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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































giovedì, 31 gennaio 2008
 
oggi niente pranzo a dantedieci. peccato. stamani in casa c'era una luce nuova. tagliando i palchi bassi dei pini le vetrate sembrano essere raddoppiate. uscendo in giardino si vedono le chiome, ripulite e risanate, a quasi una dozzina di metri d'altezza. i pini spiccano nel cielo, altissimi. il giardino è ingombro di molti quintali di legname, lo porterà via mio fratello col land rover, ne terrò un po' per il camino. ma è l'aria che è cambiata. la luce. domani voglio tornarci a pranzo e ubriacarmi di luce nuova.

messo in casa da LaPo | 17:21 | commenti
 
scrivere è autoreferenziale, rassicurante, edonistico, piacevole. e poi, a differenza del sesso, lo fai da solo. di certo sesso.

messo in casa da LaPo | 15:05 | commenti
 
la vita è breve, ma se la farcisci di sbagli ti sembrerà molto più lunga.

messo in casa da LaPo | 12:43 | commenti


mercoledì, 30 gennaio 2008
 
ecco, ora parlo a te che leggi. sono a casa, mi stanno tagliando i rami secchi dai pini in giardino, e lavoro. forse questo post non lo legge nessuno, ma che lo legga solo te o cento o mille, parlo a quello/a che lo sta leggendo adesso. uno parte per fare una cosa, e poi gliene viene fuori un'altra, tutta differente. succede spesso. un mio amico che di mestiere faceva casse acustiche molto belle (sto ascoltando la musica da una coppia costruita in castagno da lui) lo diceva spesso. partiamo per fare un bel lavoro, tanto un porcaio verrà da sé. onestamente non so che pensare. cioè, ci penso, ma non ne traggo nulla. anzi, più che ci penso e più me ne frego. cosa vuoi che siano centomila visite ad un blog? niente. ma io sono autistico a volte, mi impongo regole assurde che alla fine mi piacciono anche, e ad ogni cifra tonda che leggo mi vien da ringraziare. all'inizio ogni mille, che mi parevano tante, ma poi con una certa mia sorpresa, succedeva spesso, troppo. mi garba l'educazione, non la piaggeria. allora ringrazio ogni diecimila. son pochi i momenti in cui parlo a te, che questo io me lo immagino ancora un posto solitario, una casa con la possibilità di chiudersi dentro a fare le tue cose, a seguire i tuoi ragionamenti. ma poi ci sei anche tu che ti affacci a guardare, e ogni tanto mi sento gli occhi addosso. come adesso. duecentomila occhi (una parte anche i miei) che hanno guardato. letto. ma leggere è guardare, e se uno scrive come me, vomitando tutto il poco che ha, non lo so che effetto può fare. in tutta onestà non mi interessa tanto neanche questa parte qui, quella del leggere degli altri. non mi interessava all'inizio, e manco ora ci faccio caso. scrivo per fermare le cose, i momenti, i pensieri. per non scordarmi tutto, per evitare l'ultima frase di "blade runner", dove all'essere artificiale gli dispiace che "tutto si perda, come lacrime nella pioggia". sì, mi piace conservare, ho un sacco di roba vecchia, mi circondo di ricordi, accumulo cose inutili ma piene di significato. ne ho riempita questa casa grande che abito. nel blog ho scoperto che si può fare altrettanto, solo che lo fai con quel che succede dentro, coi pensieri, le idee, le storie del passato che ti vengono in mente. e lo fai anche con l'oggi, registrando momenti e accadimenti che per te meritano attenzione. ma non sono foto fredde, digitali, sono pitture, pennellate a volte lievi altre massicce, pesanti. dall'aquerello leggero al colore a olio denso, dato a spatola, le immagini si accumulano, in una pinacoteca immaginaria che poi ti serve a rivedere quel milione di particolari che fanno una vita. niente di che, una vita normale, di un cinquantenne sposato senza figli, con mille sogni e zero voglie. ecco, in un rigo son riuscito a guardarmi meglio che in qualche migliaio di post. sono qui, a casa mia, a lavorare al mac e penso che in fondo centomila visite ad un blog non cambiano niente, sono solo un altro momento di un percorso. non lo so se succede così anche a te. che in fondo i numeri, come le lettere, son solo codici nei quali uno ci vede dei semplici conti o delle traiettorie infinite, parole o letteratura, a seconda del momento.
comunque sia, centomila grazie. a te.


messo in casa da LaPo | 16:49 | commenti
 
dantedieci. stanno tagliando i rami secchi dei vecchi pini. ho portato il mac e lavoro davanti alla vetrata. c'è silenzio, a parte le motoseghe che ogni tanto urlano fuori. mi connetto giusto per spedire un bozzetto ad un cliente. ora esco a fumarmi una sigaretta. bello lavorare così.

