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venerdì, 30 novembre 2007
e non lamentarti. ricordati quello che ti dici tutte le mattine appena ti svegli. hai un gran culo.

venerdì. solo in ufficio, come sempre. hai aperto tutto. l'aria fresca ti piace. metti un po' a posto. ti aspetta una settimana fetida. intento goditi domani, in umbria con la principessa. poi si vedrà.

Pietro Leopoldo,
per grazia di Dio, principe reale d’Ungheria e di Boemia, arciduca d’Austria, granduca di Toscana
Fino dal Nostro avvenimento al Trono di Toscana riguardammo come uno dei Nostri principali doveri l’esame e riforma della Legislazione Criminale, ed avendola ben presto riconosciuta troppo severa e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell’Impero Romano, o nelle turbolenze dell’Anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adattata al dolce, e mansueto carattere della Nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con Istruzioni ed Ordini ai Nostri Tribunali, e con particolari Editti, con i quali vennero abolite le pene di Morte, la Tortura, e le pene immoderate, e non proporzionate alle trasgressioni, ed alle contravvenzioni alle Leggi Fiscali, finché non ci fossimo posti in grado mediante un serio, e maturo esame, e col soccorso dell’esperimento di tali nuove disposizioni di riformare intieramente la detta Legislazione.
Con la più grande soddisfazione del Nostro paterno cuore Abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le reazioni, e mediante la celere spedizione dei Processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri Delinquenti, invece di accrescere il numero dei Delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto l’uso della Tortura, la Confiscazione dei beni dei Delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità nel delitto, e sbandita dalla Legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di Lesa Maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, e fissando le pene proporzionate ai Delitti, ma inevitabili nei respettivi casi, ci Siamo determinati a ordinare con la pienezza della Nostra Suprema Autorità quanto appresso.(…)
LI. Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anco non gravi, ed avendo considerato che l’oggetto della Pena deve essere la soddisfazione al privato ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetteme altri, e finalmente il Pubblico esempio, che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti, ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo; che tale efficacia e moderazione insieme si ottiene più che con la Pena di Morte, con la Pena dei Lavori Pubblici, i quali servono di un esempio continuato, e non di un momentaneo terrore, che spesso degenera in compassione, e tolgono la possibilità di commettere nuovi Delitti, e non la possibile speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto; avendo altresì considerato che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo, sia presente, sia contumace, ed ancorché confesso, e convinto di qualsivoglia Delitto dichiarato Capitale dalle Leggi fin qui promulgate, le quali tutte Vogliamo in questa parte cessate ed abolite.(…)
Tale è la Nostra volontà, alla quale Comandiamo che sia data piena Esecuzione in tutto il nostro Gran-Ducato, non ostante qualunque Legge, Statuto, Ordine, o Consuetudine in contrario.
Dato in Pisa li 30. Novembre 1786.
son passati esattamente duecento ventuno anni. da allora la pena di morte nella mia terra non esiste più. era il primo posto al mondo dove succedeva. questa è una cosa bella. da qualche anno si celebra la ricorrenza con la "festa della toscana". questa mi sembra una stronzata.

giovedì, 29 novembre 2007
vedi gente. facce da vecchi orologi, fermi da tempo. anime scariche, immobili. si nascondono dietro risate pirotecniche, parole sputate fuori a cento all'ora, progetti dinamici, giovanili, futuristici. ma son fermi. bloccati da storie vecchie, voglie vecchie, vecchie stanchezze. sorridi. sei come loro, e sorridi. la differenza? non la sai. quel mezzo sorriso, a volte idiota, altre rassegnato, spesso superbo. e basta.

il problemi non fanno paura. al massimo, quando sono sempre i soliti, annoiano.

per ora c'è parecchio da fare. poi si vedrà.

mercoledì, 28 novembre 2007

un bambino rompe un giocattolo. dai, non piangere, provo a riparartelo, se vuoi alla prima occasione si ricompra più bello. ci sono mille modi di consolare un bambino. e se il giocattolo si rompe a uno grande?

