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giovedì, 31 agosto 2006
oggi fuori c'è un cielo azzurro, terso, limpido. aria cristallina. quasi quasi metto fuori dalla finestra lo scanner, lo apro e scansiono quel punto di colore così intenso, pulito, onesto direi. ne faccio un tif non compresso, da tenere nel mac. e guardarlo a gennaio.

era una bella giornata. tutto pronto, tutto comprato, niente regali, da bravi indipendentisti estremi. fu breve, semplice, imbarazzante. poi cominciò la normalità. non l'abbiamo ancora trovata, la normalità. ma forse il bello è questo. cercare e non trovare. che i giorni non sono mai uguali. e succede di tutto. genitori che muoiono, nipotini che nascono, viaggi, ritorni, malattie, guarigioni. e in mezzo si cerca di galleggiare, nuotare a volte. godere dei momenti di calma piatta, divertirsi con l'onda lunga, sopravvivere alle tempeste. le robe di tutti, insomma. già, era una bella giornata. come oggi. venticinque anni fa. auguri principessa. e grazie. di tutto.

già. certa gente ti piace davvero. ma cerchi di usare la discrezione, comunque. insomma, più che altro fai il tifo.

mercoledì, 30 agosto 2006
lo so, è un difetto. chi ti piace non lo nascondi. allora è bellino aiutarlo, fargli un piacere, anche piccolo. strappargli un sorriso. ecco, son soddisfazioni. ti piacerebbe rendere la vita facile a certa gente che ti sta simpatica. è che non ci riesci quasi mai. vuoi per incapacità tua, vuoi per problemi loro. quando però succede, ci godi più tu che il beneficiario.

il bello di queste giornate è l'aria. limpida, trasparente, tersa. stamani con lo scooter sentivo il fresco, il pulito che mi batteva addosso. questo prima di arrivare in città. respiravo a pieni polmoni. stavo bene. allora mi son ripromesso una cosa. star fuori. il più possibile. fare il pieno d'aria, di sole, di mondo. arriveranno le piogge dell'inverno. voglio chiudermi in casa con il pieno d'aria buona.

è proprio un fatto biologico. le donne ti pongono quesiti irrisolvibili. credo sia un problema grosso. etologico direi. come tra cani e gatti. l'uno sorride, l'altro ringhia. l'uno usa la coda per nervosismo, l'altro in segno di contentezza. infatti, non si accoppiano.

il vero problema di rientrare a lavorare non è rientrare. è lavorare.

martedì, 29 agosto 2006
ecco. ora sei solo. davvero. ti piace. sempre di più. vorresti un mondo con poche facce. le tue, gente che conosci. che ti basta. anzi no. scrivere, anche. che una pagina bianca è già una gran bella faccia. roba da scriverci sopra un sorriso. o una lacrima. a seconda della bisogna. della compagnia.

è che mi mancherà. quel colore. il mare alla mattina. una cosa che non è verde, né blu, ma è verde e blu e altri mille e mille colori, che cambiano e si muovono davanti a te. è estasi e madre, calma e padre, sogno e figlio, silenzio e parola fluida e dolce che ti penetra riverberando luce e pace. il mare è come gli occhi di una donna visti da molto vicino. si muovono, e cambiano, ma trasmettono, danno, regalano. e non puoi smettere di guardare, no, non puoi. devi guardarli, per rubar tutto, tenerlo dentro, nascosto. refurtiva preziosa, quel blu e quel verde. roba da nascondere in un cassetto e guardarseli ogni tanto. come gli occhi di una donna visti da vicino.

oggi ti piace. sì, bella. manca il sole, rischia di piovere, ma è una giornata calma, tranquilla. di quelle che è fresco, e te la godi. la guardi che scorre placida. pensi a tante cose. lavori, senti la musica. parli con i soci. ti senti bene. ti vengono solo cose buone. quando sei così non scriverai. lo sai.

