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lunedì, 31 gennaio 2005
parole. con dietro significati. non mi fanno paura quando dicono come me usando parole diverse. son terrorizzato quando sento parole come le mie che dicono altro.
scrivere. facile dirlo. specie se lo fai di nascosto. ma in fondo è giusto così. scrivere è rubare. rubare cose altrui, mischiarle alle tue, camuffare il tutto con un velo d'"arte" e restituirlo. ma il furto rimane. e così la vergogna.
venerdì, 28 gennaio 2005
il vantaggio di invecchiare é che nessuno ti dice più come si fa ad esser bravo. infatti con l'età si smette di esserlo. il vecchio è saggio perché da buoni consigli, non certo perché li mette in pratica. anzi, avendone l'occasione fa tutt'altro.
ricordi, buffi, tipo rosario. la moglie di mio fratello. anche lei sportiva, pallavolista di serie bi, anche lei perfetta, asciutta, tonica, armonica. mi piace nuotare. un giorno al mare. scommessa. alla boa, io delfino lei stile libero. roba lunga. parto, sto bene. il delfino uccide. arrivo alla boa. mi giro. lei lontana. incazzata. a riva non ci sta a perdere. flessioni. va bene. sbaglio postura. mi fa ricominciare. ne avevo fatte un bel po'. riparto. ne faccio giusto il doppio. di lei. che pesa la metà di me. non mi sentivo orgoglioso. l'avevo fatto solo per la pizza. quella sera ne mangiai due, di gusto. le pagò l'atleta.
giovedì, 27 gennaio 2005
mai fatto sport. per me il corpo è un contenitore di pensieri e basta. riuscissi a metter tutto sul blog non mi servirebbe più. già, non mi curo, mi lavo i capelli col sapone che uso per lavarmi il resto, me li taglio da solo con l'apposito tagiaerba, barba compresa. mi scordo il profumo, mi vesto al buio, non guardo lo specchio. sempre fumato parecchio, sempre stato grasso, e i capelli sono imbiancati da quando avevo trent'anni. lo sport, appunto. non mi piace, non lo guardo, mi rattrista pensare al tifo. ho un amico sportivo. istruttore di basket, perfetto, asciutto, tonico, armonico. anni fa mi disse vieni nella mia (modernissima n.d.LaPo) palestra (atomica n.d.LaPo) che ti rimetto in sesto. ci andai. pagai un mese. anticipato. visita medica. bene. pagai anche quella. rimaneva una mezz'oretta prima di rientrare al lavoro. mi mette su una macchina e mi dice se voglio tre serie come tutti o di più. non so cosa vuol dire. serie da dodici di flessioni. ah, ecco, ho capito. no, una sola grazie. lui accende la macchina. e conta. io arrivo a dieci. lascio i manubri. mi alzo. esco. vado via. senza una parola. siamo rimasti amici. e nulla più. lui ha perso i capelli. io no.
l'ho capito ora, a quasi cinquant'anni. la cosa che più mi piace nella vita. non è cominciare, e neanche finire. no, quel che veramente mi affascina è ricominciare. da capo. ogni volta.
mercoledì, 26 gennaio 2005
a volte succede che la gente si sposa. già, malgrado tutto lo fanno. nonostante le guerre e le catastrofi e tutte le puttanate del mondo la gente va davanti a uno, si dicon due robe e poi fanno una festa. ecco, non é per la festa in sè. no, é che dentro questa roba c'é speranza. e un sogno, di quelli che li fai insieme a qualcuno. e allora 'sti sogni valgon doppio, e anche di più. e questo succede a una tipa che di sogni ne ha, che anche a lei gli tocca metterli in un blog. non voglio dir chi è, ma solo dirle che se vive come scrive, il suo uomo starà bene. e lei con lui. ed io per loro.
