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giovedì, 31 marzo 2005
sto ascoltando "friends". non è un serial televisivo, ma una canzone. dei gentle giant. un complesso inglese. vecchio, come me. musica bellissima, un'architettura gotica, ricercata, rarefatta, cori suggestivi e controcanti splendidi. ci ho sognato tanto da giovane con questo gruppo. copertine meravigliose, piene di disegni colorati e fantasiosi. esecuzioni perfette, da strumentisti eccelsi. adesso ne ascolto un'altra, bellissima, piena di arpeggi strani, come di chitarre che si inseguono in un bosco tra gli alberi, e trovano strani organi coi quali intessono percorsi tortuosi come arabeschi. è bellissima. non a caso si intitola "memories of old days".
a volte ci penso. ho perso entrambi i genitori. e non ho voluto alcun tipo di progenie. ma se non sei più figlio e non sei ancora padre, chi sei?
mercoledì, 30 marzo 2005
le stagioni son segnate da ricorrenze che te le porti dietro da quando eri piccolo. ero fuori stamani. mezzogiorno da una cliente. scendo dalla jeep e sento un rumore nell'aria. alzo gli occhi. nel cielo terso, azzurro, luminoso una striscia bianca e un bagliore metallescente in fondo. è primavera. per me è così.
ventiduemila. grazie. a tutti.
martedì, 29 marzo 2005
tre giorni di lavoro duro. dantedieci pronta. quasi. a parte la cucina che ci sono i muratori. e il sottosuolo che sembra un mercato delle pulci dopo un terremoto. ieri sera montaggio impianti stereo. uno in camera, per ascoltarsi la musica in pace, piccolo ma potente e col telecomando. e poi il "mostro", in sala. due casse da sessanta chili ciascuna, e poi ampli, cd radio e giradischi, vecchissimi ma buoni. non avevo cd, riposti nelle cassette da olive giù nella casbah. vado in macchina e prendo quelli che ho. apro la borsina e su un cd leggo "dantedieci". una raccoltina che mi aveva fatto la socia tempo fa pensando ad una musica giusta per questa casa qui. me l'ero quasi dimenticata. la metto su. la sala suona bene. bassi troppo accentuati ma un paio di tappeti (quando li ritrovo) e i quadri alle pareti metteranno a posto tutto. penso alla socia. le voglio bene. a modo mio. e lei a me, a suo modo. bello pensarla, in quel momento. salvo litigarci domani. mi vengono a trovare nostri amici. si monta uno specchio, poi si chiacchiera un po' mentre a turno si fa il bagno. mentre entro in camera dopo la doccia guardo giù. dal lucernario alto vedo la sala, arredata, con la mia donna che ride e scherza con gli altri. sento la musica. è a suo agio. le piace. lo vedo da come si muove. è bella da morire. mi vien da piangere. sarà la musica, sarà stato lo shampoo negli occhi, ma piango, ecco. che certe cose dentro son difficili da tirar fuori, ma quando escono è impossibile ributtarle indietro.
ho ricominciato a fumare.
venerdì, 25 marzo 2005
venerdì sera. voglia di piovere. passerò tre giorni a dantedieci. montar le luci, aprire scatole, mettere a posto. è un gran casino, ma sta prendendo forma. spero che piova, si, voglio che piova. devo mantenere una promessa che ho fatto il quattro febbraio. mi metterò in sala, davanti alla vetrata grande che da sul giardino interno. a veder piovere l'acqua di marzo.
la mente è piena di cose indicibili, sconce, a volte anche orribili. cose che neanche un blog sopporterebbe. ecco perché non si scrivono. in fondo anche nel cervello abbiamo una pelle che filtra, depura, rende decente quel che abbiamo dentro. ne escono pensieri peccaminosi, ma mai veramente immondi. la merda vera resta dentro.
giovedì, 24 marzo 2005
 la vita a volte è come l'automobilina da piccoli. non sai guidarla, ma sei contento di fare vrooom vrooom con lo sterzo in mano.
