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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































sabato, 30 dicembre 2006
 
messo in casa da LaPo | 17:56 | commenti
 
pomeriggio a casa. sta piovendo, ma piano. acqua che non la vedi, se non fosse che bagna le cose, e le piante gocciolano, sembra che piangano. la principessa lavorerà fino alle otto, e anche domani pomeriggio. stamani sveglia alle dieci. ci siamo trattenuti a letto, a scherzare e pigliarci per il culo. poi fuori, a far la spesa. non so se le piace che domani sera io voglia rimanere a dantedieci solo con lei. sta timidamente suggerendo di accettare l'invito della sorellina a trascorrere il capodanno da lei, col nipotino. il cognato nordiho ha deciso di farlo a casa dei suoi amici contadini, ma lei non vuole scombussolare il nostro nipotino piccolo. sì, mi piacerebbe star qui, col camino acceso, a sentire l'anno che passa con la mia donna. meglio se decide lei. la compagnia di una mamma con un cucciolo di tre mesi non sarà certo un fastidio, anzi. quella donna e quel bambino mi mettono pace. per adesso finisco il capitolo ventotto e mi godo la pioggia dai vetri, poi si vede.

messo in casa da LaPo | 16:19 | commenti (1)


venerdì, 29 dicembre 2006
 
mi vengono idee sul capitolo ventotto, e anche sui due successivi. ma ancora non scrivo. annoiarsi a casa è davvero piacevole.

messo in casa da LaPo | 18:01 | commenti
 
in fondo, se quel che fai lo fai come se non fosse importante. le cose ti vengono meglio. non dico di non impegnarsi, dico di non darsi importanza. lo dicevano gli indiani mi pare. mai lasciare un'orma tanto profonda che il vento non possa cancellarla. mi piace 'sta cosa dell'orma leggera. sottintende un camminare lieve, soave, detto alla cubana. e poi ne sono convinto. un'esistenza senza tracce è la migliore possibile. senza dolori, ricordi, rimpianti. facile dirlo. come lo spieghi con lo scrivere? bene. lo scritto non è un orma, una traccia, una pista tua. lo scritto è un segno leggero, anonimo, artificiale. lo scritto è un depistaggio onesto. almeno in apparenza. ma lo scritto è, apparenza.

messo in casa da LaPo | 12:40 | commenti


giovedì, 28 dicembre 2006
 
un uomo è stronzo per natura. una donna per scelta. entrambi non sono giustificabili.

messo in casa da LaPo | 17:02 | commenti
 
dantedieci. camino acceso. l'ho riacceso stamani direttamente dal tizzone che era rimasto ieri sera. mi è piaciuta, questa cosa della continuità di fuoco. come una casa che è abitata sempre. fuoco perenne. non so spiegarlo, ma è una cosa buona per me. devo vuotare la lavastoviglie, dare l'aspirapolvere nella zona notte e piegare una montagna di stracci per spolverare. dovrei anche attaccare quattro quadri. un gentilini ed un altro bellissimo, coloratissimo e pornografico in camera nostra, mentre i due quadretti del nostro amico fascista di san miniato li metteremo nella camera degli ospiti. ne abbiamo ancora molti in garage, da smontare, ripulire rimontare e portar su. ancora non faccio nulla. ho tempo. intanto ascolto bach, suonato al liuto da jacob lindberg, e leggo la biografia di picasso scritta da geltrude stein. libretto piccolo, poi mi aspetta l'ultimo carlotto. ho deciso, non vado in ufficio fino a gennaio. tanto non ci farei nulla. invece a casa? non faccio nulla lo stesso, ma è diverso. già, a casa è tutto diverso. un mondo piccolo, inattaccabile. falso anche, in quanto artificiale. quello vero è fuori. basta saperlo. e contentarsi.

messo in casa da LaPo | 12:36 | commenti


mercoledì, 27 dicembre 2006
 
è natale. sono le nove. bip. il telefonino. messaggio d'auguri. a quest'ora? la gente si alza presto. faccio le mie cose, mi preparo per il fetido pranzo. ogni tanto, un bip. ancora auguri. onestamente, non mi piace fare gli auguri. specie col telefonino. non so scrivere, lui mi suggerisce parole che non mi garbano, e poi mi pare uno strumento sbagliato. col telefonino ci si telefona. bip. ancora auguri. mi arriva di tutto, anche un paio di poesie cristiane. pranzo al ristorante, in venti. fetido, come volevasi dimostrare. pomeriggio a dantedieci, scambio di regali e gran casino di sorelle e nipoti. io esco spesso a fumare. bip. altro messaggio di buon natale. li conto. sono una dozzina, forse più. cazzo, se non rispondo passo da cafone. già che io son quello che non si ricorda i compleanni. bene, rispondiamo. mi impegno. buon natale a te e a tutti i tuoi. provo a scrivere altro. il suggeritore mi impone parole assurde. riprovo altrimenti. niente, vocaboli insensati. mi incazzo, cancello. lascio la prima frase. che si fotta il telefonino e la telecom, tronchetti provera compreso. invia a. seleziono i miei auguranti digitofonici. già che ci sono ci metto anche i miei soci di penna, un paio di persone che non sento da molto, gente lontana, due vecchi clienti che mi stavano antipatici dei quali ho ancora il telefonino memorizzato. spedisco. rileggo. figura di merda. e che cazzo ne so della differenza tra un essemmesse e un emmemmesse? in pratica ho spedito un elenco telefonico. almeno suppongo sia successo così. ci ripenso. era meglio se passavo da cafone. quale io sono.

