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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































martedì, 31 ottobre 2006
 
il primo bambino cretino vestito da cretino grande che mi suona il campanello con la stronzata del dolcetto scherzetto si piglia un cantero di piscio in faccia che se gli va bene respirerà dopo i morti. anzi, no, dopo i santi.

messo in casa da LaPo | 18:30 | commenti
 
il bello di certi pomeriggi prima della festa è lavorar tranquilli. in solitudine. anzi, no. il bello è la solitudine.

messo in casa da LaPo | 18:13 | commenti
 
domani a far legna, con mio fratello. quest'inverno il camino di dantedieci avrà molto da lavorare. e io con lui.

messo in casa da LaPo | 17:28 | commenti
 
il difficile di certe robe tue che più tue non ce n'é, non é renderle in parole. é fare in modo che poi le parole appena scritte non scappino via e si perdano. ecco, che rimangano parole tue. solo tue. é difficile spiegarlo, ma a volte succede.

leggendo falupa.


messo in casa da LaPo | 12:03 | commenti


lunedì, 30 ottobre 2006
 
la mamma degli imbecilli è sempre incinta. e a veder dalla densità, sembrerebbe avesse fatto una cura ormonale. e te che ti credevi figlio unico.

messo in casa da LaPo | 16:00 | commenti
 
esser differenti. sembra che sia normale. già, il buffo è che siamo tutti ugualmente differenti. solo che per molti è motivo d'orgoglio. una distinzione che ci distanzia dalla massa. la differenza è aristocratica. distinguersi dalla folla, come a snobbare l'opinione comune. altro che a te girano i coglioni, di questa differenza. già, vorresti essere uguale, banale, anonimo. per te sarebbe più facile, mimetizzarti nel mucchio. si vede da come vesti. incolore, banale, uguale da trent'anni. da come cammini, mai in mezzo, sempre attaccato ai muri. nell'apparire forse ci sei riuscito. e nell'essere? sì, sapere che sei protetto dal pensiero comune di tanti. sentirti rassicurato dall'opinione altrui. potersi rifugiare nella normalità dell'idea diffusa, che molti definiscono "di maggioranza". niente, sei sempre stato estremista. una minoranza oppressa, schiacciata dal fuori omogeneo, compatto. idee bislacche, assurde, dalle quali non riesci a distaccarti. ti piace il "fai da te" del pensiero. mai che tu trovi qualcosa di bell'e pronto che ti vada bene. e non ti aiuta neppure dire "avevo ragione" quando per esempio senti dire che il pianeta è in riserva, che tutto è irrimediabilmente sputtanato. esser differenti non è un privilegio. è una condizione di disagio. il più delle volte un imbarazzo. ti senti scemo, nel migliore dei casi. abituati.

messo in casa da LaPo | 12:42 | commenti
 
oggi è un casino. mille cose da fare. ma voglio rileggere il capitolo ventitré. devo. venerdì l'ho scritto di getto. mi par che sia venuto lungo come la fame. capace che c'é da riscriverlo mezzo. sarà pieno di errori, anacronismi, robe cascate lì per sbaglio. ma era tardi, urgeva, spingeva per uscire. tipo un parto. roba tipo dai fammi uscire senno' ricasco nel posto delle cose dimenticate e addio. e allora vai veloce, più che puoi, e quando sei sicuro che è successo tutto quel che doveva succedere, pubblichi e via. oggi voglio vedere cosa veramente è successo. sarà come leggere una roba di un altro. magari lo fosse.

messo in casa da LaPo | 10:09 | commenti
 
finalmente, dopo tanto tempo, sabato e domenica al mare. col fratello, la cognata e i nipoti. son venuti a trovarci anche la cognatina, il nordiho e il cucciolo. avevo lì con me il primo e l'ultimo nipote. un tredicenne di un metro e ottanta col quarantasette di scarpe e uno scricciolo di un mese che peserà sì e no quattro chili. li guardavo e pensato a tutto il tempo che era passato. quando non avevo nipoti e in quel mare lì con mia moglie insegnavo a nuotare a una bambina di sette anni che adesso allattava suo figlio davanti a me. difficile spiegarle certe cose. infatti, non ci provo neanche.

messo in casa da LaPo | 09:40 | commenti


venerdì, 27 ottobre 2006
 
messo in casa da LaPo | 20:01 | commenti
 
un funerale. in un paesino di collina. è morto i' rossino. lo chiamavano così, un po' per i capelli, un po' perché da ragazzo era stato partigiano. già, un vecchio comunista. forse aveva sparato, forse no, lui non ne parlava di certe cose. erano lontane, passate. aveva fatto l'operaio, si era sposato e aveva cresciuto due figli. brava gente, una famiglia di gran lavoratori, come si dice da noi. gente che con uno stipendio ci cresce la famiglia e poi si mura anche la casa. ma erano altri tempi, dopo la guerra si faceva così, si era tutti morti di fame. i' rossino l'aveva detto al suo figliolo, come lo voleva il funerale, e suo figlio, il mio amico, ha dato disposizioni. un funerale laico. anzi, no, un funerale comunista. era da quando morì nonno giannino, che abitava accanto a noi quando eravamo piccoli, che non vedevo un funerale così. a nonno giannino avevano ammazzato il figlio in un campo di concentramento nazista, ma questa è un'altra storia. oggi ho rivisto quella liturgia strana, fatta di bandiere rosse listate a lutto e con la banda che precede il feretro. il giro del paesino, praticamente deserto, visto che eran tutti dietro al carro funebre. le botteghe chiuse, con le donne davanti agli usci che si asciugano le lacrime col grembiule e si fanno il segno della croce (comunisti sì, ma non si sa mai). e poi la fermata davanti alla casa del popolo, e la banda che attacca bandiera rossa. allora rivedi i pugni alzati. non molti, qualcuno. braccia vecchie, secche, tremanti. gente lontana, forse, dal nostro sentire di oggi. ma gente vera, ancora viva. alzavano il pugno, come a dimostrare che ci sono ancora, dopo la guerra, la politica, il villaggio globale, l'oblìo. pochi, ma ci sono. poi, siamo ripartiti. al cimitero la banda si è sciolta, il mio amico ha pagato e ringraziato il direttore. adesso i' rossino è sepolto lì, accanto a sua moglie. dopo una vita di guerra, e paure, e fatiche, e soddisfazioni anche. ci siamo allontanati, mi son tolta la giacchetta e allentata la cravatta. un caldo infame, non sembra quasi novembre. mentre ci allontaniamo con la macchina, si attraversa un'oliveta che circonda il piccolo cimitero. reti stese, e scale, e gente che raccoglie le olive. l'olio sarà buono quest'anno, e abbondante. da farci la fett'unta e berci un bel bicchiere di vino di quello buono. anche due va'. come facevi te, compagno rossino.

