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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































venerdì, 29 luglio 2005
 

scirocco. il cielo è bianco dal calore. come la volta di un vecchio forno a legna.

messo in casa da LaPo | 17:49 | commenti
 

del dolore che si prova se ne conosce sempre la ragione. della gioia quasi mai.

messo in casa da LaPo | 12:23 | commenti
 

da stamane dantedieci ha una nuova libreria. ventidue metri e cinquanta di libri troveranno la loro casa. ora si!

l'immagine qui sopra è esattamente la libreria in questione.

messo in casa da LaPo | 11:33 | commenti


giovedì, 28 luglio 2005
 

ma se nessuno è perfetto, vorresti esserlo proprio tu?

messo in casa da LaPo | 17:24 | commenti
 

in macchina ho un pinolo. si, di quelli che schiacci e mangi. in giardino ne cadono a migliaia, dai pini, con gli aghi e qualche pina. l'altro giorno monto in auto. sul predellino della macchina c'era un pinolo. lo prendo e lo appoggio sul cruscotto. era nero, sporco di quella polvere scura che ricopre i pinoli. l'ho spolverato e l'ho messo lì. poi ogni tanto lo guardo. mi ricorda dantedieci quando sono in giro. non la casa in sé stessa. i significati che gli do io, e quel che ci succede intorno, due vite che cambiano, e che modificano l'ambiente, i parenti, gli amici. con decisioni a volte grandi, altre volte impercettibili, insignificanti. ecco, si, mi guardo 'sto pinolo sul cruscotto, e lui mi racconta l'ultimo anno di vita. il sei agosto partirò per la croazia. avrò un altro pinolo sul cruscotto. quello che c'è adesso sarà sulla tomba di mio padre, che il quattro agosto farebbe novantaquattro anni. quel giorno andrò sulla tomba, gli farò gli auguri, e su quella lapide di marmo nero lucido lascerò quel pinolo, ormai quasi bianco dal sole che ha preso. sarà lui a raccontargli che suo figlio sta bene, abita con la sua principessa nella casa di leo ricci, quella che lui diceva che "aveva il prosciutto cotto in terra" (leggi "pavimenti in graniglia di marmo rosata"). sarà contento di sapermi lì. e sarà contento che gli faccio gli auguri. gli piacerà anche il pinolo, con quella forma lignea, semplice, grafica, pura. che tra un padre esteta e un figlio stronzo non possono correre tante parole. contano più i segni.

messo in casa da LaPo | 12:55 | commenti
 

genitori. essere genitore. io non ho figli. ma molti che hanno figli continuano a non essere genitori. allora mi viene un dubbio. se loro non sono genitori, i loro figli cosa sono?

messo in casa da LaPo | 11:56 | commenti


mercoledì, 27 luglio 2005
 

il sesso è come la bicicletta. una volta imparato non lo scordi più. finché qualcuno non ti sorpassa.

messo in casa da LaPo | 15:04 | commenti
 

lo spirito. si, lo spirito delle cose. lo senti, intorno. a volte. è come una musica. un'armonia indistinguibile. ma lo percepisci nell'aria che vibra intorno, sotto la pelle. senti roba che scorre, dentro e fuori. un equilibrio di un miliardo di ingredienti. tuo padre e tua madre, i morti che hai, e i vivi, e le cose e la gente che gira intorno. e i pensieri che vanno, escono da te e girano il mondo. per te. di più. per te solo.

ascoltando "devorzhum" dei death can dance

messo in casa da LaPo | 11:26 | commenti
 

la temperatura si alza. tu devi rimanere freddo. è una parola.

messo in casa da LaPo | 10:32 | commenti


martedì, 26 luglio 2005
 

le cose della vita. capitano. a prescindere. che tu voglia o no. e forse è meglio. che di cose desiderate ce n'è troppe. se succedessero tutte sarebbe un gran casino. o almeno imbarazzante. si, alquanto. e poi capita, succede, accade. l'inaspettato, il temuto, il cercato, l'improbabile. e le cose della vita cambiano, senza spiegartelo, senza preavviso. a volte non te ne accorgi nemmeno, ti sembra tutto uguale. non è mai uguale. guarda bene.

messo in casa da LaPo | 16:58 | commenti
 

non riesco più a metter foto mie. non so se è un problema di splinder o altro. pace. faccio senza.

messo in casa da LaPo | 16:14 | commenti
 

pensare, guardare, star fermo. la tua vita è sempre più simile a quella del buddha. o del geranio.

messo in casa da LaPo | 12:05 | commenti
 

in questo mondo di cosce ombelichi tette e culi l'unica cosa che mi emoziona davvero in una donna sono gli occhi. datemi due occhi come dico io, ci annegherò di felicità.

