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mercoledì, 30 novembre 2005
"Avrei anche un sogno segreto. Poter progettare e costruire una sola cosa. Qualcosa come una chiesa. Una chiesa nel suo significato primo di casa per tutti. Non solo casa di cristiani, o del popolo o degli anziani od una delle tante case di parte. Una casa che sia aperta giorno e notte. Per stare insieme. Per rompere il cerchio di solitudine, alienazione, odio che si stringe sempre più. Ma questo è un sogno che per realizzarlo non posso progettarlo e costruirlo da me..."
Leonardo Ricci certe cose sembrano scritte oggi.
martedì, 29 novembre 2005
mi è arrivata una mail. da un collega fiorentino. un dio nella postproduzione audio. un pazzo nella vita. sposato a una pazza. divorziato. esce ora dalla chemio al cervello per un bel cancro. e mi scrive che la sua compagna aspetta un bambino. che dire? bello no? una vita sputtanata nel lavoro, le nevrosi, le corna fatte e ricevute, i debiti e le malattie. poi arriva questa roba qui. immaginarsi un batuffolo di ciccia e capelli e cacca che ti sorride da un fasciatoio. gli ho risposto. ce lo vedo un aggeggino piccino che gattona nella sala d'incisione lasciando una scia di pipì. con le cuffie del babbo.
penso che la politica non dovrebbe essere in mano ai politici. la dovrebbero fare i ricercatori. che so, filosofi, docenti, studiosi. quando sento i telegiornali mi vien la nausea. come se quel pressappochismo becero, pieno di bugie che i giornalisti ci vogliono spacciare per ideali mi svuotasse la testa. si, mi sento depotenziato. poi capita di sentir qualcuno. che so, sartori, che non è certo di sinistra. oppure cacciari, che dice di esserlo. mi piaceva anche il primo marcello veneziani, un uomo di destra, ma di destra davvero. prima che entrasse nel cidia della rai, sporcandosi irrimediabilmente. ma non importa. parlano e senti il cervello. senti idee, giuste o sbagliate ma idee vere. li ascolti e prendi concetti. ti verrebbe quasi da dir la tua. già, parlano e tiran fuori il cervello. quello vero, fatto di cultura, studio profondo, grande sapere. tutto collegato da sinapsi fantasiose, originali, fertili. dicono quel che pensano, con tutto il cervello che hanno. anche il premier a volte lo fa, ma lui lo fa per pochezza di mezzi, che di cervello vero ne ha poco. c'è differenza tra furbizia e intelligenza. come tra idee vere e interessi di partito. ma lo diceva gaber. se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia rivoluzione.
ieri sera tardi, in ufficio. mi metto a mettere a posto le foto digitali nell'hard disk. ritrovo le foto del mulino. i miei nipoti a giocare con l'acqua del ruscello. e poi la prima visita a dantedieci. forse la seconda. fine novembre duemilaquattro. esattamente un anno fa. il giardino è lo stesso. la siepe adesso è più ordinata, nulla più. dentro no. c'erano mobili brutti, divani ricoperti di stoffe a fiori. piatti di ceramica raffaellesca alle pareti. ma la struttura c'era. forte, caratteriale, provocante e rassicurante insieme. poi son tornato a casa. dantedieci era lì, intorno a me. diversa, più mia. cucina, bagno, mobili, ceramiche, foto. mancano ancora i quadri, ma il resto è lì. da cinquant'anni sono insieme. vetro, pietra e calce. emozionante.
lunedì, 28 novembre 2005

una cosa è certa. l'intelligenza è un'offesa. in particolare per il potere. specie quella alta, votata all'idea. spesa in cose nobili, come si diceva un tempo. perché l'intelligenza non si cura di sé, ma degli altri. anzi, non si cura proprio. e allora la natura offesa fa come il potere. reagisce male. auguri.
il peccato è bello quando lo si fa. e quando lo si sconta.

