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mercoledì, 31 ottobre 2007
la televisione è un elettrodomestico di merda. dantedieci ne ha quattro. trenta canali analogici, più altrettanti digitali. un migliaio circa di canali dal satellite. eppure, se ci pensi bene, a parte benigni paolini e poco altro, potresti tenerla spenta. eppure torni a casa e la accendi. sono le otto poco più. la principessa arriverà tardi. metti rai tre. aspetti blob. son venti minuti in tutto. di solito finisce che l'acqua bolle. stai sorridendo. la televisione, solo per quello, merita averla.

le stesse parole, se sussurrate, o affermate con decisione, oppure urlate, o anche dette ridendo, hanno esiti diversi sulle orecchie di chi ascolta. le stesse parole. c'è quindi un effetto ambiente, un riverbero che condiziona la comunicazione, la colora di toni non sempre voluti. perché funzioni ci vuole un adattamento tra chi parla e chi ascolta, un "fine tuning" che accordi i due strumenti, di trasmissione e ricezione. anche questo va considerato.

certi momenti non li capisci. ci sono e basta. certi momenti li respiri, e trattieni il fiato, a voler stampare tutto dentro, in fondo. speri di tenerli per te, ma son momenti. passano. ecco, ora puoi buttar fuori il fiato. respiri forte. avanti un altro.

martedì, 30 ottobre 2007
solo in ufficio. i soci via. litigata superba, ma neanche tanto. la socia una volta tanto ti è piaciuta, infatti sei stato zitto. stai ascoltando sigur ros. gente nordiha, li hai sentiti oggi alla radio, ne hai scaricate un po', non male. intanto pensi alla principessa. quanta pazienza, e forza, e impegno, e civiltà, e bellezza, e allegria, e capacità, e umiltà, e generosità, e amore anche, tanto, siano contenuti in lei. ne ha per tutti e due. e tu? dillo, avanti. tu a volte stai facendo a metà col suo. ammettilo, stronzo.

sto ascoltando dear prudence dei beatles. mi pare fosse nell'album bianco, quello doppio. disco uno, lato bi, ma non lo ricordo. sto ascoltando l'ultimo remake, come si dice ora. quello del film across the universe, quello con le canzoni dei beatles che non andrò mai a vedere. l'hanno rispettata, ecco. c'è quasi tutto, compresa la stanchezza di ringo starr, il batterista che quasi andava dietro agli altri, senza stancarsi molto. non so chi la canti, e a dire il vero non me ne frega nulla. mi basta di ricordarmi di quando uscii dal negozio col doppio album bianco, due dischi due, con l'inserto con le foto e la copertina a rilievo. ero eccitato, il primo album doppio, quando i trentatré costavano tremilatrecento lire, cento lire a giro pensavo, e mi spaventava la cifra che era tanta per uno come me. penso a quando misi il disco sul piatto, senza pulirlo, ché era nuovo, e mi sdraiai sul letto. una serata di suoni nuovi, e bellissimi, e lirici, e dolorosi, e acuti, e dolci. quattro facciate tutte in una sera. tanta roba. non conoscevo le parole, ma non era importante. l'importante era il tempo. passarlo bene. allora come adesso. il disco ce l'ho ancora, insieme a tutti gli altri.

andar per blog. il problema non è quanta letteratura trovi. il problema è l'atteggiamento. il carico di aspettative che poi ci senti dentro. a volte velato, altre eccessivo, al limite della superbia, ma sempre presente. nessuno che abbia un approccio umile con la scrittura, che si dica onestamente " faccio cacare ma mi diverto tanto". un po' più di modestia, ci vorrebbe. anche da parte tua. già, si notano meglio negli altri i difetti che non vogliamo riconoscerci.

da vecchi l'influenza piglia male.

venerdì, 26 ottobre 2007
ci son vite che incroci, e son belle. vite come romanzi, da raccontare, metter giù, appoggiarle su un pezzo di carta e basta. già, basterebbe scriverle, e sarebbe fatta. certe vite hanno già tutto dentro. dolore, e piacere, e avventura, e onestà. certe vite son come i libri. ma vere. per questo non vanno scritte. ma ricordate. e rispettate.

giovedì, 25 ottobre 2007
gente che armeggia, almanacca, annaspa. li vedi che affogano in una vita che non gli concede spazi. non lo sanno i meschini, quanta classe (correggo: dignità) è necessaria per gestire la vera disperazione.