messo in casa da LaPo | 09:46 | commenti


lunedì, 25 luglio 2005
 

se tu avessi nelle mani la velocità con cui a volte pensi, sentiresti fischiare le dita.

messo in casa da LaPo | 19:44 | commenti
 

sabato passato in giardino. a togliere aghi di pino. a milioni, a miliardi. vado a buttarli via. il cassonetto dell'organico è in fondo alla strada. sono un ecce homo coperto di sudore, terra e aghi di pino. la mia tenuta consta di (dal basso): zoccoli bianchi da infermiere, sudici, sformati; bermuda neri, sudici, sdruciti alle tasche; t-shirt bianca di emergency, sbiadita dal sudore, coperta di macchie. aghi di pino nei capelli. basta. mentre porto il bidone con gli aghi di pino si ferma davanti a me una audi a due nera con condizionatore a palla. la suddetta auto contiene una bionda (al volante) e una mora. la mora saluta la bionda e scende. sovrasta l'auto (e ci vuol poco) e sovrasta di una spanna anche me (e questo vuol dire che sta sul metro e novanta). la suddetta mora è vestita nel seguente modo (dal basso): ciabattine argentate sottilissime. camicione azzurro chiaro lunghezza sottoculo, assolutamente trasparente e con ampi spacchi laterali e scollature. slip e reggiseno chiari, minimalisti ma evidenti. basta. è stato uno scontro. appena scesa lei mi vede e tenta di coprirsi con quel poco che ha (maxiocchiali da sole e minitelefonino). io la vedo e mi copro col bussolo degli aghi di pino. penso che il contatto è molto ravvicinato, e potrei abbassare lo sguardo. l'imbarazzo cresce. poi mi dico di no. a occhio ho il doppio dei suoi anni, il doppio dei suoi chili, devo avere il doppio del suo orgoglio. in fondo io sto lavorando, lei no. è lei che ha scelto di uscire da casa sua ignuda, esponendo cotanto (ma tanto) corpo all'altrui giudizio. eccotelo il giudizio mimma. ti guardo ben bene, con una tranquillità e una sicurezza che solo un cinquantenne madido e sgarrupato con un miliardo di aghi di pino in mano può avere. la venticinquenne valchiria apparentemente regge bene l'impatto (oggi vengon su bene) e entra nel cancellino di casa sua. io arrivo al cassonetto ci vuoto il bussolo degli aghi dentro. il vento mi butta negli occhi terra e polvere. punizione meritata. ho osato troppo.

messo in casa da LaPo | 12:30 | commenti
 

perché scrivere è raccontare. e raccontare è esorcizzare la vita, masticarla, deglutirla, digerirla, metabolizzarla, e in fondo cacarla. che contrariamente al cibo, è merda mentre la mastichi, profuma quando la ricordi.

messo in casa da LaPo | 09:08 | commenti
 

la vita è breve dicono alcuni. di solito son quelli che si annoiano di più.

messo in casa da LaPo | 08:51 | commenti


venerdì, 22 luglio 2005
 

ha aperto un sito di fotografia. uno dei tanti. mica vero. si chiama www.photomuse.org e mi piace da morire. vorrebbe essere il più grande sito di consultazione fotografica del pianeta. al momento ce ne hanno messe milleseicento, un po' vecchiotte ma tutte buone. sarà il più grande, il papà si chiama george eastman kodak, la madre international center of photography alliance, insomma due robine grosse ecco. che cresceranno un figlio gigantesco. si parla di un archivio di milioni di foto. al momento mi son goduto weegee, un fotografo che ha lavorato negli anni trenta. americano, votato alla cronaca. bianconero, notte, flash, e scatti che sembran romanzi da come raccontano dell'america di quegli anni. ci senti il caldo, il freddo, il rumore di new york. la solitudine, la disperazione, la forza della gente. weegee, un grande fotografo, pagato come un cronista. succede. c'è chi paga gli imbecilli per fare i pubblicitari. www.photomuse.org, quando posso ci vado.

messo in casa da LaPo | 16:33 | commenti
 

sto montando uno spot. dopo molto tempo che non lo facevo. non ricordavo fosse così divertente.

messo in casa da LaPo | 13:30 | commenti
 

oggi ho da far molte cose. peccato, che ce l'avevo un paio di robe da metter qui. boh, vediamo se trovo il tempo, prima che mi spariscano nel testone.