il bello del freddo è aspettare il caldo.
e poi mentre scrivi te lo domandi. a che serve? a te, forse. ad altri no di certo. ti serve a ricordare. a capire, a tentare di entrarci, in tutte queste cose che ti succedono. entrarci dopo, come una vita postuma. che mentre la vivi è un film, ma dopo ci fai la recensione. una stella due stelle tre stelle. il problema è la verità. ammesso che tu la scriva, è solo scritta, non vissuta. la verità succede mentre la vivi, mica dopo, quando la racconti. raccontare è solo mettere in fila parole. la parola è il vero problema. quando la inventarono, inventarono la menzogna.
venerdì, 25 novembre 2005
tu dai per scontato tutto. che gli altri abbiano i tuoi percorsi mentali. che siano intelligenti. che abbiano pazienza. invece no. fraintendimenti, discussioni, incazzature. eppure pensavi di riuscirci. invece no. la pochezza tua e la miseria altrui (cerebralmente parlando) sono ostacoli insormontabili. porta pazienza. verrà di meglio. per te e per loro.
la prima neve. spero l'ultima. fortunatamente non attacca. ma bagna, sporca, impiastriccia tutto. non mi piace girare in questo letamaio freddo e bagnato. il mood è da triste e squallida città dell'est. e a chi piace la neve se la vada a cercar sui monti.
giovedì, 24 novembre 2005
il pensiero, ancorché autocritico, è comunque autoreferenziale. sono così intelligente che so di essere stupido.
i veri mali del mondo sono la religione e l'economia. se nella storia (anche recente) c'è stata una strage aveva queste ragioni. oddio, anche la fica ha fatto qualche danno. ma erano episodi sporadici, omicidi occasionali. un eccidio richiede ben altro.
a volte la gente decide di tenere spento il cervello. anche tu lo fai. allora le discussioni diventano inutili. te ne accorgi subito. i toni si alzano. le risposte partono a prescindere dalle domande. in questi casi meglio tacere. meglio.
mercoledì, 23 novembre 2005
martedì prossimo registreremo "aguas di marco" per il ciddì di natale. in portoghese. com'è che a me le cazzate mi vengon tutte bene?
e questo freddo che ti batte sulla faccia come uno schiaffo cattivo. muovi le mani per sentirtele ancora. le serri nelle tasche. guardi il grigio che si muove intorno a te. tiri in su col naso. e pensi. tempo da lupi. tempo da casa e camino acceso. tempo da keith jarrett e libro. tempo da caldarroste e torte fatte in casa. tempo da principessa e coccole. invece sei fuori in quest'aria che ti respinge. respiri, il nord penetra nei polmoni. passerà anche questo natale. un passo alla volta lapo. un passo alla volta.
la differenza è il tempo. se te lo senti amico è meglio. tanto lui passa lo stesso.
martedì, 22 novembre 2005
è un momento confuso. gente distratta, nervosa. suscettibile. ecco, si, suscettibile. come se la posta in gioco fosse la vita. non sanno di essersela già giocata. e di averla persa.

l'altra sera accendo il camino. è piccolo, in fondo alla sala, posizionato tra le due porte a vetri del solarium. mi piace accendere il fuoco quando siamo a casa. dopo cena ci si mette nelle poltroncine coi piedi davanti al fuoco. la principessa mi dice che le piacerebbe leggere. mi viene in mente itty bitty. è una lampada da libro, prodotta in svezia da luxo mi pare. fu la prima book lamp della storia. è rimasta la più famosa. casa bensa era appena finita, c'erano tre chilometri di strada sterrata impervia e scivolosa per arrivarci. noi eravamo al massimo della povertà. un sabato mancava il pane. scendo in paese e mi fermo al forno. accanto c'è un negozio di lampadari. in vetrina c'è questa scatolina bianca e nera. entro e chiedo. mi fa un prezzo ridicolo, tipo la metà di quanto costava. mi guardo in tasca. tornai a casa senza soldi. ma con itty bitty. e con poco pane. dove l'avrò messa? ah, si, nella scatola grande dell'ufficio. vado in cantina, la trovo e la porto su. la pulisco, serro la lampadina, la piazzo sul libro della principessa e lei comincia a leggere. vado fuori a fumare. dal solarium mi godo la scena. nel buio interrotto dal fuoco si vede un chiarore minuscolo, fioco. illumina un libro e un viso. quel viso. il freddo di notte fa brutti scherzi. ho spento la cicca, mi sono asciugato le lacrime, ho soffiato il naso e son rientrato.