messo in casa da LaPo | 10:19 | commenti


martedì, 29 gennaio 2008
 
oggi non è giornata. oggi c'è da lavorare, mica da pensare. men che mai scrivere. quindi, vedi di darti una bella regolata.

messo in casa da LaPo | 10:00 | commenti


lunedì, 28 gennaio 2008
 
ti viene in mente la mostra di sottsass a trieste. guardi le foto del catalogo. vasi, lampade, mobili, poltrone, lui ci metteva sotto un piede largo, a dargli importanza, a staccarle da terra, a consegnare quelle cose ad un significato totemico, quasi. il titolo della mostra è "io vorrei sapere perché", ma suona meglio in inglese. "i wonder why". in fondo questi pensieri vengono da lì, dal quel che hai letto, almeno. da quel gioco di parole, da quel cercare curioso che non ti basta mai. dai templi indiani, dai suk arabi, dai villaggi africani, ovunque ci sia un piedistallo, un modo terreno, umano di staccarsi da terra. un altare dove le cose cambiano funzione, significato. capitelli morali, dove appoggiare un'idea, guardarla con occhi decontestualizzati, trarne ispirazione a migliorare le cose che ti circondano. ecco, sì. il primo vero piedistallo è negli occhi che osservano. innamorarsi di guardare.

messo in casa da LaPo | 15:14 | commenti
 

le parole, appunto. tu adesso hai qualche parola in un libro, un librino piccino. ma il tuo scrivere non è niente di importante, quelle tue parole non sono niente. le parole nei libri. è come metterle su un piedistallo. staccarle dalla vita. toglier loro un senso comune perché ciascuno, poi, leggendole, ne trovi uno nuovo, più bello. sacro. se un libro è un piedistallo, è come un altare, un'ara sacrificale sulla quale si immolano parole che servono a ingraziarsi gli dei, farseli amici, per poter dire "io sono amico di dio" o qualcosa di simile. io non lo so.



messo in casa da LaPo | 11:37 | commenti
 
il colore delle parole. già, anche loro hanno il colore. i colori li scopri da bambino, e li usi come sai, a campiture piene. disegni giocattolo, sghembi, bidimensionali, senza ombra. poi cresci, scopri la luce, l'ombreggiatura, il gioco dei volumi. i colori si mischiano, si moltiplicano, prendono forme complesse, profondità adulte. poi, tra chi cerca una forma sua, non sai come, rispuntano i colori primitivi. mondrian, picasso, klee, il disegno regredisce, ritorna alla forma pura. pura, ecco la parola. si dipinge, o si scrive, per cercare la purezza. non dico l'assoluto, ma qualcosa che ricordi il sacro. un sacro laico, che superi l'umanità con cui si fanno le cose, o si mangia, o si scopa o che so io. così la parola. devo pensarci.

messo in casa da LaPo | 10:26 | commenti
 
domenica passata a dantedieci con la principessa. musica e camino acceso fino a tarda notte. hai letto tutto il catalogo della mostra triestina di sottsass. roba buona, e dolce, e intelligente anche. amici a cena, canasta vittoriosa e poi a letto. averne, di giornate così.

messo in casa da LaPo | 09:43 | commenti


venerdì, 25 gennaio 2008
 
ieri sera riunione per la gestione degli archivi di mio padre. la curatrice mi da un caltalogo della mostra di sottsass, a trieste. bellissimo, pieno di testimonianze, interviste, scritti suoi. mi sono assentato dalla discussione. leggevo. quasi un testamento, dolcissimo e assolutamente originale. ho interrotto gli altri per leggere alcune frasi. mi guardavano curiosi. me lo son fatto prestare, nell'attesa di andare a comprarmelo. a trieste.

messo in casa da LaPo | 19:20 | commenti
 
è quasi finito il venerdì. ma non è ancora sabato. nel senso del lavorare. che anche il sabato a volte. ti sei perso. lascia stare.

messo in casa da LaPo | 17:50 | commenti
 
il socio si inalbera su certe caratteristiche del mac. quelli che per altri sono i pregi, per lui sono difetti. l'ho consigliato di passare a windows. non riesco a capire certe posizioni assunte a prescindere dalle funzionalità. c'è gente che usa mac perché è "bellino". altri sono solo "nemici del piccì". mai che si parli di sostanza, praticità, funzionalità. poi ci si meraviglia che cadano i governi. fosse per noi ci sarebbero cinquanta milioni di sistemi operativi, e altrettanti partiti.

messo in casa da LaPo | 10:09 | commenti


giovedì, 24 gennaio 2008
 
la cantina di dantedieci si sta pian piano definendo. dopo quasi una ventina di metri di scaffali, le cose che ingombravano il pavimento son quasi sparite. il signor ikea ha comprato la casa al mare, tu hai dolori alle giunture dovuti a kamasutra da montaggio mobili, ma adesso c'è uno spazio abitabile in più. c'è un tavolino, due mobiletti da archivio e un paio di sedie. il tuo office nascosto, tutto in legno, per "ruzzare" col computer, la musica, le foto, i video. mancano un po' di particolari, poi la tua "postazione" è pronta. dantedieci, tra un po' sarà difficile trovare un un motivo per uscirne. era quello che cercavi.