messo in casa da LaPo | 09:03 | commenti


giovedì, 21 luglio 2005
 

ripenso ad una usanza buffa del mio paese. i paesani veri, quelli vecchi, li chiamano strano. usano il nome e poi il soprannome del padre. tipo "beppe d'omero" oppure "fernando di chiocciolina". io sarei "lapo di chiodo" ad esempio. un eventuale figlio che avessi (che ne so, ugo) lo chiamerebbero "ugo di chiodo". no, ora non funziona più tanto 'sta storia del soprannome. ma i vecchi la usano ancora. questo parlando in terza persona. se poi parlano con me, o sono lapo, oppure chiodo, il soprannome di famiglia. e me ne vengono in mente altri, tipo "edo di' cuia" oppure "sergio di falame". e penso alla regola. un modo arcaico e facile per localizzare le persone. in un paese ci son molti che hanno lo stesso cognome, ma poi le singole famiglie hanno il loro soprannome. allora il soprannome ti individua subito, e se parli di "nando di' gotti" sai che i gotti stavano in centro sopra al bar e nando faceva le pastine. e all'anagrafe avevano un altro cognome. e poi ripenso al "di" che stava tra il nome e il soprannome. unità, famiglia, clan, appartenenza. si, come la casa o le terre. noi si giocava nei "campi di' cucco", oppure si andava sotto la "casa di' tabano". almeno finché il cucco o il tabano di turno non si incazzavano e ci rincorrevano urlando. geografia di un paese toscano, fatta di nomi e soprannomi. e di appartenenze. che certe cose le dimentichi facile, con la rubrica digitale e le memorie del telefonino e tutti i cazzi buffi di oggi. ma poi ti rivengono fuori questi modi di legarsi in un piccolo reticolo, una ragnatela invisibile che conteneva facce, nomi, soprannomi, famiglie, storie. allora lo sai. non basta una vita ad allontanarti da lì.

messo in casa da LaPo | 18:37 | commenti
 

ventinovemila. grazie. a tutti.

messo in casa da LaPo | 16:39 | commenti
 

perché le scrivo certe cose mie? semplice. per ricordarle.

messo in casa da LaPo | 09:20 | commenti


mercoledì, 20 luglio 2005
 

nel blog di là (malaparata) il giadim diceva della sardegna. gli ho risposto come la vedo io. un posto unico. e ora vorrei pensarci un po'. sul perché mi piace. io il mare d'italia l'ho girato quasi tutto. anche le isolette, tipo favignana lipari eccetera. dal sud al nord, tutto direi. la sardegna è differente. ecco, dopo la mia terra, starei in sardegna. non scherzo. la sardegna non è un'isola. è un continente in miniatura. fai pochi chilometri e il mondo cambia. dal mare ai monti, dal lago al deserto. e tutto è esageratamente bello. gigantesco, ti sovrasta. vedersi il gennargentu in macchina. tu vai, ma lui non si muove. è fermo, lì, massiccio e duro. si, la sardegna è dura. come i sardi d'altronde. e bella come loro. gente che ti regala la sua vita o ti toglie la tua (leggi uso del pattada e della lupara) con la stesso atteggiamento serio e sicuro. che poi atteggiamento non è. in sardegna niente è finzione. è troppo duro vivere per potersi permettere di recitare. regole ferree e millenarie garantiscono alla gente una vita parca ma certa. il fratello di mia madre ci andava a caccia. un giorno gli attraversò la strada una pecora col suo agnello. frenò. quando tornò ci disse che era stato per tre giorni ospite dei pastori, che uccisero l'agnello e un "porcheddu" per offrirli nelle cene di ringraziamento perché "quello del continente" aveva frenato. poi la volta dopo ci litigò con quel pastore lì. o meglio, da bravo fiorentino lo prese un po' per il culo. tornò a firenze, e il postino gli recapitò un pacco dalla sardegna. era un "pattada", il coltello sardo. lui telefona ad un amico ad alghero. l'amico gli dice che lui non deve tornarci in sardegna. che se torna deve difendersi dal pastore, che gli ha promesso di ucciderlo. mio zio ride, ma poi sentendo l'amico preoccupato se la fa addosso. e decide. torna a trovare il pastore, al bar del paesino. mio zio posa il pattada sul tavolino, davanti a tutti. gli dice che lui non usa le armi contro gli uomini, che lui ci ragiona, e che se vuole ucciderlo lui è lì, ma il coltello glielo ridà, che a lui non serve. e poi gli dice che a quel punto o lo ammazza o diventano davvero amici, che non si devono guardare le parole ma i fatti, e i fatti sono che lui preferisce una coltellata da un amico che perderlo ingiustamente. il pastore si alza, prende il pattada, guarda mio zio. lui si caca letteralmente addosso. poi gli stringe la mano e gli ci mette il coltello: "tienilo, te lo regalo". mio zio tornò a firenze con un amico dentro. e le mutande da cambiare. poco dopo (ero un bambino) mia madre mi dice che lo zio si trasferisce. lui la zia e i cugini vanno a vivere ad alghero. mio zio è morto molto tempo fa. è sepolto lassù in alto, nel cimitero sulla collina che sovrasta la sua alghero. ho una zia lì, che mi dicono completamente rimbambita (era già così da giovane, bella e pazza). e due cugini algheresi, ma li ho persi di vista. il pattada ce l'ho io, ormai rotto, rugginoso e inservibile. non so dove sia. unico ricordo del fratello di mia madre, che andammo a trovare con la principessa poco dopo sposati, e che la incantava con le favole della sua sardegna, i racconti di cinghiali selvaggi, di mufloni furbi e di boschi di pungitopo grandi come tigli e fiumi blu incassati nelle rocce. era un omone di due metri mio zio sardo, coi capelli rossi e ricci. mi ricordo quella mano gigantesca con l'eterna sigaretta senza filtro tra le dita, appoggiata sul volante mentre ci portava in giro. si, era un uomo grande e grosso. "manno", si dice in sardegna.