messo in casa da LaPo | 11:09 | commenti


venerdì, 22 dicembre 2006
 
mille cose da fare ancora (compreso il capitolo ventotto, che mi sa lo finisco a casa tra natale e capodanno). e non aver voglia di farle. ho anche un sonno becco. stasera letto presto e buonanotte.

messo in casa da LaPo | 15:12 | commenti
 
mattinata fiorentina. non c'è niente da fare. una città è bella perché chi l'ha costruita nel tempo aveva idee, e senso estetico, e attenzione all'uomo. non è questione di pulizia, di arredo urbano, di negozi, e neanche di servizi. è l'occhio che guarda, il piede che appoggia, il corpo che si muove in uno spazio armonico a farti star bene. ergo, o si incomincia a buttar giù il brutto, o le nostre città saranno sempre mostruose da guardare, da percorrere, da vivere. di molte, a mio modesto parere, resterebbe ben poco.

messo in casa da LaPo | 12:39 | commenti


giovedì, 21 dicembre 2006
 
uno non lo fa apposta, a essere come è. dipende da come nasce. i bisogni si collocano in una scala di valori, estetici, funzionali, sentimentali, che è già costruita, dall'educazione, dall'esperienza infantile, dal carattere. forse i forti riescono a ribaltarla questa scala, a farsela su misura, a decidere i valori alti e quelli bassi. tu no. forse sei sempre stato un debole. oppure un pigro. ti sei messo comodo nel tuo personaggio immaginario, e lo hai fatto tuo, fino ad essere davvero quello lì che immaginavi da piccolo. e ormai non cambi. è passato molto tempo da quando ti sognavi certe cose, e la notte, prima di addormentarti, speri di sognarle ancora. quando succede, ti svegli contento.

messo in casa da LaPo | 11:07 | commenti
 
le belle parole non costano niente. tutte le parole del mondo non valgono un solo, piccolo fatto. ecco, i fatti costano, valgono, pesano. con le parole ci passi il tempo, coi fatti stai bene o male, ci mangi oppure no, ci vivi. ricordarselo.

messo in casa da LaPo | 10:30 | commenti


mercoledì, 20 dicembre 2006
 
non vorrei essere retorico, ma io penso agli anziani e a quelli che hanno difficoltà motorie. quando qualcuno mi chiederà di allargare i marciapiedi, di farli grandi, io lo farò come uno degli atti di amore e di passione maggiore. (...) l'architettura non è tutto, ma è una parte della democrazia e partecipa al processo della democrazia, che è il luogo dove ci riconosciamo tutti.



massimiliano fuksas, inaugurazione della mostra unsessantesimodisecondo al maxxi di roma, due dicembre duemilasei (fino al ventotto febbraio duemilasette).


messo in casa da LaPo | 17:39 | commenti
 
oggi all'ingegnere è arrivato il portatile nuovo. l'altro glielo avevano rubato quest'estate. ha passato mesi a lavorare "in affitto" su pc prestati o sui nostri mac, pur di non spendere, poi si è arreso. intel centrino duo due (potevano dir quattro), schermo wide e tutte le diavolerie del mondo. ha un difetto. è brutto come poche cose ho visto in vita mia. alla dell computers si sono impegnati. hanno preso una mattonella grigia e nera (la classica forma del laptop) e gli hanno appiccicato griglie, scritte a rilievo, modanature, pulsanti, lucette e aggeggi tra i più osceni che ci fossero. per completare l'opera, hanno smussato alcune forme per farlo somigliare ad una skoda degli anni settanta. è una centrale atomica, ma io con quel coso non riuscirei manco a scriverci un preventivo. sarà che l'ultimo pc portatile prima del mac era un graziosissimo sony vaio, e ora uso 'sto vecchio titanium della apple. non lo so, ho bisogno di avere occhi contenti per lavorare. lo sguardo deve posarsi su forme pure, accurate, belle. non brutte, almeno. ma forse sono scemo io. l'ingegnere è contento matto del suo portatile della mutua. spero almeno che compri una bella borsa per nascondercelo.

messo in casa da LaPo | 16:21 | commenti
 
lo so, è una voglia infantile, ma anche un quasi cinquantenne a volte ritorna bambino. mi piacerebbe tanto vedere babbo natale. con la slitta tirata dalle renne. va in centro, guarda le luminarie, le passatoie in feltro rosso, le vetrine scintillanti. apre il sacco, tira fuori un mitra ak 47 e mitraglia tutto. vetri che crollano, scatoline multicolori che saltano per aria, manichini falciati che cadono a pezzi, festoni di lampadine che cadono lasciando una scia di scintille. lui, imperterrito, cambia il caricatore tra il fuggi fuggi della gente e il fumo azzurrognolo, e continua a sparare. distrugge tutto. finisce anche il secondo caricatore. babbo natale si guarda intorno, sudato. si toglie il cappello e si asciuga la fronte. rimette il mitra nel sacco, lo appoggia nella slitta e ci monta su, lento, stanco. è ormai vecchio per certe cose. una delle grandi renne, impassibile, si guarda in giro, poi alza la coda e lascia andare due chili di merda fumante sul tappeto rosso. si sente uno schioccar di briglie e ripartono nella notte silente. lentamente, dal fondo dei negozi, le commesse si riaffacciano per la strada ingombra di vetri rotti e luminarie fumanti, nel silenzio della devastazione. lontano, un suono di campanellini. mi piace tornar bambino a volte.

