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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































giovedì, 30 settembre 2004
 

e poi si dice che uno ammazza la moglie. cerchiamo casa. io vado in giro. poi vuol vedere lei. giusto no? bene, allora fisso per lei. ma lei non può. allora sposto, anticipo, posticipo, incastro. niente, non funziona, e la colpa è mia. oggi lei è a vicenza tutto il giorno. per oggi vivrà, domani non so. se dovessi essere arrestato per uxoricidio porterò il blog come prova a discarico. l'infermità mentale ci potrebbe scappare.

messo in casa da LaPo | 15:47 | commenti


mercoledì, 29 settembre 2004
 

sto vedendo case. alcune bellissime. nessuna la mia, ancora. oggi una bellissima. alto design anni '60. un amico di mio padre. lui è morto, la moglie vende. mi sembrava di ritornare a casa mia da bambino. grandi vetrate e pareti in pietra in mezzo ai pini. troppo cara, e poi non piacerà alla mia donna. intanto cerco. lavoro. respiro (male, per il fumo). stasera coi nipoti dal fratello. domani sera carte. e il tempo passa.

messo in casa da LaPo | 15:39 | commenti


martedì, 28 settembre 2004
 

sono libere. bene. ogni tanto una buona notizia aiuta. peccato per zonker (enzo baldoni). lui avrebbe scritto belle cose.

messo in casa da LaPo | 18:43 | commenti


lunedì, 27 settembre 2004
 

"sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti benedicti". (so che quelle terre, con quei confini che qui si descrivono, le possedette trenta anni l'ordine di san benedetto). è uno scritto del 960 dopo cristo. già, son passati mille e quarantaquattro anni, e parliamo la stessa lingua. era la prima volta che qualcuno scriveva la mia lingua. mi piacerebbe incontrarlo, quel tipo che scrisse il "placito capuano". e chiedergli come gli fosse venuto in mente di abbandonare il latino e usare il volgare, il parlato. scrivi come mangi, anzi, meglio, scrivi come pensi. grande idea la sua. sempre attuale direi.

messo in casa da LaPo | 19:24 | commenti


venerdì, 24 settembre 2004
 

da solo in ufficio, come tutti i venerdi. penso alle cose che ho fatto, poche, e a quelle che devo fare, tante. intanto mi sento le sei versioni di you are so beautiful che ho. mi mette un po' pace 'sta musica. che so, forse ne ho bisogno. la socia è andata via, sembrava quasi tranquilla. non parliamo quasi più dei suoi problemi. bene, vuol dire che non ha bisogno di me. li sta risolvendo da sola. dovrei esser triste, ho perso l'intimità con una bella donna. no, son contento, la vedo da lontano, e so che sta meglio. ma forse è solo che adesso non siamo mai soli. no, credo che stia diventando grande. e mi piace. adesso toccherebbe a me, se non è troppo disturbo. già, mi sento un po' imperfetto. casualmente mi imbatto in due blog. uno ha una frase, l'altro l'immagine giusta per questa cosa. l'immagine è sopra questo post, la frase è "l'acqua troppo pulita non ha pesci". dice sia un proverbio zen. mi sembra confortante, ma non mi sento mica tanto meglio. aspettiamo. in fondo ho solo quarantasette anni.

messo in casa da LaPo | 19:30 | commenti
 

a pensarci su fa davvero incazzare 'sta cosa. tutto 'sto sventolar di bandiere, io son di destra, io di sinistra. tu ebreo io cristiano, quell'altro musulmano. che palle. la croce, la mezzaluna, la stella di davide. e tutti convinti di aver ragione, e che bastan due bombe a far tornare le cose a posto. simboli, dietro i quali si nasconde un dio assente e in nome dei quali si compiono le più nefande azioni di guerra. basta simboli, basta bandiere, basta nazioni. per favore.

