|
martedì, 31 maggio 2005
ho un posto nuovo per scrivere. già, sono stato invitato a fare un blog. ma non un blog comunitario, no, lì ho già dato, grazie. non son capace, sento la folla, mi spavento, è come se dovessi urlare, e io parlo sottovoce, oppure sto zitto. non che LaCaSaDiLaPo non mi soddisfi, anzi. ci sto bene, faccio quel che voglio e non rendo conto a nessuno. ma poi le cose succedono. succede che ti piace ciò che scrive una/o, allora la/o commenti, e poi succede che tizio ti scrive una e-mail con una frase buffa del tipo:
"ho scritto a tizia e le ho detto: tizia, vorrei che tu e lapo ed io....".
e siccome a me tizio e tizia piacciono molto, scrivono bene cazzo, allora ci penso su, ma neanche poi tanto. si, la cosa mi eccita parecchio (per quanto mi permette l'età). insomma, un blog a sei mani, dove le mie non son niente in confronto a quelle venti dita veloci e lucide collegate a cervelli fertili e cuori caldi e saperi profondi. e ripenso al mio indice sinistro, che batte impacciato e indeciso buttando sulla tastiera quel che passa in quel maelstrom che ho in testa. e mi dico perché no? si, un po' ci ripenso. al fatto che quando tizio nasceva io forse facevo le medie, e mentre tizia vedeva la luce io sposavo la principessa. che questi due son laureati, evoluti, emancipati, letterati direi. e io? lasciamo perdere và. ma poi ci penso. non ho paura di fare la figura del bischero. ho aperto il blog apposta per potermi permettere di essere bischero. già, lo so da solo che sono un bischero. lo dimostra il fatto che il primo post del nuovo blog è mio. non potevo resistere, logorroico e bischero, appunto. adesso ci ha scritto lei, sintetica e poetica, ed anche un po' erotica. femmina insomma, che è tanta roba per uno come me. per adesso non dico il nome del blog. aspetto che ci scriva il tizio che ha proposto il tutto, poi metterò il nuovo blog tra i link, tanto per fare pubblicità (già, sono un pubblicitario). e inizierà un nuovo gioco. per l'occasione proverò ad usare due dita.
"Appena qualche attimo prima di morire, appoggiata al nocciòlo del giardino, l'Annina emerse dall'ombra in cui la sua mente si era nascosta da molti anni e, all'improvviso, in quei brevi istanti che la morte ancora le concesse, come se fosse in volo rivide la casa col pino e la Mena che pregava appoggiava a un angolo della madia, e di fronte alla Mena vide sua madre partorirla urlando di un dolore che le sembrò perfetto, e solo alla fine, quasi spiando, scorse la propria testa uscire da quel corpo rosso e gonfio dallo sforzo, e sentì per l'ultima volta l'odore di viole del suo fratello gemello che da dentro la pancia la spingeva nel mondo. Fu come un lampo, uno starnuto di una forza così intensa che l'Annina si dovette appoggiare con tutte e due le mani al nocciòlo per non cadere, e il suo ultimo respiro le uscì in una voce flebile, quasi un sussurro. << Ma guarda..>> disse, sorpresa da quello spettacolo stupefacente. Poi lasciò che un sorriso le ammorbidisse la bocca, scivolò lentamente verso la base del tronco, e là si fermò per sempre." ugo ricciarelli, il dolore perfetto.
la cucina. è arrivata. mancano due traverse. la monteranno mercoledì prossimo. tre mesi con un fornello e un minifrigo nel ripostiglio. ed è finito anche il gas della bombola. bboiaheppardihoglionidé.
lunedì, 30 maggio 2005
innamorarsi. di tutto. e non solo di quello. una fregatura? si vedrà.
pensieri, sogni, realtà. mai mischiarli. che sennò son problemi. roba che a te riesce facile.
il post precedente citava un mio cognato che prarafrasava un'altra mia cognata leggermente egocentrica. non voleva essere un'indagine, ma solo una frasetta graziosa messa lì a ricordarmi un concetto bellino. comunque grazie della magnanimità.
venerdì, 27 maggio 2005
dai, adesso basta parlare di me. parliamo un po' di te. cosa ne pensi tu di me?
tempo di vento in faccia.