messo in casa da LaPo | 10:18 | commenti


martedì, 19 dicembre 2006
 
mi accorgo solo adesso. il lavabo e rubinetto che ho scelto per il bagno di dantedieci sono praticamente identici a quelli disegnati da matteo thun per rapsel. era uno che faceva ceramica bella ai tempi che la faceva mio padre, ma era giovane e matto. ho un servizio da tè che è veramente improbabile, sia come forme che come textures. poi è diventato savio. reiterpreta gli standard classici. ha fatto uno swatch e una tazzina per illy caffè. la mostra del cinema di venezia, catalano e altre belle cose. e disegna case in legno. ecologiche e bellissime. fa anche contract, alberghi eccetera, ma son le case in legno che gli vengono bene. roba tedesca, o austriaca, o anche svizzera, di montagna insomma, ma differente parecchio dal solito. roba fatta di grandi vetrate piene di luce, dove i materiali non dividono dall'esterno, ma sembrano riunire il fuori e il dentro, come se traspirassero allo sguardo. non lo so dire, ma mi metto il suo sito tra i preferiti. bravo matteo thun. ora che lo so, quando la mattina sarò in bagno, ricorderò quella faccia da ragazzone giovane sano e nordico che era sceso da bolzano per fare ceramiche matte.

messo in casa da LaPo | 18:01 | commenti
 









sciopero dei giornalisti. niente stronzate in tivù. niente cazzate alla radio. soprattutto, niente politici che vomitano amenità nei microfoni sorretti da quegli (omissis). un mondo perfetto direi. peccato duri poco.


messo in casa da LaPo | 15:48 | commenti
 


c'è un posto dove vorrei essere adesso. una spiaggia sull'isola della maddalena, che guarda a ovest, sulle bocche di bonifacio. lì il ponente ci tira forte, spazza tutto. infatti la punta rocciosa a sinistra della spiaggia, che si chiama punta cannone (forse era un punto di difesa in tempi antichi) è un grosso mucchio di massi, abitati da pochi cespugli bassi e torti. alla destra della spiaggia una collina sabbiosa, che da il nome alla spiaggia. si chiama monte d'arena. la spiaggia intera sarà sui cento metri, forse di più. ma quella non mi interessa. mi interessa la parte rocciosa, a sinistra. appena inizia lo scoglio c'è (c'era?) l'unica costruzione della baia. una casa bassa, con una grande veranda. ecco, vorrei esser lì, davanti al mare, su una poltroncina, con un libro in mano. non un gran libro. un libro semplice, di mare, come taipi di melville, che ho appena letto. ecco, rileggerei le avventure del capitano hornblower di cecil forester. roba quasi da ragazzi. legger di mare davanti al mare. una settimana così. troppo vero? sono stato diverse volte su quegli scogli tra monte d'arena e punta cannone sull'isola della maddalena. l'ultima circa venticinque anni fa. mi piacerebbe tornarci. e starci un po'.


messo in casa da LaPo | 12:55 | commenti
 
gli amici insistono. dai, per il trentuno siamo solo sessanta, niente fuochi, né giochi né recite. quest'anno devi venire. sessanta. sarebbero troppi in trenta. resisto. voglio farlo a dantedieci, col camino acceso e niente auguri, niente festa, niente obblighi al divertimento nazionalpopolare. e soprattutto, niente imbarazzi. già, l'imbarazzo di esserci, di esistere, di esser considerato. un imbarazzo che non mi riesce di evitare. quindi, evito tutto il resto.

messo in casa da LaPo | 11:57 | commenti


lunedì, 18 dicembre 2006
 
ho trovato mio padre nel posto dove meno me lo sarei aspettato. una sua ceramica, su un blog di una inglese che fa gioielli. nella didascalia ha scritto parole tenere. che la ispira per i suoi gioielli. e altre cose carine, che non so dir bene. non so tanto bene l'inglese, ma le ho scritto, ringraziandola. mi ha risposto. mi dice che ama le cose di mio padre. che le piace di vederlo in giro e riconoscerlo. che devo essere orgoglioso di lui. un merry christmas da glasgow. buffa la vita.

messo in casa da LaPo | 19:16 | commenti
 
certe cose non è difficile perderle. il difficile, certe cose, è ritrovarle.

messo in casa da LaPo | 19:04 | commenti
 


"Per poter ascoltare i pensieri, a qualcuno è venuta l’idea di inventare le parole.[...] Io uso segni. Voglio dire, disegno sempre e soltanto per rappresentare certi pensieri dai quali sono inseguito."


ettore sottsass jr.


messo in casa da LaPo | 15:40 | commenti
 
ecco, non bastano i fatti. devi metterci i pensieri. solo i pensieri, se scritti, diventano fatti. ecco la magia, nella trasformazione. senno' è cronaca. e la cronaca fine a se stessa, si sa, non se la fila nessuno.

messo in casa da LaPo | 15:15 | commenti
 
ieri sera cenetta in piedi a casa di amici. una quarantina di persone, quasi tutte coppie sposate. una amica aveva litigato col marito, attirando la solidarietà delle altre. io ho difeso la categoria, cercando di interrogare le donne su quale marito avrebbero voluto al posto del loro. ho promosso un referendum, tipo uomo dell'anno (e donna dell'anno, naturalmente), per vedere fino a che punto accettassero la provocazione. è stato divertente, ne sono uscite risposte interessanti. una cosa mi lascia perplesso. nel referendum, sono arrivato ultimo. il peggiore. così imparo a lanciare sfide alle donne.