Senza che io sappia cosa sono, le forme di pietra hanno il senso del sacro, sacro per sempre. Vorrei sapere perché.
un pensiero di ettore sottsass sui templi indiani, che un po' spiega il suo approccio curioso al mondo, all'estetica, alla funzione degli oggetti e all'interazione tra questi ultimi e l'uomo che li usa, li abita, li guarda.
Io penso ad una mostra piccola ma molto emozionante; mi piacerebbe che uscissero piangendo, cioè con un’emozione.
con questa frase ha esordito a chi gli proponeva una mostra per i suoi novant'anni. la faranno a trieste, e non sarà tanto piccola. già, uno come lui non lo racconti in poco spazio. è partito giovane architetto, ha girato il mondo, disegnato, costruito, scritto e detto tutto ciò che di nuovo è successo negli ultimi cinquant'anni. e lo ha fatto perché aveva dei sogni. visioni dentro, che poi la matita appoggiava su un foglio e diventavano case, edifici, macchine da scrivere, oggetti di vita quotidiana che trasmettevano le sue visioni a chi non poteva permettersele per povertà fantastica e carenza immaginativa. è diventato un guru, un totem vivente, come quelli che faceva in ceramica. ma lui non lo era, non voleva esserlo. veniva dalla beat generation, era anarchico, odiava gli standard, le etichette, i conformismi. li combatteva con un foglio e una matita, disegnava una rivoluzione estetica che voleva abbattere i luoghi comuni del vivere e riaffermare i valori antichi e profondi e religiosi e dolorosi e belli dell'uomo. compravano le sue cose come collezionisti, le usavano come giocattoli, ma non lo erano. erano oggetti totemici, simbolici. case come ziggurat, dove lo spazio diventava mistico, l'abitare liturgico, ancorché giocoso. infatti, sottsass ha fatto una ulteriore richiesta per la mostra.
Vorrei che [questa mostra] fosse solamente solitudine e intensità.
già, la sua vita è stata questo. una mostra che la racconta lo deve dimostrare. un uomo con un foglio e una matita è solo. muove la mano e sul foglio appaiono voglie, sogni, ma anche incubi, paure. poi i disegni diventano oggetti, e forse agli occhi degli altri perdono quella forza evocativa, quel contenuto spirituale che quei disegni volevano trasportare nell'anima altrui. tutti ti dicono che hai vinto, ma sai che hai perso. volevi una cosa ne hai ottenuta un'altra. sei ricco e famoso ma non ti hanno capito. la tua rivoluzione è rimasta nella matita, sul foglio. forse è così. voglio andarci a questa mostra. è a trieste, apre il cinque dicembre. voglio andarci e percorrere curioso le sette sezioni, guardarmi con amore quelle cento trenta idee che son partite da una matita mossa da un uomo su di un pezzo di carta. una storia lunga novant'anni. nelle sale ci sarà la voce dell'architetto, a raccontarla. sarà come tornare indietro, al tempo in cui tutto doveva essere scoperto, capito, cambiato, inventato. un tempo di grandi speranze. un tempo passato. ne uscirò piangendo.

ieri sera a carte giocavo con occhi di ghiaccio. pioveva. vinto poi perso. camino acceso, fett'unta e caldarroste per finire. l'inverno manda segnali inconfondibili, canonici, se vuoi banali. alcuni spiacevoli, altri confortanti. l'importante è non farlo entrare dentro.

mercoledì, 24 ottobre 2007
stasera carte dagli amici di sempre. cucinerà il calabrese matto. ti piace la gente che hai intorno. gente buona, di cui ti fidi, e bella anche, ma un po' ingombrante, specie dopo tre giorni a parigi in venti. stasera forse ci sarà anche la principessa, se esce in tempo dal lavoro. avresti preferito una serata con lei a dantedieci, a sentir piovere. in fondo, sei fatto così. credi molto nell'amicizia, ma ti piace quella a una certa distanza. senza sporcarsi le mani.

