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giovedì, 31 maggio 2007
il problema non è l'inutilità. il problema è accettare tutto quel che ne consegue. una cosa conforta, lo zero è perfetto. rotondo, inattaccabile, indivisibile. se non hai niente da perdere, il gioco diventa facile. con questo presupposto puoi anche vincere. ma non è importante.

mercoledì, 30 maggio 2007
l'età matura non ti protegge dagli sbagli. al massimo lo fa dalle critiche aspre. spesso neanche da quelle.

i ricordi vanno tenuti bene. rinfrescati, organizzati, messi in ordine cronologico. una forma di manutenzione costante, come un orticello che va zappato, innaffiato, concimato. perché poi dia buoni frutti. tu in testa hai l'erba alta da anni. da vecchio mangerai gramigna.

martedì, 29 maggio 2007
ergo, anche una coda smangiucchiata può avere un buon sapore.

spesso la vita è un gatto che si morde la coda. finché non passa un camion.

elezioni. un film già visto. meglio un'idea sbagliata di un'idea assente.

lunedì, 28 maggio 2007
giornata stramba. stronza direi.

il film su tuo padre è passato. approvato. ma non sei contento. ancora due modifiche. piccole. per dormire un po' meglio.

venerdì, 25 maggio 2007

sto finendo le sigarette al mentolo. quelle greche comprate in egitto. dovrò cercarmi da fumare qualcosa di simile. o smettere. o uccidere qualcuno. ma non so se in galera fanno fumare.

sul lavoro odio discutere di quattrini. quando ci sono i soldi di mezzo non contano le parole, contano i fatti.

giovedì, 24 maggio 2007

mi viene in mente una frase di bertolt brecht. sventurata la terra che ha bisogno di eroi. non erano eroi, erano solo uomini. perché gli eroi si commemorano, gli uomini si imitano.

sono quattro giorni che occhi di ghiaccio mi manda ogni giorno messaggi di auguri per il compleanno. dalle eolie. forse vuol farmi capire che si sente sola. o forse vuol solo farmi incazzare, deciderà quando torna.

mercoledì, 23 maggio 2007

ieri sera cena da mio fratello. il lapo vero mi ha fatto un regalo. un quadro di carta, fatto da lui. con una cornice di carta, fatta da lui. pieno di coloratissime scritte augurali inneggianti il vecchio zio. mi ha quasi commosso, il piccolo ruffiano. senza quasi.

non c'è niente di peggio che aver testa e mani buone al fare, e doverlo cercare lontano dai posti tuoi, dalla tua gente. gli stessi che hanno fatto quella testa e quelle mani. sentirsi rubare il diritto di essere migliore di tuo padre, accanto a lui. o almeno provarci. bel post. grazie socia.
leggendo un post di bianca.

ogni tanto serve. assentarsi serve. non sempre, ogni tanto. fermarsi e socchiudere gli occhi. guardare le cose come attraverso un bicchiere. senza capire, tra le bollicine. perdere la prospettiva, sentirsi fuori dal quadro. separati da un po' d'acqua minerale. sentirsi immuni. noi qui, fermi, e di là ombre colorate che si muovono, indistinguibili e irraggiungibili. altrettanto noi, dietro il bicchiere.non si può. ci siamo bevuti tutto, anche quello.

finito. digiuno. va bene così.

oggi finiamo il lavoro su mio padre. spero.

martedì, 22 maggio 2007
pranzo dai suoceri. la moglie che rimprovera sempre il marito di essere rincoglionito. e lui non sa che rispondere, appunto. per fortuna è intervenuta la principessa a redarguire giustamente la madre. stavo per farlo io. quella continua lamentazione ipercritica e logorroica mi aveva rotto le palle, riducendole a talco finissimo. aveva ragione mio padre: i vecchi andrebbero ammazzati da piccini.