messo in casa da LaPo | 12:08 | commenti
 
ho voglia di sentirti. sì, tanta. posso chiamarti? anche per poco, al telefonino. dieci secondi. la tua voce che parla. dai, dimmi due cazzate, non importa cosa. sentirti basterebbe. lo so, poi ti vedrò anche, ma ora no. ora mi manchi, ecco.

messo in casa da LaPo | 10:18 | commenti
 
la gioia, l'allegria, la contentezza. hanno una componente intima, ma una gran parte è sociale. ecco perché si trasmettono l'un l'altro facilmente. il dolore no, quello è individuale, solitario. infatti, non lo si trasmette. puoi vedere il dolore degli altri, ma non sentirlo. senti il tuo, se l'hai. e questo è bene. o forse no.

messo in casa da LaPo | 09:27 | commenti


domenica, 17 dicembre 2006
 
sarà l'aria di natale. non sopporti più la gente. sei qui, a casa, da solo, e ti piace. ti piace la musica, come pat metheny, che ti ricorda gente che ti piace. ma preferisci stare da solo a pensarla. con la musica da ascoltare. i libri da leggere. le foto da guardare. le idee bislacche, che arrivano e se ne vanno. il camino da metterci i piedi davanti e sentire il caldo che ti sale addosso piano piano. e i ricordi. tanti. il resto è in più. un fastidio.

messo in casa da LaPo | 15:13 | commenti


sabato, 16 dicembre 2006
 
il capitolo ventotto. lo sto scrivendo qui a casa. con bach al clavicembalo che mi tiene compagnia. gli ho dato un bel colpo. al capitolo dico. anche se non mi piace, lui va avanti per conto suo, poi si vedrà. mi vedo riflesso nel vetro che da sull'oscurità del giardino. praticamente la mela luminosa del titanium e la mia faccia illuminata dal display appena percettibile sopra. adesso vado ad attizzare il camino, poi uscirò a fumare nel buio. anche il relax ha bisogno delle sue regole.

messo in casa da LaPo | 18:16 | commenti
 
dantedieci. musica. camino. libro. va bene così.

messo in casa da LaPo | 16:34 | commenti


venerdì, 15 dicembre 2006
 
la principessa caratterialmente a volte è molto lontana da te. chilometri, anni luce. sembrate di specie distinte. ma non puoi farne a meno. perché si amano cose così diverse? proprio per questo. le differenze.

messo in casa da LaPo | 19:00 | commenti
 
ho un socio che con freehand (vecchia versione) ci fa le fatture, la carta intestata e forse anche il caffé. non mi meraviglierei se con quel vetusto sofware ci trombasse la moglie. adesso ha deciso che vuole stamparci un libro, alla faccia di tutti i piddieffe del pianeta. io non lo fermo. spero solo che passi da qui il signor macromedia, gli tolga il muose di mano, gli strappi la licenza software e gli ridia i soldi. saremmo tutti più sollevati.

messo in casa da LaPo | 17:51 | commenti
 
stamani firenze era una favola. freddo, pochi turisti, le coppie di vecchiette che parlavano mentre passeggiavano col cane. dovevo andare alla camera di commercio. me la sono presa comoda. dalla stazione, poi piazza duomo e poi verso piazza signoria. la borsa merci è verso ponte vecchio, proprio davanti al bongi in via por santa maria, dove ho comprato la prima macchina fotografica. improvvisamente mi è venuta in mente una cosa lontana. ho cercato, in quella via, un negozio che ricordavo. era lì, vicino al negozio di mandarina duck, accanto al barrino credo. non ricordo cosa vendesse, ma ricordo che era interamente tappezzato di foto. grandi foto in bianco e nero, perfettamente incorniciate. foto di concerti jazz. primi piani di gente che suona. pianoforti, sax, trombe, chitarre, contrabbassi, clarinetti. ricordo che quando ci entravo (ma cosa vendeva?) sembrava di sentirli suonare. emozioni fortissime, a guardar quelle facce assorte, impegnate, piene di smorfie. quei gesti fermati così, rubati dal clic e messi su carta contrastata, grande, a dirti che la musica è bella anche a guardartela ferma, in silenzio. non l'ho trovato quel negozio lì. chi sa cosa ci hanno messo. dove sarà finita quella donna con lo scialle che fumava sempre (la memoria è buffa a volte). poi son salito alla borsa merci, ho sbrigato le faccende della principessa e via, son tornato. son tornato con una cartella piena di moduli, e un ricordo lontano, ma bello. sì, ho in testa una bella foto, contrastata, in bianco e nero.

messo in casa da LaPo | 12:46 | commenti


giovedì, 14 dicembre 2006
 
dopo lo scandalo del film di deaglio sulle schede bianche, le denunce, le polemiche, il voto elettronico che non esiste ma intanto lo sospendiamo e tutti i casini successi, prima il senato, oggi anche la camera hanno deciso di ricontare un po' schede elettorali a campione. tanto per tenersi allenati. santi, poeti, navigatori, non certo ragionieri. e neppure onesti, aggiungerei. capace che dopo la finanziaria ci dicono che eravamo ricchi e non lo sapevamo.

messo in casa da LaPo | 18:59 | commenti
 
la vera malattia del mondo è la miopia. entro quarant'anni i ghiacci dei poli non ci saranno più. e noi? chi se ne frega, tanto per lo champagne di natale io ci ho il frigorifero.