lunedì, 28 agosto 2006
è strano. scrivere un libro. non so farlo, ma lo faccio. per vedere come finisce. mica il libro. no, come finisce di me che lo scrivo. che tante cose le so già. come finisce, ad esempio. almeno che non cambi idea. oppure il prossimo capitolo. se non me lo scordo. ho anche dei personaggi che mi bussano in testa. mi chiedono di uscire. e ogni volta mi dicono qualcosa di nuovo su sé stessi, sul loro ruolo nella storia. come se fosse il casting di un film. ma il film è cominciato. non ha importanza, il work in progress fa questo effetto. senti il bisogno di un cinquantenne arruffato caciarone e libertario? ce lo metti. anzi, no, lo prepari, lo definisci, lo trucchi, gli insegni le battute. ecco, ora è pronto. arriverà la sua scena. tra un po'. una cosa è certa: rileggendo, ti fa impressione che non ci siano buoni e cattivi. e in fondo, non c'è manco una morale. nessuno ispira vera simpatia. anche il protagonista, se così si può chiamare, è un sempliciotto, un po' stupido, che inciampa nelle situazioni, le subisce. non c'è azione, manca l'iniziativa. sì, forse stai scrivendo qualcosa che ti somiglia. manca il nerbo, la volontà, il colpo di scena. ma se queste cose non ce l'hai, sarebbe pretenzioso volerle negli ingredienti. già, tu sei quello bravo nella pasta cacio e burro. con poco si mangia.

e poi la socia mi ci fa ripensare. a quella serata quasi nottata passata a chiacchierare sui divani. la mia amica che diceva che per divertirsi aveva comperato gli audiolibri dell'espresso. io che dicevo che no, allora ha ragione baricco, siamo barbari. e lei che prima di andarmene mi dice tieni, che tanto io parto per la grecia col fidanzato. ascoltane intanto due, poi me lo dici. ho preso vincenzo cerami e stefano benni. ho ascoltato un paio di pezzi dell'uno e dell'altro. e ho scoperto che sono bellissimi. specie benni, che è accompagnato da paolo fresu e altri jazzisti. anche cerami e nicola piovani fanno una bella coppia. ma benni scrive jazz, e poi sa leggere, recitare. ci mette parecchio del suo. ci pensavo stamani, sotto la doccia. la parola orale può essere molto più potente di quella scritta. è nata prima, ha quindi un meccanismo più semplice, elementare. ancestrale direi. è nata quando i media non esistevano. esistevano bocche e orecchie, e gente sensibile all'emozione, al sentimento, all'immagine, al ricordo. quando tutto quello che oggi chiamiamo arte o letteratura o drammaturgia si chiamava soltanto raccontare una storia.

due giorni al mare. la val di cornia è sempre bella. con questo tempo strano poi, che arrivano a gruppi le nubi da dietro, bianche e grandi e poi grigie e compatte. ha anche piovuto. chi se ne frega. due giorni di mare son comunque due giorni di mare. poi, domenica, da mio fratello, alla casa di mio padre, con gli amici. sole e vento, sulle alture dell'entroterra. da lassù si vedevano le spiagge bianche di vada, e tutto il mare fino alla gorgona. si vedeva anche l'onda lunga. pranzo fantastico, tra i pini. mio fratello aveva esagerato. scamerite di maiale, salsicce, rigatino fresco, rostinciane. tutto cotto in un barbecue gigantesco. eravamo diciassette, c'era roba per sfamarne venticinque. e vino per annegarci tutti. vino fatto da lui, buono, forte, vero. e risate, ricordi, vinsanto, caffè e sigari. un gran bel pranzo per salutare la fine dell'estate. poi, sentendo la radio, si viene a sapere di file dappertutto. mio fratello sorride. fai la vecchia strada. torni tranquillo e vedi bei posti. vero. siamo troppo abituati ad autostrade e superstrade. si parte alle sette. casino di terra, ponteginori, saline di volterra, pomarance, poi gambassi, castefiorentino. non la facevo più da vent'anni. una stradina normale, che attraversa paesi, e colline, e campi e boschi fitti e neri. cento chilometri di paesaggi belli e dimenticati. è stato un piacere, come rivedere dei colori che avevi perduto. ricordarmi la curva sotto boscotondo, che con la bianchina di tamarindo prendevo quasi su due ruote. quando si andava al mare in quattro, io la principessa il senatore e la sua donna. quattro in una cinquecento azzurra. col mangianastri sulle ginocchia, e i pink floyd che distorgevano, urlavano, gracchiavano per sovrastare il chiasso del bicilindrico sotto sforzo sulle salite. sì, davvero. due giorni belli. suggellati da un ritorno molto, molto nostalgico. struggente direi.