non è necessario un dio a punirti dei tuoi peccati. ci riesce già benissimo chi ti sta vicino. anzi, certa solerzia che hai intorno rende inutile che si scomodi altra gente più in alto.

il problema non è scrivere. è trovare il tempo. e poi anche il cervello. e poi la logica dentro il cervello. un po' come cucinare in barca col mare forza sette. scordati i contorni.

una cosa è esser vecchi, ben altro è esser saggi. tu ne sei la dimostrazione.

martedì, 23 ottobre 2007
stasera dantedieci, da soli. te, la principessa e forse anche il camino acceso, se trovi un po' di legna da metter dentro. son robe da vecchi, ma tu ci sei nato così. figuriamoci se dopo cinquant'anni di allenamento ti sentissi impreparato proprio adesso.


l'inverno non è niente, al confronto con la freddezza arida di certe persone. mettiamola così, hai comunque dei bei caminetti a cui scaldarti.

vacanza finita. ora c'è da lavorare sodo. tutto ha un prezzo, e la francia, si sa, è cara. et voilà.

venerdì, 19 ottobre 2007

tre giorni nella ville lumière. con la principessa e venti amici. accetta i consigli di chi ti sta vicino. hai bisogno di svago. anche i carri armati vanno oliati.

giovedì, 18 ottobre 2007
litigata con la socia. non ti piace perdere. poi ti accorgi che vincere è anche peggio.

per te il web è una roba imprevedibile. fai una cosa e ne viene fuori un'altra. come nella vita, del resto.

in certi momenti è bello starsene da soli, poi invece avresti bisogno di qualcuno, abbastanza distante ma vicino. una roba tipo specchio, per vedersi riflessi e non perdersi. momenti così, poi passa.
leggendo lamoux.

i ricordi son roba strana. la memoria è come il miele. appiccicoso, denso, ti devi sporcare, impiastricciare le dita e la faccia. un sapore forte, in bocca, asciutto e dolce nel palato. alcuni li senti un po' speziati, altri procurano la carie.
leggendo falupa.

una cosa è certa. quando ti impunti su una cosa fai male, agli altri e anche a te stesso. ma forse agli altri no. infatti, il dolore che senti è il tuo, dell'altrui non sai niente. e forse è meglio così.

mercoledì, 17 ottobre 2007

dice che nella vita bisogna ricercare la felicità. tu lo fai sempre nel modo sbagliato. se una volta la trovi è culo, puro culo.

a volte esser grandi è fatica. infatti, tu spesso dimentichi il mezzo secolo che ti porti addosso. un vantaggio è non aver figli. altra cosa buona è esser maschi e farfalloni. poi però fai le scale, e senti gli anni e i ricordi e le sigarette che strisciano sul marmo, pesanti.

martedì, 16 ottobre 2007
la vita solitamente è come una strada, piena di sincronia tra accadimenti e pensieri. infatti, tu la percorri soave, con ritmi tutti tuoi che variano dal ritardo al contrattempo. e come se non bastasse, è da un po' che la stai facendo anche contromano.

lunedì, 15 ottobre 2007
il problema non è riuscire a far le cose, è farle come ti piace. o meglio, farle e fartele piacere. meglio ancora farle che piacciano anche a te. uno che non sa bene cosa vuole, non lo otterrà mai.

sei misogino, indubbiamente. ma stai facendo di tutto per migliorare. provi a chiudere l'animale che è in te. lucchetti, combinazioni, sicurezze a tamponare un modo di fare brusco, a volte bestiale. poi arriva una femmina distratta e apre le gabbie dello zoo. tanto vale darsi alla caccia grossa, all'aggressività di un tempo. ti daranno ancora del misogino, ma almeno avranno ragione.

ci sono state le primarie. non chiamiamole elezioni. eleggere vuol dire scegliere. mi viene in mente quella pubblicità: ti piace vincere facile? già, stavolta è stato facile. la prossima non credo. anche in bulgaria hanno avuto problemi, quando hanno smesso di fare per finta.

