|
mercoledì, 28 febbraio 2007
anche darsi dell'idiota può essere un atto di superbia. ci si arroga il diritto di giudicare sé stessi. infatti, qualora lo facesse un altro al posto nostro, ci si incazza come bestie.

nella semplificazione della vita che avviene col passare degli anni, c'é il rischio di rimanere con un pugno di mosche. per evitare tutto ciò bisogna aver cura di tenersi le mani libere.

uno non lo sa quando fermarsi. non te lo insegna nessuno. per me é quasi una fissa. pensare, agire, muoversi. per sé ma in funzione altrui. la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri. bella regola. teoria, generica teoria. la pratica é differente. facile sforare, invadere, ottundere chi ti sta vicino con movimenti bruschi, idee eccessive, comportamenti espansivi. allora? allora meglio una distanza di rispetto, uno spazio neutro, una zona di confine larga e smilitarizzata. confini stretti, senza tanti spazi di manovra, nei quali é facile sentirsi un po' soli. va bene così. se nessuno ti insegna a muoverti, meglio se stai un po' fermo.

martedì, 27 febbraio 2007
lo sapevo che non dovevo andare in centro. ho comprato sei libri di erri de luca.

giornata grigia. roba da mettersi stivali maglione e cerata, uscire in mare col gozzo e farsi una pescata a bolentino.

lunedì, 26 febbraio 2007
sabato esco da dantedieci. devo comperare le sigarette. c'é un bar a neanche cento metri. uno di quei barrini di paese, un po' squallidi, dove compri sigarette, pane, affettati, verdure e ci fai anche colazione. esco coi pacchetti in mano, alzo lo sguardo e la vedo. di là dalla strada, stretta tra due caseggiati più grandi, c'é una casetta piccola. due piani, ma sotto c'é solo un garage e le scale per salire in casa. é un po' cambiata, ma ora la riconosco. la casa di "chiocciolina". aveva un nome, ma al paese si chiamavano tutti per il soprannome di famiglia, e il suo era quello. era un amico di mio padre, ma era strano, strano forte. di lui sapevo che aveva fatto il cuoco nella prima spedizione di jacques yves cousteau, nel mar rosso. erano gli anni cinquanta. il mare e gli abissi gli erano rimasti addosso. si sposò, fece due figlie, di cui una bellissima, ma appena poteva partiva. il paesello gli stava stretto a chiocciolina, e così, picchia e mena, mise da parte i soldi e si fece una casetta a porto pollo in sardegna. stava lì, da solo, mentre la famiglia era al paese. portava in giro i primi turisti col barcone, li portava sott'acqua e gli faceva da mangiare. in sardegna ci facemmo la prima vacanza da soli, io mio fratello il campa tamarindo e il nero. avevo sedici anni, non c'erano i telefonini. dopo una settimana chiamo a casa, mio padre incazzato. ci raggiungono in aereo ad alghero. vengono a trovarci alla maddalena. in auto con chiocciolina che era andato a prenderli. grande parte di merda, e poi, il giorno dopo, tutti a porto pollo a mangiare insieme. chiocciolina ci preparò un porcheddu fantastico. era un cuoco eccezionale, un uomo buono che voleva bene a noi e a mio padre. facemmo pace, e tornammo alla maddalena satolli e pacificati. mio padre e mia madre montarono in auto con chiocciolina, per tornare all'aeroporto di alghero. chiocciolina prima di montare mi si avvicina e sussurra: "non fate i bischeri, e godetevela". non so che fine abbia fatto. ogni tanto vedo sua figlia, quella bella, che si é sposata tanto tempo fa. forse chiocciolina é morto. forse é morto a porto pollo, davanti a quel mare basso e pieno di scogli, così chiaro che sembra che la luce venga da sotto. forse é ancora là, in quel mare, in quella luce. me lo son ricordato sabato, uscendo dal bar. rientrando in casa fischiettavo la musica della serie televisiva di jacques yves cousteau. la vedevo sempre da bambino. li guardavo questi eroi che con la calypso giravano il mondo alla ricerca dei segreti del mare. e mangiavano le paste asciutte di chiocciolina.

scrivere é come masturbarsi. una attività solitaria basata sul ricordo e sulla fantasia.