i sentimenti non si controllano. quando ci sembra di dominarli, si simulano.
giovedì, 26 maggio 2005
quando ti metti a pensare, supponendo che sia il tuo momento di massima intelligenza, ti viene ancora di più la faccia da stupido. come se il computer mentre elabora incasinasse lo schermo. questo significa una cosa sola: non hai un cervello multitasking. o cerchi di essere intelligente o cerchi di sembrarlo.
ieri notte. erano le due. io torno dalle carte. lei da far visita ad una sua amica greco/pisana. ci siamo trovati a letto a chiacchierare sottovoce. vicini. abbracciati. a guardarsi. leggersi la pace negli occhi. e chiuderli.
mercoledì, 25 maggio 2005
possono un forno un frigo e un piano di cottura costare duemilatrecentosettantaquattro euro? possono, evidentemente. (aspettando con trepidazione la lavastoviglie)
la verità. per noi non esiste. nessuna verità è oggettiva. i nostri occhi non lo sono. ci hanno dato la fantasia, il sentimento, l'amore, l'intelligenza. e ci han tolto la verità. si, per saper la verità bisogna essere stupidi. come gli animali. una gazzella deve saperla la verità. c'è il leone nell'erba alta? se lo sai mangi. altrimenti la verità mangerà te. ecco, il bisogno, solo quello ti aiuta a trovare la verità. e noi oggi abbiamo bisogno di bugie.
donne. complementari direi. son contente quando c'è da farsi girare i coglioni. se poi puta caso le cose van bene trovano il modo di incupirsi. il risultato è lo stesso. ci fai sempre la figura dello stupido.
a volte gli amici ti servono di più quando non ci sono.
in principio era il caos. e tu sei rimasto lì.
martedì, 24 maggio 2005
stamane l'imbianchino a ritoccare in cucina, dopo il casino dei muratori e degli elettricisti. già, sembra che 'sta benedetta cucina arriverà in questa settimana, questo ci restituisce qualche speranza di vita normale. naturalmente impianto elettrico esterno, tipo industriale. scatole esterne di alluminio (le ho fatte sabbiare e son venute di un grigio strano) e tubi di ferro zincato. le pietre di leo ricci non meritavano tracce o violenze simili. la cucina sarà una specie di scaffalatura aperta, dove solo gli elettrodomestici "nasconderanno" le pietre. il resto sarà un semplice telaio tipo scaffale, fatto da tubi quadrati di alluminio, con il piano di lavoro e i ripiani degli scaffali bianchi. anche le cassettiere saranno di telaio di alluminio, tipo industriale, con i cassetti bianchi, su ruote. frigo, forno, lavello, piano cottura, lavastoviglie, tutto in acciaio, grandi ma semplici. anche il sifone sotto il lavello, l'ho voluto a vista, in acciaio. son quasi tre mesi che viviamo dantedieci senza la cucina, arrangiati come si può. si fa da mangiare su un fornello e un minifrigo in un disimpegno periferico, e la stanza che conterrà la cucina non la frequentiamo, nonostante sia centrale e bellissima. si mangia lì accanto, nel tinello, ma in cucina non si va. è vuota. fa un effetto strano, come una vita monca, sospesa. siamo contadini, la cucina è il posto della casa dove vivi davvero. puoi avere un soggiorno bellissimo, un tinello suggestivo, giardini e terrazzi piacevoli, ma in cucina è diverso. lì ci senti che la vita "succede", una specie di posto omnicomprensivo, polifunzionale, liberatorio direi. insomma, dai, all'italiana. cucina è mangiare, famiglia, litigare, cucinare insieme, parlare libero, non avere atteggiamenti, sentirsi al sicuro, stare insieme alla gente che ami. dai, facciamo presto.
