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venerdì, 30 maggio 2008
tipo: domani vai al mare per tre giorni in val di cornia. va bene. oppure stai a casa a far le tue cose, tipo togliere gli aghi di pino dai tetti e dal giardino e cenare con i tuoi amici. va bene lo stesso. questo è contentarsi, non c'è dubbio. è comunque già un gradino.

contentarsi non è contentezza, e neanche esser contenti. tenere bene in mente la graduatoria.

stasera riunione. i tre soci maschi senza la femmina. avremo modo di commentarla in libertà, e mi presterò a quel modo simpaticamente laido che hanno gli uomini quando tra loro parlano di donne. salvo poi dirle tutto martedì mattina.

stanotte è piovuto un mare dal cielo. bello stare a letto a sentir arrivare le ondate.

giovedì, 29 maggio 2008
ormai la primavera è andata a puttana. non è la sola.

fumi. hai sempre fumato. i gesti che fai, se li fai spesso, non sono evocativi. tu fuma quaranta sigarette al giorno e quello non è più un gesto, è come il cuore che batte, diventa un riflesso inconscio. poi però ti accendi una sigaretta. sei alla scrivania, accanto hai una lampada. quelle classiche da scrivania, a braccio. una campana metallica che piove luce, un cono chiaro che casca sul piano. la sigaretta. il fumo sale. metti la mano sotto il chiarore. vedi il fumo che riempie quella piccola lampada, trabocca dai bordi per salire ancora. sposti la mano, attento a centrare col fumo la lampada. piccoli baffi bianchi, lenti, tracimano dal bordo, giocano con la superficie della campana. avevi neanche diciott'anni, quando studiavi e facevi lo stesso gioco in camera tua. una lampada bianca, simile a questa. ci hai passato pomeriggi a vedere il fumo che usciva, saliva, giocava in volute magiche sulle quali fantasticavi chi sa cosa. son passati più di trent'anni e forse mezzo milione di sigarette. chi lo sa dove è finita quella lampada lì. tu ora sei qui, a lavorare. e ti distrai sempre allo stesso modo. spegni la cicca. il solito gesto da una vita. forza, ora devi fare quel che devi.

ogni tanto ti fissi su robe morali. architettura etica, umanesimo e urbanesimo, localismi, teoria della decrescita e altre cose così. la tua passione per cercare giustizia ovunque. sei solo stupido. non solo non riesci a trarre conclusioni pratiche dalla tua ricerca, salvo la frustrazione che poi ti trascini dietro. sei esteticamente affascinato dai giochi più grandi di te, col risultato che poi la delusione ti rende goffo e impacciato anche nei giochini di tutti i giorni. pensi all'artusi e intanto bruci le uova in padella.

sei distratto. fai di tutto per semplificarti le cose e poi, così, con la leggerezza (mentale) che ti contraddistingue, ti infogni in guai più grossi di te. già, ma tu sei quello che non dice mai di no, quello delle scommesse perse in partenza. no, la realtà è diversa. sai già che puoi permettertelo. è facile entrare al casinò coi soldi del monopoli.

mercoledì, 28 maggio 2008
le feste dell'unità. ora qui si chiamano festa democratica. mangeranno pizze e balleranno mazurche. come se ci fosse da festeggiare.

martedì, 27 maggio 2008
le parole e il loro significato. giornalisti e politici, tivù e giornali, non si parla di nient'altro che di sicurezza. nel prossimo fine settimana sulle strade ci saranno più morti di quanti ne possano fare tutti gli zingari i romeni e gli albanesi d'italia in un anno. di questo c'è da esserne sicuri.

sabato domenica lunedì. tre giorni al mare in val di cornia. s. e. & o.