ci stavo pensando in questi giorni di caos e programmi improvvisati e piani "a" che saltano e ti inventi sempre dei piani "v" che tanto il resto non avrebbe funzionato. lavoro con la televisione. almeno faccio (sempre più raramente) della pubblicità per quella. ma non l'ho ancora capita questa scatola strana. le cose più interessanti in televisione le guardo, ma mica son da guardare. un esempio: i documentari storici, le interviste, i concerti. oppure che so, le monografie o gli speciali su certe situazioni o certi eventi. si, le immagini aiutano, ma non son necessarie. insomma puoi anche non guardarla, che tanto il bello è che la ascolti mentre parla, e la capisci lo stesso. allora sono arrivato ad una conclusione strana: la tivù è una radio che fa luce. e ce l'hanno buttato nel culo un'altra volta.
 ho notato una cosa leggendo blogs. una donna scontenta scrive molto, una donna contenta smette di scrivere. strano, noi uomini se scriviamo lo facciamo a prescindere dallo stato in cui siamo. almeno nel blog. il fatto è dovuto forse alla nostra insensibilità. un po' come quando sei con la tua donna ma continui a guardar le altre. è il cercare, ecco. noi siamo cacciatori, comunque e sempre. scrivere quindi è cacciare. cercar consensi, relazioni, adescare direi. che una donna sa quando tirare i remi in barca. noi maschi abbiamo sempre lo spinnaker gonfio, pronti a salpare. bella l'immagine dello spinnaker. anche se io avrei problemi anche con la randa.
non hai tempo. per pensare. bene. forma di rieducazione al fare. meglio del tuo solito non fare. ma senti il bisogno della tua pigrizia contemplativa. non ti riesce avere entrambi i lati di te. non sei multitasking. sei solo vecchio.
martedì, 22 marzo 2005
 è morto kenzo tange, architetto giapponese. io non credo in dio. ma c'è chi ci crede, e lo rispetto. anzi, nella musica come nell'architettura c'è chi si ispira a lui, e allora fa davvero cose grandi, a sua immagine e somiglianza. bach è stato uno di questi. kenzo tange forse un altro. forse perché era giapponese, aveva visto la guerra, l'atomica, il brutto del mondo. forse perché era giapponese aveva il senso dell'armonia asimmetrica tipo ikebana. forse perché era giapponese lasciava raccontare quell'armonia più ai vuoti che ai pieni. si, forse kenzo tange credeva in dio. mi immagino quelle piccole mani giapponesi che sulla carta tracciavano curve che poi si trasformavano in case, grattacieli, stadi, monumenti, chiese. roba che ci passi davanti, la guardi e pensi a come sarebbe bello se dio ci fosse. ho scritto troppi forse per crederci.
che poi la tristezza è come l'allegria. una questione di secondi, di accadimenti, di facce che incontri, di culo che hai. tutto è momentaneo. come te.
brutto. momento di crisi. succede. troppe cose insieme. lavoro trasloco parenti malati mancanze ricordi felicità fretta. tutto insieme. gestire i flussi. quelli buoni e quelli non. attento a non mischiare acqua e fango. amministrare la piena. tutto qui. sembra facile.
domenica pasqua, sabato ora legale. tutte convenzioni. la primavera è un codice nostro, l'unica cosa vera son le percezioni. adesso abito quasi in campagna, a duecento metri da casa mia ci son l'arno che scorre tra i campi e le colline coperte di vigne e boschi. e quando esco l'aria non è più fredda. è fresca. è diverso. adesso sento gli odori della notte. gli odori li mandano le piante che si stanno svegliando, sentono il caldo del sole e riprendono a vivere, hanno voglia di far l'amore. viaggio col finestrino aperto e mi riempio il naso di questa roba buona che sa di vita. ho quasi scordato il gasolio della città. e mi vien voglia di urlare il piacere di questo sentire antico. che la cosa più bella che ha un uomo è questo rimasuglio di coscienza animale.