ricordi. affiorano random, come quando metti la musica sul pc e il software pesca a caso. uno dei primi spot che girai. presento il progetto al titolare, un signore anziano, occhiali scuri, tipo enzo ferrari. il vecchietto approva. vuol girare il giorno dopo. ha fretta di vedere lo spot. telefono, l'operatore è disponibile. usciamo dall'ufficio, nella grande sala ci sono una decina di impiegati. lui mi prende a braccetto e rivolgendosi a loro dice: "domani vi voglio tutti belli pettinati, ci fanno il cinematografo". era uno stronzo, ma in quel momento lì lo avrei abbracciato quell'uomo.
martedì, 25 gennaio 2005
come fai a coltivare il senso del bello proprio tu, che sembri l'anello mancante tra la scimmia e il coccodrillo?
 tra un mese. contratto, chiavi, muratore per togliere le piastrelle (brutte) dalla cucina. poi imbianchino, trasloco, montaggio mobili. i miei sono in un fondo, ormai da un anno. li porteremo lì, con calma. rimonterò il mio stereo. col giradischi. i dischi li aveva la mia donna. incongruenze di una separazione. avremo una casa grande, spaziosa, luminosa. voglio rimontare la camera oscura in una stanza giù. e rifare il bianconero. con la 6x6, che non la uso più da un millennio. da casa bensa. intanto ci aspettano quattro settimane d'inferno. imballare, inscatolare, ammucchiare e vivere al contempo. a volte me lo chiedo. ma chi me lo fa fare? penso agli scarabei stercorari, che passano una vita a rotolare una pallina di merda per metterci dentro le uova. se lo fanno loro, posso anch'io.
lunedì, 24 gennaio 2005
sempre sulle troie e sui maiali. mi sa che non mi riesce spiegarmi. mi sa che ognuno la intende come vuole. mi sa che é meglio cambiar discorso. no, voglio vedere di tirarlo fuori 'sto concetto del cazzo. si, ecco, il cazzo. e la fica, ovvio. ho letto di strumenti di potere, e roba preziosa, e usarli per far questo, e quest'altro. e mi è entrata una tristezza, un dispiacere, come quando vedi che per fare una casa buttano giù gli alberi, ecco. la gente pensa all'inguine come un'arma. e quando non c'è la guerra dove la posi? l'inguine sei tu, e tu non sei né arma né vittima. sei tu, basta. ho sentito donne che son orgogliose del cesareo che gli ha preservato una "fichetta nuova da ragazzina". come se non si avesse altro da offrire. ecco, il vero sesso, quello bello per me, è offrirsi. almeno per me. che offrirsi non è uno sminuire l'ego, anzi. come alla goriziana del biliardo, i punti dati di calcio valgon doppi. no, il paragone non funziona. ma rende bene l'idea. insomma, se pensassi che tra le gambe ho uno strumento di potere, addio libido. io tra le gambe c'ho me, un pezzo di me che si muove, decide, interagisce con tutto me stesso. e con chi ho davanti. o dietro. o sopra. o sotto. o dovunque sia, insomma. e colei che mi è davanti ecc. ecc. dovrebbe far lo stesso. esser lei, dappertutto, e usarsi, e usarmi, non come strumento, ma come insieme di roba che genera piacere, e si mescola, e si fonde al punto che non ci son più una troia e un maiale, nè una fica e un uccello, ma c'è "un gran miscolìo di roba che untussai più indove finisci te e comincia lei". ecco, io il sesso l'adopero così. che piaccia o no.
sabato, 22 gennaio 2005
migliaia di domani tutti insieme spaventano. un oggi alla volta no. possiamo farcela.
venerdì, 21 gennaio 2005
la vita è fatta di giorni. e mentre li vivi nessuno si chiama domani. si chiamano tutti oggi.
