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un posto come un altro per scrivere, leggere e far di conto. ma il conto non torna mai.


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quanta gente?


siamo stati in casa *loading* volte































lunedì, 31 maggio 2004
 

sabato di merda, al mulino a rimuginare sui cazzi miei e scriverci su. domenica bella, alla mia vecchia casa, con i miei amici. star male o star bene, un buon indicatore del tuo stato d'animo è il tempo. nel primo caso lo odi, ti è nemico, non lavora per te. nell'altro lo senti amico, ti scorre bene. in realtà lui se ne frega di te. il tempo va avanti a prescindere.

LaPo

messo in casa da LaPo | 09:30 | commenti


domenica, 30 maggio 2004
 

ieri al mulino. scritto molto, ma non il racconto atipico. quello è fermo lì. finchè i personaggi non si chiariscono tra loro non scriverai una riga di quell'aborto. anche se il regista é un idiota, che almeno gli attori sappiano cosa fare. così hai scritto altro, ne é venuta fuori una cosa pesante, parecchio. una grossa, fottutissima confessione. merda allo stato puro direi. roba da tenerlà lì un po' per farla smorzare, rileggerla, vergognarsene e buttar via tutto. lo hai già fatto cento volte. ti conviene continuare così.

LaPo

messo in casa da LaPo | 08:55 | commenti


venerdì, 28 maggio 2004
 

strana la vita. a volte basta una voce squillante, due occhi che ridono la vita, un pensiero che ti sposta dai sentieri che percorri sempre. i chilometri diventano centimetri, millimetri, niente. già, basta poco a sentirsi vivi, e tornare a casa contenti. chimica.

LaPo

messo in casa da LaPo | 13:08 | commenti
 

a volte la vita è noiosa, allora sogni. sogni altre vite, che nella tua non c'entrano. e dopo un po' devi scrivere, che anche i sogni son troppi per una testa sola. poi rileggi, e ti accorgi che scrivere non basta. le vorresti anche vivere 'ste robe che hai dentro. invece no. la cosa più concreta che esce da tutto questo è una pagina scritta, a volte. o una lacrima, più spesso.

LaPo

messo in casa da LaPo | 10:01 | commenti


mercoledì, 26 maggio 2004
 

finalmente a casa. da solo. giornata da dimenticare. da bravo imbecille, la ricorderò a lungo. non si butta mai via nulla noi. non si sa mai, anche la merda potrebbe servire un giorno.

LaPo

messo in casa da LaPo | 22:40 | commenti
 

mi hanno dato dei soldi. molti direi. per la morte di mio padre. ne darei il doppio per poter accarezzare quella guancia asciutta e baffuta. dieci volte per poter tenere quella mano ossuta e secca. la felicità non si compra. la tristezza si. e si paga cara.

LaPo

messo in casa da LaPo | 17:54 | commenti
 

forse ho capito cosa sta alla base del mio malessere. mi si spiegherebbe anche il fatto di non essere mai stato geloso. ci pensavo oggi a casa. non si può essere gelosi di ciò che abbiamo già. ma lo si può essere di ciò che non abbiamo ancora. figuriamoci poi di quel che non avremo mai.

LaPo


messo in casa da LaPo | 15:18 | commenti
 

non puoi perdere tempo così. devi agire. prendi, ruba, urla, lotta, combatti. e perdi, finalmente. che già lo sai che perderai. e sarà una sconfitta totale, assoluta. una disfatta. ma la devi combattere 'sta battaglia, senza ulteriori schermaglie. poi raccoglierai i pezzi di quel che rimane e ne farai un trofeo. col tempo il sangue seccherà e diventerà uno dei tanti cimeli polverosi che hai. non ti sei mai tirato indietro, non devi farlo adesso, anche se il terrore ti attanaglia, ti blocca. lo sai, quando si è giovani le ferite rimarginano veloci. e tu sei coperto di vecchie cicatrici, segni lontani che ogni tanto ti prudono. ne avrai di nuove, da leccarti. spera solo che non siano le ultime.

LaPo


messo in casa da LaPo | 12:59 | commenti
 

ancora una volta solo in ufficio. ascolti la musica. lavoricchi. e il cervello ti va via. ti eri alzato concentrato, motivato, attivo. una mattina buona fino a poco fa. poi click, il vuoto, il nulla. magari, il malessere, la depressione, il dolore. forse esageri, diciamo quel malino che senti quando cerchi qualcosa e non la sai. quell'insoddisfazione anonima che ti prende solo quando apparentemente le tue cose vanno bene. il senso dell'incompleto che ti perseguita. fattene una ragione. non sei semplicemente un puzzle a cui manca un pezzo. sei l'insieme di un'infinità di pezzi mancanti. il fatto che qualcosa combaci è solo una questione di culo.

LaPo

messo in casa da LaPo | 12:41 | commenti


martedì, 25 maggio 2004
 


mi manca tanto così. ad esser sincero con una persona. dovrei farlo. ho già le parole adatte. si, le ho sulla punta della lingua, ma mi manca qualcosa. il coraggio? si, forse si. o meglio, ho paura che la verità la infastidisca. per certe cose ci vogliono i momenti giusti. per dirsele in faccia certe cose bisogna essere forti entrambi, e questo non è facile. eppure ci siamo vicini. le cose che vorrei dire sono solo una questione di rifinitura, come lo zucchero vanigliato sulla torta. se non lo metti è quasi la stessa, ma non è la stessa. ci sta che mi sbagli, che, come sempre succede, io voglia precisare cose già intuite o risapute. vero, spesso sono banale e pedante. ma ci tengo alle precisazioni. il bello della gente è saperla, saperla davvero, senza fraintesi, senza dubbi. è bello farci un punto fermo ogni tanto. che poi succede sempre che il giorno dopo cambi tu, cambiano gli altri e il gioco diventa un altro. e chi se ne frega. sarà comunque un gioco alla pari. uno a uno e palla al centro.