lunedì, 21 novembre 2005
stasera niente foto alle ceramiche. bene. starò a casa con la principessa. camino acceso, wagner che suona "l'anello dei nibelunghi" (accidenti, son diciannove dischi) e un sacco di libri nuovi da mettere a posto. mi piacerebbe far l'amore. ma questo non è dato di saperlo.
ultimo dell'anno a napoli. son tentato. non certo per la festa. il viaggio, il clima, la gente. e quel mondo grande e comprensivo e tollerante e difficile e duro e cattivo che è napoli. sono i posti dove non sei nessuno che ti fanno sentir qualcuno.
i sogni non costano nulla. salvo pagarli cari quando li realizzi.
trentasettemila. grazie.di esser venuti a casa mia.
ieri al paese c'era il mercatino delle pulci. a dantedieci dodici ospiti. quella casa ha un pregio: se vuoi puoi non farti trovare.
venerdì, 18 novembre 2005
bellissima giornata da passar fuori. un freddo acerbo, il primo di quest'anno. la tramontana fa capolino dal nord, e senti l'odor dei monti, il sapor di neve dell'aria. asciuga la terra questo vento, spazza il cielo dalle nubi e spacca la pelle delle mani. sentirla quassù in collina, fa un effetto strano. sembra voler succhiarti da dentro l'ultimo caldo d'estate, l'ultimo raggio cocente d'agosto. in cima a questa collina arrivano gli odori d'inverno. i camini accesi bruciano ceppe d'olivo, vecchie vigne ormai troppo legnose per il vino, cipressi malati, querci battute dal vento e dagli anni. legni che scaldano, anche solo a odorarli da lontano. ti riempi le nari e i polmoni di quei fumi, e senti che ti piace. tiri su il bavero e ti guardi intorno. colline e colline e ancora colline. boschi e vigne e olivi e case baciate dal sole che scende dalla parte del mare. in certi posti è già grano, il verde che spunta dalla terra. tra un mese sarà velluto di smeraldo. tra quattro sarà pane. già, stasera fettunta, con l'olio nuovo, quello che pizzica, che a contatto col pane rovente sprigiona tutta la forza della terra sassosa. si, pensi a questo, mentre l'aria si fa pungente, il vento teso, la luce fioca. si deve tornare in ufficio. peccato. ci saresti rimasto ancora volentieri in questo camposanto di un paesino sperduto di toscana. ormai certi momenti te li regala solo un funerale.
mi viene in mente di una mia amica, speaker professionista. bella voce, e anche una gran bella donna. un mio collega aveva bisogno di un voice over fatto bene, gli do il telefono della tipa. lui mi ringrazia. la settimana successiva vado a trovarla per lavoro. lei mi sorride e mi domanda se ho dato il suo telefono al tale. non capisco. lei va alla segreteria telefonica e mi fa ascoltare il messaggio: "ciao, son tizio, mi ha dato il tuo telefono lapo, ma non ricordo più il motivo per cui ti chiamo. facciamo così: riattacco, mi faccio una sega, ci penso su e poi ti richiamo."
giovedì, 17 novembre 2005
a volte muore qualcuno. qualcuno che conosci, tipo la madre di un tuo amico. ci sei già passato, ma a certe cose non ci si fa l'abitudine. già, fa male sentirlo parlare. ti racconta del tumore al cervello, delle sofferenze, della morfina. poi ti dice di stanotte, del respiro fievole,dell'agonia lucida. fino a stamane, quando il respiro è cessato. le ha tolto l'ossigeno, le ha chiuso gli occhi, l'ha baciata. un figlio ti ha raccontato l'ultima notte di sua madre. poi è arrivata sua figlia. "sai, tu stai tranquilla, ma è successa una cosa brutta. la nonna è morta, non c'è più." "lo so, me l'ha detto mamma." "ma te sei tranquilla vero?" "si babbo, è la ventesima volta che tummelo chiedi. e te sei tranquillo?" "io no, ma sai, per me è diverso. era la mi' mamma." vero. la trasmissione del dolore è impossibile. ognuno ha il suo. e se lo tiene.
