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venerdì, 31 dicembre 2004
in un commento ho letto un anonimo che mi diceva che sono innamorato della socia. ho risposto no, d'impulso, rifiutando una cosa che mi pare assolutamente impossibile, malgrado la tipa in questione sia abbondantemente affascinante per me. non lo nascondo, le voglio bene, direi un bene profondo, roba che non la so mica spiegare, me la ritrovo dentro e mi tocca gestirla, nel bene e nel male. la questione è un'altra. prima di tutto nell'ultimo anno è la persona con la quale ho passato più tempo, più che con gli altri soci, quasi sempre assenti. ho vissuto più con lei che con la mia donna, e non solo a lavorare. e poi c'è la scommessa. una roba lunga da dire, e anche poco interessante. mettiamola così: ho deciso io che fosse socia, credendo che abbia carte alte da giocare, e nonostante lei non lo sappia ancora, anzi sia convinta del contrario, son certo che sotto quel suo modo infelice di affrontare le cose si celi una gran donna. lei dice di no, ma io lo so, e ho la testa più dura di lei. e voglio che quella gran donna venga fuori, tutto qui. quando verrà fuori, forse me ne innamorerò. meglio di no, dai.
giovedì, 30 dicembre 2004
ieri sera riunione. non ho detto quel che pensavo. o meglio, ho detto quello che pensavo, ma travestito da ciò che gli altri volevano pensassi. è stata perfetta. mi piacciono i piani ben riusciti. come sempre c'è chi è uscito tumefatto dagli eventi. spero di avere il tempo, la pazienza e le occasioni per chiarirmi e fargli capire che le cose succedono e passano per far spazio ad altre. devo riuscire a togliere i sensi di colpa idioti che attanagliano certa gente quando le cose non vanno come vorrebbero. devo convincere uno stupido che la mia stupidità è migliore della sua. lo farò con l'affetto sincero che provo. spero che basti. altrimenti passo alle maniere forti.
mercoledì, 29 dicembre 2004
certa gente quando non c'è ti manca, poi quando c'è vorresti non ci fosse. spiegatelo.
martedì, 28 dicembre 2004
 strano mondo questo. lo spot della telecom. se gandhi avesse potuto parlare con i media di oggi. invece no. son toccati a bush, blair e berlusconi. peccato.
lunedì, 27 dicembre 2004
è deciso. ultimo dell'anno al mare. nel mio mare vecchio, il tirreno delle pinete, dei porticcioli mezzi rotti con i gozzi dei vecchi pescatori in pensione, delle spiagge sudicie di roba portata dalle mareggiate. lo passerò coi miei amici (alcuni), con mio fratello e mia cognata. e i miei nipoti. il grande me lo porto via. dal due al sei in abruzzo, da altri amici. starò a godermi un posto nuovo. e a godermi la mia donna che si gode suo nipote. al momento mi accontento.
solo in ufficio. fumo l'ultima. leggo blog. ascolto four way street di crosby stills nash and young. gran bell'album, altro che west coast. e penso. e scrivo. già, scrivo in questo posto strano. come se fosse mio. non lo è. è un hard disk in un server messo in chissà qual cazzo di posto sulla terra. i pensieri, quelli si, son tuoi. poi escono, li scrivi, e non son più tuoi. già, li leggono. e tu sei già altrove. lontano dal server, o da quel pezzo di carta dove ci appoggi la roba che pensi. pensi altro. ne son convinto, davvero. scripta volant.
diciassettemila visite in poco più di nove mesi. una sessantina al giorno, a occhio e croce. mi piace pensare che ci sono una trentina di persone che un paio di volte al giorno mi vengono a trovare. si, trenta le reggo, le sopporto. un gruppo di amici, ciao come stai, quella roba lì. perché gli amici si ringraziano meglio degli sconosciuti. ecco perché vi ringrazio.
venerdì, 24 dicembre 2004
buon natale a chi passa di qua.