LaPo

messo in casa da LaPo | 17:13 | commenti
 

ieri cena veloce, la mia donna aveva una riunione. è tornata a mezzanotte. è stato bello. parecchio direi, a vederla. gli occhi di una donna dopo fatto l'amore superano qualsiasi spettacolo. e il bello non è finito. dalle una alle tre a raccontarci, guardarci, confessarci. il letto come una piazza dove giocare un gioco vecchio e nuovo insieme. la gelosia, la fiducia, la vita, il tradimento, il desiderio. niente marito e moglie, solo un uomo e una donna che si svelano l'un l'altro. non come marito e moglie, ma come uomo e donna, appunto. si è parlato anche della sua crisi di un tempo. e della mia storia, di quando siamo stati separati. direi che ci siamo detti tutto, passato presente e futuro. come diceva giovannino guareschi, il tutto è stato bello e istruttivo.

LaPo

messo in casa da LaPo | 09:04 | commenti


lunedì, 24 maggio 2004
 

ero al mulino stasera. tre visite di acquirenti in due ore. tra l'una e l'altra ho acceso il vecchio mac. ho riletto il racconto che avevo iniziato a scrivere. l'ho riletto due volte. non mi torna un cazzo. eppure ho continuato anche stasera. ho scritto, e parecchio direi. questa è una cosa nuova. sto scrivendo qualcosa che non mi piace. ma non posso non farlo. il personaggio è perdente, ce l'ha scritto in faccia. mi somiglia, ma mi è profondamente antipatico. si dibatte il meschino, si sbatte proprio, ma non ne esce. se fosse un semplice antieroe sarebbe almeno simpatico. no, è stupido, e subisce le bordate di una tipa appena incontrata. le prende di santa ragione, dalla tipa prima, e poi mi sa anche dalla moglie. questo non lo so ancora, lo scoprirò quando lo scrivo. ma non è come sempre, no. qui c'è qualcosa che non mi torna. o è una vena creativa nuova, o mi sta andando il cervello in pappa. con quel che fumo, sarà un'embolo.

LaPo

messo in casa da LaPo | 20:03 | commenti


sabato, 22 maggio 2004
 

amo la musica. mi sto sentendo Barefoot Boy From Queens Towncon con Dollar Brand e Archie Shepp. non ho mai ballato in vita mia, salvo una volta, ma quella volta lì fu colpa di una biondona prosperosa, e poi avevo diciott'anni. ma sto ascoltando questa musica e penso che se battessi la testa in uno spigolo e ne uscissi pazzo, ma pazzo forte, mi metterei a ballarla 'sta musica allegra, questa scarica di gioia che con un pianoforte e un sax ti muovono l'anima, la portano in posto sconosciuti e belli, e tu ti lasci portare e balli libero, leggero, aereo, etereo direi. va bene, non la ballerò. un quarantasettenne di novantacinque chili non le fa certe cose. finchè non trova uno spigolo.

LaPo

messo in casa da LaPo | 17:49 | commenti
 

non vado molto al cinema. un po' perché mi ricordo ancora come rispose mio padre quando gli chiesero: " lei ama il cinema?" e lui rispose "non mi piace farmi i cazzi degli altri". c'è anche il fatto che non ci si può fumare che mi blocca fuori. così preferisco vedermi i film alla tv, oppure in cassette o dvd. insomma, il rito sociale del cinema mi sta distante. senza considerare la promiscuità, la folla, la gente, insomma, le solite cose. la mia donna è cinefila, come molte nostre amiche e amici, e anche le sue molteplici sorelle. un paio di volte alla settimana ci va, senza me ma confortata da amiche, amici e dalle molteplici di cui sopra. ma mi sa che dovrò fare uno strappo alla regola. uscirà un film di michelangelo antonioni. un film, è la storia di lui che va a vedere la pietà di michelangelo. e mi piace che un michelangelo ne va a trovare un'altro. già, l'antonioni e il buonarroti si incontrano. due vecchi. l'antonioni ha novantadue anni, il buonarroti ne avrebbe cinquecentoventinove. che si potrebbero dire? non molto. uno è morto da quasi cinque secoli, l'altro è muto da anni. infatti il sonoro del film pare sia solo l'ambiente di questa visita silente e partecipata. ma la fotografia è di un grande del cinema che dirige se stesso che guarda e tocca il più bel pezzo di marmo che il pianeta abbia mai visto uscire dallo scalpello di un uomo. la forza di due artisti che si incontrano dopo cinquecento anni. tra loro niente di grande, niente di complicato, niente di veramente irraggiungibile. tra loro un sentimento semplice, puro, onesto. un sentimento che oggi pare che tutti abbiano dimenticato. la pietà.

LaPo

messo in casa da LaPo | 17:05 | commenti


venerdì, 21 maggio 2004
 
.

per certe cose è sempre troppo tardi. peccato.