messo in casa da LaPo | 20:06 | commenti
 

e risiamo lì. a pensarci. a quello che un mio amico da ragazzi chiamava "quel camion con rimorchio di sentimenti che ti trascini dietro e spesso non sai a chi rovesciarlo addosso". il mio amico sapeva cosa diceva. senza chiamarlo amore, o amicizia, o anche arturo, che tanto ognuno lo chiama come vuole, a seconda dei momenti e delle situazioni. ma poi arriva il tempo che il camion è pieno, e il rimorchio anche. a quel punto trovati subito qualcuno a cui rovesciarlo addosso. che so, un gatto, una donna, un uomo, un rododendro, un cane, un lampione rotto, un bambino, una chiave inglese. anche un ricordo a volte va bene. quel camion va vuotato. senno' son guai.

messo in casa da LaPo | 18:33 | commenti
 

già, più che passano gli anni e più "sei". ma col tempo aumenta anche "quel che avresti potuto essere e non sarai mai". roba pesa, a volte.

messo in casa da LaPo | 13:20 | commenti
 

pensavo. la voglia. la voglia ti piglia a prescindere. non si innesca per qualcuno. succede e basta. anzi, spesso ti viene da solo. quindi è roba tua. solo tua.

messo in casa da LaPo | 12:37 | commenti


martedì, 19 luglio 2005
 

stasera ordino il bagno nuovo. lo monteranno a fine agosto. a parte il fatto che quattromila euro di materiale mi sembran tantini. se poi si aggiungono un duemilacinque di muratori e idraulici diventa esorbitante. vabbe', mi dico che dantedieci li merita. e poi ripenso a via del castello uno. la nostra prima casetta. la comprammo con manco diecimila euro di oggi. cinquanta metri quadri tra camera e cucina. ventitré anni io e diciannove lei. amore, coraggio, indipendenza, orgoglio, voglia di vivere. ci mettemmo tutto in quelle due stanzette. il grosso dei restauri lo facemmo da soli. l'impianto elettrico tutto io, che allora facevo l'elettricista in una fabbrica vicina. niente ragali, comprammo tutto. a fine agosto era pronta. ci sposammo, dopo neanche due anni che si stava insieme. fu rapido, epidermico, entusiasmante, fulminante, decisivo. per entrambi. ci siamo stati dieci anni in quella casetta. si era giovani, e non passava sera che non ci fosse gente a cena, oppure dopo, per il caffè, due chiacchiere e un po' di musica. ci si scoppiava, era sfruttata meglio di una barca, ma era casa nostra, e ci si stava bene. la vendemmo per farci casa bensa. davanti al notaio si pianse tutti e due come viti tagliate. a volte ci passo davanti, a quella casetta piccola, quella mezza chiesa sulla piazza che dà sull'arno. e vedendola dal ponte ci ripenso. a queste due storie legate. diverse e uguali. volute e fuggite. subite e cercate. son partite da lì. via del castello numero uno.

messo in casa da LaPo | 13:06 | commenti
 

che poi te lo dici. tutti i giorni. dove ti porteranno i sogni? da nessuna parte. questo lo sai già. e allora a cosa servono? a niente, servono a starci meglio in questa vita strana e banale che ti sei costruito. si, in fondo lo sai. è tutto inutile. tu, gli amici, i parenti, le idee. niente che valga. o meglio, niente che valga in assoluto. per te, ecco. si, per te certe cose hanno un senso. scrivere ha senso. sognare ha senso. sperare ha senso. ma tutto si riduce qui. a te, microrganismo futile e passeggero. ma forse è questo che ti piace. non sei importante. questo ti permette uno sguardo distratto. dei pensieri leggeri, una vita superficiale. il tempo che spendi a seguir farfalle non è buttato via. non valeva niente da prima.