messo in casa da LaPo | 17:47 | commenti
 
un po' come certe case non proprio vecchie, ma che son lì da tanto tempo. vedi il muschio apparire, scivoloso, intorno ai marciapiedi. oppure quella macchia di umidità che sale sul muro, con quella trasparenza verdina e nostalgica. ecco, le facce son così. specie quelle dei vecchi. pieghe, e rughe, e macchie. lineamenti deformati, consumati, affilati da tante, tante stagioni. come cortecce d'albero, piene di segni lasciati lì da storie vecchie di vento e di neve. e i capelli radi, e bianchi, un po' arruffati, che tanto non ho da garbare più a nessuno. bellino guardare la gente anziana. aspettando il tuo turno.

messo in casa da LaPo | 11:51 | commenti
 
oggi ho un cliente, anzi due. e un funerale. il capitolo ventitré dovrà aspettare ancora un po'. è tutto qui, in testa. aspetta un dito libero, e una tastiera. forse nel tardo pomeriggio li trova.

messo in casa da LaPo | 09:20 | commenti


giovedì, 26 ottobre 2006
 
malattie, morti, dispiaceri. prendi un bambino in braccio, e il mondo improvvisamente ti cambia colore. anche a te può succedere? sì, dev'esser proprio così che fa. e allora? allora niente. come sempre. lasciamo che sia. e ricordarselo, temerlo a mente. per quando serve.

messo in casa da LaPo | 19:50 | commenti
 
domani sarò di nuovo in quel piccolo cimitero di campagna dove salutai la madre del mio amico il diciotto novembre dell'anno scorso. stavolta saluterò il padre. è morto oggi, dopo undici mesi brutti. per lui, per il mio amico, per tutti. l'anno scorso era freddo, inverno grigio, fatto di tramontana secca, dura, tagliente. domani sarà autunno morbido, caldo, dolce. mi spiace per il mio amico, che non si godrà i colori di quel posto fatto di colline e campi e coloniche e ancora colline, a perdita d'occhio. adesso è orfano davvero, come me. una ragione in più per star lì, ad annusare il tempo che passa.

messo in casa da LaPo | 18:00 | commenti
 

è che ho letto douglas, proprio adesso. sull'anonimato. mi ci fa pensare. il paragone con i tanti nome & cognome del web. ora, lui diceva di quelli famosi, roba tipo giornalisti, saggisti oppure scrittori. si è più potenti con un nick o con un'identità vera? e poi, quale delle due posizioni è più libera, più onesta, più svincolata? un anonimo è una persona o un personaggio? credibilità della non esistenza o garanzia certificata? una cosa è certa, la vita non è un reality. la vita è reality. e più vita metti in quel che fai, o dici, o scrivi, meglio è. la firma è un dettaglio. tanto è tutto un gioco di specchi.


messo in casa da LaPo | 10:49 | commenti


mercoledì, 25 ottobre 2006
 
errori, contrattempi, superficialità, arroganza, omissioni. e conseguenti incazzature. a volte mi sento circondato da stronzi. poi mi placo. a me non mi batte nessuno.

messo in casa da LaPo | 19:09 | commenti
 
meglio dar l'impressione del beato ebete, che vivere da ebete triste.

messo in casa da LaPo | 17:14 | commenti
 
mi piace quando ride. specie quando sono io a provocare quella reazione. è come un potere. ce l'hai oppure no. è l'unico potere che voglio su di lei. anzi, no, è l'unico che voglio in generale. di tutto il resto, ho imparato a fare a meno.

messo in casa da LaPo | 16:31 | commenti
 


la cosa più digeribile del cibo cinese son le bacchette.

messo in casa da LaPo | 10:33 | commenti
 
ieri sera è andata a monte la serata a carte. ristorante cinese. io, la principessa e la mia amica dagli occhi di ghiaccio. cibo buono al palato ma tossico dall'esofago in poi. molti discorsi tra loro. io mi divertivo a punzecchiare ora l'una ora l'altra. poi è arrivato il vecchio amico che faceva documentari sulle tribù papua. era lì con un suo amico del ghana. chiacchierata tra viaggiatori. beati loro. sabato lei parte per timbuctu, lui tra un po' partirà per il ghana col suo amico. io e la principessa ci siamo guardati. non riusciamo manco a passare una domenica alla casa al mare coi nipoti. verrà il momento. spero.

messo in casa da LaPo | 10:02 | commenti


martedì, 24 ottobre 2006
 
la vita è una malattia che si trasmette per via sessuale e che porta inevitabilmente alla morte.

beppe grillo


messo in casa da LaPo | 19:23 | commenti
 
c'è gente che urla per aver ragione, quando i fatti gli danno torto. inutile urlare più di loro. sarà l'accadimento delle cose a dar loro la fregatura. lo diceva mio padre:
col tempo e con la paglia si maturano le sorbe e la canaglia.


messo in casa da LaPo | 18:14 | commenti
 
stasera carte. poi, la mia amica dagli occhi di ghiaccio parte per una vacanza.  va in africa. voglio lasciarle un buon ricordo. le romperò il culo a canasta.

messo in casa da LaPo | 17:55 | commenti
 
si è alzato il vento. da sud ovest. caldo, teso, a raffiche forti. sa di mare, di sabbia, di lontano. sa d'africa. libeccio. bellissimo.

messo in casa da LaPo | 14:56 | commenti
 
la meraviglia è un dono. fortunato è chi dal nulla trae vantaggi di spirito e di morale. sarà ricco di stupore, nella miseria della vita.

