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venerdì, 03 luglio 2009
dantedieci ha due nuove poltrone. una elleci due di le corbusier in pelle marrone, l'altra si chiama fjord, è di patricia urquiola, disegnata per moroso, sempre in pelle, ma nera, struttura bianca. una piccola, squadrata, rigorosa, raccolta, da mettere davanti al camino, l'altra eccentrica, asimmetrica, scoliotica direi, da posizionare accanto alla libreria per farci un angolo lettura. perché una casa prima di tutto è comoda agli occhi.
certi giorni non servono. passano, ma non servono. una serie di cose fatte, anche molte, ma se le pigli una alla volta non capisci perché l'hai fatte, se era necessario, che senso ha che tu l'abbia fatte. forse la maggior parte dei giorni passano così. arrivi a notte e, ripensando al momento di massima soddisfazione, ricordi solo una pisciata trattenuta a stento.
splinder si dimentica di pubblicare i tuoi post, in compenso tu ti scordi quel che avevi scritto. siete due vecchie piattaforme che rifiutano di aggiornarsi.
giovedì, 02 luglio 2009
da oggi il colore della pelle sarà indizio di reato. tra un po' si accosterà l'abbronzatura al favoreggiamento.
un euro a contrattempo, due per ogni inciampo, tre per ciascuno sbaglio. saresti milionario.
mercoledì, 01 luglio 2009
non esiste l'amore cieco, ma bisogna chiudere gli occhi, scientemente.
proprio mentre a viareggio scoppiava l'inferno tu eri a cena con gli amici. avevi vicino una ragazza giovane, allegra, spontanea, loquace come lo sono le venticinquenni. viareggina, appunto. bellina, alta, bionda, ma tu ascoltavi la calata. ti incuriosiva la ritmica. "mi mà, mi pà" non erano più genitori, erano colpi di charleston su una musica squillante di un racconto di una città di mare. ti è venuto in mente mario tobino de "il clandestino", la guerra raccontata, le prime gite al mare dagli amici di tuo padre, le case basse tutte attaccate con l'orto dietro, l'odore di soffritto a mezzogiorno, le passeggiate in darsena. la guardavi e nei gesti ci rivedevi tutta la tua viareggio, letta e vissuta. poi, a casa, la notizia. ti stai ancora chiedendo come l'ha presa lei. a venticinque anni il fuoco devasta di più che a cinquanta.
martedì, 30 giugno 2009
manca il latte. ci piace il latte intero, da quando si facevano le vacanze in irlanda o in scozia e si usciva dai drugstores di campagna con la bottiglia di vetro piena di quella crema biamca, gustosa, saporita che dopo poco che camminavi, agitandola un po', formava sul collo un tappo sottile di burro giallo. c'è chi non lo digerisce, ma la mattina è benzina per partire, proteine buone da spendere appena alzati. insomma, manca il latte e lei tornerà alle nove. allora passo alla coop. ciao, quanto tempo che non ci si vede, che ci fai? son venuto a comprare il gelato a sconto. e come stai? bene, tra un po' vado al mare. dove? a pianosa. come fai ad andarci? niente, solo che ci sono nato, quasi sessant'anni fa. era il mille novecento trenta, la crisi del ventinove aveva fatto chiudere le ceramiche, così mio padre da retta a suo nonno e si arruola nelle guardie carcerarie. pianosa, siamo nati tutti e sei lì, ci siamo stati trentatré anni. e oggi posso tornarci. perché ci sono nato. grazie alla grande crisi. io lo guardavo e pensavo a pianosa, l'isola proibita. quella che ci andava solo il mio vecchio amico fotografo di marina di campo, a fare le foto con la rollei ai detenuti. io già invidiavo che ci andava uno a far foto segnaletiche agli ergastolani, e scopro che il mio amico c'è nato. lo guardo, lo invidio, lo saluto perplesso. beato lui, tutte le crisi non vengono per nuocere. lui da quella del ventinove ci ha ricavato un privilegio che gli invidio. domani mattina il mio latte avrà un retrogusto yogurt, ma sarò contento per lui.