messo in casa da LaPo | 17:31 | commenti
 
pensandoci, sei per metà ateniese e l'altra metà spartano. passi dal rigore estremo all'estrema leggiadria. niente mezze misure, in mezzo c'è il vuoto. anzi, con l'andare avanti, le due metà si distanziano, si radicalizzano. il risultato è semplice, il vuoto aumenta.

messo in casa da LaPo | 10:29 | commenti


mercoledì, 23 gennaio 2008
 
pausa pranzo a dantedieci. passo a prendere la principessa. faccia da stress. stasera serata impegnativa, domani uguale, forse peggio. è tesa. pasta al pomodoro. si rilassa appena un po'. poco tempo, deve rientrare veloce, lavorare sodo e trovare il tempo di andare anche dal parrucchiere. aspetto fuori, davanti alla macchina, fumando, mentre lei si lava i denti. esce, mi guarda, dice una sciocchezza, sorride. clic.

messo in casa da LaPo | 15:28 | commenti
 
in questo pianeta le possibilità che qualcuno con mille ragioni da vendere, dopo averle argomentate, ne abbia ancora un paio valide sono praticamente nulle. tu in questo sei avvantaggiato, uno che parte coi dubbi difficilmente perde roba per la strada.

messo in casa da LaPo | 10:09 | commenti


martedì, 22 gennaio 2008
 
molti sono convinti che continuando a spalare la merda prima o poi finisca. i meschini non conoscono il culo.

messo in casa da LaPo | 16:05 | commenti
 
alcuni di noi hanno uno spazio che si ritagliano a fatica. quello è loro, esclusivo. poi c'è chi invece fa il contrario. fa entrare tutti, chi per arricchirsi egoisticamente dell'altrui compagnia, chi per sincera generosità. così fa la principessa, che non hai mai sentito dir di no a nessuno, e ruba il tempo che non ha per regalarlo a chi glielo chiede. tu sei della prima specie, il tuo egoismo solitario non si discute. continua pure il tuo isolamento, ma non intralciare il suo percorso, anzi, ammirala da lontano e difendila da vicino.

messo in casa da LaPo | 11:57 | commenti
 
oggi ti manca il mare. forse a pasqua. forse zanzibar. forse. intanto oggi ti manca. del diman non v'è certezza.

messo in casa da LaPo | 11:03 | commenti


lunedì, 21 gennaio 2008
 
sabato in pizzeria. son fuori a fumare. arriva il figlio di mia cugina. vent'anni, quasi due metri, un moro con gli occhi azzurri che fa strage di ragazze. mi si mette accanto sulla panchina. senti, te che sei in gamba, mi insegni a staccare con le donne? perché? ho vent'anni, non mi va di legarmi davvero. voglio vivere un po' la mia vita. l'ho guardato. capisco. mi guarda interrogativo. allora? senti, non sono il tipo adatto a darti una risposta. perché? perché ho sposato la principessa a ventitré anni. lui mi guarda e gli scappa una risata. buona fortuna cuginetto. te ne auguro tanta, almeno quanto la mia.

messo in casa da LaPo | 15:55 | commenti
 
ti guardi intorno e non te ne accorgi. giochi con un quattordicenne, prendendolo sul serio, e lui fa altrettanto. poi una diciassettenne ti fa un favore. tu ringrazi cortese e lei sorride. succede spesso,l anche con ventenni o trentenni. l'età a volte non è un limite. così ti sembra che si fidino di te. sembra. hai i capelli bianchi. tu non te li vedi ma loro sì.

messo in casa da LaPo | 12:51 | commenti
 
se una donna ha delle paturnie per conto suo, non mancherà di fartene carico. di eventuali suoi problemi veri, invece, non ne confesserà alcuno, neanche sotto tortura. prendere atto.

messo in casa da LaPo | 11:11 | commenti


venerdì, 18 gennaio 2008
 
contrasti. tra le voglie dentro e quelle fuori. guerre mai finite. tra quel che vuoi e quel che puoi, e quel che hai. rumori forti, profondi. tienili dentro, ti dicono che sei vivo. tanto lo sai. la pace non esiste. quando sarà pace, sarà peggio per te.

messo in casa da LaPo | 18:34 | commenti
 

nasceva venticinque anni fa. l'ho usato anch'io, poco dopo. poi il personal computer si è evoluto. anche kevin costner. entrambi hanno fatto passi avanti, direi. io no, ho fatto come il mondo intorno. malgrado quel che dice steve job, non basta un mac a migliorare. però è bello ricordarselo.