sabato e domenica di pioggia. passati a dantedieci, da solo. la principessa al lavoro. continuato il riordino del garage e della cantina. lo scaffale ikea ingurgita metri cubi di materiale, e sembra ancora vuoto. sei metri di scaffale son tanti. mentre ero lì ho acceso la "stufa" (il vecchio piccì) per sentire un po' di musica e ho masterizzato la discografia completa dei jethro tull. poi é tornata. cenetta tranquilla, un po' di tivù e alle undici a letto. mi piace quando piove di domenica.

venerdì, 23 febbraio 2007
uno non lo capisce mai quando é il momento di fare un passo indietro. tu, per non sapere né leggere né scrivere, perseveri nella tua andatura da gambero. potranno dirti goffo, e poco altro.

giovedì, 22 febbraio 2007
è caduto il governo di centro sinistra. lo ha fatto su una legge di destra. non poteva essere altrimenti.

svegliarsi abbracciati.

mercoledì, 21 febbraio 2007
certe persone non é necessario averle sempre davanti. fanno la loro vita, e tu la tua. a volte son distanti a lungo, poi invece te le trovi accanto, e passano un po' di tempo con te. anche poco, non importa. e non succede nulla. il tempo passa veloce, e via, loro vanno, oppure vai tu. di nuovo distanti, come prima si era vicini. l'apparenza non dice nulla. frequentazioni normali, casuali, banali, prive di significato apparente. invece no. certe persone le scegli. gli dai un valore. sei tu a darlo, loro non lo sanno neppure. allora quel tempo lì, quello banale, normale, casuale, cambia sapore. diventa prezioso, solo per te. te ne accorgi quando é finito. solo allora ne senti il valore. e non é neppure vuoto, o mancanza, oppure assenza. é altro, forse un mix di frasi, sorrisi, gesti che te lo porti dentro come un ricordo fresco che ti fa compagnia. certe persone non é importante vederle spesso, o parlarci importante, o averci grandi momenti intimi. certe persone sai che ci sono, e ti basta.

ieri serata di carte. non abbiamo giocato. chiacchiere e musica buona (la mettevo io). abbiamo quasi deciso di tornare sul mar rosso. aprile forse, un posto diverso, ma l'idea di immergersi in quei reef meravigliosi per una settimana ci illuminava tutti. tornato a casa a notte tarda c'era la principessa tutta eccitata. oggi abbiamo saputo che il nipotino numero nove nascerà i primi di luglio (mentre siamo al mare in val di cornia?) e sarà femmina. quella irresponsabile della sorella le ha chiesto di fare da madrina alla bambina. lei piangeva nel letto, felice ed orgogliosa. mi sono guardato bene dal dirle che potrebbe esserci un disegno dietro, che la madrina é colei che si prende cura della pargola in assenza della madre, e che questa figura farebbe parte del battesimo cattolico della piccola, che ha un padre violentemente ateo e una madre distrattamente buddista. non mi piace rovinare le feste con particolari irrilevanti. mi son goduto le lacrime della principessa.

martedì, 20 febbraio 2007
a volte nella vita bisogna essere un po' autostoppisti. vai per caso lì? no, vado di là. perfetto, allora vengo con te.

vedi la gente correre. la vedi cercare, attaccarsi alle cose, arrancare per afferrarle. e tu? tu stai fermo. come se avessi già tutto. chi ti piglia per superbo. chi per ricco. altri ti pensano buddista. nessuno che ti riconosca le tue vere caratteristiche: menefreghismo e pigrizia in dosi industriali.

lunedì, 19 febbraio 2007
ho finito mauro corona (autobiografia) e luis sepulveda (articoli). ora ci vuole un gran bel romanzo. vediamo a casa cosa spunta fuori.

hai voglia a cercar la marcia. quando hai il cervello in folle, non forzare. c'é il rischio del fuorigiri.

in questi giorni passati a letto, a guardarmi la febbre che passava tra ossa e carne facendo vibrare tutto, ci ho pensato molto. questo è un segnale. mi avvicino ai cinquanta e mi ammalo. dopo una vita salubre. morigerata direi. mai bevuto. mai corso dietro alle donne (troppo veloci). poco sesso. ho fumato almeno venti sigarette al giorno dall'età di diciassette anni. nonostante tutto questo mi sono ammalato lo stesso. a che é servita una vita di privazioni? avrei potuto fumare il doppio.

ho ancora una tosse fortissima. difficoltà a respirare. difficoltà a fumare (?!). in chiusura di malattia mi è venuto un grosso ascesso in bocca, che adesso è un bel gonfiore sulla guancia destra, in alto. con la barba un po' lunga non si nota tanto, il problema è che con 'sta palla in bocca parlo asimmetrico come billy idol.