è vero, per godersi la pace, qualche volta, bisogna avere il coraggio di perdere la guerra.
il mare è bello anche di lunedì.
domenica, 28 giugno 2009
tutto quello che puoi permetterti, c'é qualcuno che te lo concede.
sabato, 27 giugno 2009
guardare la pioggia. è differente da veder piovere.
via di piandaccoli e via san vito. nella toponomastica toscana non dicono niente. son due stradine vecchie, strette, malamente asfaltate, che congiungono l'arno con un fiumiciattolo, attraversando le retrovie dei colli che dividono firenze dal valdarno inferiore. il sabato è diventato quasi un rito per te. risalire il fiumiciattolo, fermarsi ad una vecchia pescaia mezza rotta, fumarsi la prima sigaretta del giorno davanti all'acqua che scorre calma. poi risalire sullo scooter e, con la visiera alzata, affrontare le prime rampe della prima stradina. è stretta, sconnessa, il brecciolino lasciato dall'acqua a volte fa ondeggiare la ruota davanti. attraversi boschi fitti, di pini torti, mezzi rotti, e ti riempi dell'odor di resina che si sprigiona col caldo. poi un pianoro, una fattoria, campi e vigne pettinate. dopo la fattoria un viale di olivi, stretti addosso alla stradina, densi di olive già piccole. finisce piandaccoli, alle porte di un paesino medievale, arroccato in cima ad un colle. dopo poco sulla sinistra trovi via san vito, altra stradina stretta, se trovi un'auto ti devi fermare. i campi finiscono di nuovo, inizia un altro bosco, ancora più fitto. gli odori son diversi, siamo orientati a nord, senti i funghi, l'umidità, il fresco è differente. devi stare attento, i pini sollevano l'asfalto, lo scooter sobbalza sopra le radici, si inpunta nelle buche. la strada scende ripida, verso l'arno, tornanti secchi, un paio di case di contadino, di quelle vere, sbrecciate dal tempo, con i contenitori azzurri dell'acqua nell'orto, i pomodori che crescono sulle canne, incominciando a cambiare colore. ultimi tornanti, sei sulla strada di casa. una corsa e torni a dantedieci. entri in casa, addosso gli odori di posti veri, onesti. hai fatto sì e no venti chilometri, ci hai messo un'ora. e ora ripensi a quelle due stradine dove spesso il sabato lasci una scia di letame, quello che si accumula dentro durante la settimana. oggi no, eri leggero, eri l mare, ma quelle due stradine ti son garbate lo stesso. per far contento un contadino, fagli veder terra.
venerdì, 26 giugno 2009
non ci sono momenti perfetti, solo momenti che ti sembrano perfetti. tipo ieri l'altro sera. amilcare fa una buona frittura, fragrante, asciutta, saporita. è proprio sul mare, anzi, l'erosione degli ultimi anni ha messo i primi tavolini, quelli esterni, proprio dove l'acqua lambisce le pietre su cui poggia la piccola terrazza. accanto c'é una baracchina in legno, tinta di celeste, un po' mangiata dalla salsedine. è l'ultimo ricordo di quando c'erano i pescatori che si costruivano queste palafitte alte, fatte con poche assi e tinte con la stessa vernice delle barche. sono le otto e mezzo, ci accomodiamo. io sono rivolto a sud, ho davanti il golfo di follonica fino a punta ala, al largo si intravede montecristo. la principessa guarda verso nord, fino a piombino, con l'isola d'elba che si staglia netta sul mare, i suoi monti massicci, decisi. ceniamo tranquilli, contenti, basta esser lì, in vacanza, rilassati, insieme. mangiamo, io totani e gamberi, lei paranza, io patate fritte lei insalata. dalla massa scura dell'elba, forse dal golfo di porto azzurro, si vede un tre alberi che avanza verso sud. senza vele, forse non prende il vento da nord che tira deciso, glielo para l'elba, oppure non hanno voglia. lo faccio notare alla principessa. si guarda estasiati, forse si pensa tutti e due al caicco turco dell'anno scorso. poi ci si scorda, si parla di poco, si ride di nulla. il sole scende dalla parte di piombino, illumina una fumata bianca, l'ultima colata delle acciaierie, poi scompare dietro le nubi. l'acqua si fa scura, l'elba è un profilo alto. beviamo il caffè, mi volto. i tre alberi spuntano appena dietro la linea dell'orizzonte, direzione sud. vanno in sardegna. la guardo. posa la tazzina. un sorriso bianco dentro un volto abbronzato, disteso. e penso. non ci sono momenti perfetti, ma a questo non vorrei aggiungere altro.