ufficio, da solo. aspetto i soci. riunione prenatalizia. la socia è arrivata funesta, funerea, funebre. è uscita. mi son preso il caffè. mi sto ascoltando lo studio numero dieci di fredric chopin. il più bel pezzo di pianoforte che io abbia mai sentito. lo sentii la prima volta alla televisione, tanti anni fa. lo suonava Wladimir Horovitz, e mentre eseguiva quel pezzo che avrebbe ucciso chiunque, lui suonava ad occhi chiusi, con un sorriso serafico. ascoltava la musica, come se la suonasse qualcun'altro. un arabesco di suoni dove l'armonia è un mare in tempesta che ti fa sentire immortale. con questa musica uccidere o far l'amore sono la stessa cosa.
giovedì, 23 dicembre 2004
stasera a casa di amici. domani da mio fratello con altri amici. serate piacevoli. ho voglia di godermi la gente che ho scelto.
la musica. forse la musica batte la parola.
 in realtà le arti visive non inventano nulla. se ci si pensa bene dipingere, scolpire, fotografare, filmale, progettare è comunque copiare qualcosa che ti da uno spunto, deformando la realtà attraverso la visione. ma la realtà rimane, al di là del vetro. per lo scrivere è diverso. scrivere è comunque artificio, e pesante direi. ma togli lo scrivere. raccontare. c'è niente di più teorico di una bocca e un orecchio? la realtà e lontana. e quando la realtà è davvero distante, solo in quel momento la fantasia è tutto. ecco perché l'emozione che da una parola è la più forte di tutte.
mercoledì, 22 dicembre 2004
solo in ufficio, le femmine son via, l'ingegnere di là è come non ci fosse. mi sento "letter from home" di pat metheny. non volevo andarci io a firenze, al compleanno della nipotina. il solito orso, niente feste per l'asociale. ma poi non so, ho fatto il numero, ciao principessa, vengo anch'io. ho sentito una voce tranquilla, contenta, di donna che ha accanto il suo uomo, ecco. mi costa dir di si, ma a volte lo faccio volentieri. l'orsitudine è odiosa vista da fuori, penosa da portarsi addosso.
quando la merda pigia, lasciala andare. meglio uno slip coi baffi dietro che una colica intestinale. mi piacciono le metafore poetiche.
martedì, 21 dicembre 2004
metodo "LaPo" per scrivere semplice e comprensibile.
scrivi sulla tastiera, ma con un dito soltanto. l'altra mano la usi con il solo dito medio infilato nel tuo culo. la posizione, il disagio, l'imbarazzo e un certo flusso arterioso dovrebbero semplificarti i pensieri e rendere più fluida diretta e veloce la tua scrittura. io personalmente non l'ho provato, ma son convinto che ad alcuni farebbe bene. a proposito: kakka si skrive kon la kappa o kon la merda?
ma forse lo stupido sono io. già, deve essere così. vado per blog. mi piace, non ruba tempo, è gratis ed è facile sfogliarli. sempre più spesso mi imbatto in robe assolutamente impermeabili al mio già stanco comprendonio. cose che parlano di semantica, semiotica e semiologia, e fin qui ci vado. a distanza, da lontano, ma le seguo. poi si inizia la sagra dell'ipertesto. già, il link è più facile che parlare. metti un link e loro vanno a vedere. questo andrebbe bene, ma devi usarne una alla volta di tecniche. l'ermetismo, la grafica gotica e l'ipertesto fanno di un blog la più inespugnabile fortezza della comunicazione che ci sia. ma forse son vecchio io a non capirle tutte 'ste cose. già, io scrivo differente. penso differente.
 bello vederla dormire. sembra una bambina. il piumone che avvolge il corpo morbido. le sopracciglia. rilassate, un arco dolce, spesso. le labbra, leggermente dischiuse, morbide. il respiro lieve, regolare. sentire il calore che sprigiona il corpo nel sonno. peccato spegnere la luce.