venerdì, 25 agosto 2006
ieri sera carte. giocavo con la mia amica dagli occhi di ghiaccio. avrei voluto chiedergli del comportamento provocatorio che aveva avuto con me e il mio amico a luglio. non c'é stata occasione. per certe domande bisogna esser soli. sarà per la prossima. comunque io e lei abbiamo vinto stravinto e rivinto. il padrone di casa era benevolo. abbiamo sentito quasi esclusivamente lou reed e blinf faith. poi chiacchiere e risate. sono sceso dalla collina con lo scooter. era notte fonda, ma calda. dantedieci era avvolta dalla penombra, coi suoi pini più neri del cielo che partivano alti, dritti, immobili. ho messo lo scooter in garage, col fatto che oggi andiamo via. c'erano civette che urlavano, tutto intorno, a intervalli regolari. sotto il lampione un paio di pipistrelli davano la caccia alle falene. doveva essere un'atmosfera lugubre, non lo era. anzi. era penombra pacifica. silenzio immobile. ho fumato l'ultima, in giardino. stavo bene.

giovedì, 24 agosto 2006

è che mi manca il modo. il metodo. sì, anche una ragione. una buona ragione. insomma, tutto. una vita in riserva. pensare rosso fisso.

ho ancora voglia di mare. se mi riesce venerdì prendo la principessa e si va in val di cornia. l'ultimo tuffo della stagione. due giorni di blu trasparente. poi, domenica sera, a casa. ad aspettare l'inverno. col sale addosso.

mercoledì, 23 agosto 2006
giorni fa su "l'amaca" di repubblica michele serra commentava una frase di briatore che diceva di un quindici per cento della sua vita che era stato inutile. il buon michele sarebbe stato contento di un cinquanta, valutando la sua. io, se penso alla mia, alla stasi, alla noia, agli sbagli, potrei azzardare un novanta per cento di tempo perso. forse novantacinque. il problema è che è quello a cui tengo di più. già. quello che ho passato da solo, a far nulla. oppure a far cose che mi piacevano. tutte perfettamente inutili, inconcludenti, inservibili. il tempo che ho perso, l'ho perso per me. quindi, è il più mio che c'é.