messo in casa da LaPo | 10:51 | commenti
 

tra due settimane croazia. quindici giorni di amici, mare, girate. un fuoristrada (il mio) un furgone (a noleggio) otto adulti e cinque ragazzini. tutti in una casa sul mare blu di quei posti. e girate, e cene a base di carne di pecora, e bagni e immersioni e paesini di case di pietra e isolette bianche e brulle come briciole di pane su quella tovaglia trasparente. si, dopo un anno come questo ci vuole.

messo in casa da LaPo | 10:16 | commenti


lunedì, 18 luglio 2005
 

no, non siamo fatti come ci vorrebbero. nessuno lo è. sensi di colpa ambulanti, delusioni in trasferta, fallimenti viventi. ma per chi? per gli altri. e gli altri che c'entrano con noi? niente. non c'entrano niente. pensandoci bene, siamo esattamente come volevamo. intimamente orgogliosi di noi. merda compresa.

messo in casa da LaPo | 16:27 | commenti
 

mica per la parte pornografica. quella è quasi inesistente. c'è dell'altro. forse gliene parlo quando torna.

messo in casa da LaPo | 11:22 | commenti
 

la socia non rientra oggi. problemi con l'auto. l'ho sognata. ma è meglio se non dico come.

messo in casa da LaPo | 10:55 | commenti
 

l'amore. quello vero. come il masturbarsi. lo si impara da giovani. e da soli.

messo in casa da LaPo | 09:32 | commenti


venerdì, 15 luglio 2005
 

auguri. a chi lo so io. e basta.

messo in casa da LaPo | 12:14 | commenti
 

ieri sera mio fratello a cena. sua moglie e i bambini sono alla casa al mare di mio padre. ha ritirato le dia del viaggio in barca, e come sempre ha il proiettore rotto. ho piazzato il mio con lo schermo fuori dalla cucina, tipo cinema all'aperto. finlandia, norvegia, svezia, scozia. il nord visto da una barca. il tutto visto da un giardino italiano in estate. e poi la proiezione è continuata. altri viaggi, altri mari. i tropici. e poi ancora mare. il nostro. i miei nipoti, piccoli. il fratello di lapo non lo ricordavo in versione tascabile. oggi è un dodicenne col quarantaquattro di scarpe. già. il mare è grande, ma c'è qualcosa che è più grande del mare. il tempo.

messo in casa da LaPo | 10:04 | commenti


giovedì, 14 luglio 2005
 

a leggere certi blogs o certi commenti mi viene in mente il maestro manzi. ero piccolo. tivù in bianco e nero. faceva una trasmissione. il titolo era "non è mai troppo tardi". ha insegnato a leggere e scrivere a mezza italia. è morto da diversi anni. per sua fortuna.

messo in casa da LaPo | 18:52 | commenti
 

è una questione spinosa. con le femmine dico. saper cosa vogliono. a volte le contenti. ma è solo culo. hai indovinato, tutto lì. il più delle volte fai esattamente il contrario. devo capirla questa. sono io idiota o mi prendono per il culo? in medium stat veritas. che vorrebbe dire che son vere ambedue le ipotesi.

messo in casa da LaPo | 18:22 | commenti
 

ieri sera carte. cena in terrazza. a godersi un tramonto da togliere il fiato. vinto vinto. telefono alla principessa. è a un concerto in piazza della signoria a firenze. per un momento ho avuto nostalgia. di stare con lei a dantedieci. ci starò stasera. la cucina ha innescato uno spostamento di funzioni e materiali molto interessante. il bagnetto non serve più a rigovernarci, ci si può anche far pipì. il ripostiglio è tornato tale, spariranno il vecchio fornello e il piccolo frigo. ci metteremo anche le diapositive, oltre duecento caricatori. si, quello scaffale stasera lo riempiremo di ricordi. questo libererà la cassapanca di mia madre, dove andrà tutto il corredo fotografico, che sparirà dall'armadio bianco della stanza degli ospiti. una specie di effetto domino, un terremoto di assestamento interno che "personalizza" gli spazi. non è una cosa pratica, non va letta solo nella sua accezione funzionale. no, è fare di una casa "casa tua". sto studiando le reazioni della principessa. far tuo uno spazio significa piegarlo al tuo volere, dargli il tuo significato. starci comodo non solo per mangiare dormire eccetera. starci comodo con l'anima. come ieri l'altro sera. io fuori a fumare, nel giardino davanti. lei al bancone della cucina, a metter la roba nella lavastoviglie. una grande vetrata a separarci. mi giro. la guardo. vedo i gesti. sicuri, calmi, tranquilli. la vedo, ora si sente a casa. dopo mille disagi. e dolori. e violenze. lei amava la sua casa in città. ecco, in quel momento ho realizzato. dantedieci sta diventando casa sua. lei posa un bicchiere, mi guarda. sorride. quel sorriso incastonato in quella faccia tranquilla, incastonata in quella vetrata luminosa, incastonata in quella casa bellissima incastonata in quella notte silenziosa. le ho mandato un bacio e mi son tolto dal cono di luce. a piangere.