lunedì, 20 dicembre 2004
voglia di cambiamento. a volte ti piglia, ciclica, irruenta, violenta anche. cambierai quasi tutto, di nuovo. ma non te stesso. il solito trucco. fino alla prossima volta.
sabato mattina e domenica mattina a raccogliere olive con i miei cognati. ieri vento freddo, acqua a nebbia, di quella che ti inzuppa dentro, ti taglia le dita, ti toglie la voglia. sabato sole, cielo terso, silenzio e fatica. schiena spezzata ma ne valeva la pena, lavorare e sudare in quell'aria limpida, sotto il sole che se non ti metti in maglietta scoppi di caldo. e ieri alle una sotto un'acqua che bagna l'anima vedere la faccia contenta di chi raccoglie il frutto del suo lavoro. vedere l'ultimo di quattrocento e passa olivi ormai scarico. e guardare quel giovane contadino nordico e suo padre e sua moglie. stanchi, sfiniti, ma soddisfatti, felici di metter sul trattore quell'ultimo carico per il frantoio. sarà olio buono, denso, verde opaco quasi fosforescente, appena fatto. da mettere sul pane e sentire quel sapore intenso, acerbo che scende in gola, la raschia quasi con la sua intensità. certe cose non saranno mai la tua vita. ma sei contento che ne facciano parte.
c'è gente molto brava a farsi le proprie ragioni. altri, fortunatamente pochi, riescono altrettanto bene a difendere i propri torti.
a volte è inutile battersi anche per se stessi. figuriamoci per qualcun'altro.
venerdì, 17 dicembre 2004
si è perso il senso della tragedia. ci vuole calma e una piccola dose di distacco per gustarsi una visione apocalittica. dico visione, perché in realtà niente é apocalittico, tranne la morte di un figlio o simili. la visione tragica è pur sempre una visione ed è collegata alla fantasia ma anche al senso pratico. ci vuole immaginazione, ma anche una certa esperienza nel "what if". peccato. nessuno apprezza più le catastrofi come nei bei tempi andati.
giovedì, 16 dicembre 2004
la prevaricazione e l'arroganza. non le sopporto. specie tra amici. peggio che tra fratelli. io mio fratello non l'ho scelto. gli amici si. ergo, nel caso con il primo sto in pace, con i secondi faccio lo stronzo. e io non lo faccio lo stronzo. io sono lo stronzo.
giornate strane. voglia di litigare. non ho più voglia di farle passare lisce.
mercoledì, 15 dicembre 2004
già, avere opinioni, pensare, esprimersi. oggi se non le spari grosse e a voce alta non sei nessuno. ma come si fa? vedi una cosa. è lì, davanti a te. stai per aprir bocca. è già cambiata. oppure non c'è più. allora stai zitto. rimarrai nessuno. meglio così.
tu a volte riesci a ripeterne anche dei vecchi. gli errori.
dagli errori si impara. a farne di nuovi.
pelle. carne. respiro. odore, sudore, umori. nella vita normale non li consideri. ti senti un contenitore ambulante di pensieri. non hai mai curato il corpo. e si vede. antisportivo, ciccione, trascurato. eccoti qui, teorico del sentire. e quando senti una femmina? pelle, carne e tutto il resto. come la metti? già, la natura. a volte è forte quella roba lì. vorresti essere bello, prestante, o anche minimamente attraente. saperci fare insomma. confessalo, vorresti essere l'animale che non sei mai stato. troppo tardi. dovevi pensarci prima.
martedì, 14 dicembre 2004
adesso ho voglia di mare. davvero. mica quello della spiaggia. quello visto dalla barca, col vento che lo senti sbattere sulla vela, allora dai un giro al winch, e senti la scotta che si tende, suona quasi. vai a prora, e ti guardi le onde che arrivano sulla chiglia. e stai lì, aggrappato alle drizze, ipnotizzato da tutta quell'acqua che ti viene incontro. è come se l'orizzonte che hai davanti ti stesse scorrendo sotto i piedi. e ti accorgi che è vivo, si muove, ti preme le piante, ti solleva, e poi ti lascia andare giù. perché tutto 'sto mondo che hai davanti fatto di città, gente che corre, gioca in borsa o muore di fame, si fa la guerra o fa finta di niente, ecco, tutto quel mondo lì si riassume perfettamente in quell'onda verde, con la schiumina in cima, che batte sulla barca, la senti un po' e poi è passata. nulla. e tu per lui, ancora meno.