messo in casa da LaPo | 12:50 | commenti
 
giornata bella. sole, aria fresca, pulita. sei stato a casa un po' di più stamani. vedere quelle lame di luce chiara che entravano dalle vetrate di dantedieci ti ha rilassato. adesso devi lavorare. due testi da consegnare, e c'è anche il raccontino del venerdì su malaparata. non hai uno straccio di idea per nessuna delle tre cose, ma non ti preoccupi. qualcosa verrà fuori, sia nel lavoro che nel gioco. a pensarci bene, tu non conosci la differenza tra le due attività. beato te.

messo in casa da LaPo | 12:08 | commenti


giovedì, 17 gennaio 2008
 
è sempre bene tenersi dentro una piccola scorta di tristezza. una forma di antidoto per quegli attacchi di felicità latente che ciascuno di noi accumula e che poi vengono su, inaspettati.

messo in casa da LaPo | 17:58 | commenti
 
ieri sera a casa da solo. la principessa fuori, per lavoro. uscire nel solarium a fumarsi la sigaretta. buio, pioggia battente, vento freddo. il rumore dell'acqua sui tetti, sull'asfalto. vedere il fumo volare lontano, verso il lampione in mezzo alla pioggia fitta. finire e rientrare. chiudi e senti il silenzio, il caldo. sali in camera, al buio. il fuori è fuori, e tu sei lì. cose così, robe da poco.

messo in casa da LaPo | 16:30 | commenti
 
giornate dure, cazzute, difficili anche. robe complicate che capitano e tu c'inciampi, ti ci avvolgi, ti aggrovigli a loro. poi capita di veder spuntare una mezza fila di dentini bianchi da una faccia buffa. una donna che sorride. c'è niente di più bello? onestamente no.

messo in casa da LaPo | 16:19 | commenti
 
succede spesso. una persona parla e tu capisci subito dove vuole arrivare. non solo, ma sai anche perché dice così. nove volte su dieci ci prendi. invecchiare a volte toglie il piacere della sorpresa.

messo in casa da LaPo | 10:13 | commenti


mercoledì, 16 gennaio 2008
 
benedetto sedici + università la sapienza =
dottrina + conoscenza =
credere + sapere =
zero

(analisi logica di una contraddizione in termini)


messo in casa da LaPo | 16:44 | commenti
 
la normalità la si raggiunge solo a costo di enormi sacrifici. molti di più di quelli necessari per ottenere l'eccellenza. guardandoti verrebbe da pensare che la mediocrità la danno gratis.

messo in casa da LaPo | 11:07 | commenti


martedì, 15 gennaio 2008
 
riunioni. non capisco perché le chiamano così. in queste occasioni i partecipanti insistono puntualmente a manifestare le loro differenze, ad accentuare le distanze. dovrebbero chiamarle riallontanamenti, non certo riunioni.

messo in casa da LaPo | 17:38 | commenti
 
oggi hai quattro lavori aperti in contemporanea. tutti per domani. raro, ma succede. bene, ti impediranno di pensare, o peggio, di scrivere. come si dice qui, "il lavoro è cava voglie".

messo in casa da LaPo | 12:56 | commenti
 
è curioso, ma la cosa più pesante che a volte ti senti addosso è il vuoto.

messo in casa da LaPo | 10:44 | commenti


lunedì, 14 gennaio 2008
 
ci sono silenzi belli, altri brutti, altri ancora insopportabili. mediamente sono comunque migliori delle parole.

messo in casa da LaPo | 12:09 | commenti
 
è tornata la pioggia. nei giorni scorsi è stata battente, continua, forte. la gente non la sopporta più. eppure non basta. dovrebbe piovere un mese a diritto per scongiurare la siccità estiva. e poi a te piace. tornare a casa, accendere il camino e star chiuso a sentir pisciare il mondo.

messo in casa da LaPo | 11:04 | commenti
 
dopo una gita all'ikea si è sempre stanchi. non tanto per la gita in sé stessa, ma per il successivo montaggio degli eventuali acquisti.

messo in casa da LaPo | 09:48 | commenti


venerdì, 11 gennaio 2008
 
non c'é niente da fare. sei affascinato dal suono che fa la nostalgia sulla carta.

