idea, mescolare bestemmie e ricordi, eresie e gente lontana, maledizioni e storie vecchie. la roba esce da dentro fluida, e si perde nell'aria elettrica e bagnata. scolerà in una fogna, finirà nel fiume e andrà verso il mare. come la pioggia.

tutti vogliono cambiare qualcosa, nessuno lo fa veramente. in poco tempo ci si trova a vivere in una soffitta ingombra di ciarpame.

il peggior danno del consumismo e della grande distribuzione è un omicidio. non saprei definirlo altrimenti. il saper vendere ha ucciso il saper fare. oggi trovi tutto a buon prezzo, ma niente che tua nonna avrebbe mai portato a casa. un mobile, una casa, un pollo, un motorino, la produzione di massa ha distrutto la merce, intesa come bene duraturo, come patrimonio di famiglia, come valore per chi lo produce e per chi lo acquista. tutto è seriale, anonimo, omologato. polli ikea e sedie amadori, stessa roba, solito principio, identico sapore. tutto sarà merda in poco tempo. te compreso.

quando si era giovani. sì, quando si era giovani. che si girava in sei in una cinquecento, con le magliette sudate e i pantaloni a zampa d'elefante. quando le autoradio costavano troppo e si portava il mangianastri a pile. quando si andava al mare e si portava il mangiare da casa. quando le mamme ti sognavano in banca e ti facevano le torte per le feste in casa. quando il batticuore ti bastava a farti sentire innamorato. quando giravi senza una lira e chiedevi le sigarette. quando su ciao duemilauno le classifiche dei dischi erano pezzi di storia della musica. quando un bacio ti faceva sognare una notte e anche il giorno dopo. quando le stagioni ti sembravano tutte belle, e giuste, e arrivavano sempre in tempo. quando il mondo ti pareva grande e tutto da scoprire. quando le ragazze erano tutte belle, perché ciascuna aveva il suo modo di farsi voler bene. quando si era giovani avevi una vita davanti. non sapevi che fartene, ma almeno ce l'avevi.

mercoledì, 11 giugno 2008
oggi l'hai fatta ridere. è già qualcosa.

vorresti aiutare la principessa ma non sai come fare. la guardi mentre annega nelle cose da fare, mentre annaspa tra azienda e famiglia, mentre corre dietro a tutto e a tutti. ti senti inerme. fa rima con verme.

martedì, 10 giugno 2008
il tempo. il tempo quando non sai che fartene. quando lo butti via in cose che non ti piacciono. quando lo sprechi in cose finte, inventate. quando lo perdi ad aspettare che succeda quello che non succede mai. il tempo non è mai brutto da passare. che poi il tempo non si passa. casomai è lui che passa, noi si rimane. quando va bene.

in italia è in arrivo il nuovo iphone di apple. per l'undici luglio è previsto un incremento di sbarchi di clandestini a lampedusa.

le grandi scelte della vita. stronzate, quasi non esistono. quando ti va bene svolti per evitare gli ostacoli, e il più delle volte ti trovi in un posto che non ti piace. poi dici che l'hai scelto, ma solo per non fare la figura del bischero.

rientrati da un pranzetto vago, stiamo lavorando. ciascuno il suo mac, nel silenzio. la socia mi dice metti un po' di musica. bene dico io. accendo itunes, cerco una radio. una eclettica, che non so che vuol dire ma passano roba mediamente buona e varia. arriva un pezzo. accordi di piano, lenti, ritmati. lo riconosco in due secondi. geoge harrison, isn't it a pity. ero ragazzo, non avevo quattrini, entrai nel negozio e vidi questo cofanetto. si intitolava all things must pass, tre dischi, più di quanto potevo permettermi. il negoziante mi vide, mi chiese quanto avevo. misi i soldi sul banco, lui lo mise nella busta e me lo diede. il massimo che avevo avuto era l'album doppio bianco dei beatles. adesso avevo un triplo, un cofanetto, come gli audiofili seri. arrivai a casa e mi sentii le sei facciate in fila. e guardavo la foto di copertina, un prato, george vestito da nano in mezzo a altri nani. poi scelsi. un pezzo, quello. un gran pezzo, per me il più bello di tutti, con un crescendo placido ma deciso, armonico, tipicamente suo. coi dischi non c'è il repeat, sollevi la puntina e la fai scendere in quel punto. coi dischi bisogna volerlo il repeat, prendersi la sedia, mettersi davanti al giradischi ed eseguire l'operazione. isn't it a pity, isn't it a pity, isn't it a pity, e ancora. facevo così, e lo faccio anche oggi, che coi ciddì è più facile. prestai il disco ad un mio amico, non lo vidi per un pezzo e poi mi vergognai a richiederlo. me ne pento ancora oggi. specie ora che lo sto risentendo e mi piglia una gran bella nostalgia struggente. ma si sa, tutte le cose devono passare. basta ricordarsele, e questo non è un peccato.