LaPo

messo in casa da LaPo | 19:19 | commenti
 

dovrei rispondere ad una e-mail di una persona che mi dice che non le parlo mai di me. ci ho provato, almeno sei volte. nulla, non ne sono capace. un blocco. come se il mio modo di vedermi arrivasse fino a profondità notevoli, ma non sapesse nuotare in superficie. e neppure qui, anche se lo considero un diario personale, mi riesce tanto descrivermi. dico quel che penso, non quel che sono. come a voler separare le due cose. un LaPo profondo ma virtuale da un uomo banale e egoista? che abbiano ragione ad attaccarmi? che sia davvero un uomo vuoto? o peggio, un bambino invecchiato? non lo capisco. come si spiega il fatto che vivo con una donna che mi ama profondamente, che amo con tutto me stesso (o quel che rimane) e non parlo mai di lei? eppure è la cosa più bella che ho. davvero. non riesco a parlarne. già, non parlo di lei, di mio padre, di mia madre. e, fatto forse più grave, non le ho detto del blog. che il fatto del diario blog sia un analista part time? forse è vero. c'è sempre un modo di nascondersi. anche dietro alla verità.

LaPo



messo in casa da LaPo | 13:02 | commenti
 

ieri a cena in campagna, da amici. mettersi in poltrona davanti a un bosco e aspettare il buio a pensare e fumare è la mia attività preferita. le voci di un bosco cambiano dal giorno al crepuscolo alla notte. e anche i pensieri, col sapore delle sigarette. il fatto che finissi gli anni è passato quasi inosservato, fortunatamente. qualche augurio spicciolo, espresso in maniera intima, sincera, nel gradevole sottovoce che esce tra gente che si vuol bene. fortunatamente la notizia che i due amici marchigiani aspettano un figlio ha fatto dimenticare in fretta l'infausta ricorrenza. mi sa che anche stavolta ho fatto la figura del musone asociale. sempre fuori a fumare e a sentire l'odore dell'erba tagliata, che col fresco della sera e con l'umidità che scende si libera in fragranze forti, selvatiche, piacevolmente animalesche. almeno io le sento così. peccato tornare a casa in città. peccato davvero.

LaPo

messo in casa da LaPo | 10:18 | commenti


giovedì, 20 maggio 2004
 

ho aperto il blog dove metterò le cose che ho ancora, e quelle che ritroverò, e quelle che scriverò. almeno quelle pubblicabili. non per decenza sintattica o formale. quelle più anonime, insomma, nello spirito del blog. ci ho messo delle cose a caso, anche molto vecchie. e non so come funzionano 'sti cavolo di titoli (si accettano suggerimenti per indicizzare l'archivio). pace, cazzi di chi leggerà. sperando di farvi cosa gradita. e se non lo fosse, il mouse lo avete in mano voi. servo vostro.

LaPo

messo in casa da LaPo | 19:01 | commenti


mercoledì, 19 maggio 2004
 

mi hanno messo in discussione, volendo usare un'eufemismo. no, diciamola tutta. mi hanno attaccato. mi ha detto farfallone, incapace di amare, teorico del sentimento raccontato e non provato, venditore di fumo, cercatore virtuale di avventure, degno abitante del web inteso come il nulla. già, questa è la parte migliore di me. descritta in maniera pacata e distaccata (non so quanto) da fonte altamente atttendibile. la persona con cui ho mangiato lunedì ha parlato di "noi anime in pena", di "gente insoddisfatta", di "continua ricerca". ne sono uscito quasi lusingato. ma forse era un incontro alla pari, tra pari che si guardano negli occhi, senza debiti. la telefonata di ieri no, il senso di colpa lo si tagliava a fette. ci abbiamo fatto surf acrobatico su quel debito antico. e io ci sono goffamente annegato, come sempre. è da ieri che ci penso. che fare? darle ragione e accettare quel mio nulla del quale sarei fatto? oppure farle capire che il piegarsi al minimo vento è quello che ti permette di non spezzarti mai, di rimanere radicato alle tue cose? che la coscienza della nostra infinita debolezza è l'unico modo per controllarla, gestirla, ammaestrarla a nostro favore, facendosi forti di questo? si, è vero, sono un dubbio vivente. lei no. in fondo, a vederla dalle rispettive posizioni, nessuno dei due ha torto. ognuno lavora con quel che ha. a me hanno dato poco, onestamente. e con quel poco ci faccio l'ikebana. un gioco estetico sublime e inutile. laicamente prego che non le venga mai un dubbio. mai.

LaPo

messo in casa da LaPo | 10:41 | commenti


martedì, 18 maggio 2004
 

i libri. c'è niente di più bello che entrare in libreria e annusare un libro? una mia amica lo fa sempre, e gli vengono degli occhi estatici, che guardano lontano, da innamorata che sente un bacio. non so se mi sono spiegato, comunque è così. i libri, dicevo. a me piacciono, ma per leggerli. mi piace averli per riguardarli a volte. quando ne perdo uno, cosa rara ma probabile, devo ricomprarlo. la mia donna poi è feticista, li cataloga, anche i miei, che poi son diventati i suoi. ho amici che ne comprano due copie, una la leggono, l'altra è nello scaffale, intonsa, mai neppure aperta. ma se non lo apri un libro a cosa serve? a niente, proprio a niente. e qui volevo arrivare. a cosa serve un libro fermo? ecco, hanno inventato il "bookcrossing". sono gli animalisti della cultura, vogliono liberare i libri dagli scaffali. quando hai letto un libro invece di farlo morire nella tua biblioteca, lo liberi lasciandolo su una panchina in un parco, al supermercato, su un muretto di cinta. quel libro vivrà ancora nelle mani di qualcuno, e regalerà altre emozioni. un po' il principio del "files sharing", la condivisione delle cose che hai con altri. un po' comunista, ma bello. io non ci riesco. sono geloso delle mie cose. ma ammiro chi lo fa, e se trovassi un libro liberato, dopo averlo letto gli darei di nuovo la possibilità di vivere altrove. poi tornerei a casa e mi guarderei la biblioteca, bianca, grande, zeppa di cose belle, storie lontane, suggestioni esotiche, parole emozionanti che vengono da tutto il mondo a raccontarmi cose che neppure se vivessi diecimila anni potrei provare. e non lo vedo un cimitero di libri morti. è una parte della mia vita. bella direi.