lunedì, 23 maggio 2005
stiamo scegliendo il bagno. a giorni ci arriverà la cucina. come sempre, dopo il momento delle decisioni, ripenso ai motivi di certe scelte, al comportamento "consumeristico" che abbiamo avuto. almeno parlo di me. mi innamoro di una cosa. una sola, anche un semplice oggetto. la vedo, mi parla, mi eccita. mi significa, ecco. da quella prendo spunto per costruirci intorno un ambiente che abbia lo stesso sapore. e tendo al monumentale, al gigantesco. non so spiegarlo, forse mi cala la vista. quell'oggetto deve avere un significato assoluto, ingombrante all'occhio e alla mente. occupare lo spazio non di sé, ma del suo significato. penso ad una visione totemica dell'oggetto. la sua funzione la devi riconoscere da lontano. come le caffettiere della pavoni, che se non ci sono raffinerie in giro le riconosci subito. innamorarsi degli oggetti, ma non della loro funzione. dell'immagine della funzione che loro esprimono. dell'emozione che vien fuori a guardarli mentre "sono". son convinto che le cose funzionano anche senza adoperarle. se tu guardi una caffettiera pavoni, lei ti dice che il caffè è una roba complicata, fatta da una pianta esotica lontana che quando son mature raccogli le bacche e poi le essicchi e poi le tosti e poi le macini e poi metti la polvere nell'acqua bollente e poi ti bevi l'acqua bollente con dentro qualche migliaio di sostanze aromatiche che insieme sanno di caffè. e provi piacere. ecco, tu guardi quel groviglio di tubi cromati, manometri, manopole e provi già piacere. nel vivere oggi c'è molto feticismo, lo so. e forse questo feticismo ti porta ad essere consumista. niente di più serio del vivere, niente di più effimero del desiderare. oppure il contrario. tant'è che io continuo a farmi il caffè con una vecchia moka da sei della bialetti. mi piace abbondante.
aver cose da dire. si, a volte è bello. ma altre meno. che non tutte le cose son "dicibili". ecco, si, la maggior parte sono "indicibili". mica per il contenuto, no, quello va da se, come far la pipì. la forma, quella ti frega, la forma cazzo. è come aver la cistite. si, il difficile non è aver da fare. il difficile è farlo bene.
si, mi compro un'ora di canto di cicale e un metro cubo di vento caldo. libeccio se ce l'ha, grazie. li pago con tre bugie post datate, a trenta sessanta novanta giorni. tenga il resto.
sabato sveglia presto, si va a decidere il bagno. il venditore ci ha dormito su, e a anche noi. idee chiare, scelte veloci. qualche dubbio ancora, ma ci siamo. rivestimenti strani, originali, simili alla pietra ma con textures e sentori tattili diversi, molto moderni. altezze e pezzature variegate, in modo da aumentare il senso "arcaico" dell'ambiente. vasca e lavandino squadrati, bianchi, puri e semplici, rigorosi direi ma molto grandi, ad aumentare la funzionalità pratica ed estetica dell'ambiente. usciamo con due (bellissimi) progetti di massima e due preventivi. uno da sceicchi arabi e l'altro da presidenti del consiglio. lo dico sempre io, anche cacare è un lusso. visto che sono stitico, non mi basterà la vita ad ammortizzare l'investimento.
con uno smemorato come te la gaffe è sempre in agguato. un po' come pulirsi il culo. ti distrai un attimo e ti trovi un dito merdoso e un forte imbarazzo.
venerdì, 20 maggio 2005
son belli gli auguri che non ti aspetti.
il dolore. puoi fingerne la presenza. mai l'assenza.
l'amore. prima lo si subisce. poi lo si controlla. solo alla fine lo si sceglie.