messo in casa da LaPo | 19:32 | commenti
 
ecco fatto. prima di pranzo hai postato il racconto su malaparata. adesso ti fermi. cerchi di capire. mezz'ora non è bastata, ma in un'ora poco più era lì. perché? te lo chiedi, di questa furia tra idea e scrittura. urgenza incontrollata. come te del resto, che di controllo non ne hai mai avuto. un motivo c'é. gli artigiani. non sai fare niente. mani confuse, come la testa, impacciate, incapaci al fare. un tempo eri operaio elettricista, poi finì, e le dita hanno scordato il senso delle cose. poi, tanto tempo fa, ti hanno commissionato un film sugli artigiani fiorentini. mesi di lavoro frammentario, disordinato, ingarbugliato. il regista ti portava a girare nelle vecchie botteghe. il cuoietto fiorentino, la scagliola, le vetrate al piombo. e poi falegnami, restauratori, indoratori, corniciai, marmisti, fabbri. nel monitor vedevi le mani che si muovevano, e pensavi che erano quelle che avevano fatto firenze. il bello era lì, in quelle dita, che avevano attraversato i secoli e sfidato il tempo per insegnarcelo. ti innamorasti di quella gente, tu incapace. buono giusto alla tastiera e al mouse, se non si blocca il piccì. e poi sei vissuto tra loro. o almeno cresciuto, da bambino. così, hai partorito un esempio, un campione di categoria. uno stereotipo anche, viste le tue poche capacità immaginifiche. ma volevi rendere omaggio a loro. ai ceramisti come tuo padre, allo zio giacco, falegname che ti fece il carretto da bambino, a polloni di firenze, che restaura le vetrate delle chiese più belle del mondo, e anche al giovane elettricista che ti ha sistemato due guasti a dantedieci, quello che ama i deep purple. questo volevi dire. che il mondo ha ancora bisogno di mani buone, e teste sane, non come te buono a nulla o poco più. il mondo dei tomtom, dei telefonini e degli ipod è un mondo piccolo, nano, destinato a finire, a cedere il passo ad un nuovo mondo fatto dai computer del futuro, mentre il mondo di mani che hanno costruito firenze è un mondo grande, che resisterà ancora nei secoli. salvo errori od omissioni (leggi piani urbanistici).

messo in casa da LaPo | 15:10 | commenti
 
ieri sera mi telefona la principessa. ti va la una pizza col mio amico pisano? andiamo a prenderlo. quasi cinquantenne, fa il camionista ma non ha l'auto. è tornato da cuba due anni fa, ci viveva ma poi è tornato. un tipo solo, strano. strano ma sano, lucido, un cervello bello, eclettico ma razionale, vivace. vive solo nella grande casa dei genitori, morti da tempo. ora è innamorato di una donna dell'est, sposata, con figli. lei è lontana, dai suoi, lui la pensa, e mentre la pensa da cuba gli dicono che la sua ex di laggiù è in italia, da mesi. forse con qualcun altro, anzi, sicuramente. non ci capisce più nulla, il meschino. chiedeva aiuto. siamo usciti a fumare, lasciando al tavolo la principessa un po' contrariata. ci siamo accesi la sigaretta, eravamo soli. sei innamorato? sì. bene, anch'io. e voglio continuare ad esserlo. il cervello va a cento all'ora, ci si sente vivi, attenti, svegli. ci si sente giovani direi. questo a prescindere se funziona o no, se è reciproco, se va bene o va male. da innamorati è un dono del cielo, uno stato di grazia, una condizione magnifica. non puoi farlo succedere, ma quando succede  stai bene. io la penso così. ho fatto un tiro di sigaretta, in silenzio. avevo parlato troppo forse. mi ha guardato, ha sorriso. non so cosa, ma sembrava aver capito. siamo rientrati, tranquilli. la principessa ci guardava curiosa. a casa, a letto, quello sguardo era anche divertito. non le ho domandato perché. ero già contento così.

messo in casa da LaPo | 10:49 | commenti
 
i giovani fanno le cose sul serio. che sia una marmellata di fichi o una manifestazione antimperialista, ci mettono il massimo, sempre. i vecchi lasciano correre, il tempo e le cose. forse non distinguono più una marmellata da una manifestazione.

messo in casa da LaPo | 10:08 | commenti
 
il mondo è sotto il controllo alle multinazionali, l'italia è in mano a ragionieri e geometri.

messo in casa da LaPo | 09:55 | commenti


giovedì, 10 gennaio 2008
 
le cose giuste son facili da portarsi dietro. una cosa giusta è rotonda, rotola. son gli sbagli che fai fatica a trascinarli. uno sbaglio ha gli spigoli.

messo in casa da LaPo | 19:02 | commenti
 
non lo so. non lo so cosa vuol dire raccontare. cioè, come funziona. ho messo giù l'inizio del raccontino di malaparata. stamani non c'era nemmeno l'idea, ora è già cominciato. lo so, non ho molto tempo, ma domani lo posterò, comunque sia. è come se fosse tutto dentro, già pronto. cerco di capire come funziona. so che se avrò mezz'ora aprirò il rubinetto e le parole cadranno sulla tastiera, già pronte da leggere. ma non le conosco ancora. dovrò leggerle anch'io dopo. altri (eventuali ma anche no) dieci minuti per rilettura e correzioni, poi è pronto per il post del venerdì. ventiquattr'ore tra un pensiero e uno scritto compiuto. niente di che, un semplice raccontino. però mi piacerebbe sapere come fa ad uscire. processo strano. certo, come spiegarsi la cacca. la fai te, ma non sai come. speriamo che non puzzi.