LaPo

messo in casa da LaPo | 19:49 | commenti


lunedì, 17 maggio 2004
 

cinquemila visite. e pensare che non è un reality show, di quelli che vanno adesso. è solo un blog. anonimo, per giunta. tranquilli, non mi monto la testa. io rimango qui, in questo acquario di robe strane che mi frullano in testa e metto in acqua, sperando che a vederle anch'io ne tiro fuori qualcosa di buono. è che non sono abituato al pubblico io, scrivo davvero un diario. già, il mio progetto editoriale era "mettici del tuo e guarda cosa ne esce". e cerco di rispettarlo questo intento, anche se poi mi accorgo che c'è gente intorno che legge. ma forse questo è uno stimolo in più. già, puoi fingere con  te stesso, se sei bravo. ma a che serve fingere con gli altri, se neanche ti conoscono? grazie a tutti. davvero. non sapete quanto ho risparmiato di analista in questi tre mesi.

LaPo

messo in casa da LaPo | 23:29 | commenti
 

perfetto. io e lei siamo ancora amici. gente che si vuol bene accettandosi così com'è. e che sapendo com'è, si frequenta di rado. meglio così.

LaPo

messo in casa da LaPo | 15:07 | commenti
 

ieri ero al mulino, e anche sabato. ieri ci son stato con la mia donna, a tagliar l'erba. giornata buona, io e lei da soli, tranquilli. ma non volevo parlare di ieri. sabato. arrivo alle nove. tre appuntamenti per venderlo. alle nove e mezzo il primo. l'intermediaria mi dice che il secondo è saltato, il prossimo è alle dodici. bene, accendo il piccolo vecchissimo macintosh che ho lassù, metto su un po' di musica e attacco a scrivere. un'idea buona. uno che cerca una casa isolata, e la trova. autobiografico? si, direi di si. mi piace il personaggio. incasinato. ecco, per fare il test prova a vedere quanto ci mette dalla casa all'ufficio. ha un appuntamento di sabato. un colloquio di lavoro per un'assunzione. musica, uccellini, tastiera. mi sento bene e scrivo veloce. il personaggio mi piace. arrivo a scrivere dell'appuntamento. il colloquio è con una ragazza, una donna direi. il raccontino va avanti, spedito, scrivo con due mani, il che vuol dire due dita, pensa tu. a me succede che scrivo non sapendo quel che succederà la riga dopo. già, i fatti succedono mentre li scrivo. son quasi un cronista della mia fantasia. una dissociazione che non capisco, ma mi adeguo. allora, mi fermo, accendo una sigaretta e rileggo. strano. quel che è successo finora su quel piccolo monitor in bianco e nero mi appartiene e mi stupisce insieme. rileggo perplesso. e decido di non scrivere più. già, scrivere per me è come sognare, una cosa inconscia, che ti esce da dove non sai. e quando sogni strano, la cosa migliore è alzarsi alle tre, farsi una bella pisciata e tornarsene a letto. la notte passerà tranquilla, ti alzerai confuso e aspetterai il momento che quella cosa strana che hai sognato tornerà, rivelandosi meglio. perché la merda va lasciata stare finchè é fresca. più che la muovi, più puzzerà.

LaPo

messo in casa da LaPo | 12:57 | commenti


domenica, 16 maggio 2004
 

la telefonata che dovevo fare. l'ho fatta. la vedrò oggi. spero che saremo ancora buoni amici. spero di non litigarci. spero di non farle ancora male. spero di starle vicino. non troppo, spero.

LaPo

messo in casa da LaPo | 19:52 | commenti


venerdì, 14 maggio 2004
 

è scoppiata l'estate. adoro il caldo che ti fa sudare copioso, il rumore delle cicale che ti incasina il cervello. e il sole che ti picchia sulla testa, e ti arrostisce la pelle. si, mi piace la pelle secca, tostata dal sole. mai dato una crema, se devo idratarmi bevo l'acqua. e se devo cambiar pelle, lo faccio, senza problemi estetici. che differenza fa uno scimmione a pois o in tinta unita? non porto occhiali da sole. mai. penso che se mi abituo al gran caldo, sopravviverò nel deserto. una fisima da vecchio rincoglionito. eppure mi piaceva tagliar l'erba alle due in luglio. ormai non lo faccio più. spero di rifarlo, un giorno. ma mi son distratto, volevo parlar di donne e caldo. ecco, si, le donne, il caldo e gli sguardi. dicevo degli occhiali da sole. mi sa che dovrò ritirarli fuori. si, son di quelli che guardano le donne. giuro, non lo faccio apposta. vorrei distogliere lo sguardo, ci provo a volte, ma niente. le guardo, insistentemente, e credo anche in maniera equivoca. non è colpa mia, ma loro. le donne d'estate fioriscono. cammini per strada e incroci creature celestiali, che ti sbocciano davanti come miraggi nella calura. molte son giovani, molto più di me, e mi fanno sentire un girolimoni, ma non distolgo lo sguardo. altre son donne grandi, ma in fiore anche loro. un fiore diverso, a volte più attraente. e io inevitabilmente le guardo. guardo questi corpi appena coperti da striscioline minimaliste, pudiche quanto inutili parvenze di moda, che altro non fanno che suggerire ulteriori fantasie su quelle limitatissime zone che vorrebbero celare. ho provato anche a chiudere gli occhi. niente. o sbatto in un lampione, o appena li riapro cerco tra la gente quel fiore che mi ha incantato lo sguardo. e insisto, la guardo negli occhi, fisso, finché non mi sfila accanto, passandomi dietro. le immagino imbarazzate, o lusingate, anche infastidite queste poverine. eppure mi è anche calata la vista, speravo che la mia capacità di cogliere il bello nelle femmine estive fosse venuta meno, ma ho già avuto un paio di test perfettamente riusciti, maledizione. mi sa che dovrò ritirar fuori i vecchi occhiali da sole. ho dei ray-ban avio in metallo nero e lenti verdi e dei persol 649 marroni. si accettano consigli.