le cose sbagliate non esistono. e neppure quelle giuste. esistono le cose e basta. talvolta neppure quelle.
lunedì, 13 dicembre 2004
 come fare a dar fiducia a chi non vuole averne? la vedi prostrata, incapace di reagire, "tumefatta dagli eventi". non puoi far niente. uno, non sei il suo uomo, quindi non avvicinarti. due, il suo è un modo di essere, e forse le piace. tre, conserva la tua energia per quando ne avrai davvero bisogno. quante volte hai visto qualcuno/a allontanarsi allegramente dal cadavere dell'altra/o? sei stato da entrambi i lati del coltello. non toccarlo di nuovo.
il fatto che tu abbia i capelli bianchi non ti autorizza a sentirti sopito. altresì se hai un'erezione non pensarti un trombatore. insomma, rilassati, sei solo stupido.
devi prendere un paio di decisioni. sei eccitato. attento, usa il cervello, e lascia perdere il cuore. hai sempre mischiato quattrini e sogni. con che risultati?
sabato, 11 dicembre 2004
già, la vita è complicata, malgrado tu cerchi di semplificarla. guardati bene. se un quasi cinquantenne, e cerchi emozioni come un sedicenne. cerchi, magari le cercassi, le desideri. mica le trovi poi. che in fondo è meglio così. ne tireresti fuori dei casini immani. poi succede che a volte quel che vuoi veramente lo prendi davvero. guarda la casa. ancora due mesi e mezzo di fughe dal centro, poi starai dove hai scelto. avrai di nuovo il tuo posto. e non basterà. in quel posto ci porterai il tuo cercare inutile. voglie vecchie e nuove avranno una casa nuova. ma rimarranno tali. voglie, appunto.
venerdì, 10 dicembre 2004
niente da dire. riunione importante che al momento non si fa. dovrei essere incazzato con chi mi ruba il tempo e poi ci fa quel che gli pare. ma non ne ho voglia. questo venerdì sera ha un buon retrogusto diesel che mi piace un sacco.
ti muovi tra la gente. il tuo amico arredatore, lo hai portato a prender le misure, ti dice bella casa. avrai una cucina bianca, lucida, senza maniglie. il piano in pietra scura, cardoso trattato ad olio. la socia annuisce e sorride. il socio non sa neppure di cosa state parlando. pensi alla tua donna. avete fatto l'amore stamane. e ieri notte. e riso, e scherzato, e poi ti voleva mandare in vacanza da solo a gennaio. salvo poi ritirare tutto, che tu non capisci mai quando dico il contrario di quel che penso. sorrideva quella donna lì, mentre si addormentava tra le tue braccia. hai pensato sono un uomo fortunato. ma non mi basta. confessalo, lo hai pensato. tranquillo. in realtà tu non ti muovi tra la gente. son loro a muoversi intorno a te, stupido.
giovedì, 09 dicembre 2004
mi piace stare in macchina con la mia musica. oggi ce l'ho con ludovico einaudi. non lo so, ma mi sembra adatto, ecco. con lui quasi sopporto le file ai semafori. chiudo i finestrini, alzo il volume e mi chiudo a pensare. l'altro giorno ho anche toppato l'uscita, cazzo. vabbe', succede. che dicevo? ah, si, in macchina. si, ho una discovery, un grosso armadio che va piano, e mi piace andarci piano. ma non parlavo della macchina. ma che cazzo ho oggi? lasciamo perdere che è meglio.