stai notando una cosa. i ricordi. roba tipo minestrone. se vivi tranquillo la pentola è ferma, si sedimentano sul fondo, anzi, in superficie si forma una pellicola opaca. se ti agiti un po', o arrivano imprevisti e contrattempi, la pentola si muove e affiorano numerosi, turbolenti, improvvisi. forse hai sbagliato metafora. non sopporti il minestrone.

martedì, 27 novembre 2007
hai un fratello strano. stanno partendo le ceramiche per la triennale di milano. ma tu vuoi? se lo vuoi tu che sei il curatore dell'archivio, a me sta bene. bene, allora tieni questa, ce ne sono due. ma questa se la piglio io rimani senza, la triennale dura un secolo. tanto erano entrambe a pigliar polvere su uno scaffale. son tornato a casa con un vaso nero, una forma geometrica strana, assurda per il periodo in cui fu prodotta. adesso sulla palpebra che sovrasta l'ingresso della zona notte di dantedieci c'é un grosso vaso strano, nero lucido. una ceramica yantra di ettore sottsass. sembra sia nato lì. sembra ci sia sempre stato. ti piace che stia lì.piacerà a tuo fratello. sarebbe piaciuto anche al senior. puoi scommetterci.

dopo due piatti di trippa alla fiorentina anche veltroni ti sembra differente. digerire entrambi, quello sarà duro.

tutti a cercar consensi, a raccattare apprezzamenti a destra e a manca. specie maschi con femmine, e viceversa. come se l'altrui considerazione fosse l'indice del valore che ciascuno si da. solo tu te ne freghi altamente. anzi, notando un piccolo gesto di stizza, oppure un lieve accenno di contrarietà alle tue mosse, senti una leggera soddisfazione dentro. non lo fai apposta, ti comporti come sempre, ma quella conferma leggermente acidula, quella contrarietà appena percepita fosse un certificato, un sigillo alla tua residua integrità. non certo al valore. quello lo conosci già.

il problema non è quanto sesso si fa in una settimana, un mese, un anno. il problema è quanta voglia hai quando lo fai?

oggi ti sei svegliato pensando. hai guardato fuori. c'era il sole. hai smesso subito.

lunedì, 26 novembre 2007
c'è nebbia. da stamani. ora è buio. come se 'sta roba bianca penetrasse dentro. ti cambia i pensieri. li rallenta. un cervello che gioca di rimessa. tattica attendista. melina, quasi. patologia d'autunno. voglia di dormire. in realtà non ci sei abituato. in toscana non esiste quasi la nebbia. sarà il mondo che cambia. il problema è adattarsi. una soluzione forse c'è. il letargo.

c'è gente che chiama la hostess e si lamenta del caffè freddo mentre l'aereo precipita. e tu sei quello steward che controlla il fornetto a microonde. sorridendo.

infatti, sei morto soffocato da migliaia di piccoli fili invisibili. non è stato necessario neppure lo scoppio.

il lavoro di gruppo è difficile, se non si conoscono certe tattiche della guerriglia. quando si mettono le mani su lavori altrui, c'è sempre un filo invisibile, collegato ad una spoletta che innesca una bomba. se non lo trovi subito non vuol dire che non c'é. quindi, prima cerca il filo, trovalo, disinnesca il tutto e poi inizia il lavoro. conoscere il nemico è il segreto per vincere la battaglia. la guerra no, quella la vince lui. mentre tu tagli il filo lui ti bombarda.

venerdì, 23 novembre 2007
il più delle volte la gente che ti manca è la sola compagnia che apprezzi.

ci stai pensando, sorridi. ti dicono guru. un guru sta sopra le cose, le vede vicine ma dall'alto. tu ci stai sotto, spesso le subisci. la distanza è la stessa, la posizione no. tu manco lo vedi il guru. c'è molta roba in mezzo tra te e lui.

stai vedendo poco la gente che ti piace. questo un po' ti rattrista. forse perché stai vedendo poca gente in generale. e di questo sei contento.

non puoi pretendere dagli altri la tua intelligenza. dovrebbero buttare almeno due terzi di cervello.