LaPo

messo in casa da LaPo | 17:32 | commenti


giovedì, 13 maggio 2004
 

a volte le parole fanno male. vero, son lame che tagliano. e sanguini, quando le senti. altre son musica, e le trovi lì, messe insieme, te le senti dentro quasi a scuoterti in un pianto. con le parole ci vuole amore. la poesia è bella, perché le parole sono poche, ma dense di cose che escono da quelle lettere rade, messe lì per te. già, le parole. le parole raccontano. con le parole giuste una storia si colora, una vita prende forma, una persona assume fascino. poi ci son le parole vecchie. a volte vecchie tanto. che se ci pensi hanno scritto una storia grossa quelle parole lì. e mentre la storia andava, la gente è morta, ma quelle parole non sono invecchiate affatto. hanno cambiato appena il significato. si son rivestite, ecco, per apparirci adeguate all'oggi. ma non hanno perso la forza che hanno avuto nei secoli, e questo le rende belle, invincibili, una specie di monumento alle cose buone che la gente ha dentro. ci son tre parole che ogni tanto mi vengono a far visita. le ho imparate in modo religioso, come tutti, ma col crescere mi sono apparse laiche, nell'accezione più pura del termine. e a volte le suono, già, come se fossero musica. tre parole semplici: e così sia.

LaPo

messo in casa da LaPo | 13:01 | commenti


mercoledì, 12 maggio 2004
 

stasera sarò al compleanno del mio nipote. il lapo vero. credo faccia cinque anni. ho un enorme caramellone azzurro pieno di roba per disegnare. vorrei che fosse creativo, e sensibile. come suo nonno. lo è già, e ne vado orgoglioso. è bello sentirsi un pezzo di famiglia a volte.

LaPo

messo in casa da LaPo | 20:05 | commenti
 

ho un pc con mezzo giga di ram. un mac con duecentocinquantasei mega di memoria. un palmare con centoventotto mega. un telefonino con sedici mega. abbiamo un concetto distorto di memoria. già, stiamo perdendo la nostra, e la sostituiamo. computer intelligenti, macchine intelligenti, elettrodomestici intelligenti, missili intelligenti. chi ce lo fa fare di essere intelligenti anche noi? ci sono un sacco di apparecchietti che lo sono al posto nostro. ecco, mi piacerebbe che il concetto di memoria ritornasse quello normale. quello legato al ricordo, ad esempio. la memoria è nostra, ci appartiene, non si compra. è bello metterci dentro i ricordi, che poi ci servono a sognarli, a scriverli su altre memorie come i computers. ma per i ricordi non ci vuole la ram, ci vuole una persona che senta la vita, la viva bene, la porti dentro di sé, la conservi con amore. così per l'intelligenza. puoi avere tutti gli aggeggi più furbi del mondo, se non hai il garbo di usarli bene non servono. a parte i missili, che non vedo come possano essere intelligenti. l'unico missile che potrei considerare intelligente è quello che esplode in mano a chi lo lancia. ma cosa ci faccio con un telefono che fotografa? io telefono col telefono e scatto con la reflex, e vivo felice. a che mi serve una lavastoviglie che "mi dice quando si guasta"? lo vedo anch'io quando si guasta, visto che devo rigovernare a mano. datemela che si ripara da sola, se volete farmi un favore. in realtà l'intelligenza artificiale non esiste. esiste l'artificiale, un mondo di oggetti che ci vogliono dare per forza, che forse alla fine controlleranno noi, così non duriamo neppure la fatica di sapere cosa sta succedendo. e la nostra intelligenza si assopirà, ottusa dalla mancanza di problemi, di decisioni da prendere, di situazioni da superare. basterà immettere i dati, uscirà un diagramma e una risposta saggia al nostro dubbio. meglio dell'oroscopo. sarà personalizzata, su misura. il "personal" computer, il "personal" phone, il "personal" questo paio di coglioni! ridatemi l'intelligenza, la mia, fatta di dubbi, scelte, sofferenze, passioni, sogni. ridatemi la memoria, fatta di ricordi, persone morte, affetti lontani, sapori, profumi, suoni che ho dentro. fatemi una carezza, per favore. capirete quanto "personal" possa essere un uomo.

LaPo

messo in casa da LaPo | 12:26 | commenti (1)


martedì, 11 maggio 2004
 

perchè vuoi che senta come senti tu? in fondo, se fosse uguale a te, saresti così interessato?