messo in casa da LaPo | 17:37 | commenti
 

io la gente la guardo diretta negli occhi. mi piace tanto farlo. specie la gente che mi piace, quella vicina. si, la guardo da vicino. posso permettermelo, non son bello, anzi. il mio sguardo non è magnetico, al massimo è burbero. altrimenti mi si può al massimo interpretare per un paranoico in fissità meditativa. io guardo negli occhi, anche quando son fuori. anzi, lì mi diverto, son curioso, osservo attentamente la gente, la seguo con lo sguardo, anche per minuti. quando lavoravo a firenze se avevo tempo mi mettevo in una piazza e mi gustavo un paio di soggetti. li sceglievo, li osservavo a lungo, cercavo di intuire. a volte mi bastava il semplice senso estetico della persona, l'insieme dei gesti, l'armonia del soggetto vista nel suo insieme. da un po' di tempo non lo faccio più. preferisco gli occhi. mi dicono di più. ma non è un'evoluzione della mia paranoia. mi è solo calata la vista e da lontano non ci vedo più.

messo in casa da LaPo | 09:56 | commenti


mercoledì, 22 settembre 2004
 

noi uomini amiamo le donne. ma non sappiamo farlo. un po' come nella fotografia. nessuno sa ritrarre una donna se non è donna. sarah moon lo è. vorrei amare come lei fa click.

messo in casa da LaPo | 18:31 | commenti


martedì, 21 settembre 2004
 

soave, i cubani ti dicono soave. quando balli goffo, mica come loro che fanno l'amore con l'aria, oppure quando aspetti un taxi che non arriva, perché il taxi a cuba non arriva mai, al massimo passa e si ferma casualmente. soave, è una parola, come si fa ad essere soavi? io non lo so, non so essere soave, mi manca il fisico forse, ma un soave di novantacinque chili non lo immagino. mi sa che sono un'anima in pena io. eppure me l'ero imposto. parola d'ordine semplificare, semplificare tutto. niente bambini, niente complicazioni, una vita votata al disimpegno. ed eccomi qui, quasi cinquantenne, con un pugno di mosche e ormai pochi denti per mordere la vita. che anche se i denti li avessi tutti, al massimo la leccherei questa vita che non si capisce bene cosa sia. già, io non mordo, lecco, lappo, ciuccio ma non mordo. non mordo mai. una vita di assaggi lievi, sapori tenui. ma non è questo che si intende per soave?

messo in casa da LaPo | 12:04 | commenti


lunedì, 20 settembre 2004
 

gli inglesi dicono "pride". già, l'orgoglio. ci riempiono la bocca di questa parola, ce la fanno diventare brutta, roba da vergognarsi. una roba brutta, specialmente quando la spendi contro un nemico, uno che non sa che tu sei orgoglioso di qualcosa che lui non avrà mai. io cerco di spenderla poco 'sta parola. ma a volte mi vien su da dentro, la sento venir fuori come se avessi bisogno di metterla sulla faccia, a mo' di maschera a difendersi dalle offese del mondo. si, sono orgoglioso. sono nato a firenze, allo spedale degli innocenti. un posto fondato dai medici, dove ci son nati i fiorentini da quasi seicento anni. già, lì ci son nati pittori, scultori, artigiani che hanno fatto bella la mia terra. ecco, sono orgoglioso della mia terra. son nato nel primo posto al mondo dove è stata bandita la pena di morte. non importa se fu un granduca straniero a far la legge, la fece in toscana, e da allora la mia terra non ha conosciuto il patibolo. mi piace pensare che a pisa il termine repubblica fu applicato per la prima volta, oppure che a livorno c'è il monumento ai quattro mori, agli schiavi negri. non sono molte le cose di cui essere orgogliosi oggi, ma quelle poche le tengo strette e le sbandiero alte sulla testa. bellezza, arte, cultura, civiltà, tolleranza. roba vecchia, più di me. ma è questa la roba che ha fatto lavorare michelangelo, donatello, tiziano, leonardo, il brunelleschi, andrea del sarto e mille altre persone che mi fanno dire "questa terra è la mia terra".

messo in casa da LaPo | 11:37 | commenti


venerdì, 17 settembre 2004
 

ho ritirato le foto di cuba. spaventose. non so più fare uno scatto.

