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mercoledì, 31 agosto 2005
penso al mare. tornerà a esserlo. la gente torna alle sue case convinta di averlo visto. e rimarranno le spiagge. verrà il libeccio e le ondate di alghe e legni lavati, sbiancati, corrosi. costelleranno la sabbia, insieme a conchiglie e ossi di seppia. verrà il freddo. tempo di maglie grandi e calde e cerate e cappelli di lana. tempo buono per camminarci davanti, un libro in tasca e niente in testa. e saperlo tuo. e basta.
non sanno il piacere di andarsene in giro col culo scoperto. i meschini.
alibi, giustificazioni, scuse. sembra che la vita abbia un senso solo se sei in grado di certificarla.
la cerimonia fu breve. oltre le madri (eravamo i primi figli a sposarsi) l'unico emozionato era il sindaco, mio coetaneo. la settimana dopo si sposava lui. solo le famiglie. i fratelli testimoni. il mio faceva le foto, e non ascoltò quando il sindaco disse: "i testimoni hanno sentito?" perché gli si era inceppata la reflex. vollero il pranzo. io ne avrei fatto a meno. io e la principessa eravamo nella nostra erre quattro color fegato. a un certo punto presi una deviazione. una stradina che attraversava il fiume, una specie di guado in secca. c'era un mulino, di un amico di mio padre. faceva riproduzioni di madonne in ceramica, era bravo, e aveva restaurato la casa da solo. una meraviglia di struttura, sotto la fornace, sopra la casa, intorno il giardino ad olivi e prato. volevo farglielo vedere. arrivammo al ristorante in ritardo. li avevamo seminati tutti. si vedeva che erano incazzati. ma non potevano più dirci niente. eravamo diventati grandi.
fu una giornata strana, imbarazzante, svogliata. le famiglie ingombranti, la voglia di essere altrove che non mi lasciava mai. il giorno dopo fu meglio. lo ricordo ancora. dopo ventiquattro anni. il mio matrimonio.
martedì, 30 agosto 2005
hai voglia ad invecchiare. un maiale resta sempre un maiale.
quelli che sai essere difetti il sentimento trasforma in pregi. ergo, l'amore non è cieco. è solo stupido.
tutto ciò che si fa, anche il gesto più banale, se estrapolato dal contesto è un atto eroico. anche una semplice minzione diventa un segno di pura sopravvivenza. a questo servono i miti, i simboli, i piedistalli, le teche in vetro eccetera. dai greci in poi nulla di nuovo.
lunedì, 29 agosto 2005
c'è differenza tra solitudine e senso della solitudine. certe decisioni vanno prese da soli. e fin qui va bene. ma se le prendi sentendoti solo le sbagli. inesorabilmente.
venerdì, 26 agosto 2005
mi piacerebbe fare una cosa. mettere su dvd tutti i filmini di mio padre. li ha mio fratello. gelosamente custoditi in una grande scatola di latta ormai mezza arrugginita. piena di piccolissime bobine gialle, e qualche bobina grande, di quelle trasparenti. pellicola "single eight", il formato prima del superotto. quasi tutte girate tra il '60 e il '70. rigorosamente mute. mi ricordo le vacanze a tonfano, a fiumetto in versilia. poi all'elba, o al giglio. avevo cinque anni, imparavo a nuotare. e poi mi ricordo le bestemmie di mio padre quando ci fece vedere la corrida che aveva girato a madrid, e la mise a rovescio. il toro che usciva di culo dalla mantiglia e noi si rideva e lui moccolava. e poi la neve a casa mia, la terrazza non aveva ancora il parapetto e mio padre ci riprendeva mentre si faceva a pallate. poi i viaggi in giappone, oppure in sud africa. dove era stato prigioniero per cinque anni. ricordo ancora le immagini del campo di concentramento, si vedeva ancora spuntare dall'erba alta il filo spinato e le garitte degli inglesi. fu la prima volta che vidi piangere mio padre. strano, mi ricordo cose che ho visto più di trent'anni fa. scherzi della memoria.