messo in casa da LaPo | 12:03 | commenti
 
ieri sera. serata a dantedieci. ci siamo fatti le uova col pomodoro, col pane raffermo inzuppato a pulir la teglia. e poi far tardi, a giocare, provocarci, cercarci e prenderci per il culo. tutto normale, ma tutto prezioso. una serata perfetta. già, normalità e perfezione non son poi così distanti. ricordarselo.

messo in casa da LaPo | 10:56 | commenti


lunedì, 23 ottobre 2006
 
a volte i giorni son difficili. l'importante è non arrendersi. provarci, almeno. e arrivare a sera. un po' stanchi, a volte ammaccati, ma vivi. si torna a casa, si mangia, si trova in un angolo un buon motivo per ridere. un po' di tivù, un libro, due parole, una carezza. e buonanotte. la battaglia continua. avanti il prossimo.

messo in casa da LaPo | 19:43 | commenti
 


il caffè senza sigaretta è come il sesso senza amore. manca il sospiro finale (nel senso polmonare del termine).


messo in casa da LaPo | 15:35 | commenti
 
strana la vita. ti perdona le infamie più atroci, vivi anni e anni di una lunghissima, innaturale impunità. poi, un giorno, il castigo. ti toglie la salute. oppure una persona cara. non so cosa sia peggio. in un attimo, un secondo, un batter di ciglia cambia tutto. la tua invincibilità è un ricordo. l'autonomia, l'indipendenza, tutto va a farsi fottere. sei vulnerabile, debole, monco. amputato di affetti o di possibilità, è lo stesso. eppure è vita anche quella. ma è un gioco nuovo, nessuno te lo insegna. non conosci le regole, sei abituato a vincere. invece perdi. allora è meglio abituarsi ora. conoscere la privazione. frequentare il dolore. farsi gli anticorpi, intanto che sei sano e tolleri. il problema è il come. da dove si comincia? nulla, dai, come non detto. si vedrà.

messo in casa da LaPo | 10:01 | commenti
 
l'avevo scritto venerdì su malaparata, ma lo riporto qui, perchè questo è il posto dei ricordi da ricordare.

"è venerdì, e dovrei lavorare parecchio, ma spero di aver tempo di postarla questa roba qui. sì, cari soci di penna, ho un altro raccontino, di quelli reali. un pezzetto di vita insomma. non parlerò di nobel questa volta, ma di un bambino, che chiamo lele. suo padre è amico di mio fratello, e anche mio, ma più suo che mio. loro due son cacciatori, e con la storia che io son contrario a volte si litiga, ma poi ci si vuol bene lo stesso. molti anni fa, si parla del novantadue o giù di lì, mio fratello e mia cognata abivatano in una casa di campagna in una zona qui vicino, molto famosa per il vino. era una grande colonica in affitto, e non avevano riscaldamento, ma c'era una cucina gigantesca, con un gran camino vecchio dove si facevamo arrosti pantagruelici. lì ci è cresciuto il mio primo nipote, e si capisce perché è venuto su come un cinghiale maremmano. oggi sotto quella casa bellissima ci hanno costruito una discarica, ma allora era una zona isolata e incontaminata. un'oasi di campagna toscana di quelle vere. lele e i suoi erano spesso con noi. il padre, un giovane operaio pieno di sogni romantici, appassionato di caccia, di maremma e di briganti. e sua madre, sembrava una ragazzina, minuta e modesta. lele era quello che si dice uno sbaglio di gioventù, che a volte succedono, e così nacque che suo padre aveva vent'anni e sua madre diciannove. era bello grassottello, a cinque anni pesava già più di sua madre, e puntualmente gli si addormentava in braccio verso le dieci di sera. lei, stoicamente, ce lo teneva fin verso mezzanotte, poi, con uno sforzo sovrumano, si alzava e andavano in macchina per tornarsene a casa. poi è cresciuto, e l'abbiamo perso di vista. dai quattordici anni in poi i ragazzi fanno combriccola da soli. solo ogni tanto veniva a cena coi suoi, e si vedeva un bel ragazzone atletico, un promettente giocatore di calcio, di quelli che noi si chiamano "un ber moro". poi da suo padre si viene a sapere che lele, ormai diciottenne, vuole scrivere un libro. suo padre non ce lo dice con orgoglio, sembra che per lui sia una cosa normale. è un tipo strano, che per fumar meno strappa la punta alle sigarette, sì, insomma, ne taglia un pezzetto e si fuma il resto. lui ci dice che lele gli ha chiesto di dargli una mano. così, la sera dopo cena aiutano la mamma a sparecchiare, ingombrano il tavolo di fogli e incominciano a discutere. poi, lele sbadiglia e va a letto coi suoi fogli. è ancora un ragazzo, gli vien sonno presto. come quando gli succedeva da piccolo in braccio alla madre. io ero curioso, ma stavo zitto. nessuno sa che scrivo (?), e nessuno deve saperlo. ma mi piaceva che un ragazzino avesse il coraggio di farlo. suo padre mi diceva che aveva scoperto suo figlio mentre redigevano il libro. io sogghignavo soddisfatto. per me e per lele. ieri mi telefona mio fratello. c'è la presentazione del libro. ci andiamo. io, la principessa, mio fratello e il padre. in macchina ci dice che son solo pochi capitoli, un libretto. ha pagato per farsene stampare cinquecento copie dalla casa editrice, ma poi, a metà pagamento, loro hanno detto basta così. strano. alla presentazione, il più grande aveva vent'anni. poi c'era la responsabile della casa editrice, una ragazza di trenta bellissima e gentilissima, e io scambiandola per una inserviente del locale le ho chiesto di portarmi fuori un portacenere. tranquilli, ho fatto anche di peggio. eravamo quattro vegliardi in un'assemblea giovanile. lele era nervoso. la sua giovane (per noi lo era) curatrice lo ha introdotto. lui ha letto un brano, sulla droga. ma era emozionato, la voce bassa, timida, impacciata. poi lei legge l'ultimo capitolo. contiene una lettera di suo padre a lele, e la sua risposta. lei legge bene (oltre a esser bella, il che aumenta il fascino totale), si vede che è commossa, lo sente. anche noi. alla fine un applauso scrosciante, i suoi amici urlano, fischiano, fanno il tifo. la principessa si asciuga le lacrime. io faccio foto con la digitale, anche per distrarmi e non piangere come un vecchio imbecille. lele si alza tra le ovazioni, viene al nostro tavolo e bacia suo padre. davanti a tutti. son due uomini seri, molto seri. poi apre un pacco di libri. la redattrice dice che chi vuole li può comperare, l'autore sarà disponibile a firmarli. lele le prende il microfono. niente soldi, il libri sono miei. stasera li regalo. in questo è come suo padre, modesto e generoso. un bel cuore puro. la serata finisce con lele al banchetto, che firma libri. ce ne andiamo, lo salutiamo. lui apre un libro, ci scrive su qualcosa, lo da alla principessa e la bacia. si torna a casa, contenti e stanchi. mentre la principessa dorme io prendo il libro. son cento pagine. lo inizio. capitoli vari, su argomenti vari. c'è di tutto. il futuro, la droga, la gioventù e la vecchiaia. bello. ci siamo anche noi, ma appena accennati, e un capitolo intero è dedicato a un nipote di mio fratello, quasi coetaneo di lele, che ancora non parla e non si alimenta da solo. lele lo tratta in guanti bianchi, con una sensibilità che mi inorgoglisce. poi arriva l'ultimo capitolo, la corrispondenza col padre. sentirlo è una cosa, leggerlo è ben altro. roba forte, e vera, e profonda, e sincera. c'è amore, e dignità, e onestà. guardo l'ora. sono le due. il libro è finito. mi è piaciuto. poi, leggo la dedica che lele ci ha fatto.