giovedì, 19 maggio 2005
venticinquemila visite. intanto grazie. che ad esser gentili non costa nulla e si fa sempre bella figura. e poi mi piacerebbe fare un discorso. con la cosa che domani finisco gli anni (ne faccio quarantotto e entro in quarantanove, posso finalmente dire quasi cinquanta) mi sembra giusto farlo. sai come quando c'è il centenario di qualcosa e il sindaco si mette la fascia e parla? ecco, si, mi metto la fascia e faccio un discorso. non lo faccio per mania di grandezza, ma per mania di pochezza. che un blog è un posto dove gli altri possono anche non andare, e allora parli da solo e questo non è che un bene per quel poco di testa che ti rimane. già, scrivere è prima di tutto terapeutico. come leggere, anzi, meglio. scrivere è comunicare, prima di tutto con se stessi. ma questo lo si sa già. ecco, voglio dire il blog. il blog è differente da tutto ciò che si poteva immaginare. anzi, internet è differente. il web è la comunicazione elevata all'ennesima potenza. chiaro, sta a chi la adopera saperla sfruttare. io son niente, ma sapere che mi connetto ed ho davanti a me una biblioteca di quasi mille miliardi di pagine da consultare con un clic mi eccita da morire. occasioni infinite di sapere, conoscere, comunicare. sapere che sei connesso con centinaia di milioni di persone, che son lì suppergiù per gli stessi tuoi motivi. certo se non hai fantasia anche un topolino non ti dice nulla. ma forse nessuno sfrutterà mai la vera forza del "net". net, vuol dire connessione, contatto, comunicazione. bello no? sto divagando, il blog, dicevo. ecco, 'sta storia di scrivere in un posto e parlarci dentro e metterci te con le tue storie e le tue manie e le tue idee e le tue paturnie e le tue sensibilità e le tue fantasie se ne hai. insomma, cercare di esserci. un posto per esserci, rappresentato virtualmente ma comunque esserci, quel posto sei tu, parziale, figurato, limitato ma sei tu. io la trovo democratica ecco. anzi, geniale. la maggior parte della gente sembra disperata, per il fatto che non c'è, non si sente importante, allora gli sembra di non esistere. a parte il fatto che a me non esistere non dispiace. ho un microcosmo che tende al minimo sindacale di sopravvivenza e me lo faccio bastare. ma mi piace sapere che c'è un posto mio, dove stanno le mie cose. dantedieci è la mia casa, un posto per viverci, mangiare giocare dormire fare l'amore fare pipì e popò parlare con gli amici festeggiare il natale litigare con la principessa brontolare i nipoti sentire la musica vedere le diapositive con gli amici leggere un libro da solo eccetera. poi c'è questo blog. un posto per appoggiarci tutto ciò che una casa vera come dantedieci non può contenere. sogni, desideri, ricordi, paure, incubi, idee, storie, fantasie, opinioni, voglie, porcherie, aspirazioni, affascinazioni, ricerche, sensi di colpa. e il bello è che a differenza di dantedieci, il blog è sempre aperto, ventiquattr'ore su ventiquattro la gente entra, guarda, legge, commenta, si porta via roba tua e ti lascia lì roba sua. e tu incominci a conoscerla questa gente. e alcuni ti "garbano dimorto". ecco, adesso non so come chiudere il discorso. come al solito, mi sono incartato. facciamo così: adesso mi tolgo la fascia da sindaco, scendo impacciato dal palco bofonchiando tra me e me l'unica parola che mi permette di togliermi dall'imbarazzo ed uscire velocemente da LaCaSaDiLaPo. grazie a tutti.
mercoledì, 18 maggio 2005
strano mondo questo che per essere importanti conta ciò che hai e non ciò che fai. strano mondo questo che se sei furbo bene se sei saggio no. che se sei onesto sei stupido, se invece sei falso sei intelligente. dove chi sa vendere conta più di chi sa fare. dove il contadino muore di fame e il commerciante si arricchisce. tanto siamo di passaggio. tutti. per andar dove? (sollevamento beffardo del sopracciglio destro).
la principessa si è fatta i capelli. a me piace tanto lo stesso. ma che dio strafulmini gli stilisti/parrucchieri/tosatori.
dobbiamo rifare il bagno grande. quello piccolo lo abbiamo già restaurato, mancano un po' di accessori, ma ci siamo fermati. lo stiamo usando come acquaio per rigovernare. siamo andati alla mostra. grande, tre piani di bagni inusitati, atomici, postmoderni, classici, lirici, agresti, psichedelici. roba da stitichezza perenne. avevamo quaranta minuti. l'unica cosa che ci è piaciuta è una vasca grande, squadrata. una vasca normale ma pura, sai la forma più pura che può avere la vasca? abbiamo deciso per quella. il resto lo vedremo sabato. come sempre, trovi qualcosa che ti piace e ci fai intorno casa. l'unico problema è che la vasca è di philippe starck. quanto cazzo costerà 'sto bagno?
martedì, 17 maggio 2005
e poi ti incazzi. se fosse facile vorresti farlo lo stesso? sei solo stupido.