sul mare si sta meglio. anche per tre soli giorni. anche se il sole è un po' velato. anche se ti fa male la schiena. anche se hai scordato a casa la maschera e i sacchi a pelo. tre giorni sul mare valgono comunque. perché il mare è il mare.
lunedì, 22 giugno 2009
piove, pioverà e continuerà a piovere. tu andrai tre giorni al mare con la principessa. perché l'ottimismo è il sale della vita, l'idiozia il pepe.
qui non vota quasi più nessuno, in iran hanno votato tre milioni di persone in più degli aventi diritto. la democrazia è strana a volte.
ultimo giorno. impegni, contrattempi, scadenze. poi, domani, mare. non sai come, non sai dove. e va bene così.
sabato, 20 giugno 2009
la parità dei sessi può esistere, ma non nella coppia. il sentimento è una forma di dipendenza, in alcuni casi di schiavitù. quindi, l'amore non è democratico.
venerdì, 19 giugno 2009
giornata incasinata, ma è finita alle sei e mezzo. alle sette eri in moto. cercare stradine nuove. svoltare al primio bivio, a prescindere. una volta a destra, quella dopo a sinistra. perdersi in cima alle colline, col sole che scoppia di rosso il mondo e il vento che pettina il grano. attraversare boschi rumorosi e paesini silenziosi, godendosi l'aria che cambia con l'ora. adesso sei a casa, aspetti lei. niente ansia però, l'hai persa dietro una curva.
lunedì al mare. tre giorni, forse quattro. niente elba, poco tempo. dove c'é posto, si vedrà domani, quando c'é certezza. che di doman non v'é certezza, diceva lorenzo de' medici, ma se aspetti sì, dico io. forse con lo scooter, se si trova una camera nel posto giusto. che basta di dormirci, vicino al mare, per mettersi maglietta, brache e giabatte e sei già in acqua. poi uno torna e si rituffa nella merda, ma intanto ieri era lì, a nuotare nel blu. e di ieri la certezza c'é, sarebbe daccordo anche il medici di cui sopra. anche se poi svanisce nella memoria, come l'abbronzatura in ufficio.
è venerdì, e ho detto tutto.
giovedì, 18 giugno 2009
il sassolino nella scarpa della principessa. era un macigno. due giorni per spostarlo. domani strada libera. sperando che lei ci corra contenta.
la carne è debole. nel tuo caso, anche troppa.
alti e bassi. o meglio bassi e medi. ti guardi allo specchio e vedi una vita sbagliata. poi ti giri intorno, e va bene così.
se non la smetti di sognare la notte, è perfettamente inutile che tu faccia il santo di giorno.
mercoledì, 17 giugno 2009
ci son giornate che partono così. col sole e due cose da fare, giusto per farle. allora pigli lo scooter e pensi che sarà un buon giorno. po succede che la vedi. piange, le cose non le vanno, non ce la fa. e allora il giorno ti cambia sotto i piedi, e ti metti a disposizione. la vedi già che cambia, ma cambia anche il tuo tempo, che si restringe. però trovi il modo di regalarle un libro, e rubarle un sorriso. guardi fuori, minaccia pioggia. speri di arrivare a casa tardi, bagnato fradicio e stanco. e vederla sorridere di nuovo.
martedì, 16 giugno 2009
i giorni all'elba con lo scooter si stanno allontanando pericolosamente. gli impegni slittano, si spostano, sembra abbiano vita propria. infatti, più vita hanno loro, meno ne hai tu.
caldo, strade chiuse, semafori impazziti, gente che ti guarda male dal finestrino chiuso, clacson che urlano. insomma, un qualsiasi normalissimo martedì.
lunedì, 15 giugno 2009
dantedieci mentre il sole si abbassa diventa azzurra. il silenzio dell'ora di cena si diffonde, insieme alle ombre. hai mangiato due cose, da solo. adesso aspetti che torni dal mare. speri che sia stata una giornata buona per lei, con la madre una sorella e la nipotina piccola. sai che ne aveva bisogno, ma ora aspetti. perché non serve un bel posto, se non lo condividi. non serve la solitudine, se non la racconti a qualcuno.
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