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venerdì, 29 febbraio 2008
sei a casa. certe cose le puoi fare anche da qui. è finita la settimana. un'altra, di quelle miste, cose da ricordarsi, altre da dimenticare in fretta. adesso puoi mettere un po' a posto, togliere i panni asciutti da fuori, tendere quelli nella lavatrice, ascoltarti un po' di musica, rilassarti un attimo e goderti dantedieci in santa pace. non è stata una gran settimana, ma sta finendo bene. verrà di peggio, verrà di meglio, come sempre.

ventinove febbraio. oggi è gratis. ogni quattro anni ti regalano un giorno. godiamoci l'omaggio e avanti.

non riesci ad essere oggettivo, né pacato, mai. il tuo sguardo passa dalla severità intransigente e fascista all'indulgenza più mite e permissiva. niente vie di mezzo, niente sfumature. persone, fatti, situazioni, tu vedi bianco o nero. forse è una legge del contrappasso, forse stai inconsciamente combattendo il grigiore del tuo innato menefreghismo.

giovedì, 28 febbraio 2008
la fantasia è quella cosa che ti permette pensieri molto belli e immaginifici mentre viaggi in auto ma poi ti fa sbagliare strada ad ogni incrocio che trovi.


stai ascoltando jazz blues fusion di john mayall. non è cambiato nulla. lo facevi su trentatré giri un secolo fa, la fai oggi con itunes. il tuo mondo è cambiato parecchio da allora, ma il cuore è rimasto di vinile. purché non salti la puntina.

sei sempre stato grosso, fin da piccolo. uno grosso ha problemi coi vestiti, sempre. i pantaloni, giusti per un giro vita abbondante, tendono subito a calare con quell'effetto che da noi si chiama "barlaia" (adesso va tanto di moda) mentre le maglie, magliette e camice tendono a salire dietro, lasciando spesso i reni scoperti. ecco, quella sensazione di freddo alla schiena, quel tirarsi su i calzoni continuo, quel senso di imbarazzo ti hanno sempre accompagnato, fin da piccolo. ti piace pensare che il tuo modo di sentirti inadeguato, sbagliato, imbarazzato sia nato lì, da quei calzoni calanti, dalle magliette corte dietro. ma forse è tutta una scusa.

la cultura, il sapere, la capacità di produrre, o meglio, riprodurre certe cose. una grande discriminante, che ti piace riassumere in un esempio geometrico. avere una mente orizzontale o verticale. la prima è la classica mentalità odierna, dove tutto ti arriva breve, liofilizzato dai giornali o da internet, e il tuo sapere è conciso ma eterogeneo. uno non si intende di nulla ma sa vagamente su tutto, non conosce ma ha sentito dire. questo ti permette sagaci conversazioni sull'influenza del muschio sull'economia islandese o sull'ultimo efferato delitto. tu lo vedi come un sapere democratico, oppure una cultura ikea, diffusa ma leggera, fragile. poi c'è l'aspetto verticale, ovvero chi studia davvero un fatto, uno solo. un tempo, prima di internet, ma anche prima di gutemberg, sapere imponeva una scelta, una volontà precisa, un rigore. dovevi scegliere, perché la cultura richiedeva una vita di fatica, impegno, dedizione. un astronomo non avrebbe fatto altro, salvo forse giocare a carte con suo cognato la domenica. però sarebbe diventato la massima espressione, il punto di riferimento nella sua disciplina. così architettura, medicina o anche letteratura. il senso verticale del sapere, che ignorava cosa potesse succedere a pochi centimetri ma lì, in quel punto preciso, in quella materia arrivava a profondità inaudite. educazione mentale differente, quasi un'altra specie, culturalmente parlando. spesso ti chiedi se questa cultura orizzontale, questa democrazia del sapere sia stata un danno, un'involuzione, un peggioramento. può essere un discorso pericoloso, può dare risposte fasciste. e poi, tu come ti collochi in tutto ciò? un punto lo metti dove vuoi, ci fai passare tutte le rette che vuoi ma non se ne fermerà mai nessuna. sei geometricamente inesistente.

mercoledì, 27 febbraio 2008
nullum magnum ingenium mixtura dementiae. non c'è grande ingegno senza follia. l'inverso invece è possibilissimo.
stamani sveglia presto. la principessa a firenze per lavoro, ne avrà per tutto il giorno. fa freddo, il riscaldamento non va, la caldaia perde acqua. lei parte per firenze, tu chiudi la perdita e chiami l'assistenza. verranno nel pomeriggio. poco fa chiama lei, sta arrivando all'appuntamento. la rassicuri sulla caldaia. lei ti chiede che ore sono. non porta più l'orologio, nonostante tu gliene abbia regalati diversi. mi chiami per sapere se sei in ritardo? senti una risata forte, chiude la conversazione. la giornata va già meglio.