messo in casa da LaPo | 17:49 | commenti
 
e poi mi son fatto anche i capelli. sei millimetri. un freddo boia alla testa. tanto, un eventuale congelamento al cervello non dovrebbe danneggiarmi gran che.

messo in casa da LaPo | 11:44 | commenti
 
domattina firenze. in centro. per la principessa. lo so, è una bega gigante. perché non riesco mai a dir di no?

messo in casa da LaPo | 11:36 | commenti


mercoledì, 13 dicembre 2006
 
una donna col prurito prima di tutto cerca di far finta di nulla. si sa, la capacità di sopportazione femminile è molto alta. se non passa si preoccupa. che sarà? psoriasi? eczema? dermatite tropicale? lebbra? devo telefonare al dermatologo. no, non voglio che mi tocchi. l'ultima volta aveva una faccia da maiale. e le mani fredde. voglio un dermatologo donna. no, forse è la camicetta. cazzo, non lo sopporto il sintetico. eppure sull'etichetta c'era scritto altro. i soliti regali di merda. no, aspetta, forse è la crema corpo, quel tubetto rosa che mi ha regalato il parrucchiere. ecco, sì, provala tu 'sta robaccia, brutta checca chirurgicamente contraffatta. certo, potrebbe essere lo sformato di carciofi di ieri sera. vuoi vedere che son diventata allergica? appena arrivo a casa mi faccio una grande doccia bollente, una passata energica col crine e passa tutto. ma intanto non passa. sembra che aumenti. certo, non posso grattarmi. ho le unghie appena fatte, le rovinerei. e poi sai che bello una che si gratta la pancia così? no, non lo faccio. certo, se andassi in bagno. da sola. che faccio? non lo so. alla fine ci va, si da una grattata violentissima, sciupandosi lo smalto, smagliandosi la camicetta e procurandosi abrasioni sanguinolente al ventre. un uomo col prurito si gratta e sta subito meglio.

messo in casa da LaPo | 17:57 | commenti
 
il prossimo venerdì sera cena amical/familiare in campagna con mio fratello, tamarindo, suo zio lo skipper transoceanico, il commercialista amante del borneo e altri amici. a marzo il tama organizza un viaggio mistico misto fotografico in india. io e la principessa ci siamo guardati. quindici giorni di vacanza scomoda ma forte, profonda, bella. in un paese unico. glie l'ho letto negli occhi. ne ha una voglia matta. e anch'io. non so se riusciremo ad andarci. mi piacerebbe. che andasse lei, almeno. e tornasse allegra, e ricca, ed entusiasta, e ricaricata. certo, in due sarebbe meglio. then we'll see.

messo in casa da LaPo | 17:27 | commenti
 
la gente è triste e piena di voglie. peccato. il sogno non devi realizzarlo. un sogno realizzato non serve più. uno sogna per il semplice gusto di farlo.

messo in casa da LaPo | 12:03 | commenti
 
cosa c'è di peggio di un suicidio? un suicidio non riuscito. molto peggio direi. che dire? ora viene il difficile. accettare di nuovo quel che avevi rifiutato. auguri.

messo in casa da LaPo | 11:36 | commenti


martedì, 12 dicembre 2006
 
non lo capisco. due maschi che si vogliono bene, oppure due femmine. no, loro sono contro natura. invece uno che non ha più che il pensiero, e il resto è sofferenza, piaghe, immobilità e disagio, quello va bene, è secondo natura. uno pieno di tubi che lo mangiano, lo bevono, lo cacano, lo pisciano, lo respirano. una centrale atomica che va a dolore purissimo. dov'è la natura lì? e dio? siamo noi che decidiamo in nome suo. già, ci sentiamo dio noi. tu larva umana contenitore di coscienza, devi vivere nel dolore, anche se dovresti esser morto da tempo, mentre voi omosessuali dovete pentirvi del bene che vi volete, e vivere nella colpa invece che essere felici dell'amore che provate. ne sono sempre più convinto. dio non esiste. se ci fosse li fulminerebbe tutti. guarderebbe i mucchietti di cenere soddisfatto e poi girandosi direbbe: "ehi, piergiorgio, ora basta. vieni, che io e te si deve parlare un po'. che ne pensi tu di elton john? sai, mi interessa un'opinione esterna...'"

messo in casa da LaPo | 20:14 | commenti
 
vivere in città, o in campagna, non lo so. è diversa la percezione. se a uno gli piace di più star da sé, oppure uscire e "veder gente". ecco, allora io sto in campagna. a me "veder gente" non piace. non mi piace vederla, toccarla, averci a che fare. non mi piace neppure "saperla", la gente, figurati. comunque in entrambi i casi c'è del giusto e del no. prendi torino, che c'ero due giorni fa. in pochi chilometri hai tutto. cinema, teatri, mostre, musei. e te stai lì in mezzo. ma insieme a te ci stanno un milione di persone. gente che parcheggia in doppia fila, fa cacare il cane davanti alla tua porta, passa di notte con lo stereo a palla. e allora ci ripenso. non son fatto per questo. cinema, teatri, mostre, gallerie. che si fottano. e non è superbia. credo che nessuno sia fatto per la città. solo che non obbligo nessuno ad uscirne. io, per me, evito di entrarci. c'è chi non riesce a star solo. non ho questo problema. principessa esclusa. mi basta casa mia, poca gente, quasi niente e son contento. contento? diciamo di sì, va'.