che poi uno corre, deve far le cose sennò non si sente a posto, e allora cerca di farle tutte quelle cose che deve fare anche quelle che si scorda e allora si accorge che certe cose le fa due volte. allora ti fermi. e te lo dici. non hai il cervello. ecco, si, tu non dovresti esistere. non solo sei inutile a te stesso e agli altri. sei dannoso. allora meglio non fare. niente cose. niente corse. niente segni lasciati in qua e là come cacarelli di pecora. ecco, a volte ti guardi indietro e vedi i tuoi segni. roba che puzza, appunto. allora fermo lapo. lasciali seccare. roba buona per i fiori. tra un po'.
 resistere, resistere, resistere.
lunedì, 16 maggio 2005
a volte succede. perché succede? perché si.
le cose più belle che ti capitano non hanno mai un senso. allora non arrovellarti a cercarlo. le cose succedono, e basta. a te acchiapparle, sentirle, subirle anche. un susseguirsi di accadimenti, fatti e circostanze che non controllerai mai. arrendersi alla vita, che tanto vince lei.
perfetto. sabato a casa a rastrellare il giardino, toglier gli aghi di pino dai terrazzi, annaffiare. dantedieci è godibile, stimolante, eccitante direi. domenica pranzo con gli amici a casa bensa. giornata dedicata all'ozio totale, l'ho santificata in toto, spegnendo anche il cervello. stamane è stato un bel buongiorno, senza entrare in particolari. iniziamo bene.
venerdì, 13 maggio 2005
oggi non ho voglia di litigare con la socia. è pacifica, quasi serena. vorrà dire che per questo fine settimana ci lasceremo in pace. la offenderò solo se insiste.
gli occhi di una donna innamorata. c'è niente di più bello? no, niente. te la guardi a lungo. poi ci pensi. è innamorata di te. si, proprio di te. che è successo? le cose son due. o tu la stai fregando o lei è "meno" di quanto tu pensi. che tu sia "più" è improbabile. quindi. lascia perdere. goditela.
giovedì, 12 maggio 2005
dovere e piacere. la discriminante è chiara. i quattrini. tipo lavoro e divertimento. lavorare è duro. per questo ti danno dei soldi per farlo. e più soldi ti danno peggio è. divertirsi è invece a volte costoso, e molto. guarda il sesso. tu sei un caso a parte. a volte ti diverti a non guadagnare. e per il sesso poi....
 tempo di grano e fragole. tempo di vento. di sole fermo e nubi in corsa. tempo di fiori che sbocciano e altri che non li hai visti e son già appassiti. tempo di voglie. tempo che passerà.
mercoledì, 11 maggio 2005
è uscito un nuovo libro di desmond morris, a quasi quarant'anni da "la scimmia nuda". si intitola "l'animale donna". il primo era un vero trattato di etologia applicato a noi. una rivelazione, almeno per me. dal titolo sembrerebbe un ulteriore approfondimento dell'opera prima. se è interessante come quella, lo consiglio. chiaramente va letto dopo il primo. un suggerimento: evitare gli specchi per qualche giorno.
undici maggio novantotto. nasceva un bambino. di maggio, come suo zio e sua nonna, morta tredici anni prima. nasceva bello, sano, biondo e sorridente. il suo nome breve veniva da lontano, dall'inizio della lingua, dell'arte, della civiltà come si intende ancora oggi. il suo nome sarebbe servito a suo zio per nascondersi dietro un giochetto cyberpseudoletterario. ma tutte queste cose non lo interessano. lui cresce, gioca. e vuole bene. lo dimostra con quel sorriso che mette pace a chi lo guarda. anche a me. auguri lapo.
martedì, 10 maggio 2005
io le cose le rimugino. ci penso e ci ripenso finché non le ho capite. oppure me le scordo, che a volte è la stessa cosa. scrivere è come fotografare. si, esattamente uno scatto fotografico. fermare qualcosa che va, che sta andando, prima che sia già andato. non solo. come nella foto la scrittura ti permette di rileggere quella cosa, riguardarla bene. la foto come la scrittura restituisce all'eternità (concetto esasperato ma non trovo di meglio) quell'istante, quello solo, unico, irripetibile. specie il ritratto, ferma la gente in posizioni ed espressioni a volte assolutamente personali, che se non le avesse fermate un clic le avresti perdute per sempre. e in quel clic c'è tutta quella persona, col suo carattere, la sua storia, la sua vita. si, ecco, scrivere è un clic nei pensieri.