che dirvi
spero che il sorriso con cui vi do il libro vi faccia capire che io sono cresciuto anche grazie a voi.
lele


chiudo il libro, spengo la luce e penso. bravo lele, così si fa."

messo in casa da LaPo | 09:31 | commenti
 
il cervello è un posto strano, autonomo direi. si scorda di cose che ti piacerebbe ricordare e ti ripresenta in continuazione roba che vorresti dimenticare per sempre. come si fa a cambiar cervello? ma soprattutto, chi se lo ripiglia indietro il tuo?

messo in casa da LaPo | 09:24 | commenti


domenica, 22 ottobre 2006
 
il fatto che ieri a quest'ora ero in ufficio è grave. se poi penso che anche oggi, adesso, son qui al mac della socia a scrivere un post, la dice lunga sul fine settimana che sto passando. e dovevo essere a berlino con gli amici. pensa te.

messo in casa da LaPo | 12:51 | commenti


venerdì, 20 ottobre 2006
 
mi professo ateo, ma dopo il secondo kebab, qualche dubbio l'ho anch'io.

messo in casa da LaPo | 14:34 | commenti
 
uno sbaglio mio ieri. uno sbaglio altrui oggi. il che significa che devo arrivar vivo a domani.

messo in casa da LaPo | 10:31 | commenti


giovedì, 19 ottobre 2006
 
scrivere, o leggere. c'è chi lo chiama il richiamo di un'altra vita possibile. una curiosità morbosa, a volte. come guardare i film. mio padre lo diceva. "non mi piace farmi i cazzi degli altri." ma non è farsi i cazzi altrui. e come completarsi i cazzi propri. difficile spiegarlo. un po' come le formichine. si scambiano le informazioni attraverso i feromoni sulle antenne. un continuo toccarsi di antenne nel formicaio. così tutti sanno i cazzi di tutti. sempre. e forse anche noi abbiamo un bisogno urgente di comunione, di sentirsi parte, di sapere cosa succede subito fuori dalla nostra pelle. abbiamo perso le antenne e il formicaio. ci rimangono i libri.


messo in casa da LaPo | 14:44 | commenti
 
messo in casa da LaPo | 13:17 | commenti
 
a parte la morte, di che hai paura? di nulla, davvero. hai buttato il cappello per aria un'infinità di volte. non cerchi i problemi, ma quando ci sono rimani calmo, anzi, quasi contento. ti senti capace. sai come fare. sei in grado di cercare una soluzione. trovarla forse no, ma cercarla ti vede pronto e tranquillo. in fondo, è questo che ci chiede vivere. risolvere problemi, o conviverci. in pace. senza paura. e se ci pensi, anche la morte è una roba da tenersi stretta mentre si va avanti. invece c'è gente terrorizzata dalla vita. peccato.

messo in casa da LaPo | 09:49 | commenti


mercoledì, 18 ottobre 2006
 
altro che saul bellow e il re della pioggia. sei fermo come un palo del telegrafo. in fondo, a cosa servi? a nulla. non sai fare. al massimo, puoi essere un supporto esterno. un consiglio, una buona parola, un punto di vista un po' ingenuo ma ottimista. è tutto quello che sai dare. niente iniziative, niente azioni decisive. niente campagne pubblicitarie vere. sei specializzato in sponsorizzazioni passive.

messo in casa da LaPo | 16:25 | commenti
 
ieri sera carte. nel pomeriggio la mia amica dagli occhi di ghiaccio mi ha telefonato per confermarmi l'appuntamento. ho incominciato subito a provocarla. anzi, no, ha iniziato lei. insomma, siamo stati al telefono a sfotterci un po'. come ai vecchi tempi, quando ero solo e si usciva iinsieme. poi, quando mi ha visto, più niente o quasi. o meglio, buttava lì esche, ma mimetizzate nella conversazione comune. come a non far capire agli altri. roba tipo io do le carte e lei guardando quelle che gli passo dice dai, cerca di volermi un po' di bene. allora io dico tu non sai quanto bene ti voglio e lei risponde no, sei tu che non sai quanto bene mi vuoi. si sorride tutti, ma a lei rimane una punta di amarognolo. sarà che martedì ci vediamo ancora una volta e poi lei se ne va due settimane in africa. forse mi vuol far sentire la sua mancanza. sì, forse è così. ha paura di non mancare a qualcuno. eppure lo sa, mi mancherà comunque. e glielo dirò anche. forse vuol dare una rispolveratina a quel rapporto speciale, a volte nervoso, parziale, fragile, ma sincero e diretto che abbiamo io e lei. è single, ormai da molto tempo. forse l'uomo che ha più vicino adesso sono io. se così fosse, è proprio messa male.

messo in casa da LaPo | 15:58 | commenti
 
il buongiorno si vede dal mattino. ergo, spero in domani.

