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venerdì, 28 aprile 2006
in realtà non ci sono i colori. contano le nuances, le sfumature. così nei suoni. timbrica, gamma tonale, profondità, dinamica. nel sapore poi trovi gusti e retrogusti, essenze e persistenze. così la vita. sensazioni tenui, impalpabili, appena percettibili se vissute in diretta. solo il ricordo gli ridà la forza. allora ritrovi i colori, i suoni, gli odori. quelli netti, delle sensazioni forti. scherzi della memoria. per questo è bello raccontare. e ascoltare.

le cose succedono da sole. ma a volte bisogna aiutarle. il problema è che sei pigro. odi scegliere.

giovedì, 27 aprile 2006
ho voglia di vederla. di starci insieme. tranquillo. contarle i denti mentre sorride. i respiri mentre dorme. i capelli mentre si pettina. i gesti mentre si muove. i giorni mentre li vive. e perdermi. ne ho voglia davvero.

stasera pizza con mio fratello e i nipotini. dovrò spiegare al lapo vero che nei posti più belli del mondo a volte ci son dei matti che fanno saltare in aria la gente. ma stai tranquillo bambino mio, quei pesciolini stanno ancora bene.

il buffo della gente è l'effetto matrioska. in realtà un anziano contiene un adulto che contiene un adolescente che contiene un bambino. è difficile scoprire le personalità interne, scalfire la superficie. quando succede (solo in alcuni soggetti) hai davanti non solo una persona, ma anche la sua storia. senza averla conosciuta. ma non è facile. succede di rado.

mercoledì, 26 aprile 2006
dantedieci. lo pensavi l'altro giorno. come un posto possa cambiare l'anima a chi lo abita. esser lì e lavorare è fantastico. davanti alla vetrata che guarda il giardino. la merla che cerca tra l'erba tagliata. ora c'è anche un maschio, nero lucido e col becco giallo intenso. gli alberi che fioriscono, e mandano profumi acuti. e poi la notte. fumare in giardino, mentre dalle finestre vedi la principessa che si muove nella luce. in alto senti un usignolo. sarà che il silenzio del buio amplifica, o forse è davvero così. un uccellino di pochi grammi emette suoni udibili a centinaia di metri. intensi e soavi insieme. un fraseggio, una gamma tonale e un volume sonoro stupefacenti. ieri mattina hai comprato una buganvillea. un po' spelacchiata, ma se la parete che hai scelto per lei all'ingresso di casa è giusta, sarà un piacere tornare a casa e vedere quella macchia di colore che cresce sulla pietra. dantedieci e la primavera. goditela. poi si vedrà.
quarantaseimila. tanta roba. grazie a tutti.

lunedì, 24 aprile 2006
venerdì sera addio al celibato. meglio dimenticare. meglio.

tutto sembra facile, visto da fuori. invece no. anche il cacarsi addosso presuppone una certa preparazione.

venerdì, 21 aprile 2006
certe giornate son come le mutande vecchie. son così lente che ti cascano i coglioni.

primavera. come se l'aria trasmettesse vita. sì, lo senti nel caldino, in certi pollini che li vedi volare per aria, nel ventolino che porta in giro profumi di fiori. e tutto grazie principalmente a tre atomi. ossigeno, idrogeno, carbonio. e a un sole da un milione di gradi che scalda da centocinquanta milioni di chilometri. quando si dice una cosa ben fatta.

ieri sera a dantedieci. la cognata antipatica col nuovo fidanzato. il cugino di tamarindo. non lo ricordavi, eppure lui dice che da ragazzo veniva spesso con voi. una faccia non nuova, ma niente di più. però quante cose ti ha ricordato. ora è un uomo, quarantasei anni, grande e grosso, un po' stempiato. mentre parlava di viaggi, di pesca, di storie vecchie lo pesavi. tipografo, semplice, onesto. ma al tempo stesso studioso, ricercatore, viaggiatore evoluto e raffinato. di quei tipi soli ma socievoli, che esprimono un esotismo naturale, fatto di passioni nate dentro. una persona vera. lo guardavi insieme alla cognata. bel contrasto. e pensavi che un bravo ragazzo così non meritasse cotanto castigo. già, parenti non si nasce. parenti si diventa.

giovedì, 20 aprile 2006
lunedì prossimo un mio amico si risposa. venerdì sera addio al celibato. a parte che una masnada di cinquantenni alticci e scatenati son ridicoli solo a vederli, che senso ha? lui al celibato l'addio l'ha dato più di venti anni fa. ma forse sei tu quello sbagliato. continui a pensare che la gente li cerca i pretesti per far festa. non reggono più la vita normale. una pazzia fatta a quest'età conta più di mille cazzate giovanili. è pura sopravvivenza, e tu la dovresti imparare.

stamani pulizia dei denti. peccato, ci avevo messo tanto ad abbronzarli.

mercoledì, 19 aprile 2006
il problema di oggi è che tra uomini e donne non ci si intende. si vorrebbe comunicare oltre il territorio comune. come se non bastasse che un erbivoro e un carnivoro si vedano e frequentino gli stessi posti. non potranno mai mangiare le stesse cose. così tra noi. l'intelletto ci permette di usare le stesse parole, in un linguaggio molto complicato e articolato, pieno di sfumature. la natura però ci impedisce di dargli lo stesso significato. ergo, non smettere mai di cercar di capire, ma a volte è meglio accontentarsi di intuire. il resto è la magia dell'altro, un territorio sconosciuto che ti basta saper che c'è a farti felice. è chiaro, visto come va, gli erbivori siamo noi.