devi fare una cosa. non ci hai capito nulla. la farai lo stesso. capace che ti viene anche bene. ci sei abituato. è una vita che fai cose che non capisci. sperando che non se ne accorgano in tanti.

venerdì, 12 ottobre 2007
è che oggi c'è stato molto da fare. lavoro, e anche no.

il nobel per la pace ad al gore. anche il pianeta c'è rimasto male. le dolomiti son franate dalla vergogna.

al gore candidato al nobel per la pace. come dare l'oscar a carlo vanzina.

giovedì, 11 ottobre 2007
riunione fiume da un cliente. nove persone che decidono il lancio di una nuova linea. il loro stilista fa tutta una dissertazione su posizionamento, brand, cazzi e controcazzi. il mio socio lo guarda. allora perché non facciamo la radio? io a uno così gli voglio bene.


perché se democrazia vuol dire questo in tivù si vedono sempre i soliti a spiegarcela?

mercoledì, 10 ottobre 2007
ciao principessa, che ne pensi se domenica si va a livorno, a girare per il mercatino americano e poi un cacciucco al sottomarino? senti, preferirei se si stesse tranquilli a dantedieci. piccole, intime soddisfazioni.

discussione col socio. il tizio ha approvato il tuo bozzetto, vuole gli stendardi. bene, e le foto? gliele facciamo noi in negozio. paga? no, paga gli stendardi. l'ho guardato. tu regali le scarpe a chi ti compra le stringhe. ci è rimasto male.

l'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. così il tempo presente.
leonardo da vinci


in giro per blog. il gotico. a reims nel duecento li avrebbero impalati. davanti alla cattedrale, ovviamente.

lo pensavo ieri sera prima di dormire. rocco chinnici, giovanni falcone, paolo borsellino, carlo alberto dalla chiesa e tanti altri. centinaia. a certa gente gli tocca aver coraggio, tanto. ne devono avere anche per quelle migliaia di cittadini che non ne hanno. questa è la vera ingiustizia. assumersi il coraggio degli altri, in dosi insopportabili per un essere umano. l'obbligo di diventare eroi. basterebbe che tutti si avesse un po' di quel coraggio, di quel senso civico, di senso di giustizia. forse il male sarebbe sconfitto. forse quei giudici, quei carabinieri, quei poliziotti coraggiosi sarebbero vivi. e staremmo tutti meglio.

il problema certe mattine non è alzarsi, è trovare una buona ragione per farlo.

la tivù è letteralmente intasata dai politici. con la complicità dei giornalisti giornalai, sperano in questo modo di recuperare consenso, stima, credibilità. a te fa l'effetto contrario. motivo in più per spegnere e leggere un libro.

martedì, 09 ottobre 2007
guardati bene, non sei capace di essere veramente triste. come del resto non conosci neppure la vera felicità. a dirla tutta, forse sei tu a non esser vero. ti par d'essere sopra le cose, poi ti accorgi che son loro a star sopra di te. contento te, contenti tutti.

una cosa molto imbarazzante per un uomo è una donna in crisi senza che lui ne abbia colpa.

la regola vuole che quando l'uomo parla la donna sorride. a volte compiaciuta, altre beffarda. sembra non esserci correlazione, ma è un fatto acclarato.

sto cercando un buon motivo per fidarsi. non ne trovo. se un politico è impegnato da vent'anni a risolvere i tuoi problemi e non ci è ancora riuscito, vuol dire che in così tanto tempo non ha ancora avuto una buona idea. quindi, o cambi paese tu, o cambia mestiere lui.

lunedì, 08 ottobre 2007
la regola vuole che quando la donna parla l'uomo si distrae. sembra non esserci correlazione, ma è un fatto acclarato.

marcia della pace. bello. l'ho fatta. è stata dura. venticinque chilometri, ma non so a che serve. la pace non si cammina, la pace si fa. è il contrario della guerra, che è un fatto. quindi anche la pace deve esserlo. fare i fatti, non so come, ma so che camminare non basta. bisogna votare giusto, chi fa la guerra non fa la pace, e non lo voto. e poi firmare appelli, petizioni, annegare di lettere, e-mail chi decide tra pace e guerra, per far lobby, condizionarlo, e poi non so cosa altro fare. col mal di piedi non riesco a pensare.