messo in casa da LaPo | 10:48 | commenti
 


il dolore del vivere quotidiano. la fantasia è un buon analgesico. l'arte è un sedativo perfetto.


messo in casa da LaPo | 09:18 | commenti


martedì, 17 ottobre 2006
 




il primo ricordo che ho di mio padre è quando gli fecero la festa per i suoi cinquant'anni. io ne avevo quattro. gli regalarono una sedia a dondolo e una pipa. tra non molto toccherà a me.




messo in casa da LaPo | 17:31 | commenti
 
donne. se le guardi ti innamori. se le ascolti le sai.

messo in casa da LaPo | 15:20 | commenti
 
è raro che succeda, ma a volte è così. una donna che ride con te, e senti qualcosa dentro. che scoppia. un successo, un applauso. qualcosa di tuo, tutto tuo. vai via contento, tenendoti stretto il tuo trofeo. un sorriso.

messo in casa da LaPo | 09:57 | commenti


lunedì, 16 ottobre 2006
 



















arte, design, letteratura. in fondo è tutta una scusa. per uscir fuori da una vita seriale, monotona, omologata. e fumarsi una sigaretta in pace.


messo in casa da LaPo | 19:04 | commenti
 
a volte parli come un vecchio saggio. critichi tutto e tutti. ma tu, ne sei immune? vivi da eremita ascetico? no, sei solo un cinico consumista occidentale con velleità da santone laico. aneli al comunismo e sei geloso di un libro. predichi il minimalismo e vivi in duecento settanta metri quadri. fai l'innamorato con la moglie e sbavi dietro (o davanti) alla prima strafica che capita. parli di fame e mangi duecento grammi di pasta alla volta. ti spaventa il consumo energetico e giri con due tonnellate di fuoristrada. facile così eh? scrivi meno, che è meglio. e lavora di più, vecchio stupido.

messo in casa da LaPo | 17:29 | commenti
 
molti usano la vita come un supermercato. riempiono il carrello di cose inutili, sperando che un frigo pieno li affranchi dalla vita di merda che fanno. li vedi sudare, spingendo quella tonnellata di rivalsa, quel metro cubo di vendetta che li rende momentaneamente satolli. barattoli, buste, confezioni, accessori, promozioni irripetibili, il treperdue dell'esistenza occidentale. prima o poi butteranno via quasi tutto, i meschini. rimarrà una carta di credito lisa, consunta, graffiata.

messo in casa da LaPo | 13:17 | commenti
 
la principessa. è stata dura, durissima, sentirla piangere al telefono. venerdì è stata l'apoteosi. il ritorno a casa del padre è stato il caos. lei era al massimo della tensione. ha dovuto lavorare fino a notte, per seguir tutto e tutti. e poi, son convinto, si sentiva in colpa perché non ha potuto vedermi per pranzo e per cena. in colpa, lei. e io? strane cose succedono a volte. poi ha lavorato anche sabato e domenica. pomeriggi passati da solo, a casa. mettere a posto, oziare, pensare. ma sabato mattina l'ho portata in paese, al mercato. girare tra i banchi insieme, far la spesa, salutar vecchie conoscenze. bellino. poi, domenica c'era il mercatino dell'usato. noi si va per libri. lei comprava, io facevo lo sherpa. siamo tornati a casa carichi e contenti. ieri sera era morta di stanchezza. abbiamo cenata a casa, da soli. era contenta che si stava lì io e lei. cena frugale, un po' di tivù, poi a letto a leggere. vederla uscire dallo stress, calmarsi, infine sorridere. vederla star bene. dopo quel venerdì di passione. tanta roba, per me.

messo in casa da LaPo | 11:38 | commenti
 
il film di virzì, su napoleone. bellino, anzi no, bello davvero. il suo sguardo acuto, tagliente, ironico sulle cose e sulla vita. ma stavolta inserito in un film vero, con attori famosi e non, dove i dialetti si mischiano, e senti il livornese, il pisano, il fiorentino, l'umbro e il francese che si amalgamano in una bolgia di accadimenti storici, con ricostruzioni, ambienti e costumi degni del grande cinema. anche i personaggi sono estremamente eterogenei ma ben mischiati. i professionisti, come la bellucci, che parla nel suo dialetto di città di castello e che stranamente stavolta è quasi brava, e daniel auteuil che parla un italiano stentato misto a francese estremamente verosimile per un napoleone. c'é anche una banda di cialtroni toscani, come massimo ceccherini andrea buscemi e andrea cambi. il tutto crea uno spaccato di umanità dolce e colorato. come la marmellata. due film in una settimana. ora sono a posto fino al duemilasette.

messo in casa da LaPo | 11:18 | commenti
 




messo in casa da LaPo | 08:59 | commenti


venerdì, 13 ottobre 2006
 
ho rotto il portacenere della socia. quello blu. lo aveva fatto mio padre. spero di trovarne uno uguale, e ridarglielo. spero che legga qui la ferale notizia, si incazzi a distanza e non mi picchi quando torna. o picchi qualcun altro.

messo in casa da LaPo | 16:03 | commenti
 


hanno dato il nobel per la pace a muhammad yunus, un banchiere. uno solo. perché tutti gli altri, purtroppo, finanziano la guerra.


messo in casa da LaPo | 16:00 | commenti
 
i clienti sono banali, scontati, prevedibili. ormai lo so. mi spiace che altri non vogliano rendersene conto. cioè, mi piace che si voglia contaminare la comunicazione con la grazia, l'equilibrio formale, la ricerca estetica che poi son la soddisfazione di questo mestiere. ma la verità è un'altra. si lavora in spazi sempre più angusti, stretti, inavvertitamente lasciati dal mercato e dal committente. siamo esecutori freddi di ordini altrui, ecco cosa siamo. non serve lavorare tanto a cose che dureranno un paio di settimane, e pagate poco per giunta. un armaiolo può cesellare il fucile quanto vuole. se il cliente non apprezza che la mira, te lo pagherà per la precisione, non certo per la bellezza. ergo, lavorare veloci, col cliente in testa. poi, divertirsi nel tempo libero. arte e lavoro ai nostri livelli sono due cose differenti. mio padre riuscì a mischiarli. ma era ad altri livelli, e poi erano altri tempi. beato lui.