i l fatto che qualcuno abbia molto più di te non ti crea invidia. sei contento per lui, basta. i casi son due: o sei un uomo soddisfatto o sei imbecille. c'è una terza ipotesi: sei modesto. (pausa) vada per l'imbecille.

martedì, 18 aprile 2006

all'inizio dio fece il mare. e vide che era cosa buona e giusta. poi fece il resto. ma era un po' stanco.

a volte una settimana di vacanza è più lunga di una vita da vacante.

venerdì, 07 aprile 2006
chiuso per ferie LaCaSaDiLaPo riapre il 18 c. m.
chi mi vuole io sono qui.
giovedì, 06 aprile 2006
la cosa per te più apprezzabile dell'alzarsi presto è vedere il mondo deserto. non c'è gente. come se una pestilenza se li fosse portati via tutti. ti piacerebbe che rimanesse così? sì. e se toccasse a te sparire? pazienza. più posto a chi rimane. stronzo.

io non son bravo con le parole, ma mi piace leggerle. ci son parole che le capisci subito. frasi che ti fanno dire ecco, volevo dir questo. quando le trovi ci pensi su. e ti rimangono dentro. diventano tue.
leggendo siffossifoco.

mercoledì, 05 aprile 2006
ci son momenti che vita e letteratura son la stessa cosa. allora tutto diventa molto bello. o anche molto brutto. bisogna vedere se stai dalla parte della carta o della penna. in questo caso a me è andata molto bene.
leggendo holly


l'arte è l'imperfezione fatta perfetta. ti fa vedere quel che non c'è, oppure quel che c'è in più. addizioni o sottrazioni. mancanze o esuberanze. assenze o presenze nascoste. ma non è vita. la tendenza ad abitare un quadro è profondamente patologica.

in fondo le abbiamo inventate apposta. le parole. per comunicare. poi il gioco ci ha preso la mano. le usiamo per farci male, spesso. i fatti no. quelli sono ancora roba seria.

martedì, 04 aprile 2006
quarantacinquemila. grazie a tutti.

inutile insistere, puoi far salti mortali, certa gente non la accontenti mai. come regalare una gran torta con una ragazza nuda dentro ad un cieco diabetico.

è morto il fratello di un mio amico. sessant'anni. un tumore. era un pezzo che come si dice qua stava poco bene. ieri sera dopo cena a casa del morto. si chiama andare a veglia, una cosa che non so se usa anche fuor di toscana. una roba strana, che a volte ha significati religiosi. per me ne ha altri. è stare insieme alla famiglia. è salutare qualcuno. non è necessario avergli voluto bene. bastava conoscerlo. o voler bene a un suo parente. ed esser lì. a testimoniare. per compagnia. già, esser compagni. non nel senso comunista. da noi vuol dire uguali. perché in certi momenti siamo tutti compagni.

lunedì, 03 aprile 2006
lettera a riccardo iacona (r.iacona@rai.it) perché ne avevo voglia.
ecco, leggo adesso che hai una e-mail. che miei amici blogger ti scrivono per ringraziarti. e tu rispondi anche. allora lo faccio anch'io. ma non perché poi mi rispondi e ringrazi. puoi anche startene zitto, è lo stesso. a me serve solo di dirlo a te. che la televisione è l'oppio dei popoli, che ha preso il posto dei preti, che nessuno ti racconta più niente, che oggi anche il giornalista ti vende qualcosa. e tu meschino compri, compri tutto, ma tutto ha lo stesso sapore, seriale, artefatto, finto. e poi ti ritrovi la domenica sera a guardarlo 'sto finestrino luminoso. e c'è uno che viaggia e racconta. sì, il viaggio. perché le storie non vengono da te. se vuoi raccontare le storie devi andar tu a cercartele dove succedono. e ce n'è tante da dire. e lui le dice così come stanno, con il cameraman accanto, il microfono in mano e si piglia a braccetto la gente, l'abbraccia, va dove vive, lavora, soffre o ride delle cose che accadono. e ci sta insieme. ecco, quel che passa è che le storie mentre le racconti non son più della gente davanti alla telecamera, ma diventano di tutti. prima di chi regge il microfono, perché lo vedi che ha voglia di sapere, di capire. poi le senti tue, perché lì c'è la domanda e la risposta, il problema e la soluzione. un giochino semplice: far vedere come una cosa può funzionare oppure no. ma ci vuole il coraggio, la voglia, la speranza. non lo fa più nessuno; lo fai tu. ecco, volevo dir questo. forse sei un venditore anche te, come tanti giornalisti. ma la tua roba ha un gran bel sapore. il sapore dell'onestà. spero di non sbagliarmi. spero che tu continui. spero che te lo facciano fare. e ti ringrazio.
p.s.: devi avere una redazione con le palle di cuoio, complimenti.

con l'andar del tempo ti accorgi che l'età ti preclude certe possibilità. da io voglio fare l'astronauta in poi è tutto un limar di scelte, un chiudersi di porte. alcuni ne fanno motivo di gran cruccio. io, conoscendomi, la ritengo una fortuna.

la solitudine è un territorio vastissimo da percorrere. se non sei in compagnia potresti perderti.
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