messo in casa da LaPo | 19:22 | commenti
 

nella foto, una casa discretamente somigliante a dantedieci dove ora abito (ovviamente più bella e più grande), posta in un ambiente molto, molto simile a dove avevo il mulino, vicino a vinci. bellezza assoluta e assoluto isolamento. per me, la perfezione. peccato che sia la casa più famosa del mondo. fallingwater, disegnata da frank lloyd wright a bear run in pensilvania (usa) nel mille novecento trentacinque.


messo in casa da LaPo | 19:05 | commenti
 
le fandonie che arriva a dirsi la gente per sopravvivere sono davvero inusitate. c'è chi si è inventata addirittura la morale. e tu, cretino, ci caschi sempre.

messo in casa da LaPo | 15:10 | commenti
 
il distacco. il disincanto. anzi no, chiamiamolo col suo nome. il menefreghismo. ormai son poche le cose che ti interessano. non ti avvicini più. guardi tutto da lontano. preferisci la distanza. sarà l'età. i vecchi da vicino non ci vedono bene.





messo in casa da LaPo | 12:11 | commenti
 
"Se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito."

daniele luttazzi


messo in casa da LaPo | 10:32 | commenti


lunedì, 11 dicembre 2006
 
sempre, mai, amare, odiare, lotta, nemici, vittoria, sconfitta, guerra. le parole pesanti son destinate ad affondare. il possibilismo leggero, quello borghese e democristiano di un tempo, ci salverà tutti dalla perdizione. toccherà ringraziare i vecchi morotei. pensa te.

messo in casa da LaPo | 18:15 | commenti
 
in fondo è giusto che un prete si faccia le sue ragioni. lui la famiglia la vede in quel modo lì. non la pratica direttamente, ma ha un'idea chiara. e poi lo vede da sé, sta lavorando meno, perde clienti, deve darsi da fare. fa bene a incazzarsi, a urlare, a reagire. sono i giornalisti che non capisco. i preti in italia sono meno degli omosessuali, eppure al tiggì parlano sempre loro. perché un gay guarda tranquillamente un prete mentre viceversa il prete guarda il gay e inorridisce? il cammino della convivenza democratica passa anche attraverso il cavo di un microfono.

messo in casa da LaPo | 10:31 | commenti
 
tre giorni a torino. c'ero stato per lavoro tanti anni fa. per lavoro non vale. non è una bella città. è una città, piena di gente che corre, compra, suona il clacson. ecco, il clacson lo suonano come a napoli, giorno e notte. poi non è una città sola. è una stratificazione di momenti che dovrebbero essere storici, ma poi diventano architettonici e infine emozionali. c'è il barocco del regno, ma non mi piace. poi c'è il liberty, e va già meglio. poi c'è l'industria, il lingotto, la mole antonelliana, che doveva essere una sinagoga ma non lo è mai stata, ed è rimasta comunque un luogo di culto, il culto del cinema. e poi carlo mollino che disegnava come un matto e fotografava e guidava macchine e aeroplani e inventava mobili bellissimi. ma allora il mondo era una lavagna quasi pulita dove potevi farci mille esperimenti, era facile inventare. e poi l'arte, con le sale scure del museo egizio, dove nel buio nero sono affogate di luce le statue e i sarcofagi di pietra e c'è della roba che se la dai oggi a giugiaro e gli dici che la facevano quattromila cinquecento anni fa lui si ammazza di tristezza. poi c'è la fondazione gianni e marella agnelli che proprio in cima al lingotto ha messo la roba che avevano a casa. canaletto, canova, manet, renoir, picasso, modigliani, matisse. forse in casa loro non avevano più posto. e poi un grande amico di artisti e collezionista appassionato che si chiama planque, e c'è un palazzo che non ricordo che espone i quadri che aveva lui, e lì c'è un pezzo di novecento bellissimo, e romantico, e pieno d'amore e di storie buffe e tragiche. la storia di un uomo che amava l'arte, la viveva, ci faceva amicizia, ci dormiva dentro. sì, torino è un posto pieno di cose belle ma non è un posto bello. torinesi, meridionali, magrebini, tutti si guardano in cagnesco, ciascuno col suo quartiere, le sue abitudini, con la sua vita più o meno obbligata. come le caste in india, separate dal dolore e dalla paura. non basta pulire in terra e mettere gli addobbi di natale per fare una città che funziona. devi lavorare dentro alla gente che ci sta. gli devi dare una speranza, un riscatto, una via d'uscita, una scelta. ecco, a me torino ha fatto la solita impressione di tutte le città. un posto senza possibilità di scelta. senza emozione.

messo in casa da LaPo | 09:54 | commenti


giovedì, 07 dicembre 2006
 
strano. negli anni sessanta la gente abbandonava i campi e le coloniche e i vecchi mobili in legno. andava di moda fare gli operai, vivere nei caseggiati e arredare le case con le cucine componibili e i mobili di ferro cromato e fòrmica. le cose della campagna erano roba da vergognarsi, sapevano di povertà. poi c'è stato il riflusso. si usava di nuovo il legno, l'arte povera. si buttavano le cromature e la fòrmica, che nel frattempo erano diventati segni di miseria proletaria. adesso si riscopre il metallo e la laccatura plastica, buttando di nuovo il legno. solo il wengè resiste in alcune nicchie. non so cosa pensarne. amo le stesse cose da quando ero piccolo. in fondo, anche architettura e design fanno parte dell'entertainment. tempo e quattrini, da qualche parte vanno spesi.