giovedì, 25 agosto 2005
oggi è quasi festa. quasi.
stanotte ho sognato che mi facevano piacere con la bocca. una ragazza mora, bei seni, bel viso. eravamo sotto una tenda strana, piccola. mi son svegliato prima di venire. erezione potente. avrei potuto imbrattare il letto. meglio così. odio disperdere il seme.
mercoledì, 24 agosto 2005
sinfonia numero cinque. gustav mahler. diretta da leonard bernstein. c'è chi ci prova dolore. no, è solo un infinito, dolcissimo, eterno crepuscolo. che vorresti non finisse mai. un tramonto rosso, e dolce, e tenue e intenso e forte al contempo. lo guardi e sorridi. un po' come robert de niro nel finale di "c'era una volta in america". saranno gli archi, lo strappato che si amalgama alla nota tenuta, sarà questo finir di vacanze, finir di stagioni, finir di tutto. poi c'è l'arpa. che ti porta con sé, a passi tranquilli, di pace. allora capisci, in quel buio che si avvicina, in quel tramonto che si assottiglia all'orizzonte. che niente finisce. continuerà. e sarò diverso.
solo in ufficio. ascolto musica. e penso. ripenso. tripenso. a cosa poi? solite cose. chi sono? che voglio? dove vado? mai che pensi a cosa do per cena a mio fratello e alla mia amica di carte stasera eh? oppure ancora meglio: come penso di impostare il mio lavoro per questa prossima stagione? no, lui è votato al futile, all'inutile, al friabile quando va bene. lo stupido. meglio se vado a casa va'.....
lineamenti decisi, pose tranquille. occhi assorti. capelli tirati via dagli occhi. con le mani. lunghe, un solo anello. piccole rughe sulla fronte. gesti solidi, lenti. sguardo serio, sopracciglia folte, mobili.una solidità che pare non esista. ma c'è. e mi piace saperla. e guardarla.
ma se un paio di scarpe costa dai settanta euri in su quanto dovrebbe costare una poesia di lawrence ferlinghetti?
martedì, 23 agosto 2005
non ho più scarpe. devo comprarne un paio. vorrei non averne bisogno. con quel che ne consegue.
eh si, le donne. gente tosta in confronto a noi. roba dura. mamme o scienziate, o entrambe. è lo stesso, stanno sempre sul pezzo. volontà, concentrazione, idee chiare. non sempre giuste, ma chiare. ecco perché il più delle volte ci sotterrano. vivi o morti è lo stesso.
il dente che dondola. è ancora lì. pensavo di lasciarlo in croazia.
lunedì, 22 agosto 2005
oggi ho rivisto la socia. e il socio. meglio la socia. parecchio meglio.
tornare e trovare tutto uguale. solo un'impressione. come minimo sei cambiato tu.
venerdì, 05 agosto 2005
bene. starò via quindici giorni. due settimane senza scrivere qui. non sarà male. le vacanze fan bene in tutti i sensi. e poi non smetterò di pensare. anche se sarà più difficile. sarò meno solo. già, la solitudine. specie in questo agosto la sento. ma non mi dispiace. cercherò i miei momenti nel mare croato, tra le isole.sarò a casa il venti. quando torno si vedrà.
il contatore corre. trentamila. grazie.
stamani ho visto un omino in bici mentre venivo a lavorare. aveva le canne da pesca. un flash. io piccolo, con mio fratello. risalendo il fiume vicino a casa. avevamo comprato l'attrezzatura da "i' chioccia" (altro soprannome tipico), il cacciaepesca del paese. su lui voglio scriverci. avevamo le canne vere, fatte di "canna di tonchino", quel bambù flessibile buono per pescare. tre pezzi da infilare con gli anelli di rame. e le lenze arrotolate su bastoncini di balsa. si andava alla "pescaia dei capitani", a un chilometro da casa mia. un posto fresco, pieno di alberi, con una cascata larga e tranquilla che potevi anche camminarci sopra e sentire l'acqua sui piedi. si pescavano le arborelle, pesciolini piccoli e facili da prendere, che finivano in una zucca vuota che poi buttavamo di nuovo nel fiume. giornate così, passate nel rumore dell'acqua che cade. allora non gli davo importanza. già. le cose inutili di un tempo ti serviranno fra un po'.