messo in casa da LaPo | 11:36 | commenti
 
messo in casa da LaPo | 10:35 | commenti
 


sto scrivendo e ascolto la radio su internet. musica classica. proprio ora, passano bach. suonato da angela hewitt. passacaglia e fuga in do minore bwv 582. non c'è più nient'altro. improvvisamente.


messo in casa da LaPo | 09:51 | commenti
 
oggi mio suocero torna a casa. lo dimettono dall'ospedale. stamani mentre si faceva colazione la principessa brillava dall'eccitazione. io me la guardavo. contento.

messo in casa da LaPo | 09:34 | commenti


giovedì, 12 ottobre 2006
 
la vera delusione è quando non rimani neppure deluso.

messo in casa da LaPo | 16:52 | commenti
 
tu sei convinto che il mondo non abbia più possibilità. per questo ti rifugi nell'impossibile. come se lì ci fosse la soluzione.

messo in casa da LaPo | 12:55 | commenti
 
certa gente è raffinata. anche troppo. il passaggio esotico-esigente-esoso è brevissimo.

messo in casa da LaPo | 11:16 | commenti
 
stiamo godendo di piccole sporadiche iniezioni di normalità. a me fanno solo piacere, alla principessa servono a sopravvivere alle pressioni lavorative e familiari, davvero insopportabili. tipo ieri sera. farsi una bistecca con l'insalata e un pezzo di pane fresco, da soli a dantedieci. e andare a letto presto, leggere un po' e dormire già alle dieci e mezzo. forse anche albert einstein, quando redasse la teoria della relatività, stava attraversando un periodo di merda.

messo in casa da LaPo | 10:40 | commenti


mercoledì, 11 ottobre 2006
 
dopo tante incombenze truci, tipo trovare carrozzine per infermi, stampelle e altra roba da malati o da ospedale, stasera mi arriva per telefono una richiesta anomala, curiosa, bizzarra. e incredibilmente piacevole. alla coop ci sono i pannolini per bambini ad offerta per i soci. quando torni stasera, oltre alla roba da mangiare, prendine un pacco. per il nipotino appena nato. non ho mai comperato pannolini in vita mia. stasera tornerò a casa con un grosso pacco, soffice e leggero. i miei primi pannolini. li guarderò contento, pensando a quel cucciolo che li riempirà di cacca. i prossimi che comprerò saranno per me. da incontinenti.

messo in casa da LaPo | 19:31 | commenti
 
bellissime giornate. giro ancora con lo scooter. non so spiegarlo. il vento, l'aria, gli odori, anche quelli sgradevoli. tutto aiuta a sentirsi più liberi. e poi sorpassare le file, svicolare nel traffico, sempre primi ai semafori. e parcheggiare in un secondo. anche far trenta chilometri con un litro di benzina, che da un punto di vista ecologico, ma anche economico, non è trascurabile. certo, ora la mattina è un freddo boia, anche otto gradi. ieri sera, prima di andare a giocare a carte dalla mia amica, ho messo il parabrezza alto. va già meglio. fino a che non piove. quando pioverà, discovery. e sarà un peccato.

messo in casa da LaPo | 11:42 | commenti
 
è bello ogni tanto trovare un giornalista.

messo in casa da LaPo | 09:20 | commenti


martedì, 10 ottobre 2006
 
i sentimenti sono come i denti. prima fanno male, poi si allentano. infine cadono. poi non senti più niente.

messo in casa da LaPo | 17:06 | commenti
 
guardandoti indietro, sembrerebbe che tu sia stato minimalista fin da piccolo. ancora oggi, ti diverte più togliere che aggiungere. invecchierai raggiungendo la tua perfezione. il vuoto assoluto.

messo in casa da LaPo | 15:06 | commenti
 
telefonata della principessa. sta cercando accessori per il rientro a casa del padre infermo. nel frattempo la madre si è svegliata gonfia e piena di dolori. la circolazione è improvvisamente peggiorata. e io non posso farci gran che. salvo cercare di esserle vicino. aiutarla, supportarla come posso. fare il tifo per lei. inutilmente.

messo in casa da LaPo | 11:53 | commenti
 
pesi novantacinque chili, e la tua vecchia discopatia ti sta quasi immobilizzando. la periartrite ti sta letteralmente spaccando le spalle. hai anche un dolore all'anca destra che va giù, verso la gamba, impedendoti quasi di accavallarla. ormai i tuoi polmoni da fumatore sono un immenso parcheggio perfettamente asfaltato. dei denti, meglio non parlarne. anche il cervello inizia a farti brutti scherzi. ecco, forse tu conti su quest'ultimo. il ricoglionimento è l'anestesia della vecchiaia.

messo in casa da LaPo | 09:17 | commenti


lunedì, 09 ottobre 2006
 
il famoso buco nell'acqua. a te è quasi riuscito. la fregatura è che intorno al tuo buco non c'è abbastanza acqua.

messo in casa da LaPo | 19:07 | commenti
 
stasera da mio fratello. dopo una vita che non ci si vede. alla principessa mancano i nipoti. e un po' anche a me. un mese di famiglia monca. suo padre e sua madre hanno giustamente egemonizzato tempo, forze, capacità di tutti noi. ora si vede un po' di luce. tipo andare al cine ieri, oppure stasera dai miei. che poi miei o suoi non c'entra più nulla. son legami, e basta. amici o parenti, se son grandi capiscono. i piccoli no. a quelli, ogni tanto bisogna fargli una specie di tagliando del sentimento. anche gli affetti hanno bisogno di manutenzione.

messo in casa da LaPo | 18:23 | commenti
 
nuovo mondo. bel film. forse l'oscar no, ma è fatto davvero bene. tutto in siciliano stretto. la madre poi, somiglia come una goccia d'acqua alla sorella di mio padre, che vive inferma nella casa accanto a me. un colpo al cuore. davvero bello. crudo e visionario. peccato vederlo al warner village fiorentino. dieci piccole sale dalla visione perfetta, dall'acustica magnifica. ma la sensazione del pollo d'allevamento non ti abbandona mai. il cinema è un'altra cosa.