la patente di cretino conclamato ti permette di fare ciò che più ti aggrada, sempre, senza doverti giustificare con nessuno. in certi casi viene usata in maniera abusiva, per comodità, in altri è una certificazione sacrosanta. il bello è distinguere i primi dai secondi.

giovedì, 22 novembre 2007
non ci sono cose stupide. il significato che taluni danno a certe trascurabilissime stronzate le rende monumentali, totemiche, simboliche di una vita intera.

il gioco preferito dalla gente è il sacrificio. son tutti a dimostrarti quanto soffrono, a certificare patimenti, privazioni, infelicità. una gara assurda. il premio non esiste. come se tu non conoscessi il dolore, o il piacere. come se non sapessi distinguerli. ormai li annusi da lontano. allora lo fai apposta. ti spendi in sorrisi, battute, morale alle stelle. anche quando non c'é di che. nessuno ti batte in quel gioco.

a volte ti scordi di certa bella gente che hai intorno. dovresti tenerlo a mente. ma è inutile pensarci ora. non è il momento.

mercoledì, 21 novembre 2007
la vita è una strada, a volte lenta, altre veloce. tutti la percorrono, ciascuno il suo passo. solo tu ti ostini a cercare discese da fare col culo. prima o poi, proprio quando pigli velocità, troverai un piolo.


c'è gente in giro che vive una vita distante dal mondo. pensano, parlano, fanno le cose come se fossero a cento metri da terra. galleggiano alti, i meschini, ignari della realtà che imperversa sotto di loro. tu li guardi, dal basso, e ti penti di non esser cacciatore.

martedì, 20 novembre 2007
oggi ti seppellirò. sei uno degli ultimi zii. l'ultimo di quelli veri. non seppellirò solo te. con te ci sarà un ragazzino grasso che adorava gli aquiloni fatti con le canne tagliate a metà e la carta dell'uovo di pasqua, che correva goffo per farli partire e stava a ore a guardarsi i riflessi che mandavano quando erano alti nell'aria. che strappava l'erba fuori dal recinto per farla mangiare alle mucche, e poi puntualmente pestava una merda e te gli pulivi la scarpa moccolando sennò ti impestava la macchina. quello che accompagnavi a far visita alla nonna al forte dei marmi, e che si emozionava quando in autostrada si facevano i cento all'ora. oggi quel pischello ha cinquant'anni, è ancora goffo, grasso, e anche emozionabile, e pesta ancora le merde. il ragazzino non c'é più. è un ricordo, di quelli che servono a farti sorridere, quando ce n'è bisogno.

lunedì, 19 novembre 2007
stanotte è morto uno zio. uno dei pochi rimasti. come togliere la calce ad un muro di pietre. un tempo era bello, solido. un tempo era il tuo riparo sicuro. adesso è crollato. senti il vento addosso, fa un po' freddo.

venerdì, 16 novembre 2007
è vero. il silenzio tra un uomo e una donna allontana o rende complici. una cartina tornasole infallibile. l'ho sempre pensato. la cosa più bella è il silenzio senza imbarazzo. in quel silenzio lì crollano i muri fra le persone. senza rumore.

a volte ti meravigli di come una donna possa pensare differente da un uomo. e viceversa. non te lo spieghi. impermeabilità al pensiero altrui. sensibilità opposte. poi pensi alla tua. allora capisci. lei ti intende allo sguardo. e tu lei. che c'é di diverso? comunione. nel piacere e nel dolore. nella fatica e nella gioia. una cosa che succede senza sforzo. roba naturale, eppure c'é. ma forse c'é anche l'impegno, la volontà, la scelta. certe cose non possono succedere che così. uomini e donne si trovano raramente, e quando succede è bello. se così fosse con chiunque, sarebbe un casino. nel senso letterale del termine.

solo in ufficio. va bene così.

giovedì, 15 novembre 2007
c'è così poco tempo. per le cose importanti. i pensieri che ti attraversano la mente. è un attimo. scomparsi dietro l'ultima curva, presa di corsa. giornate spese così. una vita. senza ricordi. perché non c'é nulla da ricordare. invece no. gli attimi. sono importanti gli attimi. sassi piccoli, da metter da parte. per farci un muro, da starci appoggiati a prendere il sole a occhi chiusi. il vento lo senti, è dall'altra parte, porta via le foglie.