è deciso. dal sedici al ventitré aprile nell'acqua del mar rosso. marsa alam, salvo varie ed eventuali.

martedì, 26 febbraio 2008
certe volte sei un po' stanco, allora avresti voglia di tornartene a casa e lavarti e mangiare qualcosa e poi metterti comodo aspettando che le palpebre ti cadano addosso. invece no, serata di carte, che poi sarà anche bellina e divertente e piacevole. però intanto tu hai voglia di casa e silenzio e ciabatte e penombra e un paio di sorrisi che spuntano da sotto uno sguardo familiare. c'é gente che pagherebbe per uscire e tu fai lo schifiltoso. sì, dev'essere l'età.

l'imbarazzo è forse la miglior corazza che tu possa avere. ti protegge non tanto dagli attacchi esterni, quanto da certe pulsioni, anche violente che senti dentro. per farla breve, la pudicizia è un buon anticoncezionale per la vita.

dovresti lavorare, e anche velocemente. mentre il mouse si muove sulle grafiche il cervello se ne va. il puntatore rimane lì, fermo, per due o tre minuti, a volte anche di più. te ne accorgi solo quando torni alla realtà. dove sei stato? sarebbe bellino almeno saperlo. la prossima volta manda almeno una cartolina.

lunedì, 25 febbraio 2008
ama il prossimo tuo come te stesso ma evita di farci sesso, sennò è un casino.

quando scrivi senza pensare ti viene meglio. ergo, il cervello non ti serve. ma questo lo sapevi già.

musica, a restituire un senso al tempo inutile della vita.

uno non lo fa mai, ma poi rimane la voglia. non tante, ma un paio di persone sì. andar lì e dirglielo. "senti, mi sono accorto che senza te sto meglio, cerca di fare altrettanto con me". che in fondo il mondo è grande, c'è posto per tutti, c'è spazio di manovra, ci si può evitare con facilità. sì, devi cominciare a farlo.

domenica a dantedieci. in giardino c'è ancora un mucchio di rami, ma è nata una catasta che li accoglierà tutti. peccato l'inverno sia quasi finito. ospiti a pranzo fratello e nipoti. la principessa sorrideva, vedendo quattro energumeni (lapo vero compreso) che famelici ingurgitavano forconate di pastasciutte. poi se ne sono andati, avete rimesso un po' a posto e siete stati lì, lei a guardarsi certe carte di lavoro, tu a girare un po' su internet, leggere e riordinare le foto e la musica sul computer. neanche usciti dal cancello. adesso hai un bel mal di schiena, non sei abituato a lavorar davvero. ma ti ci voleva.

sabato, 23 febbraio 2008
dantedieci. il giardino è ancora come lo hanno lasciato dopo il taglio dei rami dei pini. grandi mucchi di legni da scorciare e accatastare in ordine. il susino selvatico in compenso è coperto di fiori bianchi, e l'albero di giuda di gemme vermiglie. segnali contrastanti. una mancanza di tempo alla quale risponde il tempo stesso, che sembra aver fretta. non sai se preoccupartene o esser contento. si vedrà.
venerdì, 22 febbraio 2008
perché dopo giorni duri, concreti, pregni di fatti ma manchevoli di tempi e spazi atti alla riflessione, ci voglion due giorni lenti, laschi, meditativi, un po' solitari. insomma, di buoni, vecchi cazzi tuoi.

intossicazione da discorsi inutili. urge depurazione forzata a base di silenzio, aria aperta e legna da tagliare.

giovedì, 21 febbraio 2008
ultima stampa in corso. hai ancora negli occhi la luna grande, rossa che spuntava dalle colline fiorentine mentre tornavi dal pisano. era caldo. diciannove gradi. hai aperto tutti i finestrini in supestrada, nel rumore della velocità. ti sei sentito bene, nel vento, guardando quel tondo acceso, grande, che saliva davanti a te. una forma di soddisfazione animale, una quiete mista a eccitazione. vento e luna, caldo e colori. terra e fuoco, acqua e aria. di questo sei fatto. ricordalo. ecco, ora puoi anche andare a casa.