è un momento che hai il testone in silenzio stampa. niente pensieri o quasi. solo il rumore del vento che passa da un orecchio all'altro. evidentemente non trova ostacoli.

lunedì, 26 maggio 2008
son più le cose di cui ti vergogni di quelle di cui vai orgoglioso. poi però, riflettendoci., la maggior parte delle tue azioni rientrano in entrambe le categorie. punto e a capo.

inutile dirlo. il mondo sta cambiando e non ti piace. d'altronde, soluzioni non ce ne sono. diceva tuo padre che il mondo lo muovono gli scontenti. di questo passo ci troveremo nella galassia di andromeda.

dantedieci ti fa felice, ma per certi versi non ti basta più. hai bisogno di un luogo piccolo, lontano, isolato. hai bisogno di essere irraggiungibile. ti senti distante, anche dalla gente che ti sta intorno, e devi confermare questa sensazione con un fatto fisico, geografico. riavvicinando il tuo modo di vivere al tuo modo di pensare. tanto stavolta non ci riesci.

sabato, 24 maggio 2008
hai la netta sensazione che qualsiasi cosa tu stia facendo sia sbagliata. poi, però, ti guardi intorno, oppure ti vedi un tiggì. non sei il solo.
venerdì, 23 maggio 2008
fare sogni pornografici non è un fastidio. è il ricordarsene davanti a chi hai sognato che è imbarazzante.

è il tempo dei profumi. certi odori tirano su i ricordi. attento, certe volte sei allergico ai ricordi. come minimo starnuti e lacrimi.

faranno le centrali nucleari. le finiranno tra una trentina d'anni. non sarà più un problema mio. essere vecchi ha almeno questo vantaggio.

giovedì, 22 maggio 2008
così come una giornata fetida poi si risolve in un cambio d'umore improvviso, repentino e inaspettato, così, da un posto lontano, da un ricordo remoto, viene su una musica vecchia ma buona. ergo, non si sa mai da dove arrivino le belle sorprese.

più della metà del pianeta non si immagina neppure come ci si possa annoiare da queste parti. che culo.

e poi uno se lo chiede. a che serve un blog? ogni tanto, mentre metto su un post, me lo domando. la risposta è sempre la stessa. non lo so io a cosa serve un blog. o meglio, di risposte ne ho trovate mille, a volte plausibili, altre strampalate, ma mai che sinceramente mi sembrassero giuste per il mio caso. mi sono guardato anche in giro, blogs bellissimi, grafiche raffinate, contenuti estremamente tagliati, attinenti all'argomento, testi che nulla hanno da invidiare a certa letteratura di oggi, anzi. questo non per tutti, certo. la maggioranza è roba fatta così, per fare. ma insomma, neanche guardando quelli migliori di me ho trovato una risposta. allora cambio la domanda. perché si scrive? ecco, lì un paio di risposte ragionevoli le trovo. bisogno di comunicare, oppure necessità di fermare un pensiero o una storia e renderli tangibili, toccabili, misurabili con il metro della capacità di raccontare. solo per questo si scrive? no, non può essere, la gente non fa mica tutta come te che batti sulla tastiera senza il cervello, la gente si sforza, studia, si impegna, ricerca, si informa, soffre per buttar giù quello che leggi. no, ci deve essere dell'altro. facciamo ancora un passo indietro. leggere. a che serve leggere? non lo so, neanche leggere serve a qualcosa. so che a volte è un piacere, di quelli veri. sentire le parole che suonano, escono dalla pagina e prendono vita dentro i tuoi occhi, formano figure, movimenti, paesaggi. niente, non se ne viene a capo. sembra tutta una perdita di tempo, sorretta da ragioni labili, futili, irrisorie. un po' come la domanda che ci si fa tutti da piccini. perché proprio io, ora, qui? la risposta è sempre la stessa, infantile, egoista, superficiale. perché sì.

hai scritto una lettera triste, a certi parenti. non sai perché l'hai fatto, ma ormai è andata. volevi dire certe cose, ecco, ora le hai dette. certe volte pretendi che gli altri ti capiscano, non sempre ci riesci. pace, quel che potevi l'hai fatto.

oggi la fantasia non vale più niente. per questo la gente se ne libera rapidamente.

mercoledì, 21 maggio 2008
il tatto. c'è chi vive come se camminasse sui cristalli. passi lievi, cauti, felpati. sarà la tua mole, o anche il carattere, tu scarpini spedito, sicuro di te, incurante dei cocci che produci avanzando. poi però non passa sera che tu non ti debba togliere le schegge dalle piante dei piedi. e fa anche un po' male.