buffa la principessa. ieri notte, a letto. leggevamo. poi mi guarda. è bello sentirsi guardato. da lei dico, a quel modo. poi lo sguardo va al soffitto. la vedo che cambia espressione, impercettibilmente. lo so, pensa al lavoro. gli chiedo. lei conferma. soddisfazioni anche, ma a che costi. troppo alti. troppo per una che ama la vita come lei. troppo. la conforto come posso. le parole a volte bastano, ma restano tali. le parole non cambiano la vita. però aiutano, almeno ad addormentarsi bene. con lei ieri notte ha funzionato così. dormiva. me la sono guardata un po', poi ho ripreso a leggere.

lunedì, 21 maggio 2007
molti di quelli che scrivono sono persone molto noiose. così noiose che nessuno vuole ascoltarle. allora gli tocca raccontare le loro cose a una pagina bianca. quella non può scappare alle loro dabbenaggini. se la carta potesse reagire, si vedrebbero in giro molte facce schizzate d'inchiostro. tu scrivi col computer. al massimo rimarrai fulminato dalla tastiera. a pensarci bene te lo meriteresti.

in realtà certe date uno le adopera come spartiacque. da oggi cambio tutto, prometto di esser buono. basta, non fumo più. da domani si smetto di far così. cazzate. la totalità dei cambiamenti son decisi altrove, fuori da te. i colori della vita uno non li compra. glieli danno. al massimo può correggere un po' la tonalità. di solito ottiene un lieve color cacchina.

i numeri non contano. vero. poi però succede che uno fa cinquant'anni e son tutti a ricordarglielo. in fondo son codici decisi. sei nato cinquanta primavere fa. a te non importa gran che, solo che vorresti evitare festeggiamenti, torte, candeline, canzoni eccetera. sei un po' ombroso, non ti garba l'altrui attenzione. ci sei riuscito. molti auguri, qualche regalo ma niente feste. una giornata normale. poi accendi splinder. anche il blog fa il compleanno. ottantamila visite. un po' come il mezzo secolo tuo. ma poi ci pensi, non son traguardi, son solo tappe, semplici punti di riferimento, neanche tanto utili. a che serve sapere quanti anni hai, o quanti lettori? a niente, nella sostanza. sei lo stesso dell'altro giorno. così anche il blog. i numeri non contano, appunto. contano le persone. quelle le ringrazio.

venerdì, 18 maggio 2007
per oggi va bene così. bastante per me.

il cortometraggio su mio padre procede. la scusa dell'attenzione al montaggio funziona bene. nessuna emozione. almeno da fuori. dentro non conta.

giovedì, 17 maggio 2007
sto montando in video una serie di interviste di mio padre e su mio padre. lo faccio con calma, attenzione, scrupolo. come se non fosse lui. lo guardo. parla. è lui. ma sto attento all'argomento, all'inquadratura. in e out precisi, cambi scena filanti, qualità video e livelli audio omogenei. regolazioni fini. sulla sua voce. su quel viso. tutto fatto a cuore fermo, o quasi. non so se sentirmi un buon professionista o un figlio stronzo. delle due una. la seconda direi.

si dice che la fortuna aiuti gli audaci. preferisco il buon vecchio colpo di culo dei pigri.

mercoledì, 16 maggio 2007
il bello di certe cose è che non succedono mai.

"la morte scredita. il massimo successo è sopravvivere."
saul bellow

vedo intorno a me molti rapporti strani. coppie deformi, piegate dai figli, dalle situazioni, dall'anima che non regge il tempo e scappa in direzioni diverse. gente che parla lingue differenti, pur dandosi la buonanotte tutte le notti. scatole vuote portate in giro con fatica. ché nei sentimenti il vuoto pesa più di tutto.

martedì, 15 maggio 2007
c'è una biondina alta un soldo di cacio che zompetta per l'ufficio. la figlia della socia, sei anni. energia pura, distillato di fantasia. tutta rivolta al positivo. beata lei. vorrei vederla tra quarantaquattro anni. mi sa che non la vedrò, ne avrei novantaquattro. le auguro di non perdersi niente per la strada.