messo in casa da LaPo | 10:20 | commenti
 

lo so. dovrei fare un mare di cose. ma come sempre rimando. è che non riesco ad anteporre il dovere al piacere. un vizio che mi son coltivato fin da piccolo. è intelligente ma distratto dicevano i prof. e mia madre si incazzava. da allora non sono cambiato. solo peggiorato. e in fondo mi piace così.

messo in casa da LaPo | 09:53 | commenti


mercoledì, 13 luglio 2005
 

socia in vacanza. mi manca. come sempre. lunedì cercherò di non farglielo capire. la picchierò piano.

messo in casa da LaPo | 18:46 | commenti
 

è che certe cose non possono lasciarti fuori. certe cose ti tiran dentro. non posso sentire un ministro che dice certe cose. anche se è leghista. ma è un ministro della nostra repubblica, cazzo. parla per tutti l'imbecille. allora mi immagino che se nei suoi vaneggiamenti alla parola "musulmano" (si ricordi che sono più di un miliardo) si sostituisse la parola "ebreo", lui finirebbe a norimberga, sul banco dei nazisti. uso spesso la parola "garbo", mi hanno detto che è bellina. allora lo dico a tutti 'sti fanatici: son momenti duri, metteteci garbo.

messo in casa da LaPo | 16:40 | commenti
 

stasera carte. ho voglia di vederli i miei amici, dopo due settimane. specie la single dagli occhi di ghiaccio. mi mancherà dantedieci, comunque. con la cucina è diventata casa davvero. una casa non è tale senza il cuore. da cinque giorni il baricentro della casa si è formato lì. anche il tinello ha acquisito peso specifico. la cucina accanto è il punto di ritrovo, di azione. il giardinetto fuori dalla cucina è diventato "il fuori" dove si mangia, si conversa. ci facciamo anche colazione fuori, guardando il cielo tra i pini. ieri sera dopo cena pensavo sorseggiando il caffè con la principessa. abbiamo amici, tanti, gente in gamba, e ne siamo contenti. ma io e lei da soli ci divertiamo ancora da matti. o almeno succede spesso. gliel'ho detto. ha sorriso, con quel vestitone viola e i denti bianchi che spiccavano nell'ombra serale. devo ricordarmi di fargliele presenti certe cose. a meno di essere assente. e non parlo del fatto fisico.

messo in casa da LaPo | 10:27 | commenti
 

in ufficio. fuori piove, ma non tanto. quella pioggia piccola, che la senti ma non la vedi. che senti il fresco senza quasi bagnarti. roba da godersela a casa.

messo in casa da LaPo | 09:57 | commenti


martedì, 12 luglio 2005
 

robe brutte. tipo un'amica della principessa. ieri sera a cena da noi (la prima ospite nella nuova cucina).incontra un tipo. in gamba. due difetti. beve. sniffa. e quando fa l'una cosa o l'altra è brutto forte il tipo, brutto come uno ubriaco e manesco e violento e disperato e stupido e bambino. quanto è bello da sobrio, e romantico, e gentile, e intelligente. fino alla prossima. si, davvero. robe brutte. ieri mentre mi lavavo i denti mi son guardato allo specchio. potrei smettere di fumare. la faccia a culo no. quella la tengo.

messo in casa da LaPo | 19:17 | commenti
 

oggi giornata un po' così. roba tipo aspettiamo domani. o anche no.

messo in casa da LaPo | 17:47 | commenti


lunedì, 11 luglio 2005
 

un po' di vento, una donna col vestito largo, viola. mette a posto i bicchieri. le guardi il culo. poi te la guardi tutta. si gira, inveisce sulla tua pigrizia. sorride. ecco fatto. sei a posto. per un po'.

messo in casa da LaPo | 12:45 | commenti
 

a volte ti senti proprio sperduto. che ne so, un vuoto dentro grande, ma grande che se ci entrasse un treno potrebbe perdersi. e non sai che ficcarci in tutto quello spazio. si, la fantasia ti aiuta. ci metti dentro donne, e viaggi, e paesi lontani, e voglie, e sogni, e ricordi, e persone belle, e fatti strani. e ci scrivi anche in questo vuoto grande ma grande. lo vorresti riempire. di te, di quello che sei e anche di quello che non sei. ma il vuoto rimane tale. e rischi di perdere tutto.