lunedì, 21 marzo 2005
senso. cercare un senso alle cose. si passa più tempo a spiegarsi il fare che a fare veramente. come se lo sbaglio non facesse parte del vivere. niente senso, niente sbagli, è tutta vita. si dovrebbe andare ad un funerale. farlo tutte le mattine presto. come lavarsi i denti. e poi cominciare la giornata. anche pestare una merda acquisterebbe il suo fascino.
 l'ho sentito alla radio. oggi è la giornata mondiale della poesia, promossa dall'unesco. poi leggo che è anche il compleanno di alda merini. il signor unesco non saprà neppure dell'esistenza di una grande poetessa come lei. casualità meravigliosa, ma mi piace pensare lo abbiano fatto per lei.
il segreto non è affermarsi per quel che non saremo mai. il segreto è accettarsi. per quel che siamo già. poco o tanto che sia, tocca farselo bastare.
venerdì, cena da un conoscente. fegatelli, polenta, aringhe e amenità toscane varie. tutto buono. salvo la compagnia. tre signorine. tra i cinquanta e i sessanta. una esuberante, verbalmente ed esteticamente imbarazzante. coloratissima, truccata volgarmente, urlava, cantava, si dimenava. era accanto a me, e mi ha reso la serata insopportabile. l'altra era un uomo, silenziosa, mangiava e basta. mi aspettavo un rutto da lei. è mancato. la terza era una caricatura. barbie a sessant'anni. pantaloni attillatissimi, giubbotto rosa fosforescente, trucco ipercarico ed accurato, occhioni azzurri e boccuccia rifatta sbattutti in faccia modello "guarda qui che fica sono alla mia età". anche lei iperbolica, irreale, improbabile. un trittico di grinze e assurdità degno del bar di "guerre stellari". ci son femmine che ringrazi il cielo che ci sono. altre che lo maledici.
riecco la musica. ludovico einaudi. figlio di giulio, editore, nipote di luigi, presidente della repubblica. lui suona il piano, il meschino. benino direi. onde corte. mi piace 'sta canzone. e via, con pensiero. si, mi assento, mi distraggo, mi ritiro in un mondo mio. o forse esco da questo mondo piccolo in qualcosa di fantasticamente più grande. boh, non saprei. comunque lo faccio. e mi piace.
stiamo cercando di riarredare dantedieci con la roba che abbiamo. il materiale in esubero consta di: un tavolo, quattro sedie, una panca, una credenza, un armadietto, un cassettone, una cassapanca, un altro armadietto, un salotto fatto da due divani e varie altre cose. in sostanza quasi un'altra casa. questo è il primo screening. ne seguiranno altri. in compenso mancano una cucina e molte altre cose. compreso il tempo per mettere a posto tutto. ieri abbiamo quasi finito con la zona notte. dantedieci inizia a piacerci.
venerdì, 18 marzo 2005
ovverosia: può un uomo incapace come te esistere nonostante tutto? evidentemente si. il mondo è benevolo.
giovedì, 17 marzo 2005
donne. fanno incazzare. non si capiscono. pensano differente. ma son belle. da guardare da lontano.
abbiamo il fornello che avevo io al mulino, una bombola del socio, il piccolo frigo che avevamo quando facemmo la prima casa. stasera allestirò la cucina di fortuna. tireremo fuori le pentole e dantedieci sarà un posto per mangiare.
uscito vivo dalla cena di beneficenza. al tavolo con un giornalista sportivo. ha parlato di calcio e tivù con la mia donna per centoventi minuti. praticamente una partita e i tempi supplementari. ha vinto lui. gli operatori della comunicazione dovrebbero tenerli isolati, come gli appestati. alle undici il rumore, i discorsi e la voglia di fumare mi hanno fatto scappare. rientrato. doccia. silenzio. letto. nunca mas.
mercoledì, 16 marzo 2005
 già. sono i paragoni che ti fottono. che te ne frega se hai quarantotto anni portati male? niente, finché non incontri una creatura trentacinquenne giovanile. pesi novantotto chili? pace, basta che non trovi una femmina carrozzata col telaio in carbonio. una faccia da demonio sarebbe sopportabile se non esistessero gli angeli. insomma, esser brutto non è un fastidio. basta star da soli.