messo in casa da LaPo | 13:23 | commenti
 
noto dalla pletora di commenti che il fatto che io abbia un'opinione sbagliata (che onestamente non riesco a cambiare) ha suscitato riprovazione e sdegno. ringrazio per le reprimende accalorate e sentite, ma sono costretto a ribadire il concetto, con alcune precisazioni. rifiuto una visione localistica e chiusa della vita, non sopporterei una priorità parentale, geografica o peggio classista della morte. se priorità ci deve essere, questa sarà meramente e spietatamente numerica, con un conteggio planetario. mi altero molto vedendo i giornalisti tivù quando nell'annunciare una sciagura remota del pianeta, dopo il report spaventoso di morti feriti e dispersi, finiscono con la classica formula rassicurante: fortunatamente non ci sono italiani. ammetto che ho sbagliato ad usare un'espressione forte. non ci sono mai morti giuste. nessuna lo è, neppure quella del peggior dittatore del pianeta. infatti sono contrarissimo alla pena di morte, anche per saddam hussein. è sulle ragioni delle morti che caso mai c'é da discernere. e sulla quantità, che in alcuni casi è spaventosa. fame, aids, ebola, anche la semplice dissenteria. l'anoressia sta a loro come il mio carrozziere sta a ford, toyota e general motors. è mostruoso dare una scala di valori a certe cose, ma siccome ci fanno piangere alla tivù per un bambino sparito, celandoci i migliaia che muoiono in continuazione, cerco solo di ristabilire una regola minima della pietà. regola che non vale per altri, ma che sento mia, difendendola e assumendomene la responsabilità. modifico all'uopo una frase che mio padre diceva sempre: grazie dei suggerimenti, ma so sbagliare da me. e poi lo dico sempre io. sono un fascista vestito da democratico.

messo in casa da LaPo | 12:45 | commenti


mercoledì, 06 dicembre 2006
 
da una e-mail che mi è arrivata:

"Nunca mas augusto!
Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz'altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.
"Prepara i calici", mi dicono dal mio lontano paese.
Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero.
È un riserva speciale e me la regalò a questo fine il mio caro amico Vittorio Gassman una sera a Trieste.
"Spero che la berremo insieme", mi disse in quell'occasione e sarà così, perché a casa mia c'è un calice che porta inciso il suo nome.
Alla radio, una voce dice che il tiranno sta davvero male e che, a quanto pare, stavolta la Parca se lo porterà all'inferno degli indegni, anche se noi cileni non ci fidiamo mai delle repentine malattie che lo colpiscono ogni volta che deve affrontare la giustizia.
Vorrei essere in Cile tra i miei cari e condividere con loro la spumeggiante allegria di sapere che finalmente finisce l'odiosa presenza del vile che ha mutilato le nostre vite, che ci ha riempito di assenze e di cicatrici.
Pinochet non solo ha tradito il legittimo governo guidato da Salvador Allende, ha tradito un modello di paese e una tradizione democratica che era il nostro orgoglio, ma in più ha tradito anche i suoi stessi compagni d'armi negando che gli ordini di assassinare, torturare e far scomparire migliaia di cileni li dava lui personalmente, giorno dopo giorno.
E come se non bastasse, ha tradito i suoi seguaci della destra cilena rubando a dismisura e arricchendosi insieme al suo mafioso clan familiare.
L'ex dittatore paraguayano, Alfredo Stroessner, è morto poco tempo fa nel suo esilio brasiliano, pazzo come un cavallo, dichiarando persone non gradite in Paraguay cento persone al giorno i cui nomi estraeva dall'elenco del telefono di Sau Paulo.
Pinochet, invece, muore simulando una follia che gli permette fino all'ultimo minuto di fare assegni e transazioni internazionali per nascondere la fortuna che ha rubato ai cileni.
Muore amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta. Smette di respirare un'aria che non gli appartiene, di abitare in un paese che non merita, tra cittadini che per lui non provano altro che schifo e disprezzo.
Ma muore, e questo è quello che importa.
La sua immagine prepotente di "Capitán General Benemérito", titolo di ridicola magniloquenza che si autoconcesse, svanisce nella figura dell'anziano ladro che nasconde il suo ultimo furto tra i cuscini della sedia a rotelle.
Ma muore, e questo è quello che importa.
Prima di tornare al mio romanzo, apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia.
Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell'orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell'esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un'ombra sulla nostra vita per sedici anni ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti.
Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno."

Luis Sepulveda

mai festeggiare la morte di un uomo, mai. ma lui lo capisco. me ne vergogno, ma lo capisco. e berrò con lui. alla sua arte presto liberata dall'ultima ombra orribile, alla sua gioia ingiusta e alla sua libertà, pagata cara, troppo cara.

messo in casa da LaPo | 15:55 | commenti
 
un caldo soffocante, per essere dicembre. dopo le mezze, iniziano a mancare anche le stagioni intere. forse anche il pianeta avrebbe bisogno di una finanziaria. se fa sciopero lui "l'è maiala".

messo in casa da LaPo | 09:41 | commenti


martedì, 05 dicembre 2006
 
muore una d'anoressia, e giù paginate. muore uno di pollonio duecentodieci, e giù paginate. pensandoci bene, cosa abbiamo perso? una idiota con la mania del corpo e un assassino corrotto e pericoloso. in questo mondo affollato, due morti profondamente giuste direi. due che succhiavano energia e risorse a tradimento, due abusivi del pianeta che non producevano niente e non meritavano niente. morti giuste, appunto. come giusta sarebbe quella di piergiorgio welby, che ce la chiede come una liberazione. se volessimo una morte ingiusta, basterebbe pensare ai ventiquattromila africani che muoiono di fame tutti i giorni. no, preferiamo fabbricarcele in casa noi le ingiustizie. siamo profondamente ipocriti.