scrivere. tutti si dovrebbe scrivere. a me mi serve scrivere. lo so, non si dice ammemmi, ma lo penso, quindi lo scrivo. scrivere mi serve, dicevo. per ricordare. un po' come uno scaffale che ci metti le provviste, in alto la pasta, poi le scatole di pomodori, il sale, lo zucchero, i biscotti per la colazione, insieme al latte intero a lunga conservazione. scrivere è mettere a posto una cosa che ce l'hai in mano ora e non vorresti perderla, che prima o poi ti potrebbe servire. non scrivo tanto, altrimenti perderei le robe. come i dischi. già, dovrei catalogarli, i dischi dico. invece mi viene in mente un ciddì dei twentynine street saxophone quartett che cazzo lo avevo visto l'altro giorno ma tra le centinaia di dischi nel mobile non lo vedo, un po' per la vista che non mi fa leggere le costoline coi titoli, un po' perché togli e rimetti la roba cambia posto, scorre, si sposta nel mobile e te la perdi. e ti incazzi come un bufalo, sudi, gobbo su quel mobile, strizzi gli occhi, cerchi di ricordare almeno il colore della copertina. niente, la schiena inizia a farti male, ti scappa anche la pipì, allora prendi il primo che capita e lo infili nel lettore. e mentre vai in bagno senti jack kerouac che inizia a leggerti on the road. mavaffanculo. così i pensieri. allora si scrive.
solo in ufficio. devo preparare un preventivo mastodontico. ci sto pensando. e basta. mettiamo su un po' di musica va'.
lunedì, 09 maggio 2005
il fatto è che bisognerebbe saperne di più. si, prima di aprir bocca, o peggio, scrivere. sentirsi responsabili, saperlo, che quando lasci una traccia a volte è un segno, altre un graffio. o peggio, una ferita.
manca il tempo. pensare, fare, decidere, mettere a posto. recidere il vecchio, il secco. coltivare le cose buone. seminarne di nuove. abituarsi. che il tempo sarà sempre meno. peccato.
venerdì, 06 maggio 2005
venerdi sera, solo in ufficio, al solito. ascolto brani da "stabat mater" degli ophelia's dream. un duo tedesco, del genere darkwave. non sapevo esistesse il genere, figuriamoci loro. hanno rifatto giovanni battista pergolesi in maniera assolutamente adeguata. adeguata all'anno (è del '99, musica sintetizzata, campionata, artefatta ma realistica) ma anche al momento presente, tardivo, riflessivo, lascivo direi. fumo l'ultima, poi vado.
raccontare, è come nuotare. devi far chilometri, e tanti. entri nell'acqua, un omone goffo e impacciato. cominci a far bracciate, e senti l'acqua scorrere sul corpo. filetti freschi sulla pelle. e vai, ritmico. senti i movimenti che si ripetono, i muscoli che si allungano, si protendono in avanti. li controlli, ma solo inizialmente. metti a punto la macchina. la percezione dello scorrimento è difficile da acquisire, ma appena ce l'hai è un feedback automatico, un servomeccanismo che corregge il movimento. il gesto, la postura, tutto si perfeziona man mano che la penetrazione migliora. mani, braccia, gambe, piedi, cuore, polmoni, nel tuo corpo tutto si allinea, si sincronizza, si posiziona. ti stai trasformando. ti senti un insieme armonico e funzionale, economico e automatico. adesso vai, lo senti. chiaro, se ti passa accanto rosolino rischi di annegare nell'impaccio. ma stai facendo del tuo meglio, e lo sai. e vai, col cuore che batte piano, il respiro regolare, scordandoti dove sei e cosa fai. si, ti dimentichi tutto. non sei tu, sei acqua, sei movimento, sei natura. sei una cosa diversa da quell'omone goffo che era entrato timido nell'acqua. e ti senti come se tu potessi essere quella cosa lì in eterno. nuotare per giorni, mesi, anni, all'infinito. perché quell'omone non c'è più, è diventato altro. acquaticità. dice che appena nati l'abbiamo, poi si perde. da adulti è una ricerca. come raccontare. devi far chilometri. e tanti.
cronaca di una macchia annunciata. nel senso che sono rientrato dal pranzo con la socia e la principessa, e mi son macchiato, proprio sulla pancia. tra prominenza e macchia l'effetto "camionista sciatto" è garantito. ma che me ne frega? è venerdì, tornerò a casa, farò le cose che mi piace fare. già, cosa mi piace fare? nulla. non nel senso "non mi piace nulla". a me "piace il nulla".