LaPo

messo in casa da LaPo | 11:34 | commenti
 

la vita è un gioco. lo sentivi dire, ma poi ci pensavi su e non ci credevi. già, tra un po' entrerai in quarantotto e ne hai viste già abbastanza. anzi no, non ne hai viste abbastanza. ne vuoi vedere ancora, se non è troppo disturbo. e ne stai prendendo atto, profondamente. la tua vita è davvero un gioco. che se tu lo avessi saputo da giovane. ma non lo sapevi, cazzo, e ti sei preso sul serio, come se tu fossi importante, invincibile, eterno. si, la tua vita è un gioco, una cazzata, niente di importante. in certe parti del mondo vale meno di un dollaro. niente. allora? allora vai, smettila di prenderti sul serio, guarda bello intorno. il mondo, le stagioni, la natura. la gente che ti sta intorno. beviti quel che c'è, assaporalo, sorseggialo. gustatelo. e apprezza anche quel retrogusto amarognolo che certe delusioni si portano dietro. niente d'importante. è solo vita. un gioco, appunto.

LaPo

messo in casa da LaPo | 11:22 | commenti


lunedì, 10 maggio 2004
 

in fondo, aveva ragione quella mia vecchia amica. sono l'uomo sbagliato nel momento sbagliato e nel posto sbagliato.

LaPo

messo in casa da LaPo | 16:06 | commenti
 

mi hanno linkato. di nuovo. ti ritrovi sul blog di un altro, e ringrazi. vuol dire che qualcuno ti apprezza. ma quasi sempre non sai chi è. stavolta lo so. si chiama gianni di muoio, e fa lo scrittore. già. lo fa davvero, e ha già pubblicato un libro. scrive racconti brevi, ma taglienti, e acidi, e dolci a volte. roba che mi piace. forse non scrive a tempo pieno, farà l'insegnante, di quelli che insegnano per campare, sperando di farci i soldi al più presto, con quel che scrivono. ma insomma, lui pubblica, ecco. sta a roma, ma non è romano. il suo blog si chiama "caramelle a mente", lo trovate nei miei posti belli. a febbraio vado su google e digito "blog". non sapevo cosa fossero, li avevo sentiti rammentare centinaia di volte nel pomeriggio su radiotre, e sembravano il fenomeno letterario dell'anno. il buon vecchio goo mi suggerisce splinder e supereva. su supereva trovo 'sto giadim. lo leggo. cazzo, vado ai link, e poi ad altri ancora. scrive bene 'sto cervellone, e pubblica su liberodiscrivere, e poi vince premi. ma non è il fatto che vince. mi piace che scrive bene, e lucido, e rapido, e mischia sogni e realtà con fare da barman esperto, senza agitarsi troppo. da allora lo seguo, e a volte lo commento sul suo blog. a differenza di me, non mi conosce, non sa niente di questo cazzone di pubblicitario quarantasettenne che con un diploma di perito elettronico si da alla letteratura. che scrive raccontini idioti, e mette giù appunti che poi perde. nessuno mi conosce. sono un LaPo qualsiasi, che ha un blog da febbraio. e non è detto che anche se bravo lui sia simpatico. si dice che pavese e vittorini fossero due gran teste di cazzo. ma chissenefrega. ci si legge, e questo alla fine ci basta. e ci si linka, che è un gran bel fare, specie per me che non son nessuno. lui forse non la leggerà neanche 'sta roba, sarà in giro a promuovere il suo "piccione ti voglio parlare", avrà preso ferie dove lavora, o forse l'aspettativa. ma lo ringrazio di cuore il giadim, lo ringrazio perchè mi fa sognare mentre lo leggo, perché mi fa amare le parole che vengono usate per distrarre la gente, portarla altrove, farla pensare alle cose, darle una vita migliore. già, le parole, niente di più inutile. niente di più necessario. buona vita giadim.

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messo in casa da LaPo | 12:52 | commenti
 

è stato un fine settimana nervoso. nevrotico direi. a volergli dare una chiave di lettura, un concetto di sintesi, si potrebbe usare la parola "altrove". se ci si aggiunge il sogno di stanotte allora si esce pazzi. ma è solo un sogno. roba da dimenticarsi presto.

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messo in casa da LaPo | 09:23 | commenti


venerdì, 07 maggio 2004
 

a volte ti viene una voglia irrefrenabile. no, non è una voglia così forte. un desiderio latente, forse si può definire così. latente, ma costante, che affiora ciclicamente nella testa. ti prende sempre più spesso 'sta voglia. quando ti senti soffocato dalla vita, dal groviglio di obblighi, numeri, appuntamenti, relazioni che normalmente affollano la vita di chiunque. insomma, quando non ce la fai. l'idea ti venne quando un tuo amico si trasferì all'isola d'elba. faceva l'ambulante d'estate e il pescatore sui pescherecci d'inverno. lo andavi a trovare per farci insieme l'ultimo dell'anno. era bello festeggiare sul molo di marina di campo, pescando totani con le canne. lui aveva fatto un passo bello per te. già, si era ritirato a vita privata, come dici tu. una vita semplice, grama a volte, ma vera. un anno non c'era più. lo cercasti tra i pescatori della flotta di mazara del vallo. niente, partito, non si sa dove. pochi mesi dopo apparve a casa tua. la tua donna gli fece una gran cena, e lui raccontò. che l'elba non gli bastava, che aveva tirato su due soldi, che aveva preso un aereo, poi un altro, poi un barcone, e poi aveva conosciuto un uomo che lo montò sulla sua piroga e lo aveva ospitato a casa sua per diversi mesi. già, aveva vissuto nella capanna di una famiglia polinesiana, sull'atollo di rangiroa. era tornato per sua madre. già, da allora ci pensi. lasciar tutto e andare a vedere il mondo. non lo farai, ma ci pensi. tutti aspirano a dei gran bei monumenti che li ricordino. tu sogni di morire sotto falso nome.