sabato, 17 febbraio 2007
la febbre a quaranta e più. era tanto che non l'avevo. fa sempre una bella impressione.

martedì, 13 febbraio 2007
il capitolo trentuno tarda a nascere. non so cosa succede. forse mi sento in ferie anch'io. ho voglia di farli uscire da quell'empasse dove ciascuno gioca il suo ruolo stanco. ma forse é così anche nella vita. sì,volevo raccontare cose banali di gente banale, come succede a tutti. ma anche la vita più banale ha comunque un fil rouge, un percorso. forse ho perso il percorso. devo rileggere, per continuare. ritrovare il senso, ecco cosa. ho chiari in testa gli ultimi due capitoli, ma non cosa ci sta in mezzo. giusto, deve essere l'aria di vacanza che aleggia ora lì. devono tornare. manca poco.

se c'é una cosa che odi é l'aggressività gratuita. specie quella mista a saccenza, supponenza, senso di superiorità. nonostante l'età sei verboso, a volte logorroico, al limite dell'esuberanza. ma basta un attacco frontale e quel sapore acido di certi discorsi ti zittisce, ti fa indietreggiare, scappare, sparire anche. non sei nessuno, ma guai a chi te lo dice in quel modo.

non bastano i miliardi. la passione é un lusso che nessuno può permettersi a lungo.

la capacità di ascoltare. a volte non basta. bisognerebbe rispondere. adeguatamente, ove fosse possibile.

lunedì, 12 febbraio 2007
per una cosa fatta ne restano mille da fare. vista la percentuale di sbagli, mi sembra un gran colpo di culo.

la destra mandava i soldati in missione all'estero. la sinistra li conferma. la destra dilapidava i soldi in grandi opere che nessuno vuole e che distruggono il territorio. la sinistra persevera nell'intento. la destra baciava la tonaca ai preti. la sinistra non la bacia, ma due colpi di spazzola glieli dà. poi, visto che sono scontenti, gliela porta in lavanderia. la destra vorrebbe il nucleare ma è bloccata, la sinistra vorrebbe le energie rinnovabili ma non fa niente per averle. e così per discariche, inceneritori, appalti, basi militari, privilegi, ruberie. come cittadino, ovunque mi giri, sento che me lo buttano sotto il certificato elettorale. allora mi siedo. e guardo. non mi riconosco. neanche i verdi, ormai schiavi di una coalizione schiava di ruini. mi sento defraudato di una possibilità di scelta. non sarò mai di destra, ma forse non sarò più di sinistra. da come mi sento oggi, sarò di sotto.

l'intelligenza è un terreno fertile se lo coltivi in continuazione. infatti, si vede molta sterpaglia in giro. io ormai sono a bosco ceduo da tempo.

sabato separato con la principessa. lei in giro per suo conto, tra parrucchieri estetiste e nipoti. io con due amici in val di cornia. la nuova auto è stata brava, ha fatto quasi diciotto con un litro. e poi mangiare il pesce sul mare, col sole, sparando cazzate come solo tre maschi cinquantenni soli possono fare, è stato bellino. a sera in trenta, cena veneta. c'erano anche due di vicenza. lui da bravo veneto beve come un tombino, lei è gentile e graziosa. sono incazzati neri con il governo, per la base americana. hanno ragione, e se riesco a vincere la pigrizia sabato andiamo con loro alla manifestazione. ieri invece abbiamo montato otto metri di scaffali ikea in cantina. lo so, vista la nostra propensione a non buttar via nulla, si riempiranno in un attimo. venticinque anni di cianfrusaglie inutili avranno una collocazione ordinata. dopo abbiamo potato le piante in giardino. alcune erano già in fiore. fa effetto potare roba fiorita. poi gente a cena. peccato. se andavamo a letto presto un fine settimana perfetto.

insieme. ancora. anche solo per un giorno.

venerdì, 09 febbraio 2007

stamani ho comprato le sigarette. c'era un libretto nella cartoleria. l'ultimo sepulveda. mi piace. lo compro. oggi a pranzo lo do alla principessa. te lo regalo dico io. e se ci si separa di nuovo dice lei? sarà tuo, come tutti i libri che non mi hai mai dato a suo tempo dico io. allora voglio la dedica dice lei. certo dico io. apro il libro e scrivo: "otto febbraio duemilasette. alla principessa, che si meriterebbe la treccani (nel capo)." firmo chiudo e glielo do. non finiva più di ridere. tanto lo leggo prima io.