a volte sei così stupido che per punirti di certi sensi di colpa ti privi di piaceri che condividi con altri. così generalizzi una punizione, alimentando ulteriormente i sensi di colpa verso gli altri. meccanica difficile da capire, e da interrompere. devi provarci.

oggi è una buona giornata, ma non sai il perché. e non ti interessa saperlo.

mercoledì, 14 novembre 2007
quello che fotte i vecchi è la compagnia del passato.

ogni tanto ci pensi. persone perse per strada. gente ormai lontana, momenti passati. poi, come un orologio impazzito, le lancette tornano indietro. le senti respirare, le hai davanti, un adesso impossibile. hai voglia di chiudere gli occhi. non ci riesci. hai davanti vita, vita vera. la tua, la loro. scuoti la testa, ti scappa una frase. abbi cura di te.

comincia a far freddo. piove, ma poco. il fiume del mio paese é ancora in secca, a metà novembre. in questi giorni, nel sessantasei era un mare. adesso è una pietraia secca, asciutta. è sparito il mio fiume. scomparso. questo non mi spaventa. mi rattrista.

siamo formali. regole, educazione, principi, tutto ci porta a sequenze comportamentali codificate, a volte un balletto sceneggiato, una farsa ridicola. questo reticolo di catene sottili ma ben ramificate riesce ad imbrigliare l'animale che si nasconde in ognuno di noi. il problema sono i lucchetti. abbiamo le chiavi, possiamo usarle, tutte. l'animale sonnecchia, ma sorride (forse digrigna).

non capisco come mai quando uno si semplifica dentro, o almeno ci prova, gli si complica sempre il fuori.

ieri sera niente carte. eravamo tre. abbiamo visto un divudì. the queen, mi pare si intitoli. hanno dato l'oscar all'attrice. secondo me è più brava l'originale. comunque sia, il cinema mi annoia.

martedì, 13 novembre 2007
puoi parlare ore, non conta. basta uno sguardo. gli occhi. gli occhi sono tutto. le lacrime escono da lì.

si vaneggia tanto di società giusta, di meriti e valori, di combattere i privilegi e le raccomandazioni. l'unica vera meritocrazia era la natura. la scoprì charles darwin un secolo e mezzo fa, e la chiamò evoluzione della specie. purtroppo il privilegio aveva preso piede sul pianeta molto tempo prima, con la specie umana. accaparrarsi tutto con la scusa di essere figli di dio è la prima vera raccomandazione del pianeta. anche la bibbia, in fondo, è solo una bella lettera di presentazione.

lunedì, 12 novembre 2007
non dovremmo mai fare ciò di cui potremmo vergognarci di fronte ad un parente stretto. dalle pippe al blog, niente escluso. poi però lo facciamo, dalle pippe al blog, tutto compreso. se tu ti ponessi questo limite, manco respireresti.

è un casino spiegare a chi passa una vita a farsi capire, accettare, ben volere che a te non te ne frega nulla, ma proprio nulla.

ci son giorni che ti svegli bene, che fai le cose come piacciono a te, e l'aria intorno è giusta, ti fa spazio mentre ti muovi. c'è posto per fare e pensare, parlare e stare zitti. giorni come ieri. oggi no. oggi è merda.

venerdì, 09 novembre 2007
sei stupito. pensavi di avere un fratello più orso di te. poi vieni a sapere che ha contattato i curatori della mostra di trieste, quella su sottsass. poi dice che ha fatto tardi, ma c'è chi vorrebbe portare delle ceramiche della collezione alla triennale d'arte a milano. roba di sottsass, i primi pezzi. ci pensi. quel cinghiale maremmano. in fondo, sei contento, lui è il vero depositario, il garante, il custode di vostro padre e del suo archivio. tu non avresti mosso un dito, manco per spolverare.

quanta pazienza ha una donna? inutile chiederselo. almeno più di te.

piove, finalmente. una scusa in più per starsene in casa.