il no comment sulle femmine. invece no, voglio scriverlo. sulle femmine e sul desiderio. che loro son fatte apposta per tirartelo fuori. il desiderio dico. però ho voglia di pensar libero. da maschio. maiale quindi. già, lo sono, a tutti gli effetti, malgrado una morale che affiora e mi incasina, ma poi la ignori e allora sei onesto. nello scrivere almeno. e nel pensare, ma già meno. nell'agire poi. ma lasciamo perdere. si, le femmine fanno venir desideri. e poi son anche contente se lo sanno. si, parecchio. ma non devi manifestarlo apertamente. questo no, le offende. si senton troie, allora si ritirano, si incazzano anche. già, esser troie è differente da esser maiali. un maiale ha diritto di asilo nel senso comune, una troia no, neppure in quello delle donne. io credo che la realtà sia diversa. ogni maschio nasconde un maiale, ogni donna una troia. solo che se lo dici sei uno stronzo maschilista. eppure io son tra i pochi maschi che vorrebbero, anelano, sognano il sentimento quello bello, puro, totalizzante. insomma, io son quasi femmina. ma proprio perché so, allora lo dico. una rizzacazzi non ammetterà mai di esserlo. sa di esserlo, ma non lo riconosce. forse ha paura del cazzo che ha rizzato. peccato. che un maiale e una troia onesti son capaci di robe d'amore che non ci si immaginano neppure. è sempre stato così, da che mondo è mondo. allora ripenso a quando ero ragazzino e si litigava tra coetanei. la frase più usata era "la tu mamma l'è maiala". mai informazione fu più corretta.
femmine. no comment.
giovedì, 20 gennaio 2005
diciottomila. come se vi vedessi. di là dallo schermo. io che boccheggio in quest'acquario senza pesci né piante. e voi lì, che passate, coi vostri pc. io scrivo voi leggete. tutto attraverso un filo. un filo che collega gente. pensieri, mica pelle. umori, mica odori. che forse è meglio. si, meglio così. grazie a tutti.
mercoledì, 19 gennaio 2005
solo in ufficio. con il concerto per tromba di haydn. almeno lui tromba (sorriso sardonico e nazionalpopolare). ripenso al mio concetto di casa. lo so, cerco di giustificarmi. ma sono un animale, e gli animali quando dicono casa intendono tana. io uguale. un posto per nasconderti. portarci le tue cose. starci con i tuoi simili. e il mondo fuori. quello dei carnivori. dei rapaci. vorrei scriverci. "etologia della casa". già, come le cavie si diventa matti. gabbie piccole, spazi angusti. funzioni decentrate. lavoro, vita, scuola, divertimento, tutto è distante. gli urbanisti son bravi a trovare i mali, mica le cure. ecco perché la tana è importante. esser padrone dello spazio. e trovarci forza. che oggi ce ne vuol tanta, ad andare avanti.
 fra il ventiquattro e il venticinque febbraio contratto. dantedieci sarà nostra. già, una casa ha un nome, un logo, come lo aveva casa bensa. un logo per un luogo. a volte mi sento scemo.
martedì, 18 gennaio 2005
il più delle volte amore è solo una parola. ma è la più grossa che hai. quando l'hai regalata non c'è più.
lunedì, 17 gennaio 2005
 come si fa ad essere designers? studiare, non basta. intelligenza, curiosità, ricerca, senso del bello. forse. io mi son fatto un'idea. bisogna chiamarsi strani. ettore (sottsass), afra e tobia (scarpa) gae (tana aulenti) giò (pomodoro). se ti chiamano strano da bambino ti vien su una voglia, che so, un bisogno di rifarti sul mondo. si, deve esser così. io mi chiamo normale.
 ecco perché mi piacciono le foto. riassumono, sintetizzano, compattano il tutto in un piccolo spazio. rendono semplice un mondo complicato. rendono bello un mondo brutto. è il compito dell'arte. o no?
quella che oggi chiamano libertà ci si guadagna con la schiavitù del lavoro.