messo in casa da LaPo | 15:27 | commenti
 
un'idea sul prossimo post di malaparata. il raccontino del venerdì. devi almeno metter giù una riga, così non ti scordi tutto come sempre. poi, come sempre, verrà fuori tutt'altro.

messo in casa da LaPo | 12:59 | commenti
 
mai confondere il compiacimento della solitudine con l'autosufficienza. sarebbe come sostituire la masturbazione all'amore.

messo in casa da LaPo | 11:17 | commenti
 
chi ha avuto pensieri pesanti in gioventù non riesce più a farlo da grande. anche argomenti duri, crudi, scabrosi, ad una certa età si affrontano con leggiadria. i giovani pensano grave, i grandi lo fanno leggero. fino alla vecchiaia, dove la mente è volatile.

messo in casa da LaPo | 10:34 | commenti


mercoledì, 09 gennaio 2008
 













discussioni, problemi, contrattempi, litigate, merda che vola dappertutto. capitano spesso, momenti così. e tu sorridi. sei su candid camera.


messo in casa da LaPo | 18:37 | commenti
 
il bello di certe recite che vedi fare alla gente è che fin dalle prime battute sai già il finale. e poi a te il teatro mette sonno.

messo in casa da LaPo | 11:32 | commenti


martedì, 08 gennaio 2008
 
tempi difficili. precarietà, insicurezza, paure, difficoltà economiche. poi ci si guarda intorno. bombe, attentati, guerre civili, carestie, calamità, popoli interi alla fame. a me sembra che fra tutti si abbia una gran bella faccia tosta.

messo in casa da LaPo | 18:07 | commenti
 
certa gente fa lo stesso effetto della nutella. se eccedi ti brucia il culo.

messo in casa da LaPo | 17:54 | commenti
 
la vita non ha prezzo, dicono. paga oraria, assicurazioni, lavoro interinale, infortuni. la vita ha un prezzo, eccome se ce l'ha. e non costa neanche tanto cara, a vedere da come la pagano. meglio regalarla a sé stessi, o meglio a qualcuno, potendo.

messo in casa da LaPo | 15:58 | commenti
 
bisognerebbe iniziare dalla politica, governo e parlamento in primis, passare poi alla televisione, per finire alla carta stampata. solo dopo, potremo ripulire dai rifiuti anche la campania.

messo in casa da LaPo | 10:45 | commenti


lunedì, 07 gennaio 2008
 
oggi sono ventinove anni da quando la principessa mi ha baciato per la prima volta. forse sperava che diventassi un principe. il fatto che lo faccia ancora, quello mi fa pensare.

messo in casa da LaPo | 19:10 | commenti
 
«Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore»

Bertolt Brecht


certe frasi si dovrebbero fondere nel bronzo.

messo in casa da LaPo | 19:01 | commenti
 
l'inizio d'anno fa uno strano effetto. un senso di ignoto. una grossa scatola chiusa, piena di cose nuove che succederanno. l'hai appena aperta, non sai se è pesante o meno, ogni tanto ci infilerai la mano e tirerai fuori una roba. non sai se sarà bella o brutta. nella scatola c'é buio. paura e curiosità. dentro lì c'é di tutto. regali inattesi e furti improvvisi, facce nuove che arrivano, altre che se ne andranno, cose molto importanti che faranno diventare meno importanti le cose importanti di un tempo. l'anno passerà, la scatola diventerà più leggera. in fondo ci resteranno i ricordi. quelli che ti porti dietro da una scatola all'altra. son quasi gli stessi, giusto un po' di più. roba che potrebbe stare in un cofanetto. il resto sono solo scatole vuote, usate, rotte. roba inutile.

messo in casa da LaPo | 18:26 | commenti
 
sabato e domenica passati sempre a dantedieci, se si escludono due cene fuori con gli amici. bellino alzarsi tardi, fare colazione e accendere il camino. poi far le cose, smontare albero e addobbi natalizi, che vuol dire per te recuperare gli spazi ad una forma di possesso esclusivo, di controllo completo. spazi tuoi, e di nessun altro. solo lei può. anzi, lei deve. ecco, sì, farle insieme. anche l'imprevisto ti è piaciuto. il nipote grande a pranzo. giocarci insieme alla playstation, farti battere da lui per poi regalargli il gioco. e poi far le lezioni. matematica. è differente da come la facevi tu, ma è bello insegnargli i metodi, i processi, i trucchi per capirla. si muoveva tranquillo, silenzioso, per niente impacciato. sapeva quando mettere legna nel camino, obbediva a suo zia, agiva sicuro. una presenza bella. l'hai accompagnato a casa con il nuovo gioco, la pancia piena e una quantità doppia degli esercizi fatti rispetto ai compiti. era soddisfatto, e sua zia di più, e tu con loro. così dovrebbe essere il tempo. tempo bello da passare, da godere, da ricordare. non è sempre così. quasi mai.