oggi la socia si é fatta i capelli. una fica mozzafiato. hai nascosto il filo di bava e l'hai presa in giro. bravo, così si fa.
 stasera cena di beneficenza. preferiresti mezz'ora di petting con un cactus dell'arizona. ma la tua donna ha bisogno di vedere un po' di gente. e tu ti sentirai meno stronzo. é beneficenza anche questa.
ti stai richiudendo. anzi, sei sempre stato chiuso. in te stesso. ora poi che sei vecchio. tendenza naturale la tua. come scrivere, far le foto, ascoltar musica. ti piace perché lo fai da solo. fai il sociale, ti piacciono gli amici, ma stai bene così, senza gente intorno. adesso hai dantedieci. ricostruirai il tuo nido, la tua reggia. perfetto. tu, la tua donna, le tue cose. libri, computers, musica dappertutto. adesso hai il tuo posto. inespugnabile. come te.
ho tolto dei link ad alcuni blog che mi piacevano. non ci scrivono più. peccato. mi piace andare a vedere cosa scrive la gente che mi piace. è come andare da un amico. suoni il campanello, sorrisi, abbracci e giù a raccontarsi cose. non é bello suonare il campanello e nessuno ti apre. ti dispiace, ecco.
non invidiarle, la forza di certe persone è proprio l'essere mentalmente limitati. non é concentrazione quella, é monotematismo celebrale. no, tu non sei mentalmente vasto. tu sei solo distratto.
martedì, 15 marzo 2005
quando il necessario abbonda il futile diventa indispensabile. stato di grazia o situazione di merda? non saprei.
la vita é tutto un esporsi, un farsi notare, nell'eventualità che qualcuno ci apprezzi. ma tu ti conosci. per questo ti nascondi.
lunedì, 14 marzo 2005
 é dura. parecchio. trasloco finito. montagne di cose da mettere a posto. posto, il posto c'è. sembra strano, ma le cose hanno vita propria. si, andranno loro dove è giusto che stiano. come la vita insomma. la direzione é l'equilibrio. ma non volevo dir questo. la cucina. avevamo un'idea. bene, togliere le vecchie piastrelle. metterne di nuove, bianche, semplici. ci piace il bianco, è pulito, luminoso. manco questo volevo dire, cazzo. ecco, si, via le piastrelle, e sotto troviamo uno strato di cemento. il muratore fa un saggio. muro in pietra. tutto pietra. rivoluzione. vogliamo la pietra. abitiamo una casa momentaneamente senza cucina. abbiamo messo un fornellino altrove, il vecchio frigo che avevo al mulino e ci si arrangia così. cucina sigillata coi nylon. si, è deciso. vogliamo la pietra. quella originale, voluta più di quarant'anni fa da leo ricci. lui si che faceva le case, mica quelli di oggi. stasera il muratore mi chiama. guardo. pietre dappertutto. tutto pulito. stanno asciugando, vedono il sole dopo forse vent'anni di oblio piastrellato. e io che me le guardo quelle pietre che mi dicono che non me ne frega nulla se devo stare un mese a farmi le paste su un fornello da campeggio. che tanto poi potrò cucinare in quell'ambiente luminoso e strano, fatto solo di grandi pietre e grandi vetri, dove quel gioco che fanno quei sassi continua in giardino, accanto ai pini, fino in fondo alla siepe. e sarà bello.
si, lo so da me. sto vaneggiando.
qualora tu volessi diventar santo, visto che a pochi giorni dalla tua decisione di smettere di fumare sei già arrivato alla considerevole stazza di novantasette chili, e considerato il fatto che già soffri le pene dell'inferno, sarebbe auspicabile che al digiuno di sigarette tu affiancassi una dieta alimentare, così da riportare la tua mole a valori ragionevoli e completare le stazioni della via crucis che stai percorrendo, mettendo alla prova il tuo labile sistema nervoso e a rischio di incolumità personale, se non della vita, le persone che hai intorno.