messo in casa da LaPo | 16:54 | commenti
 
messo in casa da LaPo | 12:12 | commenti
 




ti piace renderti utile. sei il signor "sì". bellino sentirsi dire grazie. saper che l'altro ti è riconoscente. no, diciamo che sta meglio. grazie a te. e tu come ti poni? riesci a manifestare la seppur minima necessità? o ti tieni tutto dentro? forse i sogni ti servono a questo. se li spendi come tali, nessuno capirà che son desideri. forti, impellenti, a volte lancinanti. educazione al privarsi. eliminare il superfluo, fino a render superfluo anche il necessario. ora è chiaro il tuo obiettivo. non aver bisogno di niente. e di nessuno. mai.


messo in casa da LaPo | 11:50 | commenti
 
per certa gente il colpo d'occhio è tutto. tu ti affidi all'orecchio. stai perdendo diottrie.

messo in casa da LaPo | 10:29 | commenti
 
stai sbagliando. ansia da prestazione. un capitolo la settimana va bene. anche meno, se non hai tempo. non sei uno scrittore, è solo un esperimento. il fatto che tu riesca ad andare avanti nonostante tutto, è già un risultato. non sarà gran che, ma tocca contentarsi.

messo in casa da LaPo | 10:24 | commenti
 


perché ogni tanto è meglio ricordarselo.

messo in casa da LaPo | 08:59 | commenti


venerdì, 06 ottobre 2006
 
un venerdì qualsiasi. giornata grigia, normale, niente di che. come oggi. sì, il sole, ma mica te lo godi, tra ufficio clienti e ospedale. poi ti telefonano. il suo telefonino è riparato. grazie. che ore sono? le sei quasi. ce la faccio. in centro con lo scooter. sei arrivato. e sbatti la faccia dentro un sorriso. ci sbatti contro. due occhi vispi, e un sorriso sotto. e sotto altra roba, ma lasciamo perdere. cazzo, era tanto. bello no? dai, sì. due minuti. due minuti rubati. due minuti di numero. tempo passante, tempo passato. tempo goduto. roba dentro che si muove, tutta. tienila ferma, per l'amor del cielo, tienila. ecco, così. così va bene. sì, hai un gran culo. sei di nuovo in ufficio. è ancora venerdì. ma ormai, sembra quasi sabato.

messo in casa da LaPo | 18:47 | commenti
 
respirare ogni volta come se fosse un premio. ecco cosa si dovrebbe fare.

messo in casa da LaPo | 17:56 | commenti
 
pianger sempre, non godersi mai nulla. e basta lamentarsi di tutto. basta. non li reggo più.

messo in casa da LaPo | 17:55 | commenti
 
sto tentando il capitolo venti. tentando, la parola giusta. dura scrivere di nascosto, nei ritagli di tempo. manca la continuità, il metodo, la concentrazione. ma che pretendi? ti stai concedendo anche troppa vita, rispetto a quel che meriti.

messo in casa da LaPo | 12:25 | commenti
 
ieri notte. esco a fumare. una luce strana, diffusa. alzo lo sguardo. luna piena, almeno sembrava a me. era lì, tra i due pini del giardino più grande. quello più vicino alla casa è u po' piegato verso il fabbricato. sembrava che si fosse spostato per farle spazio. era tonda, perfetta, luminosa. proprio in cima al cipresso del giardino accanto. un punto esclamativo bianco e nero rovesciato. me la sono goduta. e buonanotte.

messo in casa da LaPo | 11:22 | commenti
 
non è ancora finita, ma va già meglio. sì, un millimetro meglio. tipo ieri pranzo e cena a dantedieci. dopo quasi un mese di sola frequentazione notturna. effetto strano, e bellissimo. anche se un po' di impaccio c'è. faremo uncorso accelerato. rieducazione dell'abitare.

messo in casa da LaPo | 09:37 | commenti


giovedì, 05 ottobre 2006
 
percorsi tuoi. solitari. un fratello, la principessa, qualche nipote. pochi amici, i soliti da un secolo. ma soprattutto la tua roba dentro. tanta o poca, è tua e basta. del resto non te ne frega nulla. ammettilo.

messo in casa da LaPo | 19:07 | commenti
 
oggi, dopo una vita, ritorno a dantedieci per pranzo. senza ospedali, corse, drammi e gente che piange. una roba normale, come un mese fa. sembrava un anno. pastasciutta al pomodoro, un po' di formaggio e caffè. come la gente qualunque. abbiamo avuto anche il tempo per vederci il tiggì. la principessa leggeva, su uno dei divani del soggiorno. io ascoltavo le notizie ad occhi chiusi, sull'altro. era bellissimo, la luce inondava tutto, giocava con noi, col tempo e con le cose. poi mi sono alzato per lavarmi i denti. la principessa mi ha seguito. era l'ora. ma è stato bellino parecchio.

messo in casa da LaPo | 17:55 | commenti
 
meglio attraversare un fiume pieno di alligatori che avere a che fare con cinque clienti femmine e stiliste.

messo in casa da LaPo | 17:38 | commenti
 
ieri ennesima giornata di merda. ci siamo ritrovati con la principessa alle ventuno a casa di sua madre. la riportava dalla visita al padre all'ospedale. bene, si torna a casa? neanche per sogno. sta arrivando una signora polacca che dovrebbe fare la badante appena mio suocero torna dall'ospedale. finisce la visita, mentre mia suocera va a cena da una sua figlia vicina. io guardo la principessa. non ce la fa più. è stressata, digiuna, sconvolta. telefono alla sua sorellina, quella che ci ha regalato un nipotino pochi giorni fa. sono svegli, ci aspettano. la principessa apre il frigo di sua madre, prende pane e salumi, fa due panini. li mangiamo in macchina. venti chilometri di morsi e musica fatti a una media altissima. si volava nella notte. io intanto facevo chiacchierare la principessa per distrarla dalla paura che le viene quando sente strider le ruote sulle curve. arrivati, abbiamo bevuto. trasferta e cena in dieci minuti neanche. e ci siamo messi a giocare col piccolo. il cognato nordiho ci ha fatto il caffè. relax, risate, coccole al cucciolo che intanto è cresciuto e ha imparato un sacco di faccine. poi, al primo sbadiglio, a casa. sono andato piano. lei aveva un'altra faccia. distesa, rilassata. da zia contenta. si è addormentata subito. ci voleva.