messo in casa da LaPo | 11:41 | commenti
 
duemilaotto. puoi spacciarti per cinquantunenne. nessuno potrà arrestarti.

messo in casa da LaPo | 09:28 | commenti


venerdì, 04 gennaio 2008
 
caro nipote. sì, voglio dirtelo così, "caro", che caro a me lo sei, e parecchio. sei il primo, e non è detto che tu sia il migliore, ma sei il primo. sei quello che mi ha fatto diventare zio, e appena hai potuto mi hai chiamato così. fa effetto sai? sentirsi chiamare zio, da un biondino piccino che ti salta sulle ginocchia. era un po' di tempo fa, ormai hai quattordici anni, una gran peluria sulla faccia e sul corpo che ti avverte del cambio di stagione, che negli uomini è una roba strana. anche nelle donne, ma questo però lo scoprirai da te. a vederti grande e grosso, quasi come me, mi fai pensare. agli sbagli dei grandi. già, a quel mezzo screzio con tua madre, ad esempio. lei protettiva e possessiva, mentre io ti attacco, ti critico, ti voglio distante, differente, migliore. già, tra maschi si fa così, almeno quelli di famiglia. e forse si sbaglia anche noi. sì, sbaglio io, non meno di tua madre. la verità è che non c'è una scuola guida per imparare a guidare i bambini prima e i ragazzi poi. con te poi, introverso e complicato, duro e prepotente, egoista e sensibilissimo, ci vorrebbe la patente da camionisti esperti, da top gun, da astronauti. cazzo, mi somigli troppo nipote. ecco perché non ti vorrei stronzo. e tua madre si incazza con me. e con tuo padre, che fa peggio di me. e allora non c'è che una cosa da fare. devi insegnarci tu. ad essere bravi, e giusti, e onesti. è così, noi grandi siamo corrotti, sporchi dentro, incrostati nell'anima. il tempo ci frega, ci asciuga gli occhi da quell'umidità innocente che rende il mondo colorato di sfumature infinite, prospettive morbide, che lo rende modificabile, fino alla perfezione. già, la perfezione è una misura infantile, giovane, solo l'adolescenza la sente possibile. poi si cresce, è troppo tardi. per questo te lo chiedo. insegnami, tu che puoi. ad essere uno zio. e di' a tua madre e a tuo padre come si fa ad esserlo al meglio. tu lo sai. molti sono i nipoti miei venuti dopo te, e non voglio sbagliare più. non mi pesa sbagliare, lo faccio di mestiere, posso dirti di essere un professionista dello sbaglio. il problema è sbagliare con gli altri, specie quelli piccini, che non hanno le stesse armi che ho io. ora tu sei a mezza strada, non sei né bambino né uomo, capisci la mia lingua e la tua, traducimi l'amore che conosci bene, fammelo vedere, insegnami ad usarlo senza essere uomo e senza essere bambino. tu non sai quanto io ne abbia bisogno. comunque sappi che non leggerai mai questa lettera, e che di tutta questa roba lunga e inutile saprai da me solo una cosa. che ti voglio bene. tuo zio.

messo in casa da LaPo | 16:10 | commenti
 
i paesi li chiamano città, i torrenti li chiamano fiumi, i dattilografi li chiamano giornalisti. ormai siamo malati di gigantismo. di questo passo ti chiameranno come interprete principale di un film porno. no, questo puoi escluderlo.

messo in casa da LaPo | 12:21 | commenti


giovedì, 03 gennaio 2008
 
non c'é niente di più inutile di una parola. un suono, finisce mentre lo senti. impalpabile, inesistente, inutile appunto. un passatempo sonoro, vocali e consonanti riunite per l'occasione, che poi tornano subito nell'alfabeto, frustrate dal risultato. le parole non servono a nulla. non le mangi, non fanno caldo, non puoi batterle su una noce per aprirla. con una parola non ci stappi una bottiglia, non ci tagli il pane, né ci accendi il fuoco. eppure, in certi momenti, daresti non sai cosa, per una parola. una buona parola.

messo in casa da LaPo | 14:42 | commenti
 
ieri l'altro notte hai discusso con la principessa, fino a tardi. quelle belle robe che si fanno a letto, con le luci basse, fatte di parole dure, lapidarie, secche. quelle robe d'amore fatte senza sesso. le hai detto di quel che vedevi di voi due. o meglio, quel che vedevi che era rimasto. dopo l'azienda, i genitori, le sorelle, i nipoti, il poco tempo rimasto a mille incombenze. lei ti guardava, curiosa e indispettita. poi, la buonanotte, il buio. ieri sera sei tornato, hai acceso l'albero, hai apparecchiato e poi hai fatto un bel fuoco nel camino. è tornata tardi, alle nove. ti guardava differente, era attenta. era contenta. era vicina. ci pensi su. sì, può averla vista come una scenata di gelosia. non lo era, era una puntualizzazione, una fotografia di un comportamento, una lettura attenta di una situazione complicata. ma perché hai parlato a lei di quello? già, perché? per cambiare la situazione, è evidente. allora ha ragione lei. eri geloso.