hai fame. cena solitaria e leggera ieri, la principessa è tornata alle una. stamani sveglia alle sette, il che per te vuol dire partire male. riunioni, corse, correzioni. stai finendo di stampare nuova documentazione per domattina. e ti vedi sfuggire il pasto, così. oggi telefonate di conferma agli invitati, sopralluogo, ultime rifiniture, sorrisi da vendere in cambio di merda. poi, domani, l'evento. hai fatto quel che potevi, ma non lo hai fatto al meglio, confessalo. almeno qui potresti dirlo. non dirlo. ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, il tuo ti sembra un ossario. sarà la fame.

il bello del tuo mestiere è che comunque ci metti del tuo. il brutto è che nessuno te lo riconosce. l'importante è che qualcuno te lo paghi.

mercoledì, 20 febbraio 2008
ciascuno di noi ha un tempo, un periodo preciso, nel quale deve fare le cose che ha da fare. finito quel tempo, passato quel periodo, puoi farle lo stesso le cose che dovevi, ma avranno un sapore diverso. soprattutto, un valore diverso. migliore forse, ma sicuramente diverso.

è salubre ed educativo ogni tanto perder tempo anche per robe più terrene, tipo i quattrini.

martedì, 19 febbraio 2008
sacro. la parola. ha un significato enorme, anche per un laico. un principio è sacro. anche certi sentimenti lo sono. volendo, si può allargare questo concetto di sacralità. luoghi, momenti, anche certi pensieri se visti in quest'ottica diventano sacri. volendo. volendo uno può anche fregarsene. volendo.

a volte succede che sei in macchina, ascolti la musica e pensi. pensi ad arrivare in orario, al lavoro, a quello che succederà, o almeno a quello che vorresti succedesse. poi, improvviso, un pensiero. facce. facce vecchie. gente viva, o anche morta. alcuni morti giovani, altri no, li vedi dalle macchie sulla pelle, dai capelli bianchi. tu le guardi queste facce, alcune serie, altre sorridono. le scruti, una alla volta. gente, la tua gente. chi ti ha segnato un momento, chi anni, chi quasi tutta l'esistenza. perché ora? non lo sai, ma loro sono lì, con te. ti piace quasi. non ti senti solo. suona il telefono, tutto sparito. sarà la musica.

non ti dispiace il lavoro duro. riesci anche a sopportare bene lo stress. il problema nasce quando lo stress non è il tuo, ma quello degli altri. ecco, le paturnie di seconda mano non ti sono mai piaciute.

lunedì, 18 febbraio 2008
l'ignoranza aiuta il senso di creatività superficiale che avvolge ciascuno di noi. chiunque non legga abbastanza sarà convinto di scriver bene. la creatività vera, quella è basata su ben altro. curiosità, ricerca, sapienza. bisogna conoscere bene tutto, a fondo, per poterlo poi distruggere e infine saperlo ricostruire, nuovo, originale, mai visto,sentito, letto.

una giornata un po' caotica, appena sopra la media e ti sei quasi scordato il fine settimana a trieste. fai bene a scrivere.

sembra che la gente non voglia accontentarsi di una mediocrità anonima ma alfine rassicurante. fanno tutti a gara per eccellere. nel meglio o nel peggio non è importante. chiaramente, poi si eccelle sempre dalla parte a noi più facile.