le occasioni fanno l'uomo ladro. ecco spiegata la tua onestà.
l'altro ieri non c'era. ieri festa. oggi non c'è. mi manca la socia. quella alta bionda bella. quella silenziosa e nevrotica. quella che se apre bocca ti vien voglia di picchiarla. se sta zitta e ti guarda ti vien voglia di spalmartela addosso e farci le più belle porcherie, ma poi apre bocca e ti passa. quella che se fa le sue cose ti vien voglia di spiarla. quella che vede tutto differente da te, e per questo ti serve. quella che se le chiedi che ore sono si incazza, e se ti chiede che ore sono tu glielo dici e si incazza lo stesso. quella che si incazza comunque insomma. quella che quando c'è te ne accorgi, e che quando non c'è ti manca. appunto.
mercoledì, 08 dicembre 2004
se ci penso mi incazzo. tra un po' è natale, e 'sta cosa non mi piace più. non mi piace più da un sacco di tempo. mica perché non si lavora, anzi. ma tutte 'ste luci, e le vetrine piene di robe colorate, e tutti che si affannano a far regali. ecco, tutto questo non mi garba. eppure un tempo mi garbava eccome. fare l'albero a casa mia, con mia madre e mio fratello. e mio padre che lo vedevo in casa a far le sue cose, e mi piaceva vederlo, ecco. e poi ci dicevano che bisognava star buoni, che la befana sennò ci portava il carbone. e le carezze di mia madre. eran buone, e ti guardava con un sorriso orgoglioso, soddisfatto, tranquillo, rassicurante. dopo quarant'anni non ricordo gran che. ma quelle carezze, quei baci, quel calore li ricordo ancora. e mi mancano, forse perché ho un'età che le carezze le fai, le fai ad un figlio. ma non ne ho di figli, e se non diventi padre allora rimani figlio. per tutta la vita. a ricordare le carezze che hai preso e non dato. ecco, se ci penso sto meglio.
Proprio bella con la gonna blu. Bella. Bella anche con le gambe "bianche". Bella e basta. Tenera e sensuale. Come un pucino, come una diva. Bella, per me, con me. Bella con Victor Jara.
Nell'aria una fragranza di Latte d'Asina e d'Agosto. E un accappatoio giallo, perche' dentro e' un mondo caldo, pieno di noi.
Anche l'occidente ha i suoi spruzzi di gioia. A sprazzi. E va bene cosi'. Ole'. pilade cantini mio amico ...Ed arrampichi specchi di scale, ma gradini ambulanti di un altro parere si rovesciano sotto alle scarpe e ci lasci stupito l' impronta del piede e ti senti sudare le mani, come un prurito o un rovescio di venti che ti penetra dentro alle spalle, le soffi, le sbatti....ma non puoi grattarle.
...Poi scardini tutte le stanze, perché sai sorridere del tuo buonsenso riconosci gli errori degli Altri, tirandoti indietro per poi saltare avanti se dimentichi le tue fatiche, giunto alla sera sei ancora più stanco
Il coniglio ha affittato il cilindro ad un mago e gli affari ora vanno un po' meglio.
Oggi auguro alla freddezza tutta la solitudine...(m'è presa così) giacomo caramelli amico del mio amico
martedì, 07 dicembre 2004
sedicimila. l'altro giorno pensavo al blog come ad un cazzo piccolo ma capace di uscire dagli slip e fare cose estreme. confermo, e ringrazio. in pochi mesi il il mio cazzo non sta molto meglio, ma le mie palle mi sembrano un po' meno gonfie. che dire? va bene così.
ho sentito la socia. oggi era altrove. mi manca.
 fai il distaccato. ma non sei immune, no. sei coinvolto. fai il saggio restando immobile. e intanto la vita ti succede. salvo dire "lo sapevo". e intanto perdi le navi. loro vanno e tu sei lì. capitano del pattino.