certi amici sono come i denti. se si allentano un po', prima o poi li perdi.

martedì, 20 maggio 2008
è fonte di continuo stupore come certi fiori riescano a spuntare dalla sabbia del deserto. così come da una giornata sostanzialmente fetida come oggi ti arrivino un paio segnali piccoli, discreti, infinitesimi ma per questo preziosi e degni di ricordo. prendi e porta a casa.

non ricordo chi lo disse, "diventar vecchi non è poi tanto male se si considera l'alternativa." ecco, oggi mi sembra una frase azzeccata.

lunedì, 19 maggio 2008
oggi è il giorno delle parti di merda. eri in arretrato con la distribuzione.

stai pensando cose troppo personali per scriverle. poi, anche volendo, non sapresti come farlo.

sabato, 17 maggio 2008
dantedieci, col nipote grande. un quattordicenne gigantesco e sguarnito che fa le ricerche con office e poi gli scade il termine di prova. fuori piove, ma piano. lo guardo e mi piacerebbe insegnargli tutto, subito. come si fa questo, e quello, e quest'altro. poi ci penso. no, meglio se lo scopre da solo. è bello essere sguarniti davanti al mondo. aver tutto da imparare. e invidio gli sbagli che dovrà ancora fare. io ne ho già fatti molti, merivano tutti.
venerdì, 16 maggio 2008
non importa quanti peccati uno abbia fatto nella vita, nessuno li ricorda tutti. così pagherà per uno solo, ma la punizione sarà comunque esagerata. e sarà fatta giustizia.

peccato, il kamasutra non contempla la posizione nella quale a volte si gode di più. la solitudine.

giovedì, 15 maggio 2008
sei sempre più goffo nel manifestare la tua presunta morale con una maschera a cui non credi più neanche tu. infatti hai smesso di chiedere che ti sia riconosciuta l'integrità, e vivi della benevolenza che la tua goffaggine desta. ma non è la stessa cosa, ammettilo.

a volte gli occhi sono stanchi. stanchi di roba quadrata, rettangolare, verticale, spigolosa, geometrica, calcolata. per questo c'è l'orizzonte.

oggi telefonata. il giovane architetto, quello che ha scritto il libro su leo ricci. non so come, ha scoperto il blog, il post su lui quando venne a vedere dantedieci, e ti ringrazia. ti senti morire. ecco fatto, ti hanno scoperto, trovato con le dita nella marmellata. mentre ti parla ti piglia caldo, sudi. gli chiedi discrezione, sai che te la darà. continua a ringraziarti, di cosa non sai. ti chiede disponibilità a far copie dei disegni della casa, a far fare delle foto. nessun problema dici, annegando nell'imbarazzo. vi salutate cordialmente, come vecchi amici che si vedranno la prossima settimana. devi ritrovare il post, non ricordi più nulla. che cazzo ci avrai mai scritto? il caldo ti soffoca.

fai le cose in fretta, velocemente, per questo ne sbagli molte. poi, però, hai molto tempo per dispiacertene.

mercoledì, 14 maggio 2008
ci son giorni no, come oggi. domani andrà meglio, dai.

martedì, 13 maggio 2008
"A forza di camminare nelle zone dell'incerto (per una certa differenza) e a forza di colloquiare con la metafora e l'utopia (per capire qualche cosa di più) e a forza di toglierci di mezzo (certamente per calma innata), adesso ci ritroviamo con una certa esperienza, siamo diventati bravi esploratori.
Forse sappiamo navigare vasti fiumi pericolosi, inoltrarci dentro giungle che nessuno ha mai percorso. Non c'è affatto da agitarsi.
Adesso possiamo finalmente procedere con passo leggero, il peggio è passato.
Possiamo anche sederci senza troppo pericolo e possiamo lasciarci scivolare addosso serpenti anche se velenosi e ragni oscuri, possiamo anche evitare zanzare e possiamo benissimo mangiare carne di coccodrillo : senza escludere del resto cioccolate con panna e creps-suzettes al grand marnier.
Possiamo fare -quasi- qualunque cosa, perché cari amici, come si diceva, siamo vecchi, esperti navigatori in mari molto aperti.
Il fatto è che ci è passata la paura : voglio dire la paura di dover rappresentare o di non dover rappresentare qualche cosa o qualcuno, siano élites o derelitti, siano tradizioni o cafonaggine.
Ci è passata la paura che ci manda il passato e anche quella ancora più aggressiva che ci manda il futuro"
Ettore Sottsass, Milano 1981