messo in casa da LaPo | 09:38 | commenti


martedì, 14 settembre 2004
 

mi girano i coglioni. litigato con la donna. per la casa. siamo al limite di rottura. siamo stanchi entrambi. a me di solito quando ero così mi bastava tornare a casa, mettermi a guardare il panorama di colline, la valle dell'arno che andava verso il mare, la gorgona o la corsica che spuntavano dall'orizzonte. non so, mi si assestava tutto dentro, sentivo i sentimenti che sedimentavano, gli strati della vita si ricomponevano in un ordine naturale che faceva spazio, luce, aria in me stesso. allora stavo bene. adesso dove torno? in un attico in centro dove senti intorno bambini piangere, gente litigare, e se ti affacci vedi un muro? no, non ho più dove tornare, non ce l'ho più da troppo tempo. e le tossine di questa promiscuità odiosa si accumulano in me, si trasformano in un'acredine verso il mondo che non controllo più. guardo in faccia la mia donna e non ho più voglia di farci l'amore. non è la mia donna. è un altro dei miei problemi, se non la fonte. no, io sono la fonte di questo veleno. come sempre.

messo in casa da LaPo | 18:31 | commenti


lunedì, 13 settembre 2004
 

niente granaio sull'arno. non va bene alla mia donna. come sempre. quando hai bisogno di qualcosa nascondi i difetti, ti ci vedi dentro, lo senti il posto tuo. ma io non cerco un posto mio. cerco un posto nostro. e la cosa è diversa, complicata, difficile. mediare, ragionarci su, capire le esigenze di tutti. tutti? cazzo, siamo due! intanto la sensazione di disagio aumenta. un senso di mancanza. son contadino, ho bisogno di casa. ho bisogno di un nido, un rifugio dove mi dico "qui sto bene". non ce l'ho, e la speranza si allontana. casa bensa non si avvicina, il granaio scompare. e quel retrogusto tuareg aumenta in bocca. porcoddio.

messo in casa da LaPo | 19:01 | commenti
 

undicimila. già, che mentre lavoro c'è gente che legge, beata lei. e grazie a lei.

messo in casa da LaPo | 17:23 | commenti


venerdì, 10 settembre 2004
 

bisogno di respirare. aria, datemi aria. un'infinito da starci un po' davanti. per perdersi nell'orizzonte che non ha tempo, mentre io son qui che calcolo i secondi, i millimetri, i grammi di vita che ho. per un po' voglio dimenticare la misura. mi voglio scordare di me.

messo in casa da LaPo | 19:40 | commenti
 

la vita cambia sempre quando meno te lo aspetti. e soprattutto quando meno lo desideri.

messo in casa da LaPo | 12:33 | commenti
 

se fosse possibile sarebbe auspicabile sorvolare anche la prossima.

messo in casa da LaPo | 11:49 | commenti
 

questa settimana sarà meglio sorvolare.

messo in casa da LaPo | 11:11 | commenti


martedì, 07 settembre 2004
 

a volte succede che vedi una. vabbe', è la stessa di ieri. ma forse non sei lo stesso tu, accidenti. e forse non lo è neppure lei. la senti intima 'sta femmina strana, come se in quel momento tu potessi.... ecco, è come il biliardo, tutti giocano a nascondere le palle dietro al castello dei birilli, che così è difficile prenderle. nella vita quasi tutte le palle son dietro a dei birilli. ma poi ci son dei tiri che ti vengono miracolati, e quel pallino tanto ben nascosto, tanto distante a un certo punto lo puoi colpire. non so spiegarlo, ma io quel pallino a volte l'ho sentito tanto vicino. un colpo di stecca, e poi contare i punti. birilli e buca. colpo facile. ce la posso fare. la mano sul panno verde, ben aperta. la stecca che scorre liscia. lo senti il colpo, è lì, sulla punta di cuoio. basta una spinta leggera e ti godrai quel pallino che corre, picchia di sponda, travolge i birilli e finisce in angolo, nella buca, con quel suono duro e secco. alzi la testa per controllare. la vedi già la traettoria, sul biliardo si formano le linee dei percorsi, nell'orecchio senti già cadere i birilli, quel suono buono, di gioco. succederà proprio così. ti avvicinerai e succederà. si, succederà quel che volevi. sei pronto. carichi il braccio. adesso. aspetta. ti fermi. forse non è il tiro che volevi. volevi solo sapere che avresti potuto farlo. già, potresti farlo, ma non lo fai. hai deciso di non tirare. ti alzi, smonti la stecca, la pulisci col panno e la rimetti dentro la custodia di pelle. nel velluto. quel velluto ha visto colpi ben più grandi di questo. e ti ha visto vincere e perdere. quella donna si merita un tiro migliore, un giocatore vero. torni a casa pensando a quel tiro mai dato. guardi la custodia e pensi a quella donna. era lì. non saprai mai come poteva finire. è il bello del biliardo. è il brutto della vita. ma la vita è un gioco. o no? lo chiederò a marzullo.