ieri erano quasi le otto. telefono in ufficio alla principessa. si va a certaldo alto? mi sento gelare. ho la testa in fiamme, ho lavorato troppo e male. voglio andare a casa, ma non so dirle di no. sì, andiamo. c'era gabriele calindri, figlio di ernesto, che recitava il boccaccio. una novella, non ricordo quale. il figlio somiglia al padre, stessi capelli, pochi anche se giovane. non ha la voce di ernesto, peccato. ma non volevo dir questo. ha iniziato dal proemio. giusto, cerchiamo di capire il boccaccio, cosa racconta. la peste a firenze. la disperazione, la morte, la desolazione di una città che vede morire più di centomila persone in poco tempo. boccaccio non giudica, racconta. potrebbe essere un castigo divino come una disgrazia extraterrestre o un semplice accidente. laicamente non si sbilancia. un cronista eccezionale. e poi il bello del raccontare. arrivare al palazzo pretorio, in cima al paese, entrare nella cappella adiacente. al centro, in fondo, a mo' di altare, un tabernacolo affrescato da benozzo gozzoli e dai suoi allievi. era quello dove i condannati a morte passavano le ultime ore ai tempi del boccaccio. ci pensi. dove non arrivava la peste, la mannaia della giustizia faceva il resto. poi le luci si abbassano. qualche convenevole, un applauso e si comincia. il proemio. una cronaca giusta, partecipata e distante, obiettiva e dolorosa. in contrasto con le novelle seguenti, ma scientemente, a sottolineare che l'umano dolore e la gran gioia a volte abitino lo stesso tempo, lo stesso luogo. e fare il parallelo. la peste nel mille e trecento quarantasette, l'undici settembre duemilauno, il terrorismo, il riscaldamento del pianeta. sentirsi raccontare il proemio del decamerone di giovanni boccaccio e guardarsi oggi. nulla è cambiato. nulla.

lunedì, 14 maggio 2007
giornate dense, di lavoro e d'altro. di pensieri, anche. si avvicina il genetliaco. tale si può chiamare. cinquant'anni. ma non è questo. è che si perde il senso. e ritrovarlo è fatica. scrivere, lavorare, raccontare, fare le cose, che ti piacciano o no. una sensazione pigra, di decisioni mancate, di vita che ti scivola addosso. come l'acqua sull'anguilla. almeno lei una meta ce l'ha. dopo un giro del mondo torna sempre dove è nata. tu non ti sei mosso da qui.

certe persone sono come le lumache. sono lente fino all'esasperazione, e come se non bastasse lasciano dietro di sé una striscia scivolosa su cui chi le segue cade inesorabilmente.

è vero. nessuno è più veramente onesto. tantomeno te. però un vantaggio ce l'hai. non ti dai alla politica. i danni sono limitati alla sfera privata.

in certe donne l'insoddisfazione, la mancanza, la ricerca dolorosa si manifesta in maniera forte, cattiva, evidente. così evidente che la vedi anche tu. con gli uomini è differente. a noi bastano i giocattoli.

venerdì, 11 maggio 2007
due panini al kebab consecutivi potrebbero uccidere chiunque. anche me. specie se stasera c'è la cena di compleanno del lapo. quello vero. auguri bimbo dolce e furbo dalla faccia tonda. anche da parte del nonno che ti chiamava luna piena.

c'è un momento che ti tirano i nervi. c'è un attimo che apri bocca e attacchi. c'è un tempo che avresti voglia di distruggere. fallo passare quel tempo lì. in silenzio. meglio patire un po' oggi che pentirsi domani.

giovedì, 10 maggio 2007
la tristezza è come un panino. non saprebbe di nulla, senza la mortadella dei ricordi.
certe cose le scrivo perché ho già fame a quest'ora.

ecco, ho finito le sigarette e devo lavorare fino alle una. per quell'ora sarò morto intossicato dall'eccesso di ossigeno.

mercoledì, 09 maggio 2007
un mio amico lo diceva sempre. le giornate son pizzicotti. nel senso della velocità con cui passano. o del male che fanno.

sarà 'sto tempo bischero, che ora c'è il sole e fa caldo e dopo piove e tremi, oppure sarà questo andazzo che pigliano le cose, che sembra che fili tutto liscio e poi basta un attimo e ti va in vacca tutto. non lo so, ma c'è una pletora di musi lunghi in giro, di facce brutte, e senti un odore forte, di incertezza, di desideri bruciati, di voglie represse, di sogni chiusi a chiave ma mai scordati. io intanto ho comprato i biglietti aerei per oslo. agosto extra nordiho. arriviamoci vivi, poi si vedrà.