ieri sera cena a casa bensa, dai vecchi amici. siamo arrivati che c'era nebbia, il bosco ci appariva a pochi metri dai fari del discovery. dopo cena era tutto svanito. limpido. la valle dell'arno era un cielo di luci. fino al mare. è sempre un bel vedere.
mercoledì, 16 novembre 2005
origini, tipologia, identità culturale, appartenenza, coscienza storica. tutta roba bella, se si parla di un formaggio di fossa. cazzate se si parla di noi. noi figli dei mass media. voglio dimenticarmi della storia. o meglio, considerarla come un passato da conoscere, non da possedere. che la storia non appartiene a nessuno. quel che possiedo nasce con me, e muore con me. la mia vera storia sono i ricordi, e basta. come mi sentirei se qualche straniero mi chiedesse delle mie origini etrusche? voglio guardare un indiano e vedere uno uguale a me. conoscere un cinquantenne libanese e chiedergli come sta oggi. solo se diventeremo amici gli chiederò se suo nonno conosceva il feroce saladino. e lui vorrà notizie fresche su lorenzo de' medici.
un sopruso è un po' come se ti facessero un pompino: non sei contento finché l'altro non ha ingoiato tutto.
martedì, 15 novembre 2005
ci son due modi di star con una donna. farla sentire una regina. o farla sentire una stronza. tu cerchi di mettere in pratica il primo. pur sapendo che il secondo funziona sempre. il problema è se ne sei capace. infatti, alla fine quello che si sente stronzo sei tu.
una musica. pat metheny. da un film. "fandango". sulla gioventù. kevin costner. giovane, appunto. una festa. di matrimonio. in un paesino del nuovo messico. fili di lampadine agli alberi. il caldo del giorno che si stempera nella sera messicana. e questa musica. un fandango, appunto. da ballare uniti da un fazzoletto. da volare nell'aria. un ballo d'addio. tra kevin e la sua ex che si sposa. tra tutti loro e una gioventù che va via. ci sarà l'impegno, il vietnam, la famiglia. la gioventù sarà un ricordo. come quel sole messicano che tramonta in fondo alla piazza.
pagato il muratore. uno "stonfodisordi". mancano ancora piastrellista, elettricista, idraulico e imbianchino. la povertà è dietro l'angolo. più precisamente tra cesso e bidè.
lunedì, 14 novembre 2005
un'altra differenza tra te e gli altri. tutti da soli si annoiano. tu no. e non son sbagliati loro. pensaci.
perché quando morì mia madre (ottantacinque) ho sofferto meno che della morte di mio padre (duemilatre)? devo spiegarmelo. avevo ventotto anni, sposato, adulto, autonomo. eppure non mi riuscì di "elaborare il dolore". a volte mi dico che una cosa è "veder dimezzare" la famiglia, un'altra è "vedertela sparire". già, può essere che avevo caricato mio padre dei valori che aveva mia madre, trasformandolo in un padre-madre. era lui il depositario, il vero erede di mia madre. ho visto più lui come vedovo che me come orfano. con la sua morte è come se insieme a lui fosse morta di nuovo mia madre. ero solo davvero. orfano al massimo grado. le è sopravvissuto diciott'anni. e io che ho vissuto tutto questo son qui a domandarmi dei perché. forse le ingiustizie ci sono anche nei sentimenti più puri. si può sporcare anche l'amor filiale.
c'è una musica bellissima. quella che sottolinea le mancanze.
pulita la casa. tutta. dai muratori. finito domenica mattina. la principessa era finita, batterie a zero. poi bagno (nella vasca si sta in due) e pranzo da amici. giornata bellissima. primavera di metà novembre. pranzare fuori adesso è davvero emozionante. come ad immagazzinare il sole, sentire il calore e metterlo dentro. la prossima volta sarà aprile, forse. forse.
si può fare a meno della felicità. basta farci l'abitudine.
venerdì, 11 novembre 2005
venerdì sera. discovery pronta, finalmente. vado a prenderla. non vedrò la principessa, se non stanotte. lei al cinema. io da amici. cercherò di non farmela mancare. non riuscendoci.
stamani, conversazione con la socia:io: "ha ragione il tuo uomo, tu sei matta" lei: "..." io: "no, aspetta, ma anch'io son matto" lei: "..." io: "insomma, era un apprezzamento" lei: "..." niente da dire, sarai anche un bravo blogger, ma nella conversazione con le femmine fai schifo.