venerdì, 11 marzo 2005
a maggio un mio vecchio amico va a prendersi la barca che ha comperato. gliela fanno su misura. si, insomma, le cabine, le cuccette, il quadrato di poppa, quella roba lì. ci andrà anche mio fratello per una settimana o due per aiutarlo a portarla a casa. da tallin, in estonia. già, in quel posto all'estremo nord dell'europa fanno i colin archer, le migliori barche del mondo. mi piacerebbe andarci anche a me. e portarla giù. attraversare il baltico, uscire nel mar del nord e far rotta sud-ovest, lungo la manica. poi l'atlantico lungo il portogallo, gibilterra,e rotta est sulle baleari, superarle verso la corsica e arrivare a casa, in toscana. ottomila miglia? forse meno. farsele tutte a vela. con la più bella barca a vela dl mondo. trenta piedi di buon legno vichingo, linee d'acqua che reggerebbero la peggior tempesta, ma capaci di scorrere con una brezza. un mese di gran mare in buona compagnia. mi sa che tengo la voglia.
sei un villano, come sempre. ventunomila persone in casa e non ringrazi nessuno. no ti dico di far l' inchino, ma almeno un cenno e un sorriso. che a te riesce sempre bene far finta di esser solo.
oggi una persona a cui tengo si separa. già, andare da un giudice e dirgli che quella non era la cosa che volevi. l'ho già fatto. ridevamo io e mia moglie quel giorno in piazza san firenze. l'unica persona che piangeva, il nostro avvocato. era sua sorella.
il sole scalda, le giornate son più lunghe. strano come basti anche qualche grado sopra lo zero per dare l'impressione della primavera. ma forse è solo voglia.
giovedì, 10 marzo 2005
 firenze è il rinascimento. ma se sai cercare ha un cuore grande come il mondo. e quel che trovi è sempre rappresentato al meglio. anche il liberty sembra impegnarsi a voler competere con michelangelo. questa casa è in borgognissanti, in pieno centro. stupefacente.
ci sono un sacco di donne invitanti. ma tu non sei invitato.
devi imparare i rumori. si, un posto ha i suoi suoni. la tua percezione è ancora ottusa dal rumore della stanchezza. hai bisogno di suoni nuovi. di ascoltarli in pace.
in questi giorni incrocio la mia donna per caso. siamo due scafi veloci in un mare in tempesta, che ti vedi solo in cima alle onde. sua madre ancora inferma, il lavoro, il trasloco. ci incontriamo a volte solo a letto, stanchi. il tempo di scambiarsi poche parole, poi si dorme. ma la vedo soddisfatta, orgogliosa, capace, forte. passeranno i giorni dell'impegno, della stanchezza. me la voglio guardare con calma. la mia donna.
mercoledì, 09 marzo 2005
quattro giorni di imbianchini e impresa di pulizie. han tolto le impronte di altre vite da dantedieci. deceranti, degrassanti, detergenti, tanti "de" per ridare igiene, candore, verginità ad un posto intriso di storie. stanno rimontando i mobili. prima il letto, per dormirci. e avanti, fino ad una cucina che arriverà tra due mesi. dantedieci è ingombra di circa centocinquanta scatoloni e cassette da olive. la nostra vita in due. venticinque anni (per due cinquanta) imballati bene. usciranno alla nuova luce nelle prossime settimane. troveranno un posto. angoli, scaffali, ripiani, mensole, sportelli che si aprono e chiudono, a custodire spicchi di vite sparsi e senza logiche. perché un posto ha un senso solo se c'è dentro una storia.
sette marzo. era anche il compleanno di una amica. auguri, tardivi ma sinceri. zerosettezerotrezerocinque. cambiato casa. di nuovo. dice che ci son fatti che cambiano una vita. tu rimarrai il solito stronzo.
venerdì, 04 marzo 2005
passerò un weekend a pulire, faticare, spezzarmi la schiena. a dantedieci. probabilmente sarà il miglior weekend degli ultimi anni.
l'azione ottunde la capacità di pensare. almeno a me succede così. ora capisco l'ottusità degli eserciti. chi porta una divisa si spegne intellettualmente. dai vigili urbani in poi è un fiorire di idioti. ma forse sto vaneggiando.
giovedì, 03 marzo 2005
ho smesso di fumare. che un fioretto ogni tanto va fatto. anche se mi fumerei un granaio senza filtro.
imbianchino, traslocatore, con la neve tentano di rimandare il loro impegno. fanno gli stronzi. non sanno che io sono stronzo più di loro. e intendo farglielo capire. subito.
mercoledì, 02 marzo 2005
Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.
Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto...
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l' immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata...
Questo temeva, questo desiderava. l'ultima poesia di mario luzi.
ieri sera accendo videomusic. è tutto impacchettato in casa, e in questi giorni l'unica fonte di musica è la tv. sento una chitarrina fioca, una vocina da ragazzo che mi ricordava i miei amici che suonavano battisti quando eravamo giovani. mi giro. è davvero un ragazzino che suona la chitarra ad una fermata del tram. oggi l'ho cercato e l'ho scaricato sul mac. mentre lavoro lo sto sentendo. si chiama lua, e canta bright eyes, vuol dire occhi luccicanti suppongo. e lo fa in un modo dimesso, suona come se si vergognasse di far rumore. non so il testo, non capisco l'inglese da seguirlo in una canzone. ma mi piace parecchio.
stasera ci danno le chiavi. spero tanto non ci siano altri contrattempi. sono alla fine delle riserve mentali. voglio aprir casa e entrarci con la mia donna. guardarla, misurarla, curiosare, sbirciarla dove non ho ancora potuto. intanto lavoro. ho anche commesso uno sbaglio. devo rimediare. proprio con un amico. troppo distratto. quando faccio queste cose mi incazzo. con me, ovvio. dai, concentrati. avanti.
martedì, 01 marzo 2005
è il bello di 'sto mondo pieno di gente. che ognuno è solo, ma mica solo nel senso che si intende noi. no, lui è unico. che se fosse diverso visto uno visti tutti. e invece avanti un altro, e via andare verso dove non lo sai. ma vai. (in risposta ad un post di francifra)
l'attesa. qualcosa che verrà. ci pensi. ti occupa spazio il pensiero. e tempo. tempo passato ad aspettare. tutto è sospeso. secondi, ore, giorni. in attesa di qualcosa. succederà. arriverà. te lo figuri dentro. l'immaginazione ti proietta sugli occhi il momento. ti scuoti. non vuoi rovinarti la sorpresa. il piacere di quel che sarà. piccola o grande che sia, aspetti sempre qualcosa. e intanto vivi.
mi piace guidare. specie in queste giornate, che se non fosse un freddo cane sarebbe quasi primavera. ma in auto il freddo non lo senti. monti su, metti un cd e parti. come oggi. e attraversi posti noti. i tuoi. ma a guardarli dai finestrini, con la musica che suona. pare un film mai visto. i colori della toscana con il primo sole del pomeriggio son come un quadro dei macchiaioli, con i salici rossi che prendon fuoco sulle colline. e ti godi la musica, e guidi, e ti guardi questo film che scorre bello e ti rilassa. ti assenti, i pensieri vanno lontano, liberi, portati dai colori che scorrono, dai suoni che passano. poi arrivi dal cliente. peccato scendere.
ieri sera la mia donna lavorava fino a tardi. a cena da mio fratello e mia cognata, a casa di mio padre. mio nipote lapo. è bello, solare, gioioso, cinque anni di carne soda e giocherellona. mio padre ci aveva perso la testa per quel bambino lì. lo chiamava "luna piena", per quella faccina rotonda e rubizza. il grande è rustico, ombroso, un duro, come tutti i maschi della nostra famiglia, e riesco ormai a parlarci da uomo, con un affetto rude e impacciato tipico dei maschi. lapo no, è amore allo stato puro, è abbracci, carezze, giochi di pelle che ti gonfiano di orgoglio e ti fanno felice. si, ieri con lapo ero felice.
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