messo in casa da LaPo | 19:17 | commenti


lunedì, 06 settembre 2004
 

strano 'sto mondo. son morti dei bambini. e non si parla d'altro. ma i bambini muoiono. ne muoiono in continuazione. non so, roba tipo una decina al minuto. molti di fame, ma tanti anche di bombardamenti, oppure seviziati dai mercenari, fatti a pezzi dai guerriglieri. già, i bambini ci rimettono sempre. chissà perché. forse perché son piccoli, non si difendono. che se poi ci si pensa bene tutti quelli che son piccoli e non si difendono ci rimettono prima o poi. ma ritornando ai bambini. son triste. mica per quei bambini lì, no. per tutti gli altri. quelli che non li sa nessuno. quelli che non hanno un funerale. che non li piange nessuno. come se non fossero nostri. ma quelli non ce li dicono. no, quelli li nascondono, come se non ci fossero. due terzi del pianeta non esistono. le guerre in africa non esistono. le carestie in sudamerica non esistono. le tragedie asiatiche non esistono. i media son pieni della nostra merda, come se il mondo finisse dietro casa. i nostri giornalisti sono come i cartografi romani. disegnavano le mappe dei territori conquistati, e negli altri posti scrivevano: "hic sunt leones". qui ci sono i leoni. come se i leoni non avessero diritti. non avessero dei piccoli. è un mondo strano questo. ma un mondo senza leoni non esiste.

messo in casa da LaPo | 12:31 | commenti


sabato, 04 settembre 2004
 

con certa gente ci andresti in capo al mondo. io ci andrei con la mia donna ad esempio. è lei che non vuol venirci.

messo in casa da LaPo | 09:55 | commenti


venerdì, 03 settembre 2004
 

in tre giorni mi son fatto milleottocento chilometri per far tre domande a cinque persone. ma che cazzo di lavoro faccio io?

messo in casa da LaPo | 18:45 | commenti


mercoledì, 01 settembre 2004
 

ieri ho letto di una donna. è mia amica, ma con molte riserve. riserve mentali dico. che io e lei siamo differenti, mica solo nel sesso, no, magari solo quello. no, anzi, mi garba proprio il fatto che siamo opposti e amici. già, gli voglio bene perché non sembra neanche della mia specie. insomma, ho letto roba sua. a parte il fatto che me l'ha permesso, che già è una soddisfazione, ho letto di lei. e leggere si sa, è conoscere la gente quando è sola. e la tipa è stata sola, parecchio, diverse pagine, anni direi. di quella solitudine che ti fa cambiare linguaggio, e modi di fare. come i naufraghi che dopo anni non sanno più usare la forchetta e guidare la macchina. ma è rimasta bella, parecchio, e sincera, e nuda davanti alle cose che ti succedono. ho letto, e l'ho immaginata che si raccontava con quel suo modo strano e buffo e triste e dolce che succede quando parli col pensiero. e ho pianto dentro. mi succede di rado di farlo. è più facile farlo fuori che dentro. io ieri l'ho fatto. è stato bellino, davvero. una voce morbida, sonora, musicale che usciva dalle pagine raccontando una storia vecchia e nuova. la sua. lo dicevo io, meglio leggerla la gente che parlarci. ma ci voglio parlare con quella tipa lì. già, spero di farlo.

messo in casa da LaPo | 09:57 | commenti
 

ieri erano ventitre anni di matrimonio. oggi no.

messo in casa da LaPo | 09:53 | commenti