messo in casa da LaPo | 11:35 | commenti


mercoledì, 02 gennaio 2008
 
è morto ettore sottsass. architetto. il trentuno dicembre, a novant'anni, ha smesso di pensare il più bel cervello che io abbia mai conosciuto. non era un semplice architetto, o almeno non era solo quello. era un uomo di pensieri e di sentimenti. già, cercava quelli. era ateo, e cercava il sacro, era perplesso, e cercava l'assoluto, era scettico, e cercava il significato. non serve guardare i mobili, le cose o le case che ha disegnato. sarebbe fuorviante. serve molto di più leggerlo. scriveva da dio. perché pensava da dio. pensava puro, cercando con lo sguardo il bello del mondo, della storia degli uomini e della voglia di migliorarsi che li ha accompagnati da sempre. scriveva di tutto, in una forma leggera, diretta, graziosa, intelligente. aveva occhi furbi, e li usava per guardare dove altri non vedevano niente, e tirar fuori significati, forme, parole confortanti, eccitanti e al tempo stesso miti, pacifiche, dolci. non lo so spiegare, ma leggerlo per me era mille volte meglio che guardare le sue opere. era come tornare all'origine, al pensiero primario, alla domanda numero uno. che ci faccio qui io? non c'erano risposte, ma proposte. come trovarsi in un negozio di caramelle all'ora di merenda. non ti sazi, ma senti il buono. già, faceva domande assolute, e non dava risposte, ma solo tante meravigliose, bellissime indicazioni. roba che solleticava altre domande, e così crescevi, ascoltando quei pensieri delicati e drammatici, facendoti altre domande, dandoti altre possibilità di pensare, di esistere, di vivere. era fatto così, ettore sottsass. un gran giocoliere del pensare. e del fare anche. ora non c'é più, ma c'é stato, e io l'ho visto, apprezzato, letto. questo mi rende un po' migliore, e molto, molto orgoglioso.

«Per me il design è un modo di discutere la vita. Non nasce dalla necessità di dare più o meno forma a uno stupido prodotto destinato a un’industria più o meno sofisticata. Se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita. Anche la tecnologia è una metafora della vita».

Ettore Sottsass Jr.

messo in casa da LaPo | 17:55 | commenti
 
la cosa più bella da fare il ventisei dicembre è alzarsi la mattina, far colazione con cinque nipotini e la principessa, prendere il cappotto e andare al cimitero. lasciare una casa calda, piena di vita e andare dove la vita finisce. uscire da casa con la testa piena di urla, auguri, risate, regali, sorprese. entrare in quel silenzio e svuotarsi. fare un viaggio a ritroso, guidato da facce, nomi, storie fresche o vecchie, a seconda delle date scolpite sui marmi. tuo padre e tua madre, uniti lì, nelle loro differenze. una lapide nera, orizzontale, sulla terra per lui, un forno bianco, con fregi robbiani bianchi anch'essi per lei. entrambi senza foto. le foto le tieni dentro. poi, a cerchi concentrici, la ricostruzione di una famiglia. zii, molti. e poi i nonni, tutti e quattro abbastanza vicini. facce antiche, roba nata due secoli fa. nella parte vecchia del cimitero sembra di tornare al paese in bianco e nero, fatto di donnine con la pezzola in testa, di uomini con baffi e cappello. un tempo lontano anche da te, ma che ti ricorda da dove sei venuto. un tempo contadino, che senti dentro, in questa mattina di sole opaco e vento freddo. non trovi più una zia, sorella di tua madre. fa lo stesso, è anche lei lì, nel cimitero. camposanto, da noi si chiamava così. giri un po', nel silenzio. cognomi noti, di quelli che li hai sentiti suonare da sempre. le facce no, non le ricordi. poi riconosci qualcuno. il panettiere, quello che portava il gas, l'idraulico. facce che hai visto migliaia di volte. le vedevi mentre andavi a a scuola, oppure mentre giravi in bici, ragazzino grasso e sudato. guardi l'ora. è tardi, devi tornare. la principessa avrà bisogno di te, con tutti quei nipoti. esci dal cancello, ti guardi indietro. ecco, un po' di te è anche in questo camposanto. specie in questi tempi di feste, regali, sorprese, auguri. ecco, sì, auguri. auguri a tutti. ora puoi tornare a casa.

messo in casa da LaPo | 12:35 | commenti