messo in casa da LaPo | 11:26 | commenti
 

dantedieci ha una cucina. incompleta, imperfetta, ma funzionale, bellina, accogliente. stamani colazione fuori, proprio lì davanti. ci è piaciuto parecchio.

messo in casa da LaPo | 09:25 | commenti


giovedì, 07 luglio 2005
 

a volte mi manca un g liquida.

messo in casa da LaPo | 19:40 | commenti
 

ventottomila. grazie a tutti.

messo in casa da LaPo | 15:51 | commenti
 

siamo in guerra. bisogna ricordarlo ogni tanto. londra bombardata. come kabul, d'altronde. come diceva leonardo sciascia, a ciascuno il suo.

messo in casa da LaPo | 13:12 | commenti
 

musica. se non ci fosse quella. tipo i "traffic". steve winwood, dave mason, chris wood e jim capaldi. winwood veniva dai "blind faith". nel sessantanove fecero un solo grandissimo disco (che io ho), poi lui tornò ai "traffic" e il vecchio complesso (eric clapton jack bruce e ginger baker) si richiamò "the cream". a differenza dei "blind faith" non mi piacevano tanto né gli uni né gli altri. salvavo due pezzi: dei cream "crossroads" e dei traffic "the low spark of high-heeled boys". la sto ascoltando adesso. in loop, come piace a me. anche se non ce ne sarebbe bisogno. è una suite che dura undici minuti e mezzo. in questo pezzo ci sono tutti gli anni settanta. tutti, niente escluso. e anche di più. se lo dovessi sintetizzare in due parole lo definirei "intelligenza acerba e dolorosa". vabbe', son tre. ma è bellissimo. struggente, dolce e amaro. una specie di tuffo psichedelico e rarefatto in un mondo multicolore e armonico che se ci entri dentro ci rimani invischiato. dimentichi l'epoca, gli strumenti, ti scordi tutto. solo musica. grande musica. roba da farci l'amore mentre la ascolti. da perdercisi dentro. se non ci fosse la musica. avevo tredici anni quando uscì "the low spark of high-heeled boys". non potevo godermela allora. troppo giovane. lo faccio da vecchio.

messo in casa da LaPo | 12:57 | commenti


mercoledì, 06 luglio 2005
 

un giorno va tutto a merda, non ti torna niente, non ti piace niente. un giorno invece sei contento, sei a posto, quasi felice. differenze? nessuna. la solita vita. spiegatelo.

messo in casa da LaPo | 17:21 | commenti
 

cose strane accadono a volte. ombre, vaghe, lontane. il passato, mica facile ricordarlo. ci vorrebbe una luce. bianca, vivida, forte. ma la vita è imprecisa. mezze tinte, mezze storie, mezze facce, mezzi posti. tipo fiume. affiorano e poi no. non le vedi più. la vita è così. vaga mentre la speri. incompleta mentre la vivi. mancante mentre la ricordi.

messo in casa da LaPo | 12:24 | commenti
 

spero. se fosse possibile. che tutti i miei sogni rimangano tali. che non si avverino mai.

messo in casa da LaPo | 11:26 | commenti
 

http://www.whiteband.com
perché conta più una cosa fatta di mille da fare.
(mio padre)



messo in casa da LaPo | 10:21 | commenti


martedì, 05 luglio 2005
 

c'è gente sicura di sé e gente sicura di quel che fa. tra i primi e i secondi c'è un abisso. preferisco chi guarda lontano rispetto a chi si guarda allo specchio.

messo in casa da LaPo | 19:20 | commenti
 

e poi il mare grande come il mare e ancora il cielo con le nubi che corrono e te le perdi laggiù ma poi di là ne arrivano altre e allora respiri forte quest'aria di vento che sa di ginestre e sale e terra che pensi che questo mondo fatto di merda è il migliore che ti potesse capitare anche se le cose non vanno come dovrebbero e poi chiudi gli occhi che stai per piangere dalla forza che ti senti dentro come un vulcano che scoppia e butta fuori pensieri e storie inventate e situazioni impossibili e verosimili come del resto la vita che hai che anche se non sai che fartene la usi come meglio sai e la butti via a correre dietro a idee sbagliate ma tanto sai che vinci o perdi il premio non ti tocca mai ma correre dietro qualcosa si deve comunque una gonna o un'idea o una forma o una storia è lo stesso che la vita è così cercare cercare e intanto le vite si intrecciano e tu rubi ladro in buonafede ma sempre ladro che tanto di peccati ce n'è sempre tanti ma non abbastanza come vorresti ma ti tocca accontentarti che c'è anche chi non sogna o sogna male e allora a te è andata bene che ti godi queste nubi e questo cielo e questo mare grande come il mare e intanto respiri forte e piangi piano per quello che hai perso e per quello che troverai. a volte ti senti così.