ieri ho avuto una buona notizia. la mia cognatina preferita e il suo uomo nordico ci regaleranno un/a nipote. e fanno otto. quella donna l'ho portata al mare da piccola, le ho insegnato a nuotare, è stata quasi mia figlia, salvo poi diventar donna mentre tutti la vedevano bambina. sono felice della sua felicità. per sette volte mi son sentito zio. oggi mi sento quasi nonno.
sabato, 15 gennaio 2005
a volte hai la percezione che tutto ciò di cui hai bisogno tu lo abbia dentro. che ne so, il tuo mondo è tutto nella pelle che hai addosso. altre volte no. ti senti una pelle vuota. buona per farci un tamburo. nel mio caso una batteria da concerto rock al gran completo.
 si dice che i ricordi che vengon meglio son quelli vecchi. mica vero. ora per esempio mi viene in mente che una decina di giorni fa ero in abruzzo. a me piacciono le cose vecchie. che so, case vecchie, città vecchie, automobili vecchie. no, le donne mi garban giovani, ma questa è un'altra cosa. e l'abruzzo è un posto vecchio, per chi sa cercare. prendi l'aquila, una città che sembra merano ma è in abruzzo. ma a merano non c'è santa maria a collemaggio. bisogna essere morti per non emozionarsi davanta a tanta nuda bellezza. ecco, il bello di questa chiesa, costruita alla fine del duecento da celestino quinto, è proprio la nudità. il giorno prima si parlava di musica, e io dicevo al mio amico che la grandezza di certa musica non è il mettere suoni su un pentagramma, ma toglierli. arrivare all'essenza dell'armonia, e renderla nuda, senza veli, senza orpelli e accessori pesanti. la nudità è armonia pura. specie in certe donne, ma questa è un'altra cosa. insomma, dieci giorni fa ero a l'aquila. collemaggio è appena fuori, su un pianoro che interrompe le brusche discese che circondano la città. un gran prato verde e in fondo lei. in principio era il quadrato della facciata. forma semplice. poi guardi. è rivestita da tasselli bianchi e rosa. geometrici, semplici, caratteriali, forti. un rosone. un portale, e due porte con "rosino" ai lati che riprendono quello centrale. tutto qui. ma è armonico. equilibrato. puro. e poi è in fondo ad un prato verde che sembra tu debba fare un viaggio per arrivare a dio, ecco. già, dio è laggiù, bello, pacato, rilassato direi. ti aspetta. tu vai, e questa cosina in fondo diventa grande. certo, grande come dio. il portale è semplice, magnifico. passarci dentro è come attraversare l'oceano, e entri nel più bel porto di pietra che io abbia mai visto. tre navate, grandi, semplici, spoglie, nude appunto. solo pietra. usata per creare colonne gigantesche, e volte altissime, e intrecci armoniosi. nudità, appunto. bella come solo la pietra nuda sa esserlo. collemaggio è come waltzing matilda di tom waits. o come certe donne che dico io. ruvida, essenziale, ma sublime nella sua nudità. ecco, me ne son ricordato. ora posso anche scordarlo.
venerdì, 14 gennaio 2005
 domani vado dal mio arredatore. mi farà vedere la cucina che mi vuol montare nella casa dell'architetto. ma io sono ignorante. non capisco i disegni in pianta. li capirà la mia donna. e me li spiegherà. anche in queste cose sono animale. ho bisogno di toccare con mano. materiali, forme, colori. come i bambini, tasto, guardo, annuso, peso. come la casa nuova. ci son stato quattro volte, ma non è ancora mia. devo dormirci, mettermi a guardarla, toccarla, e col tempo sarà spazio mio. spazio bello da percorrere con gli occhi di giorno, a vedere la luce che taglia le cose in fette d'ombra. spazio da camminarci di notte, al buio e con gli occhi chiusi, senza inciampare ma sentendo dove sei dal suono dei passi, dal rumore dell'aria nelle stanze. che una casa non è solo bella da guardarla il giorno. già, se chiudi gli occhi uno spazio ti parla uguale. trasmette cose. quando le capirò, percorrerò gli spazi come una rondine fa col cielo. e quello spazio sarà casa mia.