"la vera tecnologia è quella che ti permette di non muoverti, non di muoverti più veloce." beppe grillo
giovedì, 05 maggio 2005
aspettative e delusioni. un gioco inevitabile. l'unica ricetta: eliminare le prime. le seconde arriveranno lo stesso, ma si sentiranno inutili. e le guarderai alla pari.
poi c'è la poesia. il racconto "di cielo".
il romanzo. ci son due grandi tipi di racconto. io li chiamo quello "di terra", tipo pavese, vittorini, sciascia e gli altri e quello "di mare", hemingway, baricco, marquez, allende e altri. uno legato alla realtà, l'altro al fantastico. entrambi possono essere belli o brutti, ma l'argomento deforma il modo, lo costringe a regole diverse. dialoghi, scene, ritmi. la forma si piega al racconto, come se già in essa ci fosse la storia, l'accadimento, la fine. si arriva al punto che leggi una frase, o anche una parola sola, e senti che l'autore è tutto lì.
mercoledì, 04 maggio 2005
ora. proprio ora. devi avere la freddezza di un iceberg. la distanza di un tropico. il distacco di una galassia. impara dai boscimani. quando il leone li attacca loro si fingono morti. trattieni il respiro.
facile dirlo. se fossi in te. nessuno è mai te. per questo ti piace star solo. quante volte lo hai sentito? e quante lo hai detto. non funziona mai. quella frase interrompe le magie. voler cambiare qualcuno. l'opposto di accettarlo. che il brutto non è vedersi sbagliati. il brutto è farlo e non lasciar le cose come stanno. nessun sentimento funziona, senza tolleranza, accettazione, rinuncia. si, la rinuncia.per questo stai con lei. ami anche i suoi sbagli. e lei i tuoi. solo così succede. che a volte tu sei lei, e lei te.
periodo così. devi chiarire cose intorno. devi non aver paura. devi curarti i denti. fumare meno. mangiare meglio. essere più socievole. più propositivo. insomma, l'hai presente un'altra persona? ecco.
martedì, 03 maggio 2005
non l'avevo detto. grazie.
ventiquattromila. che a pensarci bene non son poi tanti. aiuto....
confessalo. ti piacerebbe essere una macchina da sesso. non lo sei. non lo sei mai stato e non lo sarai mai. troppo distratto. ci vuole testa per certe cose. la tua è quasi sempre altrove.
lunedì, 02 maggio 2005
succede che a volte ti senti come un papilochromis ramirezi (piccolo ciclide sudamericano) fuor d'acqua. che anche l'imbarazzo va gestito con una certa classe.
primo maggio, festa dei lavoratori. vabbe', bello ricordarsene, una volta l'anno. però non ho capito una cosa. il concerto dei sindacati. partiamo dall'inizio. una piazza gigantesca, con mezzo milione di giovani. dei quali l'ottanta per cento studenti, il resto disoccupati, figli di papà, altri studenti fuori corso, precari, varie ed eventuali. e i lavoratori? qualche migliaio forse, nascosti, diluiti, mimetizzati. sul palco pseudoartisti pseudocantanti pseudointrattenitori che pur di non lavorare hanno accettato di prostrarsi al più inverecondo dei mestieri: fare la faccia-da-televisione. della musica non ne parlo, che a quel concerto era come i lavoratori, praticamente assente. appunto, e i lavoratori? manco sul palco c'erano. allora penso: ma non era la festa dei suddetti? mi viene in mente una cosa da vecchio. che vent'anni fa sarebbe bastato il servizio d'ordine della nuovo pignone o della superpila, senza scomodare la piaggio o la fiat mirafiori. a spazzar via il pacciame dai-comprami-l'ultimo-ciddì e a ridare un senso ad una festa che di senso non ne ha ormai più.
gente a casa ieri. dantedieci d'estate. ha ragione la principessa. sembra d'essere al mare. anche per le formiche.
|
|