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messo in casa da LaPo | 09:50 | commenti


giovedì, 06 maggio 2004
 

mi sto sentendo keith jarrett, il concerto di colonia. in ufficio. da solo. e la testa mi va via, lontano. ma non molto. bello farsi portare dalla musica. e dai pensieri. loro vanno liberi, e non li tieni. corrono veloci tra passato e futuro, ricordi e speranze. lasciali andare LaPo. torneranno stanchi, e dormiranno profondi, senza darti fastidio. fino alla prossima volta.

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messo in casa da LaPo | 19:51 | commenti
 

dovrei almeno chiamarla. è stata importante. mi è stata vicina. a volte troppo, ma lo è stata in momenti importanti. è stata saggia, più di me. anche se non lo è stata per se. quando morì mio padre mi era accanto. mi prese per mano. mi accompagnò alla macchina. mi teneva stretto. ma era diverso, eravamo stati vicini, ma da giovani. quella volta lì c'era una vita in mezzo. anzi no, una morte. tempo fa è morto suo padre. l'ho saputo tardi. stanotte l'ho sognata. dovrei telefonarle. non so se lo farò.

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messo in casa da LaPo | 16:24 | commenti
 

ecco splinder due. col mac non è cambiato gran che. anzi, ho problemi a giustificare (ci ho messo tanto a imparare), e mi mette degli accapo che non vorrei. peccato, ci tenevo a una forma minima di impaginazione. già, che non siamo fatti solo di anima, anche l'occhio vuole la sua parte. un po' come le donne. ne conosci una in gamba, se poi è bella è meglio no? appena capisco i titoli faccio il blog dei racconti.

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messo in casa da LaPo | 09:38 | commenti


mercoledì, 05 maggio 2004
 

'sta frase mi rimbomba in testa da due giorni: "amami quando meno me lo merito, perché sarà quando più ne ho bisogno". grossomodo suona così. e ci penso su, ma parecchio. anche stanotte ci pensavo. ai bambini, quando fanno le bizze. e anche ai grandi. non avendo figli, io mi incazzo coi grandi. e ne ho avuta una bella forte, di incazzature con una grande. forse è meglio se me la tatuo su un braccio quella frase lì, forse sarei meno stronzo. farei meno male. ci sto ripensando a quell'incazzatura, e più che la riguardo, e più che penso che ancora una volta ho fatto male gratuitamente a qualcuno. l'unico bambino bizzoso lì ero io.

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messo in casa da LaPo | 15:22 | commenti
 

mi manca la casa. ma non per possederla, che mi sa che ne ho già troppe. la casa giusta per starci. e mi sa che dovrà passare ancora un po'. ma ci arrivo, a star bene in un posto. so come si fa, e lo rifarò. è solo questione di tempo. mi comprerò un posto giusto e lì ci farò la tana, per me, la mia donna e la gente che mi piace. la comprerò, certo. niente affitti. ho già una vita in affitto. e mi romperà parecchio i coglioni doverla lasciare. forse il disagio è tutto lì. una vita da inquilini.

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messo in casa da LaPo | 13:03 | commenti
 


piove. non è strano. il mondo è cambiato. il famoso clima mediterraneo. niente, questi sono i monsoni. come in asia, le grandi piogge prima del gran caldo. peccato, mi piacevano quelle giornate miti, col calduccio, e l'erba nuova, e i fiori. i profumi, ecco, i profumi. già, mi ricordo tutti gli insetti che ricomparivano, e gli uccellini che facevano un gran casino. peccato per chi è piccolo ora, che certe cose se le perde. peccato davvero.



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messo in casa da LaPo | 12:41 | commenti


martedì, 04 maggio 2004
 

stanotte ci sarà un'eclissi lunare. la terrà farà ombra, e la luna sparirà dal cielo. per pochi secondi, ma mi mancherà.

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messo in casa da LaPo | 17:54 | commenti
 

passi avanti. piccoli, ma avanti. quel che serve ora. cerca di non voler tutto subito. non metter pressione a chi scoppia già. stai vicino come sai. a distanza. e non essere stupido. o almeno provaci, che tanto se lo sei tu, saranno gli altri ad esser saggi (speriamo).

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messo in casa da LaPo | 13:01 | commenti
 

cazzo. quattromila visite. in ottantaquattro giorni. sono quarantasette virgola sessantuno persone al giorno. e forse i primi giorni non erano tante, quindi si ipotizzano più di cinquanta. però ci sono anch'io che visito 'sto buco nel web per appoggiarci dentro le mie cose. dai, facciamo quarantacinque virgola ottantaquattro. non so, a me sembrano tante. troppe, se viste tutte insieme. non le capisco io le statistiche. e poi non capisco neppure tanto la gente. se penso a chi ha votato la maggioranza di noi. il problema è che non mi confortano neppure quelli della minoranza. vabbè, lasciamo perdere. si, dicevo delle visite al blog. forse vuol dire che quel che scrivo interessa qualcuno. altri no, ma non ho da vendere, e a dir la verità neanche da piacere. già, sono egoista, lo so. lo sto usando davvero come un diario, uno di quei quadernini neri coi bordi tinti di rosso, pieni di frasi, appunti e foglietti volanti infilati dentro. mi piacerebbe metterci qualche raccontino, ma splinder due tarda ad arrivare. ma appena arriva lo faccio. grazie a tutti.

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messo in casa da LaPo | 09:15 | commenti


lunedì, 03 maggio 2004
 

sembrava facile. non lo è. adesso lo capisci. e non fare la vittima. la vittima non sei tu. è lei. ricordalo, stronzo.