visto che mi hanno dato due bidoni, oggi pomeriggio ho tempo. provo a dare una botta al capitolo trentadue. no, già, è il trentuno. cazzo, ho perso il conto.

il problema è quel quid costante di imbarazzo che ti senti addosso. una quota fissa di disagio da cui non riesci a separarti. un po' come quando sei in bagno ti pulisci e si sfonda la carta sul più bello. non sarà un paragone elegante ma rende bene l'idea.

giovedì, 08 febbraio 2007
tempo fa su raitre. c'era "parla con me". la dandini intervistava un signore anziano, un attore che non ricordo il nome. lui è famoso per le letture di dante. lo avevo sentito, in qualche servizio sui tiggì. poi, alla fine, recita un canto. il trentatré dell'inferno. il conte ugolino. non legge, recita. il conte racconta. lui improvvisamente "é" il conte. racconta la morte per fame dei suoi figli. la descrive, uno per uno. è un padre. poi, verso la fine, il pezzo famoso:
Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno".
io guardo la principessa. sta piangendo. dopo secoli. dante, quell'attore, il racconto, quel che si é trasmesso. mi è parsa una cosa bella. da ricordarla.

anche la felicità si compra. costa cara, al carato. con l'età poi, ci vuole una valuta pesante. la paghi in ricordi.

il fascino è breve, istantaneo direi. non dura tutto il tempo di un movimento. frazioni di secondo. un attimo, poi basta. sì, ecco, il fascino é fermo.

la macchina nuova. ha centosettanta cavalli. arriva a duecento venticinque chilometri orari. non lo sapevi, e ora che lo sai devi starci attento. per come la guidi tu, tutta 'sta roba sportiva non serve. infatti, riesci a fare dai quattordici ai sedici chilometri con un litro di gasolio. una buon compromesso tra comfort e portafoglio. e poi ti piace guidare tipo tassista. la riprova di tutto ciò é la principessa: si addormenta dopo due chilometri.

la principessa. non so, mi piace il fatto che è spartana. in certe cose dico. tipo il dentifricio. lo spreme fino all'impossibile, stendendolo sul bordo del lavandino e passandoci il manico dello spazzolino un'infinità di volte. e così maionese, pasta d'acciughe, concentrato di pomodoro. per lei un tubetto vuoto é una sfida. oppure i barattoli di vetro. non ne butta via uno. infatti, abbiamo una miriade di barattoli, che lei riutilizza per congelare sughi, essenze ed altri accessori all'alimentazione. in casa tutto si ricicla. le bottiglie in plastica, non senza avergli tolto l'etichetta e messa nella carta. nella carta ci finiscono anche gli scontrini fiscali. dantedieci è illuminata a lampade a risparmio energetico, ove possibile. e abbiamo molte lampade, disseminate ovunque, in modo che qualsiasi funzione abbia un'illuminazione adeguata e economica. se leggi, il lampadario è inutile, basta una abat jour piccola e vicina (le luci sono una fissa che ho io). stiamo anche pensando a mettere sul tetto pannelli solari e fotovoltaici. ci piacerebbe produrre energia e acqua calda. tutto deve essere sfruttato fino in fondo. già, lei odia lo spreco. e non lo fa per tirchiaggine (lei è generosa, non come me) o per ristrettezze economiche (che ci sono anche state). è la sua natura. e mi sembra una cosa sana. forse, con l'invecchiare, arriveremo alla mania su certe cose. come il padre del mio amico, che in garage teneva una scatola da scarpe con su scritto a pennarello: "spaghi troppo corti per essere usati".
leggendo falupa.

il mondo é ancora benevolo, magnanimo direi. infatti il problema oggi non é sopravvivere o vivere. é farlo dandogli un senso.

mercoledì, 07 febbraio 2007
se penso che pago le tasse per delle migliaia di idioti che tutte le settimane con la scusa dello sport si mettono a far guerriglia negli stadi e nelle città distruggendo tutto. pago il noleggio degli stadi che le società non pagano mai ai comuni, pago il decreto spalma debiti di cui godono le suddette società di calcio, che gli permette di non pagare le tasse (tanto ci sono io). pago anche la riparazione degli stadi stessi, che vengono distrutti tutte le settimane, poi pago anche migliaia di poliziotti, trasferte, festivi e straordinari. pago automezzi e attrezzature di controllo e repressione, come telecamere, cancelli girevoli, registratori, moviole e altro. pago giustamente anche la pensione a chi ci lascia la pelle. io pago tutto ciò, e non ho mai visto una partita di calcio. a me il calcio non piace. e neppure tutto questo mi piace. certo, poi penso che le tasse che ho pagato per le energie rinnovabili son finite in iraq a finanziare la nostra missione di pace (armata). e manco quello mi piace. non so, a volte mi sento stupido. mi prendono per il culo e non faccio niente. c'é qualcosa che non va.