il modo migliore di scrivere in un blog è parlare per sé, così nessuno si incazza.

sei incompleto per scelta, volutamente incolto, scientemente mancante. nel vuoto si manovra bene.

lunedì, 09 giugno 2008
la parte cattolica del partito democratico inizia a dare segni di insofferenza. hanno ragione, loro non sono abituati a perdere.

in pubblicità la disperazione si chiama brainstorming.

sulla fiducia. ci stai pensando. non può esistere. facile parlare di sicurezza. l'insicurezza è l'opposto della fiducia. nasce dallo smembramento delle relazioni sociali, dal gigantismo urbanistico, dall'industria dell'abitare di oggi. in un paese toscano normale si conoscevano tutti, si chiamavano per nome, la mattina era tutto un darsi il buongiorno per le strade. poi sono arrivate le superstrade, che hanno rimpiccolito le distanze, creando una mobilità facile ma aggregativa, centripeta. i paesi son diventati periferie dei grandi centri, l'edilizia si è trasformata in industria, sfornando condomini da venti, cinquanta, cento appartamenti. i borghi vecchi son diventati ghetti cadenti, oppure finti salottini commerciali e disabitati nella peggiore delle ipotesi. il risultato è che non conosci più nessuno, abiti in un posto invaso da sconosciuti. e se non li conosci non ti fidi, e se non ti fidi non sei più sicuro. ecco fatto. come trasformare un borgo dove tutti lasciavano la porta di casa aperta in un pezzo di città pieno di inferriate, allarmi, casermoni blindati e gente che si guarda in cagnesco. un giochetto facile facile.

certe cose non funzionano. non funzionano a prescindere. la fiducia per esempio. chi l'ha detto che si deve aver fiducia fino a prova contraria? chi è disposto a rischiare una prova contraria? investire una parte di te stesso e vedertela rubare. non funziona più così. peccato. detto da te però è una presa di culo. frequenti la stessa gente dalle elementari.

domenica, 08 giugno 2008
voler bene è una amputazione promessa. l'affetto prevede che il tempo, le morti o le storie ti allontanino dalla gente. ti ritrovi a girare monco di amici, storpio di parenti, che strisci con quel che ti rimane, come un reduce di guerra. meglio non affezionarsi mai, potendo scegliere.

venerdì, 06 giugno 2008
è una scommessa. un esperimento. non sai come ma riesce. non bene, ma riesce. il raccontino, dico. non hai tempo, incombenze strane, soci, clienti, telefonate. stavolta non ce la faccio, ti dici sempre. poi, come oggi, hai un po' di tempo. la principessa rientra tardi in ufficio, mangeremo insieme verso le due. ecco, quel ritaglio lì, bastante. apri l'editor di testo. quello elementare, la bicicletta che ti permette di pedalare percorsi lievi in txt. appoggi il dito su una lettera. niente, nessuna idea. la premi. ecco, da quella iniziale battuta deve uscire una parola. per forza. ne cerchi una. "non lo so". è facile, è esattamente quello che pensi. poi, non sai come, dal dito scende il resto. è come se tu stessi camminando con lei, sul marciapiede. vedi le cose che descrive. ti inventi un appuntamento, un'intervista. no, non la inventi, è il dito che la inventa. intanto le parole scendono e formano situazioni. stavolta son caduti giù anche dei colloqui. giusto, un'intervista li prevede. poi lo senti, arriva la fine. e la leggi mentre viene giù, mentre cade sulla tastiera. salvi e vai a pranzo con lei. altre cose, problemi, preoccupazioni, incazzature. sì, insomma la roba della vita, del venerdì alle due.. quando rientri posti tutto senza rileggere. adesso, rientrato da un appuntamento stai riguardando il raccontino. c'è qualcosa, qualche spunto, qualche ricordo, ma misti, mimetizzati, nascosti da un ritmo che non sai da dove viene. forse cambieresti qualcosa, ma non lo farai. le scommesse più belle son quelle piccole, dove non c'è nulla da vincere.