messo in casa da LaPo | 11:00 | commenti
 
sul podcast di itunes ho trovato una radio. si chiama otto's baroque musick. musica classica di gran pregio. i soundsticks della harman kardon collegati al titanium sembra che godano a riprodurre tanta precisione sonora, profondità prospettica, dinamica eccellente. e io godo con loro. e non certo per la loro forma fallica.

messo in casa da LaPo | 10:11 | commenti


mercoledì, 04 ottobre 2006
 
è che uno non ci riesce. non c'è quello buono per tutte le occasioni. sei brusco, rude, diretto. non vuoi perder tempo con mezze parole, e ci vai giù duro, senza pensare alle conseguenze. la gente a volte la schianti con una frase. e poi, non si sa come, colpisci sempre a freddo. un'oral killer direi. ci credo che poi piangono. o piangi tu.

messo in casa da LaPo | 19:34 | commenti
 
vogliono fare una mostra. roba grossa. su mio padre. non so. io sono solo il figlio.

messo in casa da LaPo | 17:01 | commenti
 
Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta sola
e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò?
è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma so andarmene lontano
se nessuno mi trattiene
e tornarmene a Milano nonostante le catene

Ho lasciato la mancia al boia, sai quanto
mi servisse
un orologio Bulova
se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio ottenni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio persino per lui
per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere...

E chissà che poi non capita che ad uccidermi
sia per caso la pallottola amica di un marine
ma se chi dovrebbe darti aiuto
respinge il tuo saluto cosa fai?
Bestemmi o preghi il dio del vetro
andando marciandietro via dai guai
e vai all'inferno
che la differenza in fondo non ci sta

Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta sola
e ti assicuro non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò?
è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma nel giro di un minuto
dietro a un paio di lenzuola
è sbucato il sostituto
con in mano una pistola

Finalmente un po' di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso
la chitarra elettrica e l'ho data via
chissà se gli errori del passato
sono ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato
il fatto che io spesso andassi via
Un bacio a tutti, quanti sogni belli e quanti brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno li riparerà...

Finalmente un po' di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso
la chitarra elettrica e l'ho data via
chissà se gli errori del passato
sono ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato
il fatto che non fossi a casa mia
Un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno se li metterà
e a occhi semichiusi
attraverserà posti distrutti
e silenziosi...


occhiali rotti di samuele bersani, dedicata a enzo baldoni. dall'abum l'aldiquà (duemilasei)

così, per ricordarsene, ogni tanto.

messo in casa da LaPo | 16:18 | commenti
 
ieri sera carte. mancava il calabrese matto, ha giocato con me il padrone di casa. una disfatta. mi ha guardato deluso. gli ho risposto: "e quando ti ricapita di far contente due donne in contemporanea?" la mia amica single dagli occhi di ghiaccio ha sorriso. parte per timbuctu a giorni. un cuscino di invidia l'ha avvolta mentre montava in macchina, verso le una. i tre contenitori di vetro colorato e satinato hanno sortito il loro effetto. la principessa ci metterà le sue piantine grasse. appena la vita le concederà un po' di spazio. per ora no. lavoro e ospedale. altro che timbuctu.

messo in casa da LaPo | 15:01 | commenti


martedì, 03 ottobre 2006
 
"chi piglia mogle e'ncappa bene, un potea stà peggio."

il mio bisnonno, detto "garibaldi". la riporto qui come prova genetica di certi miei evidentissimi difetti.


messo in casa da LaPo | 16:02 | commenti
 
stasera carte. ma aspetto una telefonata da dantedieci. ero da un cliente stamani. gli ho chiesto se aveva ancora quelle cose che mi faceva vedere l'ultima volta. ne aveva ancora. ne ho prese tre. son tornato a casa di corsa, le ho disposte sulla tavola e via, a lavorare. la principessa tornerà tardi stasera, e le troverà lì. spero le piacciano. spero la distraggano dallo stress di questi giorni. spero che perdoni un marito distratto, assente, latitante direi.

messo in casa da LaPo | 15:45 | commenti
 
la cosa che ti fa più incazzare degli stronzi è che ti somigliano.

messo in casa da LaPo | 12:59 | commenti
 
stamani volevo prendere lo scooter. era brutto. monto sul discovery. ora c'è il sole. ormai anche il tempo conosce la strada del mio culo. avanti c'è posto.

messo in casa da LaPo | 12:30 | commenti
 
cinquantaseimila. grazie.

messo in casa da LaPo | 11:01 | commenti
 
meglio rubare che chiedere. a pensarci bene, è più onesto.

messo in casa da LaPo | 10:54 | commenti
 
odio chiedere. figuriamoci due volte.

messo in casa da LaPo | 10:51 | commenti
 
stanotte solo. la principessa dalla madre. dantedieci deserta. insonnia. pensieri strani. e belli. e indicibili.

messo in casa da LaPo | 10:16 | commenti


lunedì, 02 ottobre 2006
 
vivere è diverso. esserci, mica sentirselo dire. farlo, senza immaginarlo. ecco che il racconto perde forza. non è vita, non lo sarà mai. i ricordi no. quelli sono davvero la tua vita. ma raccontata da un altro. il tempo.

messo in casa da LaPo | 15:55 | commenti
 
e la luna di notte, che ora è proprio a metà strada tra nero e bianco. e quel casino che ronza dentro, a metà tra musica e rumor di fiera. e i posti che conosci e ami, e quelli che vorresti esserci. e così le donne. un crinale continuo, persistente, imbarazzante a volte. meglio che cascare.

messo in casa da LaPo | 12:50 | commenti
 
strano. il tempo si dilata, o restringe. secondo le situazioni. anche la memoria si comporta di conseguenza. un lapis rosso che sottolinea solo certe cose. il resto è perso. l'immaginazione poi ci mette il suo. a riempire campiture vuote di colori impossibili. probabilmente succede a tutti così. nel tuo caso, forse c'é un processo in più. frullare il tutto e servire ben freddo.

messo in casa da LaPo | 10:41 | commenti
 
il padre all'ospedale, completamente rincoglionito, la madre a casa nuova, inferma e lamentosa, le sorelle depresse e incapaci di qualsivoglia reazione logica. la principessa pian piano sta andando in briciole. io cerco di starle vicino. con l'aspirapolvere.

messo in casa da LaPo | 09:30 | commenti