giovedì, 08 novembre 2007

il tempo che passi da solo ti piace sempre di più. fossi in te mi preoccuperei.

ha ragione tamarindo. cinesi e indiani finora erano contadini, quindi ecologici. cacavano e si lavavano il culo. niente carta igienica. si stanno evolvendo al consumismo occidentale. non è necessario aspettare che abbiano le automobili. basterà che tutti si puliscano il culo come noi. sono due miliardi e mezzo. al secondo giorno non ci sarà più un albero sul pianeta.

qualche problema di lavoro, al solito. il socio moccola ma sorride. la socia moccola il doppio, ma sorride uguale, anzi meglio. c'è una bella differenza tra le due bocche, sia nei moccoli che nei sorrisi. ascolto musica. sigur ros e cinematic orchestra. un mix di dolce e amaro, comunque armonico. penso alla principessa. vorrei regalarle un fine anno su un'isola, a godersi il mare. oppure un volo lontano, io e lei. non so se avrà giorni liberi. vediamo. intanto si sogna.

ieri sera dal fratello. dopo almeno un mese. i nipoti crescono. quello grande si è fatto la barba. quello piccolo non lo è più, è alto quasi come la principessa. è un matto dolcissimo e creativo. poi è arrivato tamarindo, con sua moglie. il suo lavoro in india lo tiene lontano, lo stanca, ma gli da soddisfazione. abbiamo parlato di un comune amico estone, che ha deciso di mollare tutto e farsi il giro del mondo in barca a vela. adesso è in micronesia, verrà raggiunto da un altro nostro amico, gli farà compagnia nel pacifico. abbiamo fatto tardi, parlando di filosofie orientali, ricette esotiche, economia mondiale e massimi sistemi. i nipoti dormivano. stamani sveglia presto, adesso in ufficio. ogni tanto è bello anche tornare coi piedi in terra.

moretti si lamenta di veltroni che gli sabota il cinema. così impara a buttarsi in politica. per come la vedo io, potrebbero entrambi coltivare ravanelli.

mercoledì, 07 novembre 2007
di fatto siamo prigionieri dentro una pelle che non ci appartiene. un'immagine immacolata nasconde sempre qualcosa. ci laviamo e profumiamo come a respingere i cattivi odori di fuori. in realtà, la merda è dentro.

non c'é possibilità di scampo. il novanta per cento della gente parla, ma non ascolta. tanti giradischi, suonano il loro pezzo, poi la puntina torna a posto, soddisfatta. ognuno la sua canzone, sempre la stessa, da anni. tutti cercano orecchi da riempire. hanno perso il gusto di guardarsi una bella bocca che dice. il piacere del suono, del movimento. ricevere armonie nuove, concetti diversi. e mischiarli ai propri. per suonare poi canzoni differenti, e più belle. tu fai anche peggio. le vecchie puntine consunte rovinano i dischi.

martedì, 06 novembre 2007

e a volte ti sale il respiro, ti sale da dentro. lo senti forte, spinge in gola, quasi ti strozza. è voglia di urlare. scoppiare di suono tuo, esplodere di voce. da fuori a dentro. da te al mondo. affermare la vita che hai, dirla a squarciagola. che è tua, solo tua. prendi fiato, apri bocca, ecco. esce un suono. rauco, strozzato, sordo. non sei abituato. respiri forte, congestionato dallo sforzo. ti senti un uomo, ma hai suonato da pollo.

Nella storia dell'umanità non cala mai il sipario. Se solo ci si potesse allontanare dal teatro prima della fine dello spettacolo.
Enzo Biagi

lunedì, 05 novembre 2007
il problema è il freddo. non fa freddo. è primavera, quasi. bene, si risparmia di gas. e le piante? e gli insetti? e l'acqua che non piove? a te ti fottono sempre i particolari.

il pessimismo cosmico di certa gente non ti tange. forse crollerai tutto insieme. un esaurimento nervoso totale e vai, col filo di bava su una sedia a rotelle. impossibile. una testa piena si spacca quando cade. una testa vuota come la tua, al massimo, rimbalza leggiadra.