messo in casa da LaPo | 18:45 | commenti
 

ho una cognata. ne ho molte a dire il vero. per cinque volte mio suocero tentò di dare un fratellino al primogenito. per cinque volte mia suocera gli regalò una figlia. da allora mio suocero è sempre incazzato. la principessa è il primo tentato fratellino. e mi piace. parecchio direi. poi viene una fila di donne pressoché inutili. viziate, viziose, una gamma che va dall'isterica all'egocentrica alla succube. fino all'ultima. la piccola. piccola perché quando la conobbi aveva sette anni. sua sorella diciassettenne se la portava dietro. non stavamo insieme e lei non voleva lasciare a casa la sorellina. uno scricciolo con due occhi celesti come il mare d'estate. vispa ma dolce. affettuosa. intelligente, ma di quell'intelligenza chiusa, tipica di una creatura arrivata tardi, cresciuta in una famiglia di adulti egoisti come solo gli adulti sanno essere. le ho voluto bene da subito. una roba difficile crescere in un posto così. ma lei lo ha fatto. e bene. adesso ha trentaquattro anni e un marito nordico ma bravo. ed è una donna davvero bella. due occhi azzurri su un viso dolce e regolare, con un sorriso che scioglierebbe un ghiacciaio. e sono contento di lei. già, quasi una figlia, ma meglio. parenti per scelta ecco. ama la fotografia, le ho attaccato la passione da ragazzina, ed è mille volte più brava di me. è femmina, ma differente. non so spiegarlo. ha le sue regole, i suoi giochi, ma non li impone. li tiene per sé, con una forma di pudicizia che adoro. si vede, è cresciuta sola, in un mondo di grandi. è diventata grande nonostante loro. forse questo le ha insegnato una discrezione, una "periferia caratteriale" che mi piace tantissimo. a volte lei e la principessa discutono. io sento male, vorrei vederle solidali, unite, forti. son le uniche della famiglia di cui mi fido. teste solide, in quel branco di matti. unite lo sono, comunque. e si fidano tra loro. ci si vede spesso, anche per lavoro. le aiuto in un paio di progetti. e mi piace come lavorano. specie la piccola. organizzata, metodica, sempre "sul pezzo" come si dice qui. ma (a differenza della principessa) con un sorriso che ti dice che lì dentro c'è un'anima grande come il mondo. poi la guardo. e rivedo quella mocciosetta di sette anni a cui ho insegnato a nuotare. saltellava goffa nell'acqua e rideva tremando con quel sorriso pieno di denti che ha ancora oggi. ripenso alle prime foto che le ho fatto verso i sedici anni, che ammutolirono la famiglia, con la sorella mezzana che urlò "cazzo che fica sei!" e io risi a crepapelle e lei diventò tutta rossa. ripenso ai dolori, alle storie, alle difficoltà che l'hanno portata ad essere quella che è. adesso non è più piccola. è una donna grande. complicata e bellissima. e ne sono orgoglioso. le voglio bene. ecco, questo volevo dire. gliene voglio parecchio. che parenti non si nasce. parenti si diventa.

messo in casa da LaPo | 13:07 | commenti
 

a volte guardare qualcuno negli occhi è la cosa più bella del mondo. a te capita ancora. fortunatamente.

messo in casa da LaPo | 11:48 | commenti


lunedì, 04 luglio 2005
 

dieci e cinquanta di oggi. è tornato "il mongolo" (mio fratello) dal mare del nord. storie di onde grandi come la barca e velaccini e terzaroli e mari freddi e acqua in barca e notti all'addiaccio. tutto in cento chilometri di macchina. dall'aeroporto a casa. e poi mia cognata, i due nipoti, il cane. l'ho lasciato che raccontava tutto. di nuovo. la sua famiglia lo guardava, meravigliata. meravigliosa. a che serve una storia se non hai qualcuno a cui raccontarla?

messo in casa da LaPo | 14:39 | commenti
 

un tempo ebbero a dirti che il tuo uccello era più intelligente di te. non era un complimento.

messo in casa da LaPo | 08:42 | commenti


venerdì, 01 luglio 2005
 

certe cose vorrei stamparmele dentro, accidenti alla testa vuota che ho. che tanto lo so. semmai arriverò vecchio, non mi basteranno i ricordi.

messo in casa da LaPo | 16:31 | commenti