ieri sera la principessa era verso pisa, dalla sua amica greca. pensava fosse la serata di carte. invece no, stavolta sarà giovedì. torno a casa, mi sto per preparare cena. mi telefona una cliente amica. decidiamo di vederci. avverto la principessa, che si finge gelosa. chi sa se lo è veramente? no, credo di no. non riuscirebbe a nasconderlo. prendo lo scooter. trenta chilometri di buio, nelle strade deserte della campagna toscana. stelle, tante stelle, e fresco addosso, di quello che senti i brividi che ti drizzano i peli. decidiamo che non è una serata da stare a casa, ma manco da moto, prendiamo la sua megafuoristrada. andiamo a trovare un suo amico che sta in campagna verso siena. è gay, proclamato, ma con moglie e figli. ha un fidanzato, lontano, anche lui con moglie e figli. le famiglie lo ignorano. oddio, anche la mia amica sta con un amico di suo padre, anch'egli sposato con moglie e figli. l'amore a questo mondo non è mai perfetto. ad andar bene è amore possibile, che si regge su un equilibrio fragile. l'amico ha una bronchite da ballo di metà agosto. la solita sudata con relativa rapprensione. poi usciamo dal caldo claustrofobico del suo amico. ci prendiamo un gelato. torniamo a casa sua. durante il viaggio mi accenna ad una piccola sfilata che vuol fare in una villa vicina al suo atelier. dovrò aiutarla. sono o no il suo pubblicitario? poi mi racconta delle sue vacanze. io gli dico le mie. si arriva a casa. sigarette e chiacchiere. le piace leggere. si parla di tutto. di fotografia, architettura, letteratura. lei è tranquillamente adagiata su un divano. io occupo l'altro, fumando. era tanto che non ci si vedeva. avevamo voglia di stare insieme. il bello è che non ci si tocca. al massimo a braccetto, fuori dalla gelateria. eppure ci siamo confessati anche momenti di forte attrazione fisica, che mischiata all'amicizia affettuosa può produrre cocktail pericolosi. è che io son davvero strano. potrei anche schiattare dalla voglia. non mi muovo. cerco di dimostrarle affetto in altri modi, tipo darle il giubbotto quando ha freddo, oppure lei che mi da una spinta in un momento di allegria, oppure mi si stringe accanto mentre si cammina. non so spiegarlo, è un mix di rispetto, affetto, timidezza. valido probabilmente per entrambi. ad un certo punto ho guardato l'orologio. le due! il caffè dell'amico gay aveva fatto effetto. ci siamo lasciati con la promessa che la prossima volta lei viene a casa mia, così conoscerà la principessa. già, loro due non si conoscono. sono uscito che la notte era un cristallo freddo, immobile. a metà strada mi son fermato, in cima ad una collina deserta. ero in mezzo a un'oliveta, con uno stellato sopra che faceva paura. fumavo in silenzio. c'era solo la marmitta dello scooter, a scricchiolare al freddo. arrivato a casa, quasi le tre. la principessa dormiva. si è svegliata, nel sonno ha simulato una scenata sorridente, poi mi ha abbracciato e si è addormentata di nuovo. il caffè faceva ancora effetto. ho pensato. lei mi conosce. come nessuno. lo sa. rispetto, timidezza, amicizia, imbarazzo. senso di inadeguatezza. tutta roba che fa di me un'incapace in quel gioco strano e pericoloso che succede tra uomini e donne. ho sorriso, nel buio. può dormire tranquilla. per ora.

martedì, 22 agosto 2006
è che uno dice questo devo ricordarlo, e invece vai, finisce tutto nel casino che ho in testa, e allora ci vuole un fatto di cronaca. uno che ha ucciso il figlio e poi si è buttato sotto il treno. eravamo in vacanza. destinazione gargano. si passa accanto al trasimeno. sono le una, ho fame. ci si ferma a passignano, proprio sul lago. il sole è alto, solo turisti e pochi passanti. bel paesino, pieno di negozietti e con quell'aria che sembra di mare, ma è lago. piazza centrale, con diversi ristorantini tipici. e lì, d'angolo, sulla stradina che porta sul lago, un negozio di ceramiche con una vetrina piena zeppa di ceramiche blu. mi avvicino, guardo meglio. sono le ceramiche che faceva mio padre. ciotole, alzate, vasi da fiori, posacenere ma anche animali: gatti, gufi, tori. un tuffo al cuore. ehi, baffone, guarda dove ti trovo? me la guardo bene. poi prendo il telefono e chiamo mio fratello. gli descrivo tutto. poi ci penso. faccio una foto col telefonino. provo a spedirgliela. ci riesco. non so se il suo telefono è buono a riceverle. pazienza. mi risponde con un messaggio. bellissima. andiamo a pranzo lì vicino. una trattoria che fa il pesce di lago. non ricordo cosa ordiniamo. accanto un'anziana coppia inglese, tranquilla, dall'altra parte due sposi giovanissimi e insofferenti genitori, intenti ad accudire un pargolo esuberante e provocatore (forse è quello del fattaccio). ad un certo punto la principessa mi fa una domanda. che effetto mi fa vedere le ceramiche di mio padre in una vetrina di un paesetto sperduto dell'umbria? rispondo che è un mix di grande orgoglio e infinita tristezza. lei si mette gli occhiali e inizia a piangere. io non ho occhiali. accidenti. mi alzo, esco dal pergolato e mi fumo una sigaretta. ecco perché mi è piaciuta questa vacanza: essere insieme, sempre, in quel misto di cose viste, sentite, ricordate che è la vita.