hai ancora il raffreddore fiume. e la tosse che affoghi. da almeno dieci giorni. vesti ancora leggero, non ti curi, fumi come prima, ma che speravi?

venerdì, 02 novembre 2007
non ho voglia di scriverla così. sembra casuale, forse lo è. io l'ho sempre chiamato il fattore. da noi il fattore è quello che fa, decide, organizza le terre del padrone. si faceva casa io e il mio amico. c'era il granaio, bellino e piccino. indivisibile. che si fa? io sentirei tuo cognato. grosso, massiccio, ferroviere in pensione. non aveva molti soldi, ma non era un problema. manco noi li avevamo, e poi lui era forte, un toro. si fece casa, insieme, tre famiglie, un modo di vedere. aveva una decina d'anni più di noi, ma lavorava come un forsennato, specie la terra. buche, fosse, pendii, scavava e spianava come un trattore. finimmo le case, fu dura, ma era fatta. il più soddisfatto era lui. si buttò sul giardino. era terra incolta, ma fu giardino in fretta. prati, e olivi, e siepi e roseti. e non c'era il mio e il tuo, era tutto giardino, da fare insieme, noi nati stanchi e lui, il toro. il fattore sapeva il fatto suo. intanto si era diventati amici. come con l'amico mio suo cognato. la fatica avvicina. poi io ho venduto. un'altra storia. l'amicizia rimane. la pizza tutti insieme, le vacanze, cuba, l'egitto, parigi. a parigi si cammina tanto. lui ha il fiato corto. più corto del mio. è a dieta, dimagrito, quasi emaciato. dice che ha i valori sballati. globuli rossi, piastrine, che ne so? le analisi? me le danno a novembre. dai, mangia l'entrecôte, ti fa sangue. tornati a casa, mi telefona il mio amico. il fattore è all'ospedale. era debole, troppo. lo stanno ritirando su. ma come? quel toro, prima di partire ha tirato giù due pini del giardino. quelli vicini alla casa. troppo grossi e pericolosi. i pini grandi scavano sotto, scalzano le fondamenta, i muri, non li fermi. ma che ha? si sospetta qualcosa alla colonna vertebrale. la colonna vertebrale. il fattore. quel toro, capace di sforzi spaventosi. muoveva quintali, tonnellate, metri cubi di sassi, terra, piante. adesso è lì, fermo, stanco. ha qualcosa alla colonna vertebrale. un pino, un pino grosso dentro che scalza i valori, butta giù le piastrine, fa crollare i globuli rossi. i pini lo sai, fanno male se li pianti troppo vicino. i pini crescono in fretta. quanto è grande il tuo pino fattore? ce lo dirà la tac, ti metteranno in un buco d'acciaio e ti faranno a fettine, come il salame. non ti telefono. l'imbarazzo tra uomini a volte è crudele. aspetterò notizie da tuo cognato, il mio amico. oppure la principessa che chiamerà tua moglie. e intanto faccio il tifo, forza fattore, fatti forza, resisti. prenderemo le motoseghe e lo butteremo giù 'sto pino del cazzo che ti è cresciuto troppo vicino. ne faremo ciocchi buoni per il camino, di quelli che senti la resina che schianta nel fuoco e vedi le scintille che saltano nel buio. gli spaccheremo le radici a questa pianta nata male, coi cunei, e dissoderemo la terra, buttandoci il concio di bestia grossa fino a farla diventare grassa e nera. poi ci metteremo su un bel roseto. come ai vecchi tempi. auguri fattore, tanti.
ti voglio bene.

mantenere le distanze. filtri, paratie stagne, intercapedini. un blog anonimo è come un profilattico di pietra serena. ti sembra sicuro. allora cerchi di metterci dentro tutto quello che capita. poi rileggi e te ne accorgi. certe cose non ci sono. vuoti grandi, assenze importanti, vaste lacune. ci pensi. sei disonesto? non esattamente, o almeno non solo. è che la vita in certi momenti è liquida. schizza alto, salta i muri, si insinua nelle crepe, trasuda da tutte le parti. non puoi pensare di infilarci le mani senza sporcarti. in fondo, a te piace lavorare pulito.

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