martedì, 08 maggio 2007
ad una certa età un buon modo di fottersi il cervello è non riuscire a trovare un mix ragionevole tra ricordi e sogni, tra passato e futuro. in fondo sono le due metà che ti ancorano al presente. a cinquant'anni è facile perdere l'equilibrio, cadere all'indietro, sbattere la testa nel passato. tu non corri questo pericolo. la tua testa non è né troppo avanti né troppo indietro. è semplicemente altrove.

a volte le idee si confondono. si prende per buono quel che si sente dire in giro. hanno ridotto tutto ad un fatto meramente economico. qual è la differenza tra una bella vita e una vita di merda? mille euro al mese? duemila? no. l'armonia, l'amore, la speranza, la giustizia. son cose che non compri. per fortuna, dico io. la salute no, quella è differente. forse anche la giustizia. sì, dai, c'è rimasto abbastanza.

lunedì, 07 maggio 2007
giornata di merda. si può dire giornata? no, non è una parolaccia. il problema del lavoro è che ti ruba la vita. solo quello. vedersi con la principessa giusto in un bar, quindici minuti, per mangiar qualcosa. dopo due giorni passati insieme a dantedieci. tipo ieri, a progettar vacanze nordiche con gli amici e veder piovere dai vetri su una vecchia musica. invece no, oggi è oggi, pieno di robe inutili ma necessarie, fastidiose ma inderogabili. vederla triste, dopo mezza giornata di lavoro. appena mezza. e poi scappare. la rivedrò stasera, col doppio del blues di oggi. devo far qualcosa. toglierle il blues da dosso. e vestirla di roba buona.

sabato, 05 maggio 2007
lo strano di certa gente non è il fatto che sia cosciente della sua poca intelligenza. lo strano è che nonostante questo facciano finta di ignorarlo. il che li rende pericolosi, molto. per sé e per gli altri. ieri hai lavorato un'intera giornata con una donna in queste condizioni. ne sei uscito distrutto. lunedì prenderai provvedimenti.

giovedì, 03 maggio 2007
il lavoro è come le supposte. farà anche tanto bene, ma ci vuole un minimo di perversione per farselo garbare.

ma perché in francia discutono dei problemi della gente e qui si discute dei problemi dei finanzieri rampanti, dei politici rampicanti, dei tassisti, dei preti, degli avvocati, delle veline coi calciatori, delle veline senza calciatori, delle veline coi politici, dei controllori di volo, dei conduttori televisivi più o meno famosi e dei problemi della gente non gliene frega a nessuno? non so come, a me mi piglia un certo senso di inferiorità. e mi girano i coglioni.

il problema è il grado di attenzione che riesci a suscitare. non conta l'età, ma l'atteggiamento. chi si lamenta, si duole, chi manifesta in maniera evidente un bisogno di attenzione da parte degli altri, la otterrà incondizionatamente e immediatamente. quelli come te, che non si lamentano mai, gli ottimisti cronici, i tranquilli, i silenziosi, loro non avranno niente. essere ignorato in fondo ti va anche bene, sei orgoglioso della tua autonomia solitaria, ma a volte una punta di gelosia la senti, giù in fondo. ha ragione il tuo socio, chi un piange un puppa.

mercoledì, 02 maggio 2007
mettiamola così: datemi qualcosa che funzioni e sarò contento.

la perfezione non è di questo mondo, ma almeno trovare ogni tanto qualcosa che la imita, anche lontanamente, sarebbe già confortante.

quattro giorni di bomboloni e cappuccini alle sette e mezzo, bagni, sole, passeggiate e discussioni di politica e di donne e uomini e varie altre cose e carciofi fritti mangiati alla sagra dei suddetti tutte le sere e ancora bagni e sole e mare. e anche un bel temporale che visto da dentro una tenda da tanta sicurezza. e ora al lavoro. ci si può stare.

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