lunedì, 06 dicembre 2004
"la fantasia è un posto dove ci piove dentro". italo calvino
due giorni con la mia donna e sono arrivato a questa conclusione. un valido indicatore dell'amore tra adulti è l'abbassamento vertiginoso della soglia di tolleranza. sembra strano, ma se arrivi al punto di non sopportare certi comportamenti di chi ti sta vicino, vuol dire che lo ami. viste le incazzature avute in questi due giorni si può dire che ho avuto diverse grandi prove d'amore.
per certe cose il blog è meglio di un diario. è privato, se vuoi privatissimo, ma è anche pubblico, direi pubblicissimo. è come avere un cazzo appena normale ma poterlo sbattere in faccia a tutti. non so se mi sono spiegato. mi sa di no.
venerdì, 03 dicembre 2004
sono il solito tardivo. ho scoperto da poco che siamo su splinder tre. ecco, mi pareva differente, del tipo vedi chi commenta, lo puoi mettere tra gli amici, che son differenti dai preferiti, non so perché e non me lo chiedo. ci puoi chattare, m'è parso di capire, ma non so come si fa (su mac tutto è complicato). puoi sapere se ha uno o più blogs, e questo a volte mi ha sconcertato, che mica tutti fanno come me, che mescolo le cosce delle donne e gli scrupoli di coscienza ovverosia come si dice dalle mie parti "il culo con le quarant'ore". alcuni hanno il blog "celebrale" e il blog "inguinale". forse avendo poco materiale dell'una parte e dell'altra, io tendo a mettere insieme per far volume. del resto di blogs ne ho tre anch'io. questo dove scrivo, uno per quei tre raccontini (che cancellerò) e quello delle prove tecniche dove smanetto con l'html. uno come me se deve fare esperimenti è meglio se esce da casa, che potrebbe anche bruciarla. tanto, anche con splinder tre, le prove che posso fare son poche. come il telefonino, il computer, il palmare e tutti gli altri ammennicoli che mi ritrovo. li adopero a modo mio. come la vita.
non ci sono cazzi. tra uomini e donne è sempre la solita storia. un po' come quel detto: "quando un uomo con la pistola incontra uno col fucile, quello con la pistola è un uomo morto". ecco, è la stessa cosa. quando un uomo con la testa dura incontra una donna con la testa dura, l'uomo con la testa dura è un uomo con la testa rotta.
giovedì, 02 dicembre 2004
a volte ti vengono in mente le cose che ti piacciono di lei. quelle che guardi e non te ne accorgi. neanche lei se ne accorge. ma a te quelle cose rimangono addosso, e te le porti in testa per tutta la giornata. come quel suo girare per casa silenzioso, fatto di gesti rapidi, pratici, tipicamente femminili. oppure quando esce dal bagno, con l'accappatoio che avvolge quel calore mattutino, quelle forme forti, accentuate. l'asciugamano in testa, un turbante a raccogliere quel profumo che adori. robe piccole, che te le guardi e ci godi. tienile strette, la giornata è fredda. e lunga.
mercoledì, 01 dicembre 2004
e i fatti, e le donne, e la gente intorno, e gli impegni, e i sogni. si, i sogni, quelli che fai da solo. mica la notte, no. il giorno, tu sogni di giorno. mentre lavori, fai le cose, parli. per te tutto è sogno. nei sogni i desideri affiorano, si manifestano, diventano veri. nella vita si nascondono, si reprimono, son peccati. tu no, vivi e sogni, perché desideri. senza sapere se farai male a te stesso o ad altri. vita e sogno, strettamente connessi dal fiume di desideri che a volte ti annega. quanto durerai?
 oggi è la giornata contro l'hiv. non mi piacciono le "giornate del", è un po' come cercare di restituire a qualcuno ciò che gli hai rubato nel resto dell'anno. ma forse è meglio che continuare ad ignorarlo. le giornate delle donne, degli anziani, dei bambini, contro il cancro, contro l'hiv, contro la fame. tra un po' non basterà tutto l'anno per pentirci dei nostri peccati.
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