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messo in casa da LaPo | 20:11 | commenti
 

un ricordo. estate, una trentina di anni fa. ero col mio amico. quello che ci ho fatto anche casa. ieri mi ha detto che mi vuole bene, ma questa è un'altra storia. già, ne ho anche di molto belle da raccontare, benché questa non sia brutta. ritorniamo indietro. aveva comperato una mini usata. il mio amico era più grande di me. era bella 'sta macchinina, gialla, sportiva. il solito gruppo, dai che si va a casa di.... ma eravamo in sei. ero grosso, e mi mettono davanti. rimane fuori una ragazza. bionda, non molto alta, giovane ma incredibilmente "sviluppata". il mio amico mi dice di prenderla in collo. cazzo, con quella lì c'era già stato un contatto diciamo ravvicinato. voleva insegnarmi a pattinare, e con quella scusa mi si era strusciata ben bene, con relativi rossori, sudori e ansie da parte mia. ero ragazzo, ci voleva poco a farmi partire. e quando una ha la minigonna e fa l'angelo sui pattini io parto. insomma, per farla breve, lei mi si accomoda in collo e si parte. era la prima volta che sentivo un corpo di donna così contro il mio. credo che il cuore lo abbia sentito benissimo anche lei, che le batteva sulla schiena. e purtroppo per me non sentì solo il cuore. già, lei aveva la solita minigonna e camicetta, e io ebbi un'erezione che all'epoca giudicai poderosa. mi faceva male quel coso che le premeva sul culo, mi sembrava di scoppiare. lei lo sentì certamente, mi prese le braccia e se le mise intorno al corpo, come cinture di sicurezza. il mio amico guidava, accese la radio, gli altri dietro volevano fare una bella gita. e io sudavo, scoppiavo, respiravo forte, morivo dietro lei, che si muoveva incessantemente. e scherzava, rideva, cercava di voltarsi e facendolo mi portava la mano sul seno. non so quanto durò, mi scoppiava la testa. dall'imbarazzo, dalla voglia, dalla vergogna. non volevo che gli altri se ne accorgessero. beh, almeno il mio silenzio non passò inosservato. il mio amico ogni tanto mi guardava e sorrideva. e questa che continuava a premere, in quella mini lanciata per le strade dell'estate toscana. arrivammo finalmente a casa dell'amico. la ragazza scese, gettandomi uno sguardo complice e languido insieme. io scappai in un campo vicino con la scusa di far pipì. guardai i miei pantaloni chiari. c'era una macchia, grande, evidente, a mio avviso fosforescente. feci finta di far pipì, con quell'aggeggio che non ne voleva sapere di ricomporsi in una posa più decente. mi accorsi comunque che nonostante l'erezione prolungata i miei slip erano asciutti, non avevo avuto la minima polluzione. era stata lei a bagnarmi i pantaloni. misi fuori la camicia, a mimetizzare il tutto e andai a giocare a ping pong coi miei amici. con la ragazza non ci fu altro. di lì a breve avrei scoperto molte cose delle donne. alcune le avrei capite quasi subito. altre mi ci è voluto molto tempo. altre ancora mi sa che non le capirò mai.

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messo in casa da LaPo | 16:01 | commenti
 

maledizione. la voglio grande, e lei sembra farlo apposta a far la piccina. forse sbaglio io. lei è davvero piccina. non sa neppure quel che vuole dalla vita. prende quel che capita, quando le capita. e allora la famiglia? forse le è capitato, e l'ha presa. così, per il gusto di prendere le cose che ti piacciono. ma io mi incazzo lo stesso. anzi no, mi ammoscio, mi deludo, mi ritiro. mi sento impotente. allora meglio portar rispetto. se una cosa non la si vuole in due, non serve. sarò un bravo amico, distante, sobrio, un po' burbero e sostanzialmente inutile. un ruolo perfetto, se ci penso bene. già, ne ha già troppa gente intorno. e poi dovrei farle da tutor in altre faccende. non mi sento tutor. già, è troppo meglio guardarsi negli occhi da pari, da grandi. sentirsi forti l'un l'altro. vedersi capaci di dare. meglio aver a che fare coi grandi. a livorno dicono: "i bimbi so' come i polli, 'ndo passano smerdano". ma niente mi toglie questo retrogusto amaro, questo sapor di delusione che hai quando ti avvicini a qualcuno e scopri che non era come ti aspettavi. e non puoi pretender niente. non è roba tua, saranno cazzi di chi se le piglia. ma no, sono anche tuoi, anzi, li senti tuoi come se fosse roba tua. meglio no? se fosse stata adulta, sarebbe stata perfetta, allora altro che cazzi suoi. sarebbero stati cazzi tuoi.

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messo in casa da LaPo | 12:41 | commenti
 

pranzo in campagna. in tanti, tutti amici. uno di noi si è portato una stagista. piccola, capelli neri, silenziosa. sembrava una sedicenne. ne aveva venticinque. poi ho capito. era colombiana. che ci faceva con un gruppo di ultraquarantenni italiani quella lì? l'ho osservata a lungo. era sempre defilata. zitta. occhi bassi. posizione compita. quasi non mangiava, rispetto a noi famelici abbuffoni. mi ha fatto effetto. cercavo di immedesimarmi. giovane donna agli antipodi da casa. niente di più lontano da me, che son nato a trenta chilometri da dove sto, e ho sempre pesticciato la stessa terra. già, anche i sassi dopo un po' sono famiglia.

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messo in casa da LaPo | 10:17 | commenti
 

lunedì, già, dopo il primo maggio. accidenti al centro, alle manifestazioni, alle strade chiuse, alla gente che urla. anzi no. accidenti alla gente.

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messo in casa da LaPo | 09:59 | commenti