le cose belle si dividono in due grandi categorie ben distinte. quelle belle da vicino e quelle belle da lontano. niente potrà mai appartenere a entrambi i gruppi, salvo innamorarsi.

la sera hai sonno, ma aspetti sempre un po'. verso mezzanotte inizia. tu esci a fumare l'ultima e lui è già al lavoro, a circa duecento metri a nord. l'usignolo, pochi grammi di piume e ossi, nel silenzio, nel buio, chiama la fidanzata. un fraseggio complicato, acutissimo, penetrante. il suono attraversa la notte per chilometri, ripetuto ogni due minuti. spegni la cicca, rientri confortato, vai a letto con quel suono addosso. la primavera tarda a farsi vedere, ma c'è chi si porta avanti col lavoro.

nella mail ormai da un po' nessuno ti vuol più vendere il viagra. si sono arresi anche loro.

lunedì, 12 maggio 2008
le donne son fatte apposta per toglierti la ragione. con te, poi, il giochetto è fin troppo facile.

il mar rosso fa sempre lo stesso effetto. stai spellando, come una iguana. una vecchia iguana. e non sperare che sotto ce ne sia una nuova.

il segreto della felicità è poter fare a meno. tu cerchi di applicare la regola, non riuscendoci.

sabato in giardino, gli aghi di pino si moltiplicano. domenica a dantedieci con i suoceri, pranzo di pesce. la principessa li assiste come bambini, li aiuta, li asseconda, li rimprovera. sei comunque riuscito a far due giratine con lo scooter. la mattina in una direzione, a prender stradine di campagna, quasi un anello, un circuito che collega piccoli cimiteri. i cimiteri in toscana sono luoghi bellissimi, quasi sempre remoti, panoramici, isolati, silenziosi. nel pomeriggio lo scooter ti ha portato altrove, in cima a colline bagnate, dove la pioggia era passata da poco. cercavi l'odore, quello della terra umida, da respirare mentre pennellavi curve e salite strette con le ruote. quell'odore mette pace, rilassa, distende i pensieri in file dolci, armoniose, rade. poi, in serata, il compleanno del nipote omonimo. ha molto apprezzato il libro dei guinness, mentre aiutavi il maggiore su una ricerca. siete andati anche a dantedieci a scaricare delle immagini da internet, e lo guardavi, quel quattordicenne più grosso di te. vorrei avere un figlio, come lui. lo hai pensato, guardandolo impegnato al computer mentre eri fuori a fumare. ma è stato un attimo. poi di nuovo a casa dai suoi, col bottino in una pendrive. bel fine settimana, un po' di schiena rotta, un po' di coglioni rotti, un po' di cuore rotto. ce ne fossero così.

venerdì, 09 maggio 2008
ci pensavi. scrivere e rivedere. è importante. tu non lo hai mai fatto. nessuna forma di controllo a posteriori. le revisioni non sai cosa siano. per te scrivere è come la merda. si fa ma non si guarda.

nove maggio. tua madre oggi farebbe ottantacinque anni. da ventitré non le fai più gli auguri. questa è la contabilità temporale, addizioni e sottrazioni. poi c'è il dentro.

giovedì, 08 maggio 2008
meglio cacarsi addosso da soli che rimaner puliti in mezzo alla gente.

gli americani sono un popolo molto indeciso. hillary clinton o barack obama? uomo o donna? bianca o nero? michael jackson li avrebbe accontentati tutti.

ci sono molti modi di sbagliare, quasi quanto quelli di giustificarsi. quasi. tu lo sai bene.