"non mi piace". lo senti dire spesso. la tua donna viene da una famiglia di "non mi piace". gente scontenta, sempre delusa. lei ha dirazzato, ma ogni tanto ci ricasca. tipo ieri sera. torna delusa da una riunione. tu la guardi. sai cosa pensa. vorresti, ma non puoi. non ora. aspetti. meglio. peccato, non dovrebbe esistere quello sguardo "non mi piace". ha un sapore acerbo, incompleto. le spieghi, o almeno cerchi. parli di te. non ti piace la gente perché ti piace star solo. star solo ti piace. non ti piace la minestra perché ti piace la pasta. la pasta ti piace. non ti piace la città perché ami la campagna. quindi ami la campagna. bene, la solitudine, la campagna, la pastasciutta. non sarà un programma di vita, ma son cose da cercare. desideri. una base di partenza alla quale aggiungere sogni, bisogni, obiettivi, amori, amicizie, cioccolatini alla menta e quant'altro serva ad un modo decente di vivere. che pensare a quel che vuoi è meglio che pensare a quel che non vorresti. insomma, fare il processo inverso. e darsi dei traguardi. non li raggiungerai mai. ma il tempo passerà meglio.
giovedì, 10 novembre 2005
ieri sera dopo cena. da mio fratello a fotografar ceramiche. piazzo il cavalletto, metto su la digitale. mio fratello sgombra il set e accende lo spot ianiro per il primo scatto. la lampada si accende, sfrigola un po', poi si fulmina. son tornato a casa molto presto ieri sera. ma sapevo un sacco di bestemmie nuove.
bellissima giornata. da stare in giardino a prendersi il sole con un libro. oppure una passeggiata sulla spiaggia. meglio la spiaggia. dovrò accontentarmi di una finestra aperta. non ho ragione di lamentarmi. faccio il pubblicitario, non il minatore.
mercoledì, 09 novembre 2005
a volte ti senti uno stupido. ma sai di non esserlo. la tua è solo falsa modestia.
 ho trovato un altro libro su Leonardo Ricci. Leonardo Ricci, architetto «esistenzialista» di Corinna Vasic Vatovec. lei è professore associato di storia dell'architettura alla facoltà di architettura di firenze. il libro è molto tecnico, ma credo completo, non esaustivo ma approfondito. devo capire perché "amo" certe strutture. forse perché contengono "amore". so già che anche questa mia ricerca sarà inutile. ma c'è qualcosa di veramente utile? e poi il titolo promette bene. non potevo finire che in una casa così.
martedì, 08 novembre 2005
ieri sera. gran festa al ristorante. cinquanta persone a festeggiare il mio amico cinquantenne. tutti hanno apprezzato il packaging del regalo, le grafiche, il biglietto. il divudì di auguri ha addirittura strappato l'applauso. solo a me facevano cacare. eppure li ho fatti praticamente tutti io. obbligato dagli amici, ma li ho fatti. anche la principessa era contenta di festeggiare il nostro "compagno di avventure". io no. non posso farci niente. voglio molto bene al mio amico, e lui lo sa. ma era meglio se non c'ero, anche se li avrei delusi. mi son vergognato ad esserci, ecco. che ci posso fare se mi diverto differente?
a volte te lo dici. questa è la volta buona. eccoci. ci siamo. son pronto. tocca a me. poi niente. una vita di false partenze. aspettando l'arrivo.
lunedì, 07 novembre 2005

felice l'ignaro, che non sa cosa c'è dietro l'angolo. è infelice l'angolo, che sa dell'ignaro e della sorpresa che l'aspetta.