giovedì, 04 agosto 2005
femmine. si, ti avvicini, curioso. non so, ti attraggono gli occhi, oppure i movimenti, o anche la voce. o anche il dentro, il pensiero. si, il pensiero femmina. ti piace scoprire il bello. atteggiamento strano il tuo. come un fotografo, cerchi lo scatto unico, il clic che riassume l'armonia. come ad esser sempre pronto a innamorarsi. ma forse sei solo un maschio, come gli altri. sempre attento alla preda. poi però va diverso. guardi e basta. non mordi, non graffi, non attacchi. no, tu fai clic. che è una specie di cilecca forse. già, sai già come vanno le cose. evitare il male, la delusione, o peggio. che il peggio lo hai conosciuto. quello subito dopo il meglio. delle donne. e di te.
oggi quel pinolo è finito sulla tomba di mio padre. un altro sulla tomba di mia madre. robe da far da solo. che anche una mosca sarebbe di troppo. le più tue che c'è. le scrivo qui per ricordare.
mercoledì, 03 agosto 2005
scrivere. le idee migliori ti vengono quando non hai una tastiera. e vanno via. pace, che tanto non saresti stato capace di buttarle giù. il nero su bianco. tanta roba. scrivere è biologico. come pensare. no, meglio. come mangiare, pisciare, cacare, eiaculare. si, scrivere è far uscire, concretizzare quel che hai dentro. nessuno dice "ora digerisco". lo fa e basta. così il pensare, o il fantasticare. se scrivi cachi l'immaginazione che hai dentro. non è poesia, ma rende l'idea.
martedì, 02 agosto 2005
è inutile nascondersi. l'età è quella. a volte penso che una donna è disonesta. ci credo che son sempre giovanili e attraenti. creme, trucchi, tinture per capelli. vorrei veder loro in versione "nature", acqua e sapone. e capelli bianchi. non uscirebbero da casa. poi però guardo i risultati di cotanta fatica. e apprezzo compiaciuto.
lo faccio. mi tocca e lo faccio. ma non so aspettare.
lunedì, 01 agosto 2005
la voglia di ferie sta crescendo. venerdì avrà la sua soddisfazione. intanto sistemare casa (chiedere ai vecchi proprietari come cazzo funziona l'impianto di allarme), pulire il land rover (così com'è non ci entrerebbe una capra), farlo controllare dal meccanico. controllare patente, carta d'identità, libretto, carte di credito, passaporto, spazzolino da denti e dentifricio. fare testamento? no, ci penserà chi resta.
mi sto ascoltando roba nuova. una chitarrista. kaki king. ho visto un video l'altra sera su mtv. una ragazzina con una chitarra. la canzone si chiamava "playing with pink noise". non la suonava. la percuoteva quella chitarrina. tipo michael edges, oppure tuck di tuck and patty. mi son venuti i brividi. mi garbano le mimme che hanno coraggio. mi garba la musica che ci senti il duro dentro. il duro della vita, del disagio, del dolore. il duro non è facile da fartelo garbare. meglio il morbido, l'armonia, le robe facili, rotonde. questa mimma suona di spigolo, cambi continui di ritmo, spostamenti di pensiero, come a cercare senza trovare. mi piace la musica. mi piace la musica nuova. mi piace suonata bene. se poi a suonarla è una mimma con una chitarra e tanto talento vado in brodo di giuggiole. kaki king. questa la tengo d'occhio.
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