messo in casa da LaPo | 19:37 | commenti
 
messo in casa da LaPo | 18:22 | commenti
 
sentendo pat metheny. mi vengono in mente le estati da giovani insulsi e vanitosi. le indianate fatte nel prato accanto al viale, col vino schifoso e allegro da mille lire al fiasco. tamarindo ubriaco che toccava il culo a tutti, uomini e donne, il campa e cazzottino stonati e urlanti, il barella che lo riaccompagnavi davanti all'uscio di casa e dormiva lì, sullo scalino. diciott'anni bruciati, spesi male e inutili. si era liberi. almeno ci sembrava così.

messo in casa da LaPo | 15:20 | commenti
 
nell'incazzatura le donne son più sincere. un uomo incazzato rimane ancorato a rituali comportamentali urbani e falsi. la donna perde ogni ritegno, gli cadono tutte le regole. forse è meglio. una donna vicino all'animale è comunque meno violenta di un uomo. un uomo se si lascia andare stupra, colpisce, uccide, diventa davvero l'animale che è.

messo in casa da LaPo | 12:10 | commenti


lunedì, 04 dicembre 2006
 
oggi piove. il mio cervello sente l'umidità. mi cigolano le sinapsi.

messo in casa da LaPo | 18:13 | commenti
 
in fondo, non si parla mai veramente, profondamente di noi stessi. l'esercizio presuppone una capacità d'analisi e una conoscenza di sé non comuni, e poi non sta bene, una forma di pudicizia ce lo impedisce. per le stesse ragioni si evita di parlar degli altri. in più ci è difficile trovare in noi la supponenza necessaria ad ergersi giudice o anche semplice testimone dell'altrui natura. quindi, un sacco di regole sacrosante ci impedisce di parlar di noi o degli altri. infatti, si perde tempo a chiacchierare di tutto quello che sta in mezzo. i rapporti umani. come se quello fosse il vero deposito dei segreti del vivere. sbagliato. i segreti son posti profondamente in ciascuno di noi. se scopri i tuoi, capirai quelli altrui. un cuoco non cucina coi sapori, lo fa con gli ingredienti. se avesse fame sbaglierebbe i piatti. e così lo scrivere. pensaci.

messo in casa da LaPo | 12:41 | commenti
 
la politica sarebbe una bella cosa. se solo non ci fossero i politici. no, non credo sia un discorso qualunquista. oggi come oggi non mi bastano le parole. sarà forse l'età, oggi voglio i fatti. e quelli son sempre gli stessi. compromessi luridi, intrighi, inciuci. leggi ingiuste, fatte da stati che quando va bene son superficiali. fatte da gente ignorante, che comunque sa una cosa. le leggi son fatte per essere eluse. infatti, tutti propongono leggi, nessuno si occupa di farle rispettare. il fatto che dopo il film di deaglio, da dove viene fuori che comunque (oltre al fatto che manca ancora il risultato confermato dalla commissione per le elezioni, un libro che usciva ad ogni elezione dopo due mesi) sono sparite dalla media storica tre quarti delle schede bianche e nulle. nessuno ha chiesto seriamente un riconteggio. neanche parziale, a campione su tre o quattro province a estrazione tra nord e sud. se le cose tornano, ha sbagliato deaglio e gli italiani non votano più scheda bianca. se i numeri danno ragione a deaglio (e alla logica, la matematica, la statistica e altre scienze esatte) allora si riconta tutto e si prende atto della diversa volontà dei cittadini espressa nelle elezioni. e chi vince vince. io lo farei, a rischio che vinca la parte che non m i piace. sarebbe comunque la volontà popolare, vedrei rispettati i diritti di tutti gli elettori, insieme ai miei. loro no, hanno paura della vera volontà popolare. questo dimostra almeno una cosa. nessuno di loro ha le mani pulite. è triste dirlo, ma è così. peccato, che la politica sarebbe una bella cosa.

messo in casa da LaPo | 11:26 | commenti
 
la bellezza è negli occhi di chi guarda. ecco, allora hai bisogno di occhiali.

messo in casa da LaPo | 10:51 | commenti


venerdì, 01 dicembre 2006
 
il ventisette è duro a venire. in settimana si vedrà.

messo in casa da LaPo | 19:27 | commenti
 
se solo fosse già passato natale. ogni anno finisce inesorabilmente con sorrisi finti, convenevoli, parenti vicini e lontani, regali inutili equamente distribuiti e subito dimenticati, una cucina mediamente massiva quindi mediocre, una sonnolenza pomeridiana grigia e disturbata dai parenti suddetti, un finale da disfatta alla bergman, con tanto di piedi doloranti. se ogni anno finisce così, come si fa a ricordarlo piacevolmente?

messo in casa da LaPo | 17:16 | commenti
 
pacatezza, cultura, intelligenza, sensibilità. non serve averne a in quantità industriale. serve saperle dosare. e usarle, senza parsimonia e senza paura. a volte le si nota mischiate in dosaggi sapienti, equilibrati, perfetti direi, che lasciano in bocca un sapore lieve, pacato, ma persistente, preciso. dico a volte, perché questi sapori son rari da sentire. assaggiare qui.

messo in casa da LaPo | 12:41 | commenti
 
alzarsi stanchi e avere mille cose da fare. ineluttabilità del venerdì.

messo in casa da LaPo | 10:34 | commenti