è che a volte scrivo come un quattordicenne deficiente innamorato. sarà che penso come un quattordicenne deficiente innamorato. il problema è la pace. quella dentro. non c'è mai. poi un attimo ti sembra che c'è. allora la fermi. la tieni. ma è un faro nella nebbia. lo vedi e poi l'hai perso. aspetti che si accenda di nuovo. e intanto vai piano, attento agli scogli, alle secche. la pace dentro è così. un momento che passa. e tornerà.
a volte non sopporto nessuno. nemmeno gli amici. solo lei. lei va bene. lei l'accetto. sempre. non so. è perfetta. fa parte del mio panorama casalingo. o meglio. l'ho scelta, credo. si, dal profondo. perché è perfetta, appunto. nessun altro lo guardi e capisce. nessun altro ti guarda e capisce. infatti, usiamo la parola solo per divertimento. o per litigare. comunicazioni accessorie, comunque. la sostanza è già tutta lì. tra noi. questo è bello.
sentirla dormire. d'inverno, sotto le coperte. al caldo. è sempre più piacevole.
stasera festa a sorpresa. compleanno di un amico. cinquantenne. il brutto dell'invecchiare non è l'accadimento in sé stesso. è il farlo in maniera allegramente celebrativa.
venerdì, 04 novembre 2005

dopo pranzo. vado in bagno. mano sulla maniglia. sensazione di freddo. ci penso. tecnicamente ne sono cosciente. conduzione termica, agitazione molecolare eccetera. ma cosa mi vuol dire? che son vivo. già, percepisco, sento, trasmetto calore, ricevo freddo. ne sono consapevole. quindi, son vivo. poi guardo dalla finestra. qual'è il concetto di vita? la differenza tra me e quei pini giganteschi. forse loro son più evoluti di me. non possono ignorarsi. son lì, accanto, da mezzo secolo. capace che comunicano in un modo a noi sconosciuto. cinquant'anni di conversazione sui massimi sistemi. già, loro non c'hanno la pensione. oppure le pietre, quelle del muro lì accanto. sarà quella la vita vera? forse la vita è immobile, sempiterna, immutabile. il resto è semplice consunzione organica, come la nostra. possibile che quello che sappiamo sia così poco? esco dal bagno pensoso, turbato. che il nuovo rivestimento a mosaico military della floor gres mi faccia questo effetto? boh, tanto in bagno ci vado poco.
giovedì, 03 novembre 2005
è che ci sto pensando. dall'altro giorno. sul lavoro. ho sempre lavorato. sono ormai trent'anni. ma non mi son mai chiesto se avevo voglia o no. sapevo la risposta. secondo me non siamo fatti per il lavoro. questo non significa non lo si debba fare. solo che se potessi scegliere girerei il mondo, oppure farei fotografie, visiterei mostre, ascolterei musica. ho cercato di mediare, facendo un lavoro che mi garba. il pubblicitario. in questo lavoro c'è la parola, c'è l'immagine, la ricerca estetica, se vuoi c'è anche il racconto. ma è comunque un lavoro. se qualcuno ti da dei soldi, vuol dire che le cose che fai non son tue. son sue. e lavorare in proprio non vuol dire non aver padroni. vuol dire averne dieci, o cento. insomma, il divertimento è altra cosa. oddio, meglio che minatore nel sulcis. ma se potessi andrei a vedere un museo. questo è lo scampolo di coscienza che ho, e me lo tiro in lungo e in largo per farmelo bastare. sono stato anche bravo. si, di quelli in carriera, di successo, quelli che portano a casa un sacco di soldi, che fanno le campagne quelle grosse, per clienti importanti. poi no. mi son ritirato in provincia. a fare quello che so far meglio. l'artigiano della pubblicità. non mi piacevano i riflettori. ho occhi abituati alla penombra io. adesso è un mestiere difficile, più duro, ma anche più realistico. perché ho ancora bisogno di mettere un po' di sogni in quel che faccio. ecco perché faccio poco. forse sto finendo i sogni.
l'altro giorno mi hanno detto che lavoro poco. è vero.
trentaseimila. mi paion tanti. grazie.
mercoledì, 02 novembre 2005
in italia è un assioma ormai consolidato. se vuoi votare uno appena un po' sincero, ti tocca sempre un estremista. ergo, sarai sempre all'opposizione.
"L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a questa marcescenza è, ora, il fascismo" Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove N° 36, 6 settembre 1962
certa gente è inutile che l'ammazzino. fortunatamente.
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