venerdì, 05 ottobre 2007
perché se uno ci crede certe cose deve farle, costi quel che costi.
(training autogeno in attesa della marcia della pace)
con questa scusa, ne hai fatte di cazzate.

certa musica non ti piace, ma va bene mentre lavori. un tappetino dove appoggiare un momento il cervello.

il fumo, l'alimentazione, la mancanza di regole, la trascuratezza con cui vivi sono un indicatore certo. tanto lo sai, tra vent'anni poco più, se ci sei ancora, sarai completamente rimbambito. intanto guardati il suocero, tanto per farti un'idea.

giovedì, 04 ottobre 2007
e poi uno ricorda. già, ricordare è facile, come dimenticare. una forma di affioramento, tipo gli gnocchi nell'acqua bollente. facile, non per te. tu hai gnocchi duri, di pietra. solo una bollitura impetuosa fa venir fuori qualcosa. già, ricordi di pietra. ne hai una cava. è fatica scavare. e bello, anche.

certe meccaniche di interazione tra uomo e donna non ti sono molto chiare. rilassati, a quanto si vede in giro anche la controparte non è messa meglio.

mercoledì, 03 ottobre 2007
il frainteso, la mistificazione, il rumore fine a sé stesso. mai come ora le bocche avevano lavorato tanto inutilmente. e la chiamano era della comunicazione. ho voglia di silenzio.

il mondo va alla rovescia. leggo oggi sul corriere. riccardo cocciante: "vi spiego shakespeare". come chiedere a bernardo provenzano, detto binnu u tratturi di spiegarci l'etica e la morale. certo, pensando alla politica, ci sta tutto. anche che un nano rauco specializzato in canzonette easy listening ci racconti storielle su una delle punte più alte della letteratura mondiale. farà forse meno danni di certi ministri. non saprei.

non sai se preferire l'isteria destabilizzante e sincera di alcuni al "non c'è problema" rassicurante e falso di altri. dipende dai giorni.

perugia assisi. venticinque chilometri. quest'anno ne hai fatti dodici sulla spiaggia, a piedi nudi, in due ore e tre quarti. sei rimasto incriccato con le gambe per una settimana. ora sono più del doppio. non ce la farai mai, manco se ti droghi.

ti sei così ben coltivato la tua solitudine che basta una telefonata a disturbarti. rassegnati, se tu fossi veramente solo dureresti ben poco.

martedì, 02 ottobre 2007
domenica prossima c'è la marcia della pace. perugia assisi. la principessa vuole andarci. non so quanti chilometri siano. comunque troppi per me. tocca andarci. che ha da fare un vecchio per correr dietro ad una moglie giovane ed esuberante.

lunedì, 01 ottobre 2007
per favore.

grazie.

il vero vincente è quello che non ha paura di perdere. perché la sconfitta è enormemente più educativa, creativa, rivoluzionaria della vittoria. te lo dici per consolarti, lo sai. ma in fondo ci credi. quasi. sei un uomo di minoranza.

come sarà il mare ora? già, chiederselo. essergli distante. senti il vento, viene da là. ce l'hai davanti, lo sai. risacca piccola, lenta. colori tenui, dolci, carezzati dal primo sole d'ottobre. non chiudi manco gli occhi. senti l'acqua sulla retina. fantasia, meglio che nulla.

niente preconcetti. non sei antiamericano. poi però ci pensi. la pena di morte, la cia, i colpi di stato, la democrazia esportata coi bi cinquantadue, il diritto alla felicità scritto nella costituzione, ma che vale per loro e nessun altro. e poi il diritto di veto, le prese di culo all'onu, al protocollo di kyoto ignorato, l'ostinazione assurda a non tralasciare nessun privilegio acquisito con la forza, a costo di uccidere, affamare, distruggere tutto. per il loro fottutissimo giardinetto, dove la domenica parcheggiano il suv, tagliano l'erba e fanno il barbecue. ma allora che cazzo è l'america? mentre te lo domandi leggi una poesia di lawrence ferlinghetti, e ascolti lou reed. allora capisci.

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