mercoledì, 07 maggio 2008
ieri sera carte. giocavi con occhi di ghiaccio. vinto perso. la discussione è cascata su uomini e donne. trovarsi, pigliarsi, lasciarsi. la tua amica, da brava single incallita, ci andava giù dura. insensibili, superficiali, distratti. l'hai guardata. "tu è un pezzo che non sei innamorata". ti ha guardato. forse ti ha odiato. poi ha sorriso. dopo, fuori, mentre fumavate, parlando col calabrese matto si è messa a ricordare quando ti ha conosciuto. la crociera in barca, la serata a parlare sotto le stelle tu e lei, poi la vacanza al mare da soli, quel ponte del primo maggio. si ricorda tutto. date, frasi, momenti. tu ti meravigli. forse aveva ragione lei. sei insensibile, distratto, superficiale. pensi alla principessa. ti ha preso così. è evidentemente innamorata.

martedì, 06 maggio 2008
domani funerale. non ne hai voglia. troppe guance da baciare, troppi discorsi a cui annuire, troppi aneddoti a cui sorridere. non ci credi più, non solo alla parte religiosa, ma a quella liturgia laica che, scambiandosi pezzi di vita cerca di ricomporre una vita intera, fino a ieri quasi dimenticata e che ora non c'è più. come se parenti si nascesse. no, parenti si diventa.

terzo aprilante quaranta giorni durante. un proverbio toscano. strano, forzato, sonoro, spigoloso. se piove il tre di aprile, piove per un mese e dieci giorni. non solo è strano, ma anche improbabile, inverosimile, pazzesco se si vuole. poi, però, quando si verifica, fa come tutti i proverbi, funziona. infatti il tre di aprile pioveva. da allora, quando tanto, quando poco, ha sempre piovuto. sì, qualche sprazzo di sole, ma poco, velato, mai quel sole caldo, onesto, sincero che ti aspetti a primavera. solo oggi e domani pare che le nubi si diano riposo, ci diano una tregua temperata, se vuoi anche leggermente abbronzante. infatti, stanotte è morta la sorella di mio padre. uno scricciolo consumato da anni di malattia, il cui cuore ha battuto diversi record. è morta stanotte, domani pomeriggio ci sarà il funerale. e mi piace pensare che anche il più strano dei proverbi toscani, inverosimile ma sempre azzeccato, si sia messo da parte per una volta, per rendere più facile un compito difficile, per consolare un po' quella famiglia che si stringe intorno a una fossa, in cima a una collina coperta di olivi.

lunedì, 05 maggio 2008
l'amore non va più di moda. ormai la maggior parte delle coppie è attaccata ad un filo. il prepuzio.

l'intelligenza. ciascuno ha la sua, ma è difficile che quella dell'uno coincida con quella dell'altro. quando va bene si fraintende il labiale.

venerdì, 02 maggio 2008
coppie in crisi. non esiste la coppia in crisi. esiste l'individuo, da solo, in coppia, in famiglia. lui è la crisi. pensieri vacui, disabituati al vuoto, educati ad una vita full optional dove la gente sorride e urla "italia uno". gente in fila in grosse auto, persa nel nulla, che pensa alla pubblicità della sua macchina, fatta di strade perfette e colline verdi, cieli tersi e uccellini, e non sa come fare a pagare la seconda rata del carro armato. è lui il problema, il vuoto pneumatico che si legge negli occhi la mattina. coscienza di sé, non la vendono, non c'è un corso, un patentino, una roba che ti dice che ce l'hai. allora esci senza casco e metti su famiglia, convinto che tanto guida il partner, che sarà facile, che anche se tu sei il problema l'altro sarà la soluzione. al primo muretto è già finito tutto. le chiamano coppie in crisi.

sembra quasi primavera. ma è un mondo finto. incominci a diffidare anche dei fiori.

giovedì, 01 maggio 2008
tagliata l'erba. col frullino. la raccoglerai sabato. la principessa stamane ha lavorato, nel pomeriggio ha dormito un po'. tu pure, la schiena in briciole. arriveranno gli amici. ora bagno, sole, sigur ros e sigarette. e lei, naturalmente.
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