oggi è una buona giornata. il perché lo so io.
giovedì, 13 gennaio 2005
giornate d'attesa queste. aria ferma, sospesa, ma limpida. ho quasi smesso anche di pensare. se mai l'avessi fatto compiutamente.
si avvicina la data del trasloco. fortunatamente tutti vogliono accelerare il fatto a metà febbraio. io davanti alla mia donna faccio finta di niente, ma lei sa che vorrei fosse oggi. mi sono messo in contatto col ricercatore che ha scritto il libro sull'architetto ricci che ho comperato. è giovane, cortese e interessatissimo. non sapeva di questa costruzione, ma l'ha riconosciuta come targata leo ricci da una foto che gli ho spedito via mail. parla di corpi, aggetti, materiali, setti, lastre. bello sentire passione, preparazione, cultura, entusiasmo, curiosità. il tutto tradotto in voglia di fare. dovrei applicarla anch'io 'sta ricetta. vedremo cosa riuscirò a fare.
mercoledì, 12 gennaio 2005
voglio che il tempo voli. non me ne frega di invecchiare. questo tempo squallido deve passare. perché ne venga uno migliore. o peggiore. ma sarà il mio tempo.
martedì, 11 gennaio 2005
 a volte ci vuole un'onda per ricordarci che siamo piccoli.
ora lo so. ho bisogno di quella casa. un posto dove metterci dentro tutto. me compreso. un paguro senza guscio a cosa serve? a farci la zuppa.
lunedì, 10 gennaio 2005
voglio un anno pieno di sogni sbagliati. son la compagnia più bella che si possa avere.
sabato, 08 gennaio 2005
qualcosa non va. il gisette è d'accordo. moratoria. centocinquantamila morti e si parla di moratoria. i ricchi congelano i debiti ai poveri. quelli sopravvissuti, si intende. i morti non pagano. gli altri pagheranno. come si dice? in comode rate. poi penso che siamo una delle tante palline che girano intorno al sole. uno dei miliardi di soli della via lattea. una dei miliardi di galassie dell'universo. e ci stiamo a preoccupare per un'onda anomala. o per i soldi. ma che vadano in culo, loro e i soldi. non riusciranno a vivere un secondo di più. rimetti a noi i nostri debiti. come noi li rimettiamo ai nostri debitori. amen.
in un commento ho letto: 'il cuore e' grande.. c'e' tanto spazio..'. la prima visita medica vera la feci alle elementari. a mia madre dissero che avevo un cuore quasi doppio del normale. mia madre si allarmò. le dissero che era una cosa buona, batteva lento, poteva star tranquilla, suo figlio avrebbe potuto sopportare prove dure con quel cuore grande. a quarant'anni di distanza quel bambino ha accuratamente evitato le prove dure. salvo l'innamorarsi. già, mi è successo spesso. ma mica per il cuore grande, no. credo sia il cervello piccolo, ecco.
primo gennaio, mattino. sul mare. fa pattana come dicono qui. una tavola liscia che se non fosse per la risacca quasi silenziosa sembrerebbe finto. increspature lievi, la tramontana interrompe lo specchio rosa di nubi. mi guardo la gorgona qui davanti, e dietro i monti della corsica. sembrano miraggi, non sono attaccati al mare. sospesi a un millimetro dall'acqua. e io qui, a pensare ad un anno passato. in citta. lavorare poco e male. robe buone poche. la donna, gli amici, un ulteriore paio di cose non catalogabili tra le due precedenti. e basta. mica tanto. le prime dieci ore di questo anno mi piacciono. da marzo in poi ancor di piu. dai, sotto ora. scritto alle dieci del primo gennaio sulla spiaggia col palm.
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