ci stanno rassicurando sulle centrali nucleari. non c'è da aver paura solo della bomba, ma soprattutto di chi terrà la spoletta.

stasera cena di gala. inaugurazione di un museo o robe così. questo vuol dire tornare a dantedieci, farsi barba e doccia, mettersi un completo, camicia e cravatta e tornare a prendere la principessa. questo vuol dire dimezzare la serata o quasi. questo vuol dire almeno quattro ore di socialità becera e imbarazzata. questo vuol dire che passerai il fine settimana in giardino a spurgare sudore e veleno, come le lumache.

non fai un passo se questo non ti convince a pieno. questa è una splendida giustificazione per rimanere immobili.

giovedì, 05 giugno 2008
se ne deduce che le occasioni per migliorare la solitudine sono molto rare.

certa gente invece è così ovvia, banale, scontata, prevedibile, che non vale la pena di conoscerla.

certa gente è volubile. molto volubile. così volubile che non riuscirai mai a sapere chi è.

mercoledì, 04 giugno 2008
la scrittura è come la cacca. ci metti ore a produrla, esce in un attimo, la fai tu ma non ne hai il controllo e poi è quasi sempre roba da tirare lo sciacquone e scordarsene.

costituzione della repubblica italiana, articolo undici. l'italia ripudia la guerra in ogni sua forma, comprese le vittime di guerra, chi scappa dalla guerra e chi chiama guerra le missioni di pace delle nostre forze armate.

ieri sera carte. con la principessa, anche. occhi di ghiaccio è arrivata tardi, problemi col padre operato. il matto ci ha intrattenuto sul progetto che sta curando a ginevra. roba grossa, ruote da trenta metri e migliaia di sensori per captare, rilevare, misurare non so che cazzo di particelle. poi ci ha raccontato della sua donna lontana, che stanno bene insieme, che quasi si sposavano, ma che poi hanno desistito per il lavoro che ciascuno ha vicino a casa sua, e che poi la situazione era così bloccata che si sono lasciati ma l'abitudine e gli anni e l'affetto fanno sì che non c'è giorno che non si sentano al telefono almeno un'oretta la sera, oppure anche nei pomeriggi della domenica, e si chiedono del lavoro e delle faccende di famiglia e cose così, come stare insieme senza stare insieme. insomma, una situazione strana e impossibile, che forse si sbloccherà quando uno dei due troverà di meglio, sapendo che sarà comunque difficile che avvenga. siamo tornati a casa tardi. ho guardato la principessa che dormiva accanto a me. ho un gran culo.

martedì, 03 giugno 2008
strano popolo che è questo. dicono che c'è crisi, poi vai al mare e non c'è un metro per l'asciugamano, le strade sono intasate da camper da cinquantamila euro e nei ristoranti non c'è posto manco a prenotare due giorni prima. torni e tutti piangono miseria, abbronzati.

non c'è modo di prevedere quel che succederà domani. e intanto oggi ti annoi.

fare la strada più lunga. farla per seguire la principessa con la sua auto. farla per guardarla che guida piano in superstrada. farla per starle dietro e sapere che lei è lì. farla perché oggi non hai voglia di separarti da lei. e dirle ciao, con la mente, mentre lei ti dice ciao, con la mente. freccia a destra, uscire.

è ormai evidente, le donne saranno sempre un passo avanti a noi. i casi sono due. o ci indicano la strada e sperano che noi le seguiamo, o tentano una fuga.

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