lunedì, 21 agosto 2006
vero. mica lo sai come finisce. per questo sei lì ad aspettare. come il libro. uno lo scrive ma è come se guardasse un film. e il bellino è non rinnegare nulla di quello che vien fuori. certe cose ti scappano di mano, e finiscono lì, senza un perché. come la cena tra loro. non era voluta. è andata così. e ora sei incartato. cosa vorresti che succedesse? non è una domanda pertinente. decideranno loro, stasera, mentre sei a casa a scrivere il capitolo dodici. che forse non parlerà della cena, o forse sì. scrivere è come vivere. decidi di rado, il più delle volte stai a vedere cosa capita.

uno non si rende conto. quasi mai. senno' non farebbe certe scelte. se avessimo la lucidità di guardare davvero, intorno. ma non lo facciamo. e forse è meglio. meglio così. una vita ignara. ignorante direi.

giovedì, 17 agosto 2006
questa seconda metà d'agosto a casa. piena di cose piacevoli e non. guasti, contrattempi, problemi di salute a parenti. inframmezzati da gite all'ikea, che non è nulla di bellino. ma tornare a casa e montar sei metri di scaffali di legno per organizzare la cantina insieme alla principessa, quello è stato davvero bellino. e poi cenette piacevoli, chiacchierate con i pochi amici rimasti fino alle due di notte, nel fresco del giardino a dantedieci. oggi ho scoperto che il discovery fa la pipì. lascia strane pozze in terra. come si dice da queste parti: una calda e una fredda.

mercoledì, 16 agosto 2006
un altro anticoncezionale potente: la sincerità. tra uomini e donne funziona sempre.

il dubbio è il più forte anticoncezionale che ci sia. senza quello saremmo centoventisette miliardi.

l'estate sembra finita. strano. quando ero piccolo, verso il venti d'agosto arrivavano le prime nubi. a volte anche dopo il venti. comunque nella seconda metà. i temporali estivi. sentivi il vento fresco arrivare dal mare. e poi lampi, tuoni. acqua che sferzava tutto, violenta. il celeste del cielo si trasformava in grigio scuro, il giallo dell'arido in campagna dopo un paio di giorni ritornava verde come a maggio. poi però usciva il sole. settembre era spesso bello. se non grandinava, l'acqua e poi il sole servivano ai contadini. era vino nelle vigne, e olio nelle olivete. adesso no. dopo un luglio caldissimo, agosto parte male da subito. nel sud ho visto temporali grandiosi. tornato a casa, ho sentito quasi freddo. il sole spunta a tratti dalle nubi, non riscalda. è inutile nasconderselo. il mondo è cambiato. peccato. mi piaceva più prima. gli appuntamenti di stagione erano un fatto rassicurante.

il dolore. il dolore è di due tipi. quello procurato e quello prodotto in proprio. preferisco il primo. hai qualche possibilità di evitarlo. il secondo no.

cinquantatremila. proprio dopo ferragosto. grazie.

lunedì, 14 agosto 2006
e poi starsene in due. da soli. quasi due settimane. contatto stretto, continuo. acca ventiquattro, come dicono i militari. nella vita corrente non succede mai. ci vogliono le vacanze da soli. e noi era tempo che non ne facevamo. sempre in branco, con gli amici. minimo sei, a volte trenta. stavolta invece no. io e lei. divertente. ridere continuamente. di cazzate. come bimbi piccini. chiamiamola pure regressione di coppia. a me è piaciuta.

rientrato. a differenza del gargano, che ha un'acqua opacizzata dalle correnti, il salento è bellissimo. a porto cesareo c'è un'acqua che fa invidia alla sardegna. peccato sia stato anche brutto tempo. ma chi se ne frega. era vacanza, e andava bene uguale. e poi starsene a casa non è brutto, anzi. peccato per la principessa. lei lavora, da oggi.

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