com'è che quando ti sembra di aver tutto il tempo del mondo poi finisce sempre che ti trovi in ritardo? più che una legge del contrappasso, la si potrebbe definire la legge del contrattempo.

sto mettendo nel mac tutti i video digitalizzati di mio padre. quasi tutti. fa un effetto strano. devo essere lucido. è una parola.

martedì, 06 febbraio 2007
sembra strano. più che uno si impegna a far le cose per bene, più vengon fuori arrosti. che sia lavoro, o gente, o cose varie, è lo stesso. un mio amico lo diceva sempre: partiamo per fare un bel lavoro, tanto un troiaio viene di suo.

ieri sera mi sono avvantaggiato. ho montato gli scaffali ikea per la cantina. ora il garage è davvero ingombro. e poi, mentre lavoravo di cacciavite e livella ci pensavo. il design e la democrazia. ovverosia l'emozione del bello alla portata di tutti. c'è un tavolino, con le sue quattro sedie, che a me piace molto. si chiama fusion, con le gambe cromate e il ripiano in compensato tinto scuro, e così gli schienali delle poltroncine con la seduta imbottita, che si incastrano perfettamente sotto il tavolo per ridurre al minimo l'ingombro. il tutto costa duecento novanta euro. è piccolo ma in quattro ci mangi. ed è bello, stimolante, eccitante quasi. l'ha disegnato un'anonima designer svedese, tanto per cambiare. ma loro ci sono abituati, e facevano 'ste cose già quando ero piccolo e mio padre tornava dai suoi giri nel nord con queste robe di faggio curvato che gli piacevano tanto. forse io ci ho fatto l'occhio, a queste curve lisce, a queste superfici semplici ma mai banali. eero saarinen, tapio virkkala, alvar aalto e molti altri bravi designer, negli anni sessanta uscivano dal circuito culturale e architettonico del nord europa e si imponevano al mondo arredando i nuovi spazi. ma erano gli spazi dei ricchi. poi è venuta ikea. non sarà alta cucina, ma certe cose hanno comunque un buon sapore. e un buon prezzo.

lunedì, 05 febbraio 2007
voglia di tornare a casa. ed è lunedì.

venerdì sera ritirata la mercedes. alla principessa è piaciuta, ma si perita a guidarla. il cambio automatico la terrorizza. tanto lo so, appena la prova e vede com'è facile, io girerò con la sua panda. sabato mattina vorrebbe piantare dei bulbi, non so cosa. improvvisamente gli manca il concime. si parte, andiamo al vivaio e in due minuti la moquette immacolata del bagagliaio e i sedili in pelle chiara dell'auto appena presa son pieni di sacchi di torba, compost, terriccio di bosco. compreso un grosso sacco di stallatico (merda di mucca). io sto zitto, subisco in silenzio. anzi, sorrido. ieri è andata meglio. due quintali e mezzo di scaffali per la cantina all'ikea. credo che quell'auto avrà da rimpiangere molto l'architetto fiorentino che la possedeva prima di me.

venerdì, 02 febbraio 2007
non so perché, il venerdì è fatto da tutti i pezzi mancanti della settimana. roba avanzata nei giorni che te la ritrovi oggi e non sai come metterla in fila. incastri impossibili, che preludono una giornata inefficiente e dispendiosa. come un puzzle impossibile, dove le forme non coincideranno mai. poteva andar peggio, poteva piovere (zot!).

giovedì, 01 febbraio 2007

una cosa buona.

il tempo passa per tutti. auguri luz.

"solo un artista autentico può essere in grado di fronteggiare impunemente la tecnologia, proprio perché è un esperto consapevole dei mutamenti che intervengono nella percezione sensoriale."
marshall mcluhan

la foto è di yousuf carsh.

l'unica cosa che non da adito a fraintendimenti è il silenzio, ma se aspetti un po' trovi uno stronzo che ha da ridire anche su quello.

|
|