trieste è bellissima, ma fa un gran freddo. sarà quel ventolino che tira sempre, anche se loro ti dicono che non è bora, che la bora la riconosci, ma quel ventolino basta a farti lacrimare gli occhi, gocciolare il naso, gelare le mani. l'albergo, centralissimo, si chiama urban design hotel, è modernissimo, grafico, minimalista, perfetto per una visita votata ad una mostra come quella di sottsass, anche se forse lui non sarebbe stato d'accordo. i ristoranti propongono ottimo pesce, fresco e cucinato bene, specie il "nastro azzurro" sul lungomare in centro e e il "città di kerso" nella parallela interna. girare la città è stupefacente, vedi una grande città con velleità imperiali con intarsi, contaminazioni, isole di umanità perscatora che sembra di essere nei carruggi a genova o sui bottini a livorno, e poi rovine romane, castelli medievali, chiese romaniche con grandi rosoni piantati al centro come occhi che guardano il mare. tutto questo mix, questi strati di miserie e macerie, di grandezze e bellezze si adatta all'orografia del terreno, collinare, ripida fino a poche centinaia di metri dal mare, come una coperta patchwork dove basta camminare pochi metri e passi dagli anni sessanta, brutti e seriali, all'impero d'austria al rigore fascista passando per un anfiteatro romano. ci ha colpiti una gelateria minimalista, molto bella nel confezionare tortine e bicchierini di gelato particolarmente estetici. nonostante il freddo, ci siamo fermati a gustarci un gelato davvero eccellente. il tutto condito da gente che parla tutte le lingue. ma non è solo il porto, è il posto che è un crocevia di austriaci e slavi e italiani, ma anche i tre gruppi poi si spaccano in molti rivoli, piccole zone dove l'accento, oltre la lingua, ti colora differente. un patchwork di persone, anche. la mostra di sottsass. difficile dire. la ex pescheria è bellissima, luminosa, uno spazio davvero giusto per certe esposizioni. forse non per quella. all'interno di questo grande spazio delle "stanze" colorate racchiudevano le singole produzioni: gioielli, foto, ceramiche, vetri, modellini, disegni, mobili. in ciascuna stanza la voce di ettore introduceva, argomentava, spaziava sul tema, con quel tono pacato accentuato dall'età. il tutto doveva dare un senso di piccolo, intimo, raccolto. il problema era che le stanze non avevano soffitto, i rumori esterni coprivano quella vocina dolce e riflessiva, facendoti perdere il filo del discorso e quel senso di intimità tra te, gli oggetti e colui che te li sta raccontando. sarebbe bastato un tetto in tela, anche di colore contrastato (lui avrebbe approvato), una chiusura sul soffitto, a isolare il tutto e a restituirti quel senso. parlare degli oggetti è difficile, preferisco parlare delle frasi che ha voluto scrivere sui muri delle casette colorate sparse nella pescheria. avrei voluto fotografarle, non si poteva. ho preso una fotocopia con quelle frasi, quei periodi attenti, dove senti una matita che scorre su un foglio e... non voglio pensarci adesso. le tengo per me. caso mai riporterò qui certe cose che sono emblematiche, che servono a me per capire un punto di partenza, un ragionamento etico che comincia da una domanda: vorrei sapere perché.

venerdì, 15 febbraio 2008
l'intelligenza si presenta in forme bizzarre a volte. alcune le ammiri, altre le biasimi, altre ancora le ignori. continua così con le prime ma rispetta le seconde e soprattutto stai attento a non calpestare le terze.

niente blog oggi, né raccontino del venerdì su malaparata. c'è da lavorare, e parecchio. domani e domenica a trieste, alla mostra di sottsass, finalmente. ma intanto tocca guadagnarselo. forse è meglio così.

giovedì, 14 febbraio 2008
certa gente manda segnali contrastanti, a volte ostici, negativi, irritanti al limite della provocazione, poi cordiali, confidenti, amichevoli direi. la regola dice non fidarsi. le regole, per poterne testare l'attendibilità, vanno infrante.


oggi sarà un'altra giornata difficile. ma non impossibile. il premio arriva stasera. un vecchio amico a dantedieci. dottore cinquantenne, da tempo non crede più nel suo lavoro e studia e pratica medicine orientali. e poi suona il liuto, da dio, ne ha una collezione splendida, di tutte le epoche e per tutti i periodi. un musicista di quelli che incidono i dischi, peccato che i dischi di liuto non li fa più nessuno. non lo vedi da tempo, ne hai davvero voglia. un tipo buffo, timido e intelligentissimo, sensibile e arguto, scrive e improvvisa in rima come nessuno fa più. un timido taciturno che poi monta su un palco e con chitarra e poesia incanta la gente. divorziato da tempo, sta con una bella ragazza che ha la metà dei suoi anni. ieri al telefono gli hai chiesto se sarebbe venuto con la fidanzata, e lui ti ha risposto a modo suo. certo, quella di legno. verrà con la chitarra.

mercoledì, 13 febbraio 2008
pensierino della sera: una litigata fatta a tarda notte, quando lei rientra, non puoi mimetizzarla dietro nessun sano principio; è pura, semplice, stupida gelosia. prendi atto e zitto. ecco, ora puoi anche andare alla serata di carte.

fine. oggi è stata un po' durina, ma ce l'hai fatta. avevi qualche dubbio? ipocrita.

ci son giorni sbagliati. che anche l'aria da' noia. che vuoi star solo e non basta. che non sopporti lo specchio. che vorresti esser distante. da tutto, anche da te. ci son giorni così. oggi è di quei giorni lì.

martedì, 12 febbraio 2008
il lavoro è cava voglie, dicono. ecco, tu cerchi l'inverso. son le voglie che dovrebbero allontanarti dal lavoro. o almeno i sogni. quando ci riesci dillo.

rimandata a domani la serata di carte. meglio, che oggi sei tritato. aveva ragione cesare pavese. lavorare stanca.

bellissime giornate. peccato, tocca lavorare, e non poco.

qualora qualcuno ti chiedesse di qualsivoglia progetto, non sapresti rispondere. il che, alla tua età mezzana, non significa obbligatoriamente "aspettare la morte". per come la vedi tu è quasi più "aspettare la vita", facendosi amabilmente compagnia. da soli, spesso e volentieri.

la gente gira lenta trascinandosi tonnellate di voglie inespresse, frustrazioni incallite, desideri incompiuti. li vedi sovraccarichi, affaticati. tu saltelli leggiadro, hai giusto un po' di sogni, e giocherelli con quelli, quasi contento. quasi. l'ambizione, una cosa difficile da imparare alla tua età. come pigliarsi sul serio. non ne sei capace. bene, detto tutto questo, ti manca qualcosa? non sai dare neppure una risposta minima. o bene bene o male male.

lunedì, 11 febbraio 2008
stasera riunione dal cliente, domani da noi. sarà una settimana critica, roba importante. e non cercare di concentrarti, tanto non ci riesci. se hai una possibilità che le cose ti riescano bene, sarà per pura improvvisazione. o una botta di culo.

centro destra e centro sinistra. litigano per chi è più nuovo. si è mai sentito un vecchio paio di scarpe parlar d'età tra loro? non terrei neppure le stringhe.

vorrei un tempo di salute e pace. vorrei sorrisi piantati bene su facce sode. vorrei mani calde da toccare. vorrei un cane bianco e nero, e un gatto grigio, che i colori me li cerco da me. vorrei girare un mondo tondo senza spigoli. vorrei saper le lingue e anche i numeri. vorrei guardare il tempo che passa su un orologio fermo, e sentir le rughe scorrermi addosso. vorrei poter comprare sogni a buon mercato e regalarli a chi mi pare. vorrei che il tempo fosse ora o mai. vorrei vorrei vorrei. vorresti ma non sei. e non lo sarai mai.

domenica, 10 febbraio 2008
dantedieci, aspettando la principessa. devi portare in cantina il telefono. un vecchio cordless della swatch va benissimo. trovi una presa nascosta in cucina, non funziona. non puoi smontarla, c'è un mobile davanti. devi vuotare il mobile, spostarlo, aprire la presa, controllare gli attacchi e ripristinare il tutto. peccato, era proprio una buona idea. nel frattempo ripensi a stamani. galleria degli uffizzi, con la guida. la guida non ti è garbata. nella sala del botticelli è stata prolissa sulla venere, logorroica sulla primavera ed ha saltato a piè pari l'annunciazione. come se in quella sala non ci fosse. però, essere in quel posto magico, mettersi davanti al tondo doni e guardarsi quella pittura che si sta trasformando in scultura, quasi movendosi, è semplicemente sublime. cinque minuti di felicità plastica per gli occhi, di colore puro che si muove nella più armonica delle forme, un piacere assoluto. stasera si vedrà. ti piacerebbe mangiare pesce. molluschi e cefalopodi nello specifico.

sabato, 09 febbraio 2008
dantedieci, cantina, mac titanium. alice è una ragazza ostica, impertinente, insolente quasi, ma alla fine ha ceduto alla tua pazienza. connessione. poi la rete wireless, nella quale sei inciampato, rotolato, soffocato quasi. adesso la rete è quasi stesa, qualche piega qua e là, alice ha capito che ne va della sua reputazione, e si è messa a lavorare. solo a casa, la principessa fuori, poi si vedrà.
venerdì, 08 febbraio 2008
fine serata. rientrato dal sopralluogo. sei al mac della socia. manco stasera cenerai a casa. questa settimana quasi mai, e ti manca parecchio. domani arriva un amico, addiesseelle due più, wireless a cinquattraquattro mega, ceralacca e spaghi. dantedieci sarà cablata. speriamo. già, scrivere da casa, in cantina, col titanium conneso via radio. oppure farlo dal giardino. ti garberebbe. forse non ne farai di niente, come sempre. una vita di masturbazioni e mai che si goda una volta. hai culo, c'è anche chi non si eccita più.

ieri da un cliente. arredamenti. sfoglio una rivista e trovo questo. non ho il tempo di leggere ma mi riprometto di approfondire. mi incuriosisce il concetto. reversible destiny loft, ovvero cambiare la possibilità di vivere abitando. una forma di promiscuità allegra, vivace, diversa che obbliga a vedersi, incontrarsi, parlarsi, non escludendo litigate, amicizie, sesso amore risse o che so io. un atteggiamento nuovo di fronte alla forzosità dell'urbanesimo moderno, allargando le possibilità di esistere diversamente, anzi, facendo dei difetti le principali attrattive dell'abitare. non ci vivrei un minuto, ma mi garba. ne ho parlato al cliente, mi ha dato di matto. lui vende mobili belli per gente normale. forse ha ragione lui: sono sbagliato io.

più che vorresti stare a casa, più la vita ti allontana da lì. l'altro ieri carte, ieri pizza, stasera a cena con un vecchio amico. a pranzo non sei mai tornato. sabato e domenica speriamo bene. la solitudine per taluni è una punizione, per altri un premio. per te è uno stato di grazia irraggiungibile.

nick drake. è bellino ascoltare un po' di musica onesta, ogni tanto.

giovedì, 07 febbraio 2008
frequentare i vecchi amici di quando eri ragazzo è rassicurante, confortante direi. incanutire in compagnia e meno avvilente.

la fantasia ti viene addosso nei momenti sbagliati, inopportuni, ti imbarazza, ti infastidisce, ti ammalia e poi se ne va. la fantasia è un donna bellissima e molto, molto puttana.

ogni tanto ci pensi. cinquantuno anni. dovresti esser saggio, posato, riflessivo. a volte invece ti comporti come un ventenne sciocco. nella scuola della vita sarai sempre un ripetente.

la sintesi di un pensiero che attraversa la mente non può essere resa a parole. o meglio, se ne può raccontare la rapidità fugace, l'evanescenza, si può in sintesi scrivere cercando di imitarne il concetto di pensiero flash, ma sul contenuto, che presuppone la storia, l'origine, l'evoluzione di quel pensiero flash nella testa dell'individuo, saremo comunque fallaci, deboli, facili al misunderstanding. contentarsi. bisogna trovare comunque un buon sapore, sapendo di non avere abbastanza ingredienti.

mercoledì, 06 febbraio 2008
certi sorrisi sanno di pane.

la differenza tra integralismo e intolleranza non c'è.

la differenza tra integrità e integralismo è sottile, ma c'è.

il fatto di voler sempre ragione è tipico dei politici e degli imbecilli arroganti. onestamente non vedi molta differenza tra le due categorie, al momento. forse di pietro dirazza un po'. è stato il primo ministro di questa repubblica che chiede scusa agli elettori per aver sbagliato a votare una legge. come in giappone, quasi. e poi quella sua caparbietà a voler far cose secondo giustizia, costi quel che costi. ecco, quando voterai, cercherai un minimo di coerenza, di dignità, di onore nella faccia del candidato. coerenza, dignità, onore, non son cose di sinistra o di destra. in fondo, neppure i problemi della gente hanno un colore politico. anche se tu avresti votato volentieri a sinistra. stavolta non è il caso. neppure a sinistra c'è più spazio per un sano dubbio.

il silenzio di certi momenti che accadono con chi si conosce bene è impagabile. quando succede quel silenzio lì è magia pura.

martedì, 05 febbraio 2008
oggi il sole scaldava. peccato stare in ufficio a legger documenti tediosi. era da mare. una vera giornata da mare.

c'è gente che la poesia non la scrive, la vive. quando incontri questa gente, portale rispetto.

dice che la vita è una prigione, ma nessuno si accontenta, nemmeno dell'ergastolo.

lunedì, 04 febbraio 2008
spesso, nei rapporti uomo donna, quando lui scava lei schiva, quando lui scova lei scopa. e viceversa, naturalmente.

sabato e domenica di pioggia. perfetto.

venerdì, 01 febbraio 2008
due giorni a casa, spero. se non è troppo chiedere.

la gente usa spesso il termine "vita da cani", nella sua accezione umiliante, meschina, sofferente. credo che dovremmo portare più rispetto all'animale medesimo, considerando il fatto che lui riesce a leccarsi il culo da solo, mentre noi siamo spesso costretti a praticare il culo altrui.

oggi è il compleanno della socia. tu le hai fatto il regalo ieri. quando te l'ha detto ci sei rimasto un po' male. ti ha chiesto una dedica sul libro, hai scritto una frasetta immonda, quasi offensiva. lei ha sorriso lo